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CORSI DI TAI CHI E QI GONG DA 10 EURO A ROMA – LEZIONI GRATUITE – CORSI ESTIVI – ARTICOLI SUL TAI CHI

CORSI DI TAI CHI DA 10 EURO A ROMA - LEZIONI GRATUITE A VILLA CELIMONTANA

CORSI DI TAI CHI E QI GONG A 10 EURO! APERTI A TUTTI! ANCHE PER PRINCIPIANTI! LEZIONE DI PROVA GRATUITA! ROMA – APPIO – TUSCOLANO, (metro A Ponte Lungo, Vicino Stazione Tuscolana) Ass. Shendao, Via Narni,19/a – 00181 (Sala san Gaspare, all’angolo con via Assisi), Il Lunedi’ e il Mercoledi’ ore 17.00 — 19.00. COSTO 10 EURO MENSILI (per un turno settimanale di 2 ore). Tai Chi Stile Yang e Chen, Qi Gong, Nei Gong, Spada.( Mappa: http://goo.gl/maps/9y0B5 ). La quota e’ di 100 euro per tutto l’anno, per un turno settimanale di 2 ore, di 150 euro per due turni. (CI SI PUO’ INSERIRE IN QUALSIASI MOMENTO. SARANNO DETRATTE LE QUOTE DEI MESI NON FREQUENTATI). NON SI PAGA L’ISCRIZIONE AL CORSO, MA SOLO 6 EURO DI QUOTA ASSICURATIVA. La domenica mattina dalle 10.30 alle 12.30 c’e’ pratica collettiva di Qi Gong e Tai Chi a villa Celimontana, Al Celio, metro B Colosseo, metro A Manzoni o San Giovanni, entrando da via della Navicella n. 12 in fondo al vialetto a sinistra.
Info: email marcellotaichi@supereva.it, Tel. 349-4504749.
Per la lezione di prova basta venire negli orari indicati con abbigliamento comodo e scarpe da ginnastica.
SITO GOOGLE – https://sites.google.com/site/romataijiquan/home VIDEO TAI CHI SU YOU TUBE: IL CANALE DI MARCELLOTAICHI
http://www.youtube.com/user/marcellotaichi?feature=mhum Facebook: Marcello Taichi — Taijiquan e Qi Gong a Roma :
https://www.facebook.com/taijiquanroma
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LEZIONE DI PROVA SEMPRE GRATUITA
TUTTI I CORSI SONO INTEGRATI DALLE: LEZIONI GRATUITE DI TAI CHI CHUAN E QI GONG A ROMA, LA DOMENICA MATTINA ORE 10.30- 12.30 A VILLA CELIMONTANA,
Al Celio, metro B Colosseo, entrando da via della Navicella n. 12 in fondo al vialetto a sinistra.
Mappa: http://goo.gl/maps/5YI8P

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IL TAICHI CHUAN E IL QI GONG

 

IL TAICHI E IL QI GONG SONO SISTEMI DI TECNICHE NATE DALL’INCONTRO TRA LE ARTI MARZIALI E LA MEDICINA TRADIZIONALE CINESE.

 

Benefici

    Il TaiChi può essere praticato a tutte le età e per tutta la vita. Attreverso la pratica di questa disciplina si raggiunge il rilassamento mentale e si favorisce la concentrazione. Altri benefici consistono nell’eliminazione dello stress, miglioramento della mobilità articolare (i tendini si allungano e si distendono), aumento della profondità della respirazione con una conseguente ossigenazione del corpo in maniera ottimale, prevenzione di molte malattie aumentando la resistenza e la forza del corpo, prevenzione dell’osteoporosi, aiuto ad alleviare i dolori causati da problemi alla schiena e alle spalle. Inoltre è un forte aiuto psicologico per persone fortemente introverse producendo una graduale apertura ed estroversione verso il mondo circostante e gli altri. Per la medicina cinese, le malattie si sviluppano a causa di blocchi nei tragitti di circolazione dei meridiani. Come l’agopuntura, il TaiChi, con i suoi movimenti morbidi e armoniosi, contribuisce a rendere più flessibili le articolazioni, eliminando blocchi cronici e a rendendo più scorrevole e libero il flusso energetico. Insieme ad una dieta, ai massaggi e all’agopuntura, il TaiChi e il Qi gong integrano l’insieme di tecniche offerte oggi dalla medicina cinese per salvaguardare il benessere psicofisico. Negli ultimi tempi la cultura Orientale ha cercato di migliorare i risultati ottenuti combinando queste antiche tradizioni con la medicina classica Occidentale; allo stesso tempo, in Occidente, i centri olistici e di benessere e salute hanno incorporato tecniche della medicina cinese tradizionale, tra cui il TaiChi e il Qi gong, per offrire alle persone soluzioni efficaci nella guarigione o nel miglioramento delle patologie. In parole semplici, il TaiChi è costituito da una ginnastica profonda, sana e terapeutica che conserva la salute e favorisce notevolmente l’assetto psicofisico di ognuno. Per ottenere questi benefici  bisogna applicare bene quello che insegnano i maestri: “avere disciplina, perseveranza e pazienza“, cioè praticare questa disciplina con costanza. Gli effetti benefici di queste tecniche sui diversi sistemi e parti del corpo possono essere schematizzati in questo modo:

 

Sistema nervoso

“Concentrare al massimo l’attenzione per un conseguente benessere del sistema nervoso”

E’ noto che il sistema nervoso dirige e controlla i vari organi del corpo. Per mezzo di reazioni condizionate e spontanee, l’uomo si adatta a qualsiasi situazione, nonché al cambio di ambiente.Per praticare le tecniche del TaiChi e del Qi gong è necessario aumentare la capacità di concentrazione e non utilizzare la forza fisica per ottenere un buon allenamento, e perciò un buon funzionamento delle cellule del sistema nervoso. Il lavoro rilassato e il risveglio dell’attenzione del sistema nervoso fa si che il cervello abbia una buona influenza e un ottimo controllo sul resto dell’organismo.Per questo motivo, con il TaiChi  e il Qi gong si avrà una sensazione di pienezza interiore e di benessere in tutto il corpo che produrrà, insieme alla non sottovalutabile attività fisica, un miglioramento della circolazione sanguigna e una maggior facilità nell’impostare una corretta respirazione

 

Sistema cardiovascolare

“L’aria come sinonimo di benessere”

La pratica di queste Arti  dimostra che l’introduzione e l’espulsione di una maggior quantità di aria, e quindi di ossigeno, in ogni ciclo respiratorio favorisce il cambio di pressione all’interno del torace; in tal modo la circolazione coronaria è più libera ed efficace; risulta aumentata la capacità e l’elasticità dei capillari e si rinforza il processo di ossigenazione e riduzione di anidride carbonica nel corpo. Cosi’ migliora la nutrizione e il funzionamento del muscolo cardiaco prevenendo l’arteriosclerosi e le diverse malattie cardiache e cardiovascolari.

 

Il sistema respiratorio

“La respirazione è la nostra fonte di vita e vitalità”

Il possesso di una buona tecnica respiratoria non ha come unico obbiettivo il controllo e il dominio del ritmo e della frequenza del respiro, ma anche il conseguimento di un grande carico energetico per l’organismo. La tecnica del Tai Chi esige una respirazione dolce, lenta ma molto profonda, con l’attenzione concentrata sul fatto che l’aria arrivi alla parte più bassa dei polmoni.Le contrazioni i il rilassamento del diaframma e dei muscoli addominali, oltre ad esercitare un vero e proprio massaggio sugli organi interni contenuti nell’addome, assicurano una circolazione ottimale favorendo i processi di digestione e una corretta attività intestinale.Tornando alla parte respiratoria, l’utilizzo dei polmoni in maniera completa e totale è il modo migliore per mantenerli sani e forti, evitando che si verifichino affezioni premature.L’aumento della capacità respiratoria, ossia la quantità di aria introdotta nell’organismo, migliora la funzionalità polmonare nell’ossigenazione del sangue e di conseguenza nell’ossigenazione dei tessuti e degli organi, che da un lato porta ad un rinforzamento degli stessi, e dall’altro porta alla diminuzione dell’affaticamento e il miglioramento della fisiologia organica. Quando si eseguono gli esercizi fisici, si esercita un importante drenaggio delle vie respiratorie che ha effetti estremamente positivi nei soggetti affetti da stato di insufficienza respiratoria cronica, bronchiti croniche, catarro e allergie nasali.

 

Il Metabolismo

“Miglioriamo la nostra vecchiaia”

Molte malattie che si sviluppano in età avanzata sono legate alla riduzione di attività e rallentamento del metabolismo.Per esempio l’arteriosclerosi è causata da una difficoltà nel processo di ossidazione cellulare e dall’aumento di lipidi e colesterolo non smaltiti dall’organismo.L’esercizio del TaiChi e del Qi gong contribuisce al miglioramento del metabolismo.

 

L’energia

L’energia che fluisce all’interno del nostro corpo e ci mantiene vivi, ha origine da ciò che gli orientali chiamano Tan Tian, un punto situato a circa 3 cm. sotto l’ombelico. Questo è il punto in cui si trova il centro vitale che permette di realizzare qualsiasi movimento senza l’impiego di una forza fisica eccessiva e senza provocare alcun tipo di tensione contribuendo col tempo a far si che ogni gesto e azione quotidiani vengano realizzati in modo estremamente naturale, e facendo anche sì che non si sviluppino forme di dolore dovute ad una postura sbagliata o ad un brusco movimento delle articolazioni. Nel TaiChi si apprendono movimenti estremamente dolci, calibrati e lenti che, uniti ad un forte flusso di energia, portano ad un equilibrio totale del corpo. Questa tecnica Orientale è un’arma ideale per recuperare la salute, un metodo di “agopuntura naturale” e un’arte marziale di difesa non-competitiva. In definitiva un complesso sentimento di totalità. Per imparare ad utilizzare l’energia, non è necessario utilizzare la forza. E’ invece importante ripetere ogni singolo movimento fino a farlo proprio. L’attenzione concentrata sul Chi (l’energia), è una caratteristica che identifica il TaiChi e il Qi gong, e che li differenzia da altri tipi di esercizi.  

 

 Il Tai Chi come strumento di prevenzione e cura.

  Il TaiChi e il Qi gong hanno una grande importanza anche per quanto riguarda la prevenzione e la cura delle malattie. Grazie all’eliminazione dello stress, permettono di controllare tutte le patologie da esso causate. Questo dimostra l’importanza del Tai Chi, che a differenza delle altre ginnastiche …

Riunifica tutta l’energia che abitualmente viene dispersa o mal gestita Il primo effetto è una sensazione di benessere in tutto il corpo, i muscoli lavorano senza alcuna forma di irrigidimento, producendo una vera decontrazione muscolare che permette la scomparsa della tensione nervosa, favorendo il funzionamento ottimale degli organi e delle ghiandole

Aumenta e procura una respirazione profonda e addominale che costituisce il funzionamento di una buona funzionalità organica La rotazione continuata e ripetuta del bacino e della schiena, produce una notevole elasticità dei muscoli addominali e un massaggio benefico e curativo alla zona gastrica, basso intestinale, ecc.; tale massaggio apporta un miglioramento dei processi nutritivi prevenendo la comparsa di ulcere.

Tonifica il cuore e regolarizza il suo ritmo,

 migliorando la circolazione del sangue, la pressione arteriosa alta, malattie cardiache, tubercolosi polmonare, reumatismi articolari, anemia, obesità e altre affezioni, specialmente croniche.

E’ molto indicato per prevenire e allontanare sia i dolori lombari che qualsiasi altra patologia della colonna vertebrale,

la quale si rinforza e diventa più flessibile con la pratica costante e attenta di queste tecniche.

Stimola l’autostima e la sicurezza di sè Dona un carattere stabile ai praticanti, dando una serena energia grazie alla quale i problemi quotidiani vengono affrontati con una totale lucidità e rilassatezza.

 

Le caratteristiche di ginnastica dolce le rendono praticabili a tutte le eta’ e tutti ne possono trarre vantaggio.

I MAESTRI

 

IL M° GEORGE XU

  Il maestro Xu  e’ nato a Shanghai, ha cominciato la pratica nel 1969, ha studiato diversi sistemi di arti marziali: Xin Yi delle Sei armonie e dei Dieci Animali, Bagua del serpente, Pugno di cotone, Lan Shou, Bagua del dragone. Ha cominciato a studiare Taiji stile Chen nel 1977 con il maestro Shong Guang-En, che era stato uno studente interno del maestro Chen Zhao Kuei, figlio del famoso Chen Fake. Successivamente approfondiva lo studio con maestri di altissimo livello tra cui Qin Zhong Bao, Ho Bin Quan, Ye Xiao Long ed altri. All’inizio degli anni Ottanta lascia la sua professione di insegnante di matematica e si trasferisce negli Stati Uniti, dove inizia a divulgare ed a tramandare i “grandi segreti del Taiji”, oltre che con la sua incessante opera di diffusione, invitando in Occidente alcuni dei maestri più rappresentativi delle arti marziali cinesi. E’ considerato uno dei maestri più preparati degli Stati Uniti e tra i più prestigiosi per la diffusione del Taiji fuori dalla Cina. Unisce ad una grande conoscenza e preparazione tecnica una sorprendente capacità comunicativa e di insegnamento che ne fanno sicuramente un maestro di altissimo valore. La sua conoscenza delle arti marziali, sia da un punto di vista tecnico che filosofico-culturale, é molto vasta. E’ un profondo conoscitore oltre che di Taiji Quan, anche di Bagua Zhang, di Xing Yi e Lan Shou. Nel 1995 arriva per la prima volta in Italia; da allora su invito della scuola viene tre volte l’anno (primavera, estate e autunno) per tre settimane ogni volta.

 

IL M° FLAVIO DANIELE

  Flavio Daniele, fondatore e guida della Nei Dan, vive a Bologna, dove insegna Arti Marziali Cinesi (Taiji Quan, stile Chen e Yang, Xin Yi Quan dei 10 Animali e delle 6 Armonie e Shaolin Quan) e discipline di sviluppo mentale ed energetico ( Qi Gong ). Inizia la pratica nel 1967 con il Judo, che lascia dopo tre anni, e con il Karate Shotokan che porta avanti per oltre 15 anni, raggiungendo nel 1980 il 3° dan sotto la scuola del M° Hiroshi Shirai. A cavallo tra la fine degli anni settanta e l’inizio degli anni ottanta comincia le prime esperienze delle arti marziali cinesi. Intorno alla metà degli anni ottanta abbandona definitivamente l’insegnamento del Karate e dello Yoga, che aveva iniziato nel 1970, per dedicarsi esclusivamente allo studio dell’ arti marziali cinesi. Nel 1996 lascia anche la professione d’ingegnere informatico per dedicarsi esclusivamente al loro insegnamento e diffusione. Sfruttando la sua lunga esperienza nelle arti marziali e nello studio delle discipline orientali ( Yoga, Zen, Taoismo ) e delle psicoterapie moderne occidentali, ha messo a punto, per la pratica marziale, il TAO G. E. D. for Marzial Arts – La Via ( Tao ) dello Sviluppo Energetico Globale. ( G.E.D. = Global Energetic Development ) per le arti marziali- , tecnica di sviluppo delle proprie potenzialità fisico-energetiche e mentali: integrazione armonica fra le moderne metodiche didattiche occidentali e le antiche tecniche di controllo mentale, di potenziamento fisico ed energetico orientali. E’ autore dei libri “ Le Tre Vie del Tao “ edito dalla Meb nel 1997, “I Tre Poteri del Taiji Quan” edito dalla Luni nel 2001, “La forma Antica del Taiji Quan Stile Chen” ed “Il potere segreto del corpo nelle Arti Marziali” editi sempre dalla Luni nel 2003. E’ autore anche di un video didattico sul Taiji stile Yang e di una serie di video didattici sugli antichi metodi di potenziamento fisico-energetici del corpo (Nei Gong). Ha collaborato con la facoltà di Scienze Motorie dell’Università di Bologna e scrive per le maggiori riviste italiane (Samurai, Arti D’Oriente, Enertao) ed estere di arti marziali e scienze dello spirito. Suoi articoli sono apparsi in Spagna e sulla rivista americana Taiji Magazine, la più prestigiosa rivista internazionale di arti marziali interne. E’ comparso sulla rivista Panorama (nov. 1999), su Repubblica Salute (maggio 2003) e su due delle più importanti riviste giapponesi di Arti Marziali. IL SISTEMA DI ESERCIZI PER LO SVILUPPO DELLA FORZA INTERNA INSEGNATO DAL M° GEORGE XU ED ELABORATO E SISTEMATIZZATO DAL M° FLAVIO DANIELE NEI SUOI LIBRI E NELLA SERIE DI VIDEOCASSETTE (vedi il sito del M° Daniele: www.taichineidan.com) E’ UTILIZZABILE DA TUTTI I PRATICANTI DI ARTI MARZIALI E SPORT DA COMBATTIMENTO CHE VOGLIONO MIGLIORARE LE PROPRIE PRESTAZIONI MARZIALI SVILUPPANDO IL POTERE INTERNO DEL CORPO, E DA TUTTI COLORO CHE VOGLIONO MIGLIRARE LA PROPRIA ENERGIA E LO STATO GENERALE DI SALUTE.

PROGRAMMA DEL CORSO DI

TAI CHI CHUAN E QI GONG

 

1^ fase -  Lavoro sui PRINCIPI fondamentali (NeI Gong – Lavoro interno):

a)      POWER STRETCHING per i tendini ed i legamenti, per lo sviluppo della forza elastica  Gli esercizi di Power Stretching lavorano sulla forza della struttura. Il P.S. è un modo di eseguire gli esercizi piuttosto che una specifica serie di esercizi. I suoi principi base sono i seguenti:                                interno forte, esterno morbido                                muscoli profondi forti, muscoli superficiali rilassati                                Yang dentro, Yin fuori                                espansione del muscolo nelle 6 direzioni                                lavora per forze contrapposte  Nel P.S. è “l’interno” che muove “l’esterno”, mentre nello stretching classico è solo l’esterno che lavora. Il muscolo superficiale lavora sulla velocità, mentre quello profondo sulla potenza; il P.S. armonizza muscoli superficiali e profondi, e coniuga dunque velocità e potenza, elasticità e potenza. Le tecniche di P.S. non sono altro che le antiche tecniche di Qi Gong marziale e di condizionamento; nel P.S. ogni movimento è finalizzato alle arti marziali. La sequenza di esecuzione degli esercizi di P.S. segue sempre il principio della tripartizione di ogni aspetto della realtà: corpo – mente – spirito. Il corpo può essere diviso in 3 parti tronco – gambe – braccia, che a loro volta possono essere ulteriormente sezionati in piedi – gambe – anca, oppure mano – avambraccio – braccio; a livello strutturale la tripartizione consiste in ossa – muscoli – tendini e legamenti; ecc.. A livello muscolare, abbiamo una divisione fra muscolatura profonda (stabilizzata) e superficiale (di movimento); una è Yin e l’altra è Yang. E’ molto importante capire le funzioni e le azioni di ciascuna per poterle far lavorare assieme in armonia. Di solito si tende a far lavorare di più il muscolo superficiale perché è più “visibile” e più facile da controllare. Il P.S. invece distende la muscolatura superficiale potenziando quella profonda; esso richiede uno stiramento attivo, “consapevole” del muscolo. Lo stretching tradizionale è passivo e unidirezionale mentre il P.S. è attivo e multidirezionale. L’obiettivo di questo tipo di esercizi è quello di rendere il corpo forte ed elastico, di massimizzare la forza di ogni singola parte strutturale (collo, vita, schiena, anche, asse centrale, ecc.), e sbloccare le articolazioni. 

Campi di applicazione del Power Stretching

Il power stretching anche se è consigliabile iniziarlo dopo il sedicesimo anno d’età, secondo le mie esperienze può essere e praticato, con i dovuti accorgimenti metodologici, fin dall’età scolare. Per i suoi effetti può essere applicato in campo sportivo, terapeutico-riabilitativo e in tutti i settori della motricità e del benessere psicofisico e della salute in generale. Ho iniziato ad applicare a livello sperimentale la metodica allenante con il power stretching con alcuni studenti ISEF e della facoltà di Scienze Motorie. Successivamente l’ ho applicata prima su quattordici studenti di età compresa fra i 15 e i 17 anni praticanti sport individuali e sport di squadra, poi su quindici ragazzi di età 10-12 anni, infine su dodici persone della terza età e quindici disabili con varie tipologie di handicap: fisici-motori, psichici, e su alcuni disabili con problemi relazionali. Tutti hanno ottenuto delle performance superiori alle aspettative, in particolare modo i disabili fisici, gli psichici e gli anziani.Tutto il lavoro di power stretching, progettato sui principi delle arti marziali adattate, ha funzionato come meccanismo di compensazione, favorendo le sinergie muscolari, equilibrando e attenuando le tensioni, stabilizzando tutto il sistema neuro-motorio, migliorando le prestazioni. Nei disabili e nella terza età ha contribuito a consolidare le abilità percettive e di orientamento, migliorando il controllo e l’autonomia funzionale. I risultati raggiunti dai partecipanti sono stati eccellenti, hanno superato ogni aspettativa, e questo ci autorizza a sottolineare che i valori terapeutici e di recupero del power stretching sono significativi e reali. Il power stretching agisce a tutti i livelli dell’universo uomo, non ha e non pone limiti, migliora le qualità della vita, riduce i disagi, favorisce lo sviluppo dei processi mentali, aumenta le prestazioni e il rendimento (sportivo, scolastico, lavorativo), fa invecchiare meglio, aiuta a ripristinare alcune abilità, allontana le ansie, rafforza l’autostima, facilita i rapporti sociali, ed assicura il successo. Carmelo Di Stefano Docente di Teoria Tecnica e Didattica dell’Attività Motoria e Sportiva Adattata presso la Facoltà di Scienze Motorie Università di Bologna 

b)      ZHAN SSU JIN – per lo sviluppo della forza a spirale,

  La prima forza che il praticante dovrà tentare di gestire è la forza (Jin) che “si arrotola come un filo di seta” (Zhansi), espressione tipica usata dai Maestri della famiglia Chen. Il termine Zhan ssu jin descrive un movimento morbido, circolare, a spirale e lento. I movimenti nel Zhan ssu jin devono essere continui ed uniformi, senza interruzioni, descrivendo una traiettoria circolare. Questa forza, che nasce dai movimenti a spirale del corpo, e particolarmente delle anche, e che si manifesta in movimenti di rotazione e rivoluzione delle mani, non si sviluppa in una sola direzione, ma è tridimensionale, analoga a quella di un serpente. Con la forza a spirale, l’azione si manifesta sempre in tre direzioni contemporaneamente: di lato, in alto e in avanti, o di lato in basso e in avanti). L’obiettivo di questo tipo di esercizi è quello di connettere dinamicamente le varie parti del corpo, in modo che esso si possa muovere come una sola unità senza sforzo, con grazia e armonia.   

2^ fase -  STUDIO DELLE FORME

Per lo stile CHEN Lavoro sull’approfondimento della forma di 83 movimenti. In questa fase si applicheranno nell’esecuzione della forma, i principi studiati nella prima fase.  Per lo stile YANG L’insegnamento comprende le forme semplificate di 8, 13 e 24 figure e della forma yang tradizionale di 108 movimenti. In questa fase si applicheranno nell’esecuzione della forma, i principi studiati nella prima fase. 

3^ fase – TEORIA:

 in questa fase verranno trattati prevalentemente i seguenti punti:

a)      ASPETTI FILOSOFICI E CULTURALI DEL TAIJI Il lavoro intellettuale è una fase importante come momento di studio, di verifica e riflessione, sia per se stessi sia per riuscire a trasmettere all’esterno le proprie conoscenze in modo chiaro e consapevole. Per lavoro intellettuale non si intende soltanto lo “studio” di princìpi, dei “Classici” o della teoria del movimento, ma anche lo sviluppo dello spirito di osservazione sia all’esterno che all’interno di se stessi. Ciò richiede la capacità di togliersi di dosso il maggior numero di condizionamenti nei comportamenti e nei pensieri per potersi avvicinare all’essenza delle cose con il candore e la semplicità di un bambino, ed avviare così il corretto processo di comprensione di qualunque realtà. Questo lavoro risulterebbe sterile ed inutile se non venisse completato contemporaneamente da una sua assimilazione “fisica” nel corpo; il lavoro intellettuale deve quindi diventare vissuto interiore attraverso la pratica. In questo modo il Taiji Quan diventa prima scienza e poi arte: il reale apprendimento avviene nel corpo. Da qui inizia dunque il lavoro sul fisico, come traduzione in concreto di quanto compreso nell’attività intellettuale. Pertanto, conoscendo la struttura ed il funzionamento dei meccanismi cinematici del proprio corpo, si può cominciare ad impostare il lavoro su di esso.   Trattando una disciplina che ha origini lontane sia nel tempo che nello spazio, è importante capire, nel senso descritto sopra, i princìpi e le basi della cultura e della lingua cinese per riuscire a cogliere il reale significato dei concetti in essa espressi. Si usano spesso termini cinesi per descrivere movimenti, princìpi o azioni, ma spesso se ne travisa il vero significato in quanto se ne recepisce soltanto una sua interpretazione. Pertanto, verrà svolto uno studio attento e rigoroso dei termini cinesi maggiormente usati nel Taiji Quan.  b)      NOZIONI DI MEDICINA TRADIZIONALE CINESE E DI ANATOMIA Per poter comprendere appieno la saggezza e le conoscenze contenute nei Classici del Taiji Quan è fondamentale capire il funzionamento del corpo umano sotto ogni suo aspetto: fisico, energetico e mentale. Per la dimensione fisica verranno tra l’altro esaminati la struttura del corpo umano nelle sue componenti funzionali, le catene muscolari e la connessione strutturale, le linee di forza, le funzioni meccaniche del corpo umano, i muscoli profondi e superficiali. Per la dimensione energetica si studieranno le modalità di attivazione dell’”alchimia interiore” nel lavoro di trasformazione delle energie primordiali in energia vitale, e da questa in forza interna e successivamente in forza spirituale. 

d)     QI GONG 

e)      Ovvero allenare e lavorare (GONG) con l’energia (QI).

E’ importante ricordare che una corretta pratica di Qi Gong è basata su tre presupposti fondamentali: il controllo del corpo, il controllo del respiro, il controllo della mente.  Saranno presentati e praticati vari tipi di Qi gong quali: IL NEI GONG (LAVORO INTERNO), Gli esercizi della Longevita’, I 18 Esercizi Taoisti, Gli 8 Pezzi di Broccato, Gli esercizi del Drago, Il Qi gong del Bozzolo di Seta, Il Qi gong dei 5 Animali, Ed altri    

CORSI DI TAIJI QUAN E QI GONG A ROMA

CORSI ESTIVI DI TAI CHI E QI GONG A ROMA
1)CORSO ESTIVO SERALE DI TAI CHI E QI GONG A VILLA CELIMONTANA
https://sites.google.com/site/romataijiquan/corsi-estivi-di-taiji-quan-e-qi-gong-a-roma
(Celio – Colosseo, metro B Colosseo, entrando da via della Navicella N. 12, in fondo al vialetto a sinistra)
APERTO A TUTTI IL MERCOLEDI’ ORE 17.30 – 19.00 – DA MERCOLEDI’ 2 LUGLIO
PER I MESI DI LUGLIO, AGOSTO E SETTEMBRE
http://taichiroma.blogspot.it/2014/06/corsi-estivi-di-taiji-quan-e-qi-gong_15.html
Mappa: http://goo.gl/maps/5YI8P
2)LEZIONI GRATUITE DI TAI CHI CHUAN E QI GONG A ROMA,
LA DOMENICA MATTINA ORE 10.30- 12.30 A VILLA CELIMONTANA
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Oggi, ce n’è una ventina in più; indubbiamente poche, a ulteriore dimostrazione di quanto scarsa sia la ricerca non finanziata dalle industrie farmaceutiche. Tuttavia, c’è un dato incoraggiante: i nuovi studi hanno caratteristiche qualitative elevate. Sono per lo più studi randomizzati controllati, che spesso paragonano il Tai Chi ad altri strumenti terapeutici noti e con effetto documentati. Ma cos’è il Tai Chi Chuan (che può essere scritto anche Tai Ji Quan)? È un’antica disciplina cinese, chiamata anche meditazione in movimento, che si esplica in movimenti lenti del corpo. Non si sa esattamente quando e da chi fu inventato. La leggenda racconta che, attorno al 1200 dopo Cristo, il monaco Chang San Feng, osservando un combattimento tra un serpente e una gru, concluse che il rettile aveva la meglio perché era più sciolto e più concentrato dell’avversario. Chang praticava il Kung Fu, un arte marziale di potenza fisica; cambiò, seguendo la strada della flessibilità e della concentrazione, della armonia interiore. Lo spirito autentico del Tai Chi è infatti proprio l’unione tra il corpo e la mente: i movimenti dolci del corpo vengono guidati dalla concentrazione sull’energia interiore (Qi). Da questo punto di vista il Tai Chi è il parente stretto dell’altra disciplina, ormai molto nota anche da noi, il Qi Gong, che significa capacità di condurre e far circolare l’energia interna (Qi). Il Tai Chi e il Qi Gong, assieme alle tecniche meditative, sono tra i più efficaci strumenti di mantenimento della salute. Questo secondo l’antica medicina cinese, ma che dice la scienza? Cominciamo da quello che da tutti i cultori della medicina basata sull’evidenza viene considerato lo strumento più affidabile, una cosiddetta Cochrane Review, che negli scorsi mesi ha preso in esame la sicurezza e l’efficacia del Tai Chi per l’artrite reumatoide. Lo studio ha concluso che il Tai Chi può essere tranquillamente praticato da persone affette da artrite reumatoide e che la sua pratica presenta un significativo beneficio per i movimenti delle gambe e dell’anca. Nel dicembre scorso, neurologi e riabilitatori israeliani hanno paragonato un normale trattamento di fisioterapia a un corso di Tai Chi per persone che avevano avuto un ictus. La conclusione è che i praticanti il Tai Chi hanno registrato un netto miglioramento nel recupero delle funzioni generali e nelle relazioni sociali. Medici di Harvard University hanno testato il Tai Chi in persone con gravi problemi cardiaci come l’insufficienza cardiaca cronica. Oltre al trattamento farmacologico, un gruppo ha seguito un corso di Tai Chi (un’ora per due volte a settimana per dodici settimane) e l’altro una normale attività fisica. Il gruppo del Tai Chi ha registrato un netto miglioramento nella qualità della vita, misurata con apposita scala, e anche nella capacità di movimento senza affanno. I ricercatori di Harvard non hanno dubbi: il Tai Chi va aggiunto alla terapia standard dell’insufficienza cardiaca cronica. D’altra parte studi precedenti avevano dimostrato un positivo effetto del Tai Chi sulla capacità respiratoria e cardiovascolare. Recentemente, oncologi della Università di Rochester, stato di New York, hanno paragonato il Tai Chi al supporto psicologico per donne che avevano subito il trattamento standard per il cancro al seno. Le donne che hanno praticato Tai Chi, un’ora per tre volte a settimana per dodici settimane, hanno registrato un miglioramento della qualità della vita e dell’autostima nettamente superiore al gruppo che aveva ricevuto solo un supporto psicologico. Infine, studi controllati su anziani hanno documentato un netto miglioramento nella qualità e quantità del sonno (con un guadagno medio di 50 minuti di sonno a notte) e un significativo incremento della flessibilità e dell’equilibrio documentati da una riduzione delle cadute. Verrebbe da dire che, se il Tai Chi fosse brevettabile, sarebbe diffuso come l’aspirina! SALUTE: CONTRO DEPRESSIONE E DIABETE IL ‘TAI CHI’ AIUTA (ASCA) – Roma, 22 gen – Seguire un corso di Tai Chi potrebbe aiutare a contrastare diabete e depressione con una sola mossa: e’ quanto emerge dallo studio condotto dai ricercatori dell’University of Queensland di Brisbane St Lucia, in Australia. La ricerca ha dimostrato che e’ sufficiente seguire per un periodo di tre mesi un programma terapeutico basato sul Tai Chi per ridurre depressione e diabete. Al termine dell’esperimento, infatti, il girovita dei partecipanti era diminuito dal 4-3%, il livello di glucosio nel sangue si era abbassato del 6%, l’ipertensione del 9% e la percentuale di coloro che erano affetti da sindrome depressiva si era ridotta dal 60 al 20%. ”Lo studio – spiega Liu Xin, ricercatore dell’University of Queensland ed esperto della ‘mind-body therapy’ – dimostra che in breve tempo e’ stato possibile ottenere risultati promettenti solo grazie all’uso degli esercizi, senza intervenire sul regime alimentare dei partecipanti”. Il Taijiquan presenta interessanti collegamenti con la medicina tradizionale cinese. Tali collegamenti partono dalla prevenzione, conservazione della salute ed arrivano alle pratiche terapeutiche a tale scopo attraverso due prospettive: una tipica della scienza medica occidentale e una di quella tradizionale. Il T’ai Chi Ch’üan, dal punto di vista occidentale, è una “ginnastica dolce”, poiché non impegna eccessivamente né la struttura osteo-muscolare né la funzione cardiorespiratoria, può contribuire invece a migliorarne la funzionalità. In Oriente, ma anche in alcuni paesi occidentali esistono centri che utilizzano il T’ai Chi Ch’üan per la cura di differenti affezioni soprattutto patologie “funzionali” o “psicosomatiche”, ed è ritenuto un importante supporto ad altre terapie. Il T’ai Chi Ch’üan sviluppa e potenzia l’energia interna Qi favorendone una corretta circolazione, ripristina un corretto funzionamento dell’organismo e crea un’armonia fra mente e corpo. Questo perché agisce con la sinergia di tre importanti elementi:

  • Assoluta calma della mente, attraverso la concentrazione.
  • Lenta e continua esecuzione dei movimenti circolari dell’esercizio principale ed in uno stato di totale decontrazione muscolare.
  • Respirazione addominale associata ai movimenti del corpo.

La concentrazione ha il potere di svuotare la mente da informazioni che ostacolano il regolare fluire della vita quotidiana e induce uno stato di rilassamento interiore ed esteriore. La fluidità di esecuzione e l’utilizzo durante il movimento della respirazione ci permette una maggiore comprensione delle posture scorrette, legate a contratture, consentendo di conseguenza lo scioglimento delle tensioni muscolari ed emozionali. L’elasticità fisica, sviluppata attraverso la costanza dell’esercizio si riflette in una elasticità sul piano psichico. Una respirazione regolare, profonda e ritmata, elimina le tensioni, e svolge l’azione di massaggio fisiologico degli organi interni. Nel T’ai Chi Ch’üan vi è l’utilizzo della pressione su punti corporei corrispondenti ad alcuni dei punti vitali (Dianxue, Tien Hsüeh) simili ai punti di agopuntura., la cui stimolazione risulta utile nel migliorare la circolazione dell’energia vitale. Da un punto di vista medico, tale disciplina è un buon metodo di prevenzione delle malattie e di conservazione della salute oltre che uno strumento di cura, sempre abbinato ad adeguate regole di vita. GLI EFFETTI BENEFICI DEL TAI CHI ________________________________________ Il Tai Chi Chuan è un’arte marziale, praticata in Cina da diversi secoli. Essa combina tecniche di respirazione diaframmatica e di rilassamento, con posizioni che fluiscono armoniosamente l’una nell’altra tramite movimenti lenti, garbati ed equilibrati. Il Tai Chi Chuan comprende vari stili: i più praticati sono lo Yang e il Chen; la fluidità e la continuità dei movimenti sono comune denominatore di tutti gli stili. Questo esercizio è riconosciuto per avere effetti benefici sia dal punto di vista psicologico, sia nel favorire il controllo dell’equilibrio, l’agilità e la salute cardiovascolare, soprattutto in pazienti anziani. Tuttavia, l’efficacia di questa pratica rispetto agli esiti di salute è difficile da dimostrare; l’approccio naturale, la lunga storia e la visione olistica sono argomenti che non aiutano a sistematizzare. Oggi la medicina scientifica è considerata essere quella “evidence based”, vale a dire una medicina le cui terapie hanno mostrato di migliorare esiti clinici ben definiti, attraverso sperimentazioni cliniche basate sul confronto tra gruppi di pazienti organizzati in base alla allocazione casuale al trattamento, i “randomized clinical trial” (RCT). Sulla base di questo metodo, risulta difficile sistematizzare l’efficacia delle “terapie non convenzionali” cui viene attribuito un approccio “olistico”; seguire tale approccio significa infatti adottare un punto di vista “multifattoriale” nello studiare l’insorgenza e lo sviluppo delle malattie, in base al quale la patologia è pensata come il risultato di una combinazione complessa di diversi elementi fisici, psicologici e sociali (1). Il riconoscimento di questa dinamica, per quanto possibile utilizzata anche negli studi epidemiologici, rende tuttavia delicata l’interpretazione dei risultati. Torna all’inizio I risultati nella letteratura scientifica Nell’ultimo decennio sono stati presentati numerosi lavori relativi ai molteplici effetti di questa pratica sulla salute. In questo articolo verranno tuttavia rendicontate esclusivamente due pubblicazioni fra le più recenti, che sono state redatte con il metodo della revisione sistematica e della metanalisi (2,3). La revisione sistematica di Wang e coll. prende in considerazione 743 articoli originali sul Tai Chi, in lingua inglese o cinese. I risultati vengono presentati sulla base dell’efficacia rispetto ai diversi esiti di salute. Vengono valutati principalmente: 1.         il mantenimento dell’equilibrio e la diminuzione delle cadute nell’anziano, 2.         le malattie muscolo-scheletriche, 3.         l’ipertensione, 4.         il sistema cardiovascolare e respiratorio, 5.         la risposta psicologica. 1.         sono stati selezionati 11 articoli originali, 10 statunitensi ed 1 cinese. In tutti i casi sono riferiti l’aumento della stabilità e dell’equilibrio e la riduzione nel numero delle cadute. 2.         sono stati selezionati 4 articoli originali, 3 statunitensi ed 1 cinese. In 3 studi sono riferiti l’aumento della mobilità funzionale e il miglioramento della qualità della vita in pazienti anziani con osteoartrite o con altre condizioni croniche disabilitanti. Un articolo descrive la mancanza di efficacia nella diminuzione dei sintomi in pazienti con artitrite reumatoide. 3.         sono stati selezionati 4 articoli originali, 2 statunitensi e 2 cinesi. In tutti i casi è descritta la diminuzione della pressione, anche in pazienti in fase di terapia post-infarto. 4.         sono stati selezionati 17 articoli originali, 1 statunitense e 16 cinesi. Di questi studi 15 riferiscono un miglioramento nella funzione cardiorespiratoria, anche in pazienti anziani e in pazienti con bypass coronarico, mentre 2 rilevano assenza di miglioramenti. 5.         sono stati selezionati 6 articoli originali, 1 cinese e 5 eseguiti in altri Paesi, tra cui Stati Uniti, Canada ed Australia. Tutti gli studi, escluso quello eseguito negli Stati Uniti su 135 pazienti, descrivono la diminuzione di ansia stress e depressione. Taylor- Piliae, nella sua metanalisi mette in relazione l’effetto della pratica del Tai Chi con lo sviluppo delle capacità aerobiche. Prende in considerazione 8 studi per un totale di 344 soggetti di età compresa tra i 50 e i 60 anni. I risultati, espressi in volume di ossigeno/kg di peso corporeo al minuto, indicano uno sviluppo maggiore della capacità aerobica nelle donne rispetto agli uomini. Un aumento della capacità aerobica si riscontra anche in coloro che praticano il classico stile Yang (108 movimenti) per un periodo di 52 settimane rispetto a soggetti che non svolgono alcuna attività fisica. Le raccomandazioni conclusive indicano la pratica del Tai Chi come una possibile forma di attività aerobica, facilmente praticabile, poco costosa ed accessibile alla fascia di età che può trarne maggior beneficio. Nel maggio del 2003 il Dors ha sostenuto un programma di attività fisica sul luogo di lavoro, nato spontaneamente su iniziativa dei collaboratori. E’ stato scelto il Tai Chi sulla base dell’esperienza di alcuni colleghi ed è stato ricercato un Maestro che potesse raggiungere la sede lavorativa. Sono stati invitati a partecipare tutti gli interessati, che appartenessero o meno al gruppo DoRS. L’attività consiste in un’ora e mezza di esercizio settimanale, fuori orario di lavoro e con pagamento a carico di ogni lavoratore. La ginnastica viene praticata in estate nel parco pubblico adiacente la sede, e in inverno in un locale chiuso appartenente alla sede lavorativa. Non è stata promossa alcuna campagna per spingere i lavoratori ad aderire; la partecipazione si è fondata principalmente sulla sensibilità personale e sullo spirito di corpo. Il gruppo iniziale era formato da 21 colleghi, 9 uomini e 12 donne. Il 38% (5 uomini e 3 donne) ha abbandonato l’esercizio dopo 3 mesi, mentre 13 (62%) hanno continuato a frequentare il corso. Dopo circa 1 anno si sono aggiunti 2 nuovi partecipanti. Al momento il gruppo è costituito da 5 uomini e 10 donne. La lezione settimanale conta sempre su una partecipazione di almeno il 50% degli iscritti. Dopo un anno di pratica, i partecipanti descrivono uno sviluppo della consapevolezza della propria postura ed un maggiore controllo delle posizioni che vengono prese durante il lavoro. 2 persone riferiscono anche un aumento della calma e della concentrazione. Non sono stati a tutt’oggi descritti miglioramenti delle malattie muscolo-scheletriche, attribuibili probabilmente ad effetti a più lungo termine. Altri effetti sulla salute devono ancora essere valutati. Il Tai chi – benefico per le persone anziane By: Jody Cross Nella genetica nuovi indizi sulle cause dell’Alzheimer La giornata mondiale contro l’Alzheimer Annunciato lo sviluppo di un nuovo farmaco contro l’Alzheimer Connessioni tra l’Alzheimer e i valori della tiroide nelle donne Dopo la menopausa: effetti del sonno sul rischio d’infarto La pratica del Tai Chi ha origine secoli orsono in Cina. Monaci buddisti e preti taoisti avrebbero studiato il movimento degli animali e del sistema solare, e trasformato questi movimenti in esercizi designati a incrementare la forza e ad aumentare la longevità. Il Tai Chi, così come è praticato oggi, comporta una serie di movimenti del corpo, controllati armoniosamente e a basso-impatto, che includono un’andatura graduale, lo spostamento dei pesi, e delle rotazioni, mentre il corpo resta dritto e in posizione eretta. Questa disciplina è praticata molto lentamente, regolarmente, e con delicatezza, con enfasi sulla continuità del movimento. Uno dei principi chiave del Tai Chi è che non bisogna forzare nulla. E’ concepito come una lingua vivente del corpo, della mente e dello spirito. I benefici del Tai Chi si stanno dimostrando un utile complemento alla medicina occidentale. Il Tai Chi aiuta a coltivare un equilibrio migliore attraverso il miglioramento della coordinazione e il controllo corporeo nel corso dei movimenti. Gli anziani, anche coloro oltre gli ottant’anni, ritengono che la forza, l’equilibrio e la flessibilità sviluppati con la pratica del Tai Chi siano di aiuto a estendere i benefici di una buona salute e di fiducia in se stessi negli anni successivi. La capacità di focalizzare l’attenzione, che viene sviluppata nella pratica del Tai Chi, non solo rilassa il corpo e la mente, ma aiuta a mantenere la vivacità mentale. Il Tai Chi rinforza i muscoli, aiuta a ridurre lo stress, migliora la concentrazione e aumenta l’energia. La comunità sanitaria studia continuamente gli effetti del Tai Chi sugli anziani. Un gruppo di persone anziane, con una media intorno agli ottant’anni, prese parte a uno studio condotto dall’Università dell’Illinois nel 2006. Nell’arco di meno di sei mesi furono registrati nel gruppo forti miglioramenti dell’equilibrio, del livello di energia, della flessibilità e della qualità del sonno. In un altro studio effettuato alla Mayo Clinic, fu rilevato, negli anziani che praticavano regolarmente il Tai chi, un sollievo ai sintomi di ansia, dolore cronico e depressione, e inoltre, un miglioramento della coordinazione e una riduzione del numero delle cadute. Oltre a ciò venne riscontrato anche il miglioramento dello svolgimento delle attività fische quotidiane, fondamentale per una vita autosufficiente. Altri benefici registrati dalla pratica del Tai Chi comprendevano la riduzione dei dolori legati all’artrosi, della rigidità delle articolazioni, e della pressione alta. Il Tai Chi è veramente accessibile a persone di tutte le età. Persino persone che necessitano di tutori per la deambulazione possono partecipare a forme modificate di Tai Chi. E’ una pratica che non richiede un abbigliamento o un’attrezzatura speciale, e può essere facilmente praticata ovunque, con rischi minimi. I corsi vengono praticati nei centri per gli anziani, nei parchi, nei centri sociali e nei centri sportivi. Inoltre il Tai Chi favorisce l’incontro con le persone, una maggiore fiducia in se stessi e l’indipendenza. Tai chi, un toccasana per gli anziani Numerosi studi promuovono la disciplina orientale contro insonnia, colesterolo, osteoporosi Ha perso ogni contenuto agonistico per diventare un sistema in grado di migliorare la salute del corpo e della mente senza compiere sforzi particolari. Per questo il tai chi (o taijiquan) è indicato anche per gli anziani. La pratica di quest’arte marziale cinese consiste nell’esecuzione di una sequenza di movimenti che riproducono, al rallentatore, un combattimento con un avversario immaginario. «L’esercizio rende il corpo più agile e flessibile e migliora la postura con grandi benefici per schiena, spalle e collo, contrastando anche l’insorgere di artriti», spiega Sergio Raimondo, docente presso la facoltà di scienze motorie a Urbino. E il coordinamento tra respiro e mosse ha un effetto antistress. Una messe di studi si è affastellata in questi anni promuovendo il tai chi. • Una recente ricerca della University of California di Los Angeles ha dimostrato che aiuta a combattere l’insonnia negli anziani. • Un’indagine della National Taiwan University è giunta alla conclusione che fa abbassare i livelli di colesterolo e dei trigliceridi nel sangue degli individui ad alto rischio cardiaco. • Studi della Harvard Medical School hanno attestato il suo ruolo nella difesa dall’osteoporosi. • Una ricerca della Tufts University ha dimostrato che il tai chi attenua i sintomi dell’artrosi del ginocchio. Il tai chi può essere praticato da tutti e anche per gli anziani non presenta alcuna controindicazione —————————————————————————————————————- Tai Chi Chuan: Così rafforza il sistema immunitario     Sulla rivista “Psychosomatic Medicine” sono riportati i risultati della ricerca effettuata da un gruppo di studiosi californiani, dell’Università di Los Angeles, guidato da M. R. Irwin, rinnomato nel campo della Psiconeuroimmunologia. Essi hanno dimostrano gli effetti della disciplina sull’herpes zoster. Gli obiettivi che si erano preposti erano: accertare se davvero il Tai chi ha effetti di potenziamento della risposta immunitaria verso i virus; dimostrare il tanto elogiato effetto positivo sulla salute globale dei praticanti. Premesso che dopo aver contratto l’infezione da varicella, si forma una memoria immunitaria basata su: linfociti B capaci di produrre anticorpi specifici contro il virus; linfociti T capaci di tenere a bada la riproduzione dei virus all’interno dell’organismo. Quest’ultima classe di cellule è veramente decisiva per impedire il manifestarsi dell’herpes zoster, che, in realtà, è una riattivazione del virus che ha prodotto la varicella. L’invecchiamento ed il conseguente declino di questo tipo di immunità (detta cellulo-mediata) favorisce l’insorgere della malattia. Anche la depressione per il suo potere immunodepressivo, favorisce l’herpes; pertanto dall’esperimento sono state escluse persone con problemi psichiatrici, quali la depressione maggiore. Tutti i partecipanti all’esperimento avevano contratto, in passato la varicella e prima di iniziare è stata misurata loro, la reattività dei linfociti T specifici per il virus della varicella zoster, non che le loro condizioni di salute generale. L’esperimento è stato condotto su un gruppo di ultrasessantenni, con annesso gruppo di controllo. Essi hanno praticato per 15 settimane una forma standardizzata di Tai Chi, 3 volte a settimana, con incontri di 45 minuti. Allo scadere del periodo, il gruppo che ha praticato Tai Chi, ha fatto registrare un incremento della risposta immunitaria del 50% in più rispetto al gruppo di controllo. Il miglioramento fisico c’è stato per tutti ma è stato notevole soprattutto per chi era partito con più disturbi. Il motivo per cui il Tai Chi ha permesso di raggiungere tali risultati è che tale disciplina diminuisce l’attivazione dell’asse dello stress e del sistema nervoso simpatico che hanno notoriamente effetti soppressivi sull’immunità. Il Tai Chi non è solo rilassamento ma anche ginnastica aerobica; pertanto porta giovamento ai sistemi cardiovascolare, respiratorio e muscolo-scheletrico. Ulteriori studi hanno documentato effetti positivi sulla muscolatura, sulle articolazioni in soggetti artritici, sulla pressione arteriosa in soggetti ipertesi.

TAI CHI E DIABETE

 Tratto da: AGI Salute, 2 Aprile 2008

Gli esercizi del Tai Chi aiutano le persone con diabete di tipo 2 a controllare la malattia, dicono i ricercatori. Due studi separati hanno scoperto, in un programma di esercizi durato 12 settimane, che questa disciplina cinese era riuscita a potenziare il sistema immunitario e a ridurre i livelli di zucchero nel sangue. Il Tai Chi, tradizionale arte marziale cinese, unisce respirazione profonda e movimenti leggeri, favorendo il rilassamento. Entrambi gli studi, condotti uno a Taiwan, l’altro in Australia, sono stati pubblicati dal British Journal of Sports Medicine. Lo studio di Taiwan ha messo a confronto 30 persone con diabete con 30 sane. In 12 settimane, i partecipanti hanno imparato i movimenti del Tai Chi con un istruttore e un video che potevano guardare a casa. Si sono allenati tre giorni a settimana, con lezioni di un’ora. Alla fine del programma, i livelli di zucchero nel sangue erano scesi mentre il sistema immunitario era potenziato (al contrario, l’attività fisica estrema può deprimere il sistema immunitario). Lo studio australiano, più piccolo (solo 11 partecipanti) ha dato risultati simili. In più, sono stati notati anche altri benefici: perdita di peso, diminuzione della pressione del sangue e miglioramento della resistenza all’insulina.

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Tai Chi, elisir di giovinezza Nasce come un’arte di combattimento potente e raffinata: la diversa coscienza posturale permette di correggere problemi muscolari, tendinei ed ossei MILANO, 10 novembre 2009 – Il Taijiquan, meglio conosciuto come Tai chi, con i suoi movimenti lenti, continui ed aggraziati potrebbe sembrare a noi occidentali, sempre tesi e indaffarati, un po’ anacronistico. Ma così non è, e lo dimostra il numero crescente di persone che in tutto il mondo lo praticano, proprio perché, in questo tempo sempre più veloce, il tai chi può aiutare a ritrovare noi stessi e il nostro equilibrio psicofisico. Nonostante questa crescente diffusione, intorno al tai chi esiste ancora una certa confusione. L’immagine più comune di questa antica disciplina è quella di una sorta di danza dai movimenti morbidi, il cui solo scopo é quello di guarire un’umanità patologicamente stressata. E’ solo in parte vero, in quanto il tai chi in realtà nasce come un’arte di combattimento molto potente e raffinata. Nella maggior parte delle forme di Taijiquan oggi praticate nel mondo è comunque tuttora presente la sostanza della scuola Chen, quella più antica. Un sistema di studio che permette di sviluppare molte qualità, prima fra tutte il rilassamento, condizione indispensabile per riuscire ad ottenere una buona centratura, una maggiore elasticità, una corretta postura e che l’energia vitale (Qi) inizi a fluire liberamente nel corpo. La diversa coscienza posturale permette di acquisire la stabilità necessaria a correggere problemi muscolari, tendinei ed ossei. La migliorata circolazione energetica, inoltre, nutrendo il corpo, lo aiuta a mantenersi in buona salute. In ogni lezione di tai chi (mono o bisettimanale, della durata di circa un’ora e mezzo) durante l’esecuzione dei singoli movimenti, si introducono gradualmente i principi fondamentali: si impara così ad acquietare la mente, a muovere il corpo in modo rilassato e consapevole, a calmare il respiro. Il Tai Chi Chuan può essere praticato a tutte le età e per tutta la vita e, soprattutto, ovunque, proprio come avviene in Cina. Ma il tai chi è anche molto di più. Grazie a una miriade di studi effettuati da ricercatori di tutti i continenti, si sta imponendo anche come uno strumento terapeutico di eccezionale valore. E così, mentre scienziati australiani dimostrano che la sua pratica presenta significativi benefici in chi soffre di artrite reumatoide e colleghi sudcoreani scoprono che le cadute scendono del 31%, neurologi israeliani lo utilizzano nella riabilitazione delle persone colpite da ictus e cardiologi di Harward lo abbinano alla terapia standard dell’insufficienza cardiaca cronica. Mabel Bocchi    ————————————————– ALCUNI ricercatori americani affermano che il Tai-Chi: può essere utilizzato per aumentare l’equilibrio e la stabilità con conseguente riduzione delle cadute, si pensi all’incidenza della fratture nell’anziano», spiega Ettore De Giacomo, docente ai corsi di perfezionamento di agopuntura deil’Università degli studi di Milano (www.naturmed.unimi.it), «per favorire le funzioni cardiorespiratorie; per riabilitare pazienti affetti da esiti di infarto miocardio acuto o artrite reumatoide; per ridurre il dolore, l’ansia e l’insonnia. L’utilità delle ginnastiche mediche e del Tai-Chi nel ridurre lo stress mentale ed emotivo è ben nota. Studiosi australiani hanno scoperto che la pratica del Tai-Chi induce un incremento delle secrezioni urinarie di noradrenalina e una riduzione della concentrazione del cortisolo nella saliva con conseguente riduzione dello stato di tensione, fatica e allarme. Per quanto riguarda la geriatria, si sono riscontrati notevoli effetti del Tai-Chi sulla stabilità posturale dell’anziano, sull’elasticità dei movimenti». Ancora, sulla geriatria, De Giacomo cita alcuni studI, (1996, dipartimento di Neurologia dell’Università del Connecticut) in cui si afferma che la ginnastica medica cinese incrementa in modo significativo l’equilibrio posturale e riporta lo stato di forma del soggetto a livelli sovrapponibili a quelli di individui più giovani (da 3 a 10 anni). Altri effetti favorevoli consistono nella risposta neuroendocrina: sembra che dòpo un’ora di pratica si assista a una significativa riduzione del cortisolo plasmatico e aumento dell’ormone della crescita e della melatonina (Centerof !ntegrative Medicine, Institute of Medica! Science) Effetti su postura, cuore, ossa e mente: OLTRE ai benefici sullo stato di benessere generale dell’individuo, una ricca letteratura internazionale testimonia gli effetti benefici di questa antica forma di ginnastica. «Molto importante è l’aspetto terapeutico che può essere praticato per il trattamento di malattie in atto, in associazione o meno all’agopuntura, come disturbi reumatici, forme ansioso-depressive con tutte le loro somatizzazioni (problemi gastrici, intestinali, respiratori) e anche forme di ipertensione iniziale», spiega Lucio Sotte, direttore della Rivista italiana di medicina tradizionale cinese e della Fondazione Matteo Ricci (www.fondazionericci.it www.luciosotte.it. I benefici si evidenziano anche sulla capacità di risposta immunitaria dell’organismo, su insonnia, ipertensione arteriosa e sul profilo lipidico, sull’attenzione e l’equilibrio dell’anziano (con significativa riduzione delle possibilità di fratture dacaduta accidentale), sull’osteoporosi post— menopausale, sull’artrite reumatoide e su altre forme di reumopatia. «Il pregio degli esercizi», sottolinea Sotte «è che sono a bassissimo consumo energetico, quindi praticabili anche da chi è in cattive condizioni energetiche». li Tal-Chi rafforza l’immunità e migliora lo stato di benessere. «Infatti, diminuisce l’attivazione dell’asse dello stress e del sistema nervoso simpatico in particolare, che hanno, notoriamente, effetti soppressivi sull’immunità», afferma Francesco Bottaccioli, direttore della Scuola di medicina integrata (www.simaiss.it), nella nuova edizione del suo Psiconeuroendocrinoimmunologia, Red. Ed. «Perché il Tai-Chi non è solo rilassamento mentale, ma è anche ginnastica aerobica, di cui beneficiano i sistemi cardiovascolare, respiratorio e muscolo-scheletrico». ————————————————————————————————- Il Tai chi – benefico per le persone anziane La pratica del Tai Chi ha origine secoli orsono in Cina. Monaci buddisti e preti taoisti avrebbero studiato il movimento degli animali e del sistema solare, e trasformato questi movimenti in esercizi designati a incrementare la forza e ad aumentare la longevità. Il Tai Chi, così come è praticato oggi, comporta una serie di movimenti del corpo, controllati armoniosamente e a basso-impatto, che includono un’andatura graduale, lo spostamento dei pesi, e delle rotazioni, mentre il corpo resta dritto e in posizione eretta. Questa disciplina è praticata molto lentamente, regolarmente, e con delicatezza, con enfasi sulla continuità del movimento. Uno dei principi chiave del Tai Chi è che non bisogna forzare nulla. E’ concepito come una lingua vivente del corpo, della mente e dello spirito. I benefici del Tai Chi si stanno dimostrando un utile complemento alla medicina occidentale. Il Tai Chi aiuta a coltivare un equilibrio migliore attraverso il miglioramento della coordinazione e il controllo corporeo nel corso dei movimenti. Gli anziani, anche coloro oltre gli ottant’anni, ritengono che la forza, l’equilibrio e la flessibilità sviluppati con la pratica del Tai Chi siano di aiuto a estendere i benefici di una buona salute e di fiducia in se stessi negli anni successivi. La capacità di focalizzare l’attenzione, che viene sviluppata nella pratica del Tai Chi, non solo rilassa il corpo e la mente, ma aiuta a mantenere la vivacità mentale. Il Tai Chi rinforza i muscoli, aiuta a ridurre lo stress, migliora la concentrazione e aumenta l’energia. La comunità sanitaria studia continuamente gli effetti del Tai Chi sugli anziani. Un gruppo di persone anziane, con una media intorno agli ottant’anni, prese parte a uno studio condotto dall’Università dell’Illinois nel 2006. Nell’arco di meno di sei mesi furono registrati nel gruppo forti miglioramenti dell’equilibrio, del livello di energia, della flessibilità e della qualità del sonno. In un altro studio effettuato alla Mayo Clinic, fu rilevato, negli anziani che praticavano regolarmente il Tai chi, un sollievo ai sintomi di ansia, dolore cronico e depressione, e inoltre, un miglioramento della coordinazione e una riduzione del numero delle cadute. Oltre a ciò venne riscontrato anche il miglioramento dello svolgimento delle attività fische quotidiane, fondamentale per una vita autosufficiente. Altri benefici registrati dalla pratica del Tai Chi comprendevano la riduzione dei dolori legati all’artrosi, della rigidità delle articolazioni, e della pressione alta. Il Tai Chi è veramente accessibile a persone di tutte le età. Persino persone che necessitano di tutori per la deambulazione possono partecipare a forme modificate di Tai Chi. E’ una pratica che non richiede un abbigliamento o un’attrezzatura speciale, e può essere facilmente praticata ovunque, con rischi minimi. I corsi vengono praticati nei centri per gli anziani, nei parchi, nei centri sociali e nei centri sportivi. Inoltre il Tai Chi favorisce l’incontro con le persone, una maggiore fiducia in se stessi e l’indipendenza.     Tai Chi per i pazienti parkinsoniani       Mercoledì 14 Maggio 2008 Uno studio preliminare suggerisce che quest’arte cinese possa migliorare la funzione motoria e l’equilibrio Ricercatori presso l’Università di Washington (Stati Uniti) hanno assegnato 33 pazienti parkinsoniani a caso ad un programma di terapia fisica basata sul Tai Chi (20 sessioni di 1 ora ciascuna da completare nell’arco di 10-13 settimane) oppure a nessuna terapia fisica particolare. Dopo il completamento del programma di Tai Chi è stato rilevato che il gruppo allenato presentava miglioramenti per quanto riguarda l’equilibrio, i punteggi UPDRS e la capacità di alzarsi e riferiva un maggior senso di benessere, mentre il gruppo non allenato non ha presentato variazioni. Tai Chi è un’arte marziale cinese messa a punto 2000 anni fa, che consiste nella esecuzione precisa di movimenti lenti e fluidi. Fonte: Hackney & Earhart Gati Posture  online 29 marzo 2008 ———————————————————– Anche i corsi di Tai Chi possono aiutare i malati di Parkinson Al primo posto ci sono i malati di Parkinson. È una lunga tradizione quella che lega la struttura Portuense al Servizio Sanitario Nazionale per la cura di questi pazienti che ha portato a sviluppare competenze e organizzazione uniche. Da un parte, infatti, sono stati condotti studi e ricerche per meglio affrontare la patologia in collaborazione con l’Università Tor Vergata di Roma, dall’altra è stato messo a punto un insieme di programmi di riabilitazione specifici come, per esempio, quello incentrato sul Tai Chi, antica arte marziale cinese, che aiuta la coordinazione dei movimenti e la loro sequenza. La malattia di Parkinson è la più comune malattia del sistema nervoso centrale dovuta alla degenerazione cronica e progressiva di quell’area del cervello in cui viene prodotta la dopamina, un neurotrasmettitore essenziale per il controllo dei movimenti corporei, in cui svolge un’attività inibitoria. Nell’organismo si crea perciò uno squilibrio fra i meccanismi inibitori e quelli eccitatori, a favore di questi ultimi, provocando tremore a riposo, instabilità posturale, disturbi della parola e della scrittura, turbe vegetative e spesso sintomi ansiosi e depressivi. Tra le strategie di intervento, all’ospedale Portuense è stato sperimentato il Tai Chi, un antico sistema di arti motorie cinesi che coinvolge la mente e il corpo. Nato come arte marziale, nel tempo si è evoluto come una pratica psicomotoria particolarmente adatta alla popolazione anziana in grado di migliorare l’autostima, ridurre l’ansia, aumentare la resistenza cardiorespiratoria, la forza muscolare e l’equilibrio. Sono stati fatti diversi studi sugli effetti del Tai Chi: gli anziani che lo praticano da molti anni hanno un controllo dell’equilibrio simile a soggetti più giovani. È un’arte, con il corpo rilassato e la mente allo stesso tempo calma e concentrata, che prevede un inizio caratterizzato da posture semplici e di maggiore stabilità con una graduale progressione delle difficoltà che implicano rotazioni globali del tronco e della testa abbinate a trasferimenti del peso corporeo da un piede all’altro. «Si è pensato di utilizzarlo nei parkinsoniani perché questi pazienti soffrono di una progressiva instabilità posturale che fa lievitare la paura di cadere, riducendo ulteriormente la mobilità», sottolinea Liana Bestavashvili, neurologa, responsabile del programma di neuroriabilitazione. Un Tai Chi in versione ridotta. Tutta la sequenza sarebbe stata difficilmente gestibile da un paziente, pertanto è stato sviluppato uno specifico programma di solo quattro esercizi. «Lo studio preliminare ha coinvolto venti pazienti, in grado di camminare almeno per tre metri, con o senza deambulatore, divisi in due gruppi – precisa la specialista – il primo ha effettuato sedute settimanali di un’ora per tre mesi, precedute da un esercizio terapeutico convenzionale; mentre il secondo ha svolto solo l’esercizio terapeutico convenzionale». Grazie a un sistema computerizzato, è stato possibile verificare che l’arte cinese «è un valido aiuto nel migliorare il controllo della postura, dei movimenti e dell’equilibrio nei soggetti affetti da Parkinson», aggiunge Bestavashvili. Tanto che ora è partito uno studio ben più ampio che coinvolge 50 malati, divisi in tre gruppi. E i primi risultati sono positivi e confermano la validità dell’arte cinese. Altro grande capitolo sono i disturbi cognitivi, caratteristici del morbo di Parkinson, che si presentano con una prevalenza del 40% e possono comparire anche in uno stadio iniziale della malattia e in assenza di una vera demenza. Si tratta di difficoltà intellettuali e psicologiche, per esempio problemi di concentrazione, incapacità a creare nessi logici, tendenza a perseverare, rallentamento generalizzato dei processi mentali. In particolare, ricerche sperimentali hanno confermato che la malattia è accompagnata da disturbi dell’attenzione, di anomalie delle funzioni esecutive di pianificazione (strategia che permette la corretta esecuzione di un compito) e da incapacità nel risolvere i problemi. Per il paziente è difficile passare in modo agile e spontaneo da un concetto o da un comportamento ad un altro perché non riesce ad abbandonare prontamente un’idea o un compito, anche semplice, in risposta al modificarsi delle condizioni ambientali. Da qui tutta una serie di test su cui è concentrata la strategia di riabilitazione cognitiva svolta al Portuense. il giornale.it Ancora su Tai Ji e Parkinson Riportiamo quanto elaborato dall’associazione vicentina malati di Parkinson: C’è una nuova via per convivere in maniera migliore con il morbo di Parkinson: “E’ quella di coniugare le cure occidentali con i saggi consigli dell’antica medicina cinese e i suoi esercizi psico-motori , quali il Tai Chi Chuan”. Lo ha detto il dott. Guido Galvanini, per anni primario ospedaliero e oggi specialista di medicina cinese, nell’ambito di un convegno sulle Terapie riabilitative .Combattere il Parkinson non solo con i farmaci e le terapie occidentali, ma anche con l’ausilio della medicina cinese. “Due medicine che io ritengo complementari e non alternative l’una all’altra – ha sostenuto Galvanini – Se il nostro scopo è quello di offrire ai parkinsoniani una terapia e una qualità della vita migliori, la mia esperienza mi porta a dire che la medicina cinese, unita agli esercizi motori di Tai Chi Chuan, offre loro tanti e nuovi benefici”. Sono circa 500 mila i malati di Parkinson in Italia.”E’ una malattia che colpisce sempre di più, in quanto è legata all’allungamento dell’età – ha sostenuto il dott. Luigi Bartolomei, neurologo al San Bortolo – Non mancano però manifestazioni di Parkinson in età giovanile, causate da forme genetiche”. Sono diversi i malati di Parkinson che praticano sotto la guida di uno specialista gli esercizi fisico-motori del Tai Chi Chuan, antica disciplina imperniata sul movimento, la postura, il rilassamento. Un’esperienza che a molti di loro ha già aperto nuove frontiere di qualità della vita rispetto al passato. “Con la medicina cinese non si blocca la malattia – ha detto senza mezzi termini il dottor Galvanini – ma se coniugata a idonei esercizi fisici, come appunto possono essere quelli del Tai Chi, si possono ottenere nel paziente sostanziali miglioramenti, come ad esempio quelli legati alla riduzione dei tremori”. Il passo incerto, la postura sempre più insicura: perchè la medicina cinese, se ben coniugata alle terapie della medicina occidentale, può aiutare i malati di Parkinson?”La loro medicina ha un approccio completamente diverso dal nostro. Agopuntura, dietetica, farmacologia nella medicina cinese partono da un punto fermo: il concetto di energia, di emotività.La loro medicina propone terapie psico-motorie che si prestano alla cura dei malati di Parkinson e, più in generale, a tutti quelli che non godono di buona salute. Un paziente può stare meglio, pur vivendo la sua malattia: è qui che la cultura cinese ci può insegnare molto”. Giovanna Menicatti (Presidente Associazione Parkinson Lombardia) 15 / 06 / 2010 Il Tai Chi benefico per l’artrosi del ginocchio By Madeline Ellis Ogni giorno, nei parchi, nei centri sociali, nelle palestre, nei salotti delle case molte persone praticano un’arte marziale cinese centenaria, il Tai chi. Ciò che spinge una vasta fetta della popolazione alla pratica di questa disciplina non deriva solo da un interesse per le arti marziali, ma soprattutto dai benefici mentali e fisici che questa pratica comporta. I movimenti lenti e ripetitivi del tai chi sono un metodo a basso impatto per rinforzare gli organi e l’apparato muscolare e scheletrico del corpo, mentre la concentrazione sul respiro e sul silenzio interiore allevia lo stress e l’ansia. Delle ricerche hanno dimostrato che il Tai chi aiuta ad abbassare il livello di costerolo, migliora le funzioni cardiovascolari e respiratorie, riduce i sintomi della sindrome da deficit di attenzione e iperattività (ADHD), riduce la gravità del diabete e migliora la salute generale delle persone. Recentemente, i ricercatori hanno scoperto che il Tai chi aiuta anche a ridurre il dolore e migliora l’attività del ginocchio nelle persone anziane sofferenti di artrosi. L’artrosi del ginocchio è purtroppo molto comune tra le persone anziane, secondo l’americano Centers for Disease Control and Prevention (CDC) questo problema colpisce circa 4,3 milioni di americani oltre i sessant’anni. Questa malattia del ginocchio causa rigidità, movimento limitato, aumenta il rischio di cadute e di fratture, contribuisce alla sensazione di depressione e riduce la qualità di vita delle persone. Molte persone si afffidano agli antidolorifici per sopportare il dolore causato dall’artrosi, o si sottopongono a un’operazione del ginocchio per ripristinare la mobilità delle articolazioni colpite. Alcune persone riescono ad ottenere dei modesti miglioramenti attraversi l’esercizio  e la fisioterapia.

 

 

Dolore, Affrontare la malattia,

il Tai Chi può aiutare

  18 ottobre 2011 —  REPUBBLICA.IT,  pagina 41   sezione: Salute   Rende il corpo più agile e armonioso, migliora la postura, ha un effetto benefico sul sistema nervoso e sulla circolazione. E già per questi motivi varrebbe la pena praticare il Tai Chi Chuan. Ma c’è molto di più perché la valenza terapeutica di questa antica arte marziale va oltre riuscendo persino a migliorare la vita dei pazienti con insufficienza cardiaca. Lo dimostra una ricerca, pubblicata sugli Archives of Internal Medicine, condotta al Beth Israel Deaconess Medical Center di Boston su 100 pazienti con scompenso cardiaco. «Questo studio è molto importante perché presenta risultati statisticamente validi in pazienti anziani che, a causa dell’insufficienza cardiaca, hanno molta difficoltà a svolgere esercizi fisici anche leggeri» commenta Francesco Bottaccioli, direttore della Scuola internazionale di medicina avanzata e integrata e di scienze della salute. «Il gruppo che ha seguito il Tai Chi ha mostrato un miglioramento in tutti i parametri, ma ha raggiunto un’ampia significatività statistica nel test che misura la qualità della vita che raccoglie dati sia sulla salute fisica che su quella psicologica. Mentre il gruppo di controllo ha mantenuto lo stesso (non positivo) punteggio sulla qualità della vita, il gruppo del Tai Chi l’ha migliorato di tre volte». La “meditazione in movimento” che caratterizza il Tai Chi è anche alla base del progetto Kids Kicking Cancer ideato da Rabbi Goldberg per aiutare i bambini oncologici a gestire il dolore ed accettare al meglio possibile la loro malattia. «Il concetto da cui partiamo» spiega il rabbino, che dal Michigan (Usa) sta provando a far partire il progetto anche in Italia (al Bambino Gesù di Roma, con l’aiuto di Pfizer), «è quello di portare nel bambino energia per creare pace e relax grazie al movimento e soprattutto alla respirazione profonda che crea le condizioni migliori per affrontare con successo il dolore, la paurae l’ansia». Con risultati più che tangibili come dimostra un report stilato dal Center for Disease Control di Atlanta per valutare la gestione del dolore. L’impatto è stato valutato su 244 bambini che lamentavano un livello di dolore classificato con una scala da 1 a 10. Di questi, l’88,1% ha descritto un miglioramento dei loro sintomi dopo aver svolto lezioni di arti marziali. Dai bambini alla Terza Età: il British Journal of Sports Medicine ha pubblicato uno studio che rianalizzando ben 35 ricerche dimostra come il Tai Chi, possa ridurre il rischio di cadute e fratture. Una funzione terapeutica confermata anche dalle Linee guida delle Società geriatriche americana e britannica. «Il Tai Chi è adatto sia per i giovani come prevenzione medica e pratica meditativa che per gli anziani a tutela della propria salute», conclude Luca Barattini che insegna da 10 anni Tai Chi terapeutico.IRMA D’ARIA     Tai Ji e Neuroriabilitazione   Anche al San Raffaele Portuense di Roma si sta sperimentando il Tai Ji Quan per aiutare i ‘malati’ di Parkinson. La pratica dell’antica arte marziale infatti favorisce il recupero della coordinazione del movimento. Per il San Raffaele di Roma lo sviluppo di competenze e organizzazione, di studi e ricerche per meglio affrontare la patologia del Parkinson è una lunga tradizione. In collaborazione con l’Università di Tor Vergata è stato ora messo a punto un insieme di programmi di riabilitazione specifica come, ad esempio, quello incentrato sul Tai Ji.   “La malattia di Parkinson è la più comune del sistema nervoso centrale dovuta alla degenerazione cronica e progressiva di quell’area del cervello in cui viene prodotta la dopamina, un neurotrasmettitore essenziale per il controllo dei movimenti corporei in sui svolge una attività inibitoria. Nell’organismo si crea perciò uno squilibrio fra i meccanismi inibitori e quelli eccitatori, a favore di questi ultii, provocando tremore a riposo, instabilità posturale, disturbi della parola e della scrittura, turbe vegetative e spesso sintomi ansiosi e depressivi.” “Il Tai Ji Quan, nato come arte marziale, con il tempo si è evoluto come una pratica psicomotoria particolarmente adatta alla popolazione anziana in grado di migliorare l’autostima, ridurre l’ansia, aumentare la resistenza cardiorespiratoria, la forza muscolare e l’equilibrio.” Il Tai Ji in effetti può essere ritenuto, da noi occidentali, una scienza esatta, dal momento che riesce a sincronizzare non solo i movimenti biomeccanici del corpo, ma anche ‘pensieri’ ed ‘emozioni’ che ben sappiamo possono essere all’origine di discrasie. Sono molti ormai gli studi sugli effetti del Tai Ji, soprattutto negli USA e nel nord Europa, che ne dimostrano la utilità per gli anziani (e meno anziani) che lo praticano. I praticanti infatti hanno un controllo (consapevolezza) dell’equilbrio simili ai soggetti più giovani. “Il Tai Ji è una scienza ed è un ‘arte, con il corpo rilassato e la mente allo stesso tempo calma e concentrate, che prevede un inizio caratterizzato da posture semplici e di maggiore stabilità con una graduale progressione delle difficoltà che implicano rotazioni globali del tronco e della testa abbinate a trasferimenti del peso del corpo da un piede all’altro. Si è pendsato di utilizzarlo nei parkinsoniani perchè questi pazienti sofforno di una progressiva instabilità posturale che fa lievitare la paura di cadere, riducendo ulteriormente la mobilità.” Così dice Liana Bestavashvili, neurologa, responsabile del programma di neuroriabilitazione del San Raffaele Portuense.   fonte: “Il Giornale” 19/07/2010 pag 34  

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Insufficienza cardiaca: due ore di Tai Chi a settimana migliorano la qualità della vita Praticare il Tai Chi due volte a settimana migliora la qualità della vita di chi soffre di insufficienza cardiaca cronica. È quanto emerge da uno studio pubblicato su Archives of Internal Medicine dai ricercatori dell’Harvard Medical School di Boston (Usa), secondo cui la disciplina orientale non solo può essere praticata da questi pazienti – ai quali, invece, è vietata ogni altra forma di attività fisica – ma garantisce loro numerosi benefici. La ricerca è stata condotta su 100 soggetti affetti da insufficienza cardiaca sistolica, esaminati dal 2005 al 2008 e suddivisi in due gruppi. Al primo, composto da 50 pazienti, è stato assegnato il compito di svolgere un’ora di Tai Chi due volte a settimana per tre mesi. Al termine dell’esperimento è emerso che, rispetto al gruppo di controllo, la qualità della vita di chi aveva praticato la disciplina era significativamente migliorata: i pazienti, infatti, mostravano un maggior benessere e più fiducia nell’eseguire gli esercizi fisici e i compiti di tutti i giorni. “Storicamente i pazienti con insufficienza cardiaca sistolica cronica sono considerati troppo fragili per poter praticare esercizi fisici”, spiegano gli autori secondo i quali, invece, “il Tai Chi è sicuro, può aiutarli a svolgere le attività quotidiane e migliorarne la qualità della vita e l’umore”. di Nadia Comerci (01/05/2011) Depressione e diabete: l’arte del Tai Chi alleata del benessere Seguire un corso di Tai Chi potrebbe aiutare a contrastare diabete e depressione con una sola mossa, secondo quanto emerge dallo studio condotto dai ricercatori dell`University of Queensland di Brisbane St Lucia, in Australia. La ricerca ha dimostrato che è sufficiente seguire per un periodo di tre mesi un programma terapeutico basato sul Tai Chi per ridurre depressione e diabete mellito. Al termine dell`esperimento, infatti, il girovita dei partecipanti era diminuito dal 4-3%, il livello di glucosio nel sangue si era abbassato del 6%, l`ipertensione del 9% e la percentuale di coloro che erano affetti da sindrome depressiva si era ridotta dal 60 al 20%. “Lo studio – spiega Liu Xin, ricercatore dell`University of Queensland ed esperto della “mind-body therapy” – dimostra che in breve tempo è stato possibile ottenere risultati promettenti solo grazie all`uso degli esercizi, senza intervenire sul regime alimentare dei partecipanti”. di nadia comerci (05/02/2010)

 

    ARTICOLI SUL TAI CHI 2

Tai Chi: 10 benefici e motivi scientificamente provati per praticarlo

Scritto da Marta Albè Creato 11 Dicembre 2014   Il Tai Chi è nato in Cina come arte marziale di difesa. Agisce sulla totalità della persona, sia sul corpo che sulla mente. Mira al raggiungimento del benessere completo coinvolgendo muscoli, polmoni, cuore, respirazione e movimenti del corpo. Nel Tai Chi, ad esempio, si esegue una serie di movimenti lenti e circolari, come in una danza silenziosa. Ci si ricarica di energia o ci si rilassa proprio grazie ai movimenti del corpo. Le tecniche del Tai Chi hanno radici antichissime e si rifanno, tra l’altro, al Taoismo. Ancora oggi il Tai Chi è molto più di una semplice ginnastica. La scienza la sta prendendo in considerazione come forma di prevenzione e di medicina complementare e alternativa. Ecco alcuni dei principali benefici del Tai Chi.

1) Invecchiare bene

Il Tai Chi è un vero e proprio toccasana per la salute degli anziani dopo i 60 anni, quando il corpo comincia a mostrare i segni di indebolimento. Lo afferma uno studio pubblicato sull’European Journal of Preventive Cardiology e promosso dall’Hong Kong Polytechnic University. Su 69 soggetti anziani osservati, 29 praticavano Tai Chi da 3 anni o più per almeno un’ora e mezza alla settimana. I risultati hanno mostrato che questi soggetti risultavano più in salute soprattutto per quanto riguarda pressione arteriosa, resistenza vascolare e pressione del polso. Il Tai Chi prevede movimenti dolci e armonici che si possono praticare anche in età avanzata. Leggi anche: Tai Chi: la ricetta per invecchiare bene

2) Ridurre lo stress

Come fare per ridurre lo stress? Innanzitutto è bene ritagliarsi un momento di relax ogni giorno. E il vostro rilassamento può essere accompagnato proprio dal Tai Chi, che può unire i benefici della meditazione a quelli del movimento. Con i suoi gesti lenti e circolari il Tai Chi non solo rende il copro agile e armonioso, ma ha anche un effetto benefico sul sistema nervoso, con una conseguente riduzione dello stress. Leggi anche: 10 modi a impatto zero per ridurre lo stress 3) Abbassare la glicemia Il Tai Chi sarebbe benefico per abbassare la glicemia e indicato in particolare a chi soffre di diabete di tipo 2. Lo studio è stato condotto su un gruppo di diabetici coreani e ha avuto una durata di sei mesi. La pratica del Tai Chi è stata costante e regolare ed ha condotto ad una riduzione notevole della glicemia a digiuno. I pazienti hanno imparato a gestire meglio la malattia e a vivere con più energia e vitalità. Leggi anche: Tai Chi: e l’arte marziale ti cura il diabete

4) Ridurre pressione alta e colesterolo

La pratica del Tai Chi potrebbe essere utile per ridurre la pressione alta e il colesterolo. Lo hanno rilevato alcuni studi condotti presso l’Università di Taiwan, luogo dove per eccellenza gli abitanti praticano questa disciplina. Nel corso degli anni la scienza ha iniziato a confermare i numerosi benefici per la salute psico-fisica che questa pratica antica può apportare nella nostra vita quotidiana. Il Tai Chi forse non può fare miracoli, ma tentar non nuoce, visto che fare un po’ di attività fisica in più può essere un vero toccasana. Leggi anche: Pressione alta: 10 rimedi naturali per abbassarla

5) Benessere del cuore

Tai Chi, benefico per il cuore e indicato per chi ha problemi di insufficienza cardiaca. Lo evidenzia uno studio condotto dal Beth Israel Deaconess Medical Center di Boston su 100 pazienti. Il Tai Chi ha un impatto positivo sulla qualità della vita e sul benessere. Ha permesso ai pazienti di vincere la pigrizia e allo stesso tempo di non compiere sforzi eccessivi senza rinunciare a fare movimento.

6) Dormire meglio

Praticare il Tai Chi può rivelarsi utile in caso di problemi del sonno. Presso l’Università della California è stato condotto uno studio su 112 persone anziane con disturbi del sonno moderati. Sedici settimane di pratica del Tai Chi hanno migliorato la qualità della vita e la durata del sonno in modo significativo. Lo studio è stato pubblicato nel numero di luglio 2008 della rivista scientifica Sleep.

7) Riprendersi dopo un ictus

Come evidenziato dall’Università di Harvard, uno studio pubblicato nel numero di gennaio 2009 della rivista scientifica Neurorehabilitation and Neural Repair ha rivelato che in 136 pazienti che avevano avuto un ictus almeno 6 mesi prima, 12 settimane di pratica del Tai Chi hanno contribuito a migliorare l’equilibrio, accompagnate da un programma di riabilitazione composto da esercizi di respirazione, di stretching, per i muscoli e per le articolazioni, e da passeggiate a piedi.

8) Trattare i sintomi della depressione

Uno studio pubblicato sull’American Journal of Geriatric Psychiatry ha evidenziato che accompagnare i comuni trattamenti per i sintomi della depressione con il Tai Chi può aiutare a migliorare la qualità della vita e lo stato di salute dei pazienti. Lo studio è stato condotto su persone anziane che, nonostante l’avanzazmento dell’età, hanno potuto praticare il Tai Chi grazie ai suoi movimenti lenti e delicati.

9) Benefici per il cervello e la concentrazione

I ricercatori della University of South Florida hanno collaborato con gli esperti cinesi per approfondire i benefici del Tai Chi sul cervello. Hanno scoperto che, dopo 40 settimane, coloro che avevano praticato il Tai Chi tre volte alla settimana hanno beneficiato dei maggiori miglioramenti per il cervello, in particolare per quanto riguarda il suo volume, che potrebbe ridursi con l’avanzare dell’età. Ciò sarebbe dovuto all’elevato livello di attenzione e di concentrazione necessario per eseguire in modo corretto i movimenti del Tai Chi.

10) Benefici per le articolazioni

Uno studio condotto presso il Tufts Medical Center ha evidenziato che gli adulti che soffrivano di osteoartrite alle ginocchia hanno visto un vero e proprio miglioramento dei sintomi per quanto riguarda il dolore e la funzionalità delle articolazioni praticando tai chi due volte alla settimana. Oltre ai benefici per il corpo, le ricerche hanno evidenziato effetti positivi del Tai Chi per alleviare l’ansia e per migliorare la respirazione, grazie a una combinazione di movimento e meditazione.

Marta Albè

  Tai Chi: la ricetta per invecchiare bene   Scritto da Roberta Ragni Creato 05 Aprile 2012

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Tai Chi e anziani – Un’arte marziale cinese, nata come tecnica di combattimento e oggi conosciuta come ginnastica e come tecnica di medicina preventiva, potrebbe migliorare la salute del cuore degli anziani: è il Tai Chi, o taijiquan, tecnica legata al movimento fisico e a una profonda filosofia di vita che affonda i suoi contenuti in antichissime teorie come quella del Bagua, dell’Yi Jing, ovvero dell’eterna alleanza degli opposti e, più in generale, del Taoismo. La lista delle sue implicazioni positive sulla salute si allunga sempre di più e oggi scopriamo, grazie a uno studio pubblicato sull’European Journal of Preventive Cardiology  e promosso dall’Hong Kong Polytechnic University  , che il Tai Chi, che consiste principalmente nell’esecuzione di una serie di movimenti lenti e circolari che ricordano una danza silenziosa, ma che in realtà mimano la lotta con un opponente immaginario, è un vero e proprio toccasana per la salute degli anziani dopo i 60 anni, quando il corpo comincia a mostrare i segni di indebolimento. I ricercatori hanno analizzato 69 soggetti anziani, tenendoli sotto osservazione, tra cui 29 praticavano Tai Chi da almeno 3 anni per almeno un’ora e mezza alla settimana . I risultati hanno mostrato che questi soggetti risultavano più in salute in quasi tutte le osservazioni emodinamiche, tra cui la pressione arteriosa, la resistenza vascolare e la pressione del polso. Un miglioramento significativo e’ stato registrato, inoltre, in merito alla conformità delle arterie grandi e piccole (dal 40-44 per cento in piu’) e alla forza muscolare, in particolare del ginocchio. Insomma, erano più tonici e in salute rispetto a coloro che non lo avevano mai praticato. William Tsang, principale autore dell’indagine, ha spiegato che “questo è il primo studio che esamina i possibili effetti del Tai Chi sulla compliance arteriosa, confrontando i praticanti anziani Tai Chi con i coetanei non praticanti. Riteniamo che il miglioramento provocato dagli esercizi dipenda dalla combinazione di allenamento aerobico, stretching, concentrazione mentale e meditazione promossa dai movimenti tipici del Tai Chi. Un ulteriore vantaggio che favorisce l a promozione della disciplina tra gli anziani – ha concluso – è che può essere praticata in qualsiasi momento e ovunque, senza vincoli di apparecchiature o palestre” . Un’ulteriore conferma, insomma, della validità della “ricetta” che gli antichi cinesi ci hanno tramandato grazie a questa disciplina che agisce sulla totalità della persona, nella sua armonica fusione di corpo e spirito, per raggiungere un benessere completo, coinvolgendo muscoli, polmoni, cuore e mente.

Roberta Ragni

  Il Tai Chi contro i problemi di cuore e l’insufficienza cardiaca   Scritto da Verdiana Amorosi Creato 28 Aprile 2011   Sembrerà strano, ma esercitarsi con il Tai-Chi, la disciplina che si può praticare anche nei parchi in questo periodo e molto diffusa negli Stati Uniti, fa bene alla salute di tutti. Anchedei malati cardiaci. E se si effettua l’allenamento con regolarità, un’ora per due voltealla settimana, gli effetti di questa attività evidenziano grandi benefici per la salutedell’uomo. A rivelarlo è uno studio pubblicato su Archives of Internal Medicine dai ricercatori americani dell’Harvard Medical School di Boston, in cui emergono tutti gli effetti positivi di questa disciplina orientale, che invita al movimento ma allo stesso tempo anche alla riflessione. La ricerca è stata effettuata su 100 soggetti con insufficienza cardiaca sistolica, chesono stati suddivisi in due gruppi distinti per essere poi monitorati attentamente perben tre anni, dal 2005 al 2008. Il primo gruppo, composto da 50 pazienti, aveva il compito di svolgere un’ora di Tai Chi due volte a settimana per tre mesi. L’altro è stato invece escluso da questa attività. Risultato? Alla fine dei tre mesi, in seguito ad un controllo dello stato di salute dei pazientidei due gruppi, è emerso che la qualità della vita di chi aveva praticato il Tai Chi era migliorata nettamente: i pazienti mostravano una migliore forma fisica e mentale ed evidenziavano una maggiore fiducia nell’eseguire sia gli esercizi fisici che le quotidiane attività di routine. “I pazienti con insufficienza cardiaca sistolica cronica sono sempre stati consideratitroppo fragili per poter praticare esercizi fisici – hanno detto gli autori dello studio-. Il Tai Chi, invece, risulta sicuro, e può aiutarli a svolgere le attività quotidiane e amigliorare la qualità della vita e l’umore”. Che voi abbiate un’insufficienza cardiaca o meno, che ne dite di un po’ di Tai Chi nel parco? Non è un caso che da molti questa pratica è stata definita la “meditazione che incontra il movimento”.

Verdiana Amorosi

    Tai Chi: chi lo pratica si mantiene piu’ giovane   Scritto da Francesca Biagioli Creato 30 Maggio 2014     Il Tai Chi come tante altre discipline e pratiche di origine orientale, offre molti benefici sia a livello fisico che psicologico. Ora una nuova ricerca ha scoperto che l’antica arte marziale cinese è molto utile anche a rallentare il processo dell’invecchiamento agendo come una sorta di trattamento anti-age direttamente sulle cellule. Ad arrivare a questa conclusione sono stati i ricercatori del China Medical University Hospital di Taichung (a Taiwan) che hanno visto pubblicata la loro ricerca su Cell Transplantation. Il team di scienziati ha voluto analizzare l’effetto del Tai Chi e della camminata a passo veloce sulla longevità attraverso l’utilizzo di un campione di giovani al di sotto dei 25 anni divisi in 3 gruppi: il primo praticava il Tai Chi (TCC), il secondo la camminata a passo veloce (BW) e il terzo non faceva nessun esercizio particolare (NEH). Al termine dell’esperimento, dopo un anno, attraverso delle analisi specifiche si è visto che il gruppo di giovani che praticava Tai Chi, aveva un incremento delle cellule 34 (o CD34+), cellule staminali particolarmente importanti, in grado di sostenere diverse funzioni del nostro corpo in modo da aiutarlo a mantenersi giovane. Inoltre, come ha dichiarato Shinn-Zong Lin, autore principale dello studio: “E’ possibile che il Tai Chi possa promuovere la vasodilatazione e aumentare il flusso di sangue”. Il campione di persone che hanno partecipato allo studio è stato scelto appositamente così giovane per evitare che i risultati potessero essere falsati da altri fattori relativi alla persona come assunzione di farmaci, malattie croniche, ecc. Inoltre perchè gli organismi giovani hanno maggiore velocità di rinnovo cellulare. “Considerando che la corsa veloce può richiedere uno spazio più ampio o più strumenti, il Tai Chi sembra essere una scelta più facile e più conveniente di esercitazione anti-invecchiamento” ha dichiarato Lin.

Francesca Biagioli

Tai Chi per il cuore degli anziani

Il mondo accademico torna ad occuparsi della disciplina orientale del tai chi, donando nuovo lustro ad una pratica diffusa, ma di cui non si conoscono ancora tutti i benefici. Il Tai Chi, infatti, non è solo un toccasana per la mente e per la forma fisica e la lista delle sue implicazioni positive sulla salute si allunga sempre di più. Sapevamo già che può aiutare ad abbassare i livelli glicemici nei malati di diabete, in particolare quello di tipo 2, che può avere effetti molto positivi anche su coloro che soffrono di depressione, che è straordinariamente efficace per la prevenzione delle cadute delle persone anziane e che migliora la qualità della vita delle persone che soffrono di insufficienza cardiaca cronica. E proprio del legame tra thai chi e benessere del cuore degli anziani si è occupata una ricerca dell’Hong Kong Polytechnic University, pubblicata sull’European Journal of Preventive Cardiology, che coinvolto 65 soggetti anziani: 29 reclutati da una palestra di Tai Chi che avevano praticato gli esercizi per almeno un’ora e mezza alla settimana per tre anni, e 36 persone senza alcuna esperienza di Tai Chi. Ebbene, i soggetti che praticavano Tai Chi erano più in salute in quasi tutte le osservazioni emodinamiche, tra cui la pressione arteriosa, la resistenza vascolare e la pressione del polso. Inoltre, si è registrato un miglioramento anche per quanto riguarda la conformità delle arterie grandi e piccole (dal 40-44% in più) e alla forza muscolare, in particolare del ginocchio. William Tsang, principale autore dell’indagine, ha dichiarato: “Riteniamo che il miglioramento provocato dagli esercizi dipenda dalla combinazione di allenamento aerobico, stretching, concentrazione mentale e meditazione promossa dai movimenti tipici del Tai Chi. Un ulteriore vantaggio che favorisce la promozione della disciplina tra gli anziani – ha concluso – è che può essere praticata in qualsiasi momento e ovunque, senza vincoli di apparecchiature o palestre“. Un’ulteriore conferma della validità della “ricetta” che i popoli antichi ci hanno tramandato. Se i latini dicevano “mens sana in corpore sano”, i cinesi erano altrettanto consci della necessità di agire sulla totalità della persona, nella sua armonica fusione di corpo e spirito, per raggiungere un benessere completo.

Parkinson: il Tai Chi aiuta a mantenere l’equilibrio

Il Tai Chi potrebbe essere una valido aiuto nel trattamento del morbo di Parkinson. I suoi movimenti lenti e controllati, infatti, possono contrastare i disturbi dell’equilibrio tipici delle persone affette dalla malattia, e i miglioramenti durano almeno tre mesi. Lo rivela uno studio condotto da Li Fuzhong, docente del Research Institute Oregon di Eugene negli Stati Uniti. L’autrice ha analizzato 195 anziani divisi in due gruppi: uno è stato sottoposto ad esercizi di Tai Chi progettati per migliorare l’equilibrio centrale del corpo durante gli spostamenti e allenare la forza e la resistenza; l’altro è stato sottoposto ad esercizi di stretching.   Dopo 24 settimane di corso, il primo gruppo ha migliorato le sue prestazioni, mentre il secondo ha evidenziato un calo della propria condizione motoria. Tre mesi dopo il test, nel gruppo allenato col Tai Chi persistevano alcuni tra i benefici ottenuti, come una maggiore percezione dell’equilibrio e una minore incidenza di cadute. L’antica arte marziale cinese – oggi sempre più conosciuta come ginnastica e tecnica di medicina preventiva – si è rivelata dunque un valido aiuto nel migliorare la difficoltà a muovere i piedi e a stare in piedi. “E’ bene chiarire che non stiamo andando a sbarazzarci dei sintomi – spiega la Fuzhong –. Il Tai Chi non è una droga né una cura, ma può aiutare ad alleviare le difficoltà, a rallentare la progressione della malattia e a diminuire l’incidenza delle cadute negli anziani. Il nostro studio lo dimostra”.

Fabrizio Giona

 

Tai-chi, un valido aiuto per chi soffre di scompensi cardiaci

Dettagli Il mondo accademico torna ad occuparsi della disciplina orientale del tai chi, donando nuovo lustro ad una pratica diffusa, ma di cui non si conosco ancora tutti i benefici. Il Tai Chi, infatti, non è solo un toccasana per la mente e per la forma fisica e la lista delle sue implicazioni positive sulla salute si allunga sempre di più. Sapevamo già che può aiutare ad abbassare i livelli glicemici nei malati di diabete, in particolare quello di tipo 2, che può avere effetti molto positivi anche su coloro che soffrono di depressione, che è straordinariamente efficace per la prevenzione delle cadute delle persone anziane e che migliora la qualità della vita delle persone che soffrono di insufficienza cardiaca cronica. E proprio del legame tra tai chi e benessere del cuore si è occupata una ricerca del Beth Israel Deaconess Medical Center di Boston che ha analizzato gli effetti del tai chi su pazienti con scompensi cardiaci. 100 pazienti, tutti con scompenso cardiaco, sono stati suddivisi in due gruppi: il primo è stato sottoposto a lezioni di tai-chi della durata di un’ora, due volte alla settimana per 3 mesi; l’altro gruppo ha seguito, invece, lezioni di educazione alla salute condotte sempre della durata di un’ora e ripetute due volte alla settimana per tre mesi. Alla fine dell’esperimento gli scienziati hanno scoperto che coloro che avevano praticato il tai-chi avevano potuto giovare di un grosso miglioramento della qualità della vita, dell’umore e della fiducia nelle proprie capacità di svolgere esercizi o attività fisica in generale. Innescando una reazione positiva, tutto ciò, si era tramutato in una maggiore propensione all’impegno e allo sforzo fisico, validi antidoti alla pigrizia, che può peggiorare le condizioni dei malati di scompensi cardiaci che necessitano, invece, di movimento, seppur controllato. La responsabile della ricerca Gloria Yeh  spiega, infatti, che “in passato i pazienti con scompenso sono sempre stati considerati troppo fragili per qualsiasi tipo di esercizio fisico: fino agli inizi degli anni ’90 la prescrizione di astenersi da qualsiasi attività era comune. In realtà oggi sappiamo che non è così e abbiamo deciso di mettere alla prova il tai-chi perché si tratta di un’attività “dolce”, un esercizio “meditativo” che non dovrebbe comportare sforzi eccessivi ma al contempo potrebbe essere vantaggioso per impedire la totale immobilità dei pazienti, che innesca un circolo vizioso peggiorando ulteriormente le capacità di movimento”. Un’ulteriore conferma della validità della “ricetta” antica che i popoli antichi ci hanno tramandato. Se i latini dicevano “mens sana in corpore sano”, i cinesi erano altrettanto consci della necessità di agire sulla totalità della persona, nella sua armonica fusione di corpo e spirito, per raggiungere un benessere completo.   Roberta Ragni

Tai Chi: dalla Cina un aiuto per chi soffre di insufficienza cardiaca cronica

Dalla Cina con furore: una delle arti marziali più antiche d’Oriente, il tai chi, accorre in aiuto di chi soffre di cuore. Ebbene sì, vi avevamo già parlato di come questa pratica che unisce meditazione e movimento potesse essere utile nella cura del diabete e della depressione, o nella prevenzione delle cadute nelle persone anziane. Ora una nuova ricerca condotta dall’Harvard Medical School e pubblicata su Archives of Internal Medicine, dimostra che il thai chi migliora la qualità della vita delle persone che soffrono di insufficienza cardiaca cronica. Lo studio, guidato dalla dottoressa Gloria Y. Yeh, è stato condotto su 100 soggetti affetti da questa patologia, esaminati dal 2005 al 2008 e suddivisi in due gruppi. Il primo ha svolto un’ora di Tai Chi due volte a settimana per tre mesi, mentre il secondo ha seguito solo una formazione teorica. Al termine dell’esperimento è emerso che i pazienti che avevano praticato l’arte marziale cinese rispondevano meglio alle terapie proposte e riuscivano a svolgere con maggiore sicurezza le attività quotidiane. A questo tipo di pazienti è solitamente vietato ogni genere di attività fisica; il thai chi invece, conclude la dottoressa Yeh, possiede una modalità multi-componente formativa mente-corpo che è sicura e ha buoni tassi di adesione, può fornire un valore aggiunto nel migliorare l’esercizio quotidiano, la qualità della vita, auto-efficacia e l’umore nei fragili, debilitati pazienti con insufficienza cardiaca sistolica. Questa malattia provoca infatti affaticamenti, nausee e gonfiori, tutti fattori che portano spesso alla depressione per l’impossibilità di vivere la quotidianità in maniera normale. Due ore di tai chi alla settimana, coadiuvate dalle giuste terapie e da uno stile di vita sano e regolare, possono però aiutare i pazienti a riconquistare la fiducia in se stessi, praticando una disciplina che non comporta rischi di stress o movimenti bruschi e improvvisi. 

Eleonora Cresci

Tai chi: un aiuto per gli anziani contro le cadute

In un periodo nel quale l’attenzione al benessere diventa un mito, i metodi e le tecniche di rilassamento e di cura del corpo si moltiplicano, colorandosi anche di un fascino esotico, l’interesse per il thai chi è destinato ad aumentare. Questa antichissima arte marziale cinese, sintesi tra meditazione in movimento e sistema di lotta, ha tuttavia i requisiti giusti per meritare tanta attenzione. E’ una disciplina completa, dagli effetti terapeutici provati anche scientificamente. Abbiamo già visto che diversi studi hanno dimostrato le proprietà benefiche di questa arte marziale nella cura del diabete e della depressione. Ora una nuova ricerca condotta dalle Società Geriatriche della Gran Bretagna e degli Stati Uniti dimostra che la pratica di questa arte marziale è straordinariamente efficace per la prevenzione delle cadute delle persone anziane. Lo studio è pubblicato sul Journal of the American Geriatrics Society. Attraverso i suoi movimenti lenti, dolci e consapevoli, uniti a tecniche di respirazione, il thai chi consente di raggiungere  l’armonia e il corretto equilibrio tra corpo e mente. La parola chiave è proprio equilibrio: è questo infatti a garantire anche la stabilità e la coordinazione dei movimenti evitando le cadute che, come ricorda Mary Tinetti, che ha partecipato alla ricerca “al pari delle malattie cardiocircolatorie, sono il principale problema di salute per gli anziani, ma con una corretta serie di esercizi possono essere ridotte del 55%”. Naturalmente la pratica di questa disciplina deve essere associata ad altri sistemi di prevenzione, quali l’assunzione di vitamina D, in grado di rinforzare le ossa, e l’abbandono del consumo di sonniferi ed antidepressivi che attenuano la prontezza di riflessi e riducono le capacità di coordinazione. Se il thai chi è stato riconosciuto un valido strumento terapeutico anche nella cura della depressione, si presenta allora come un valido alleato nel combattere gli stati  di calo dell’umore che spesso possono colpire gli anziani. Lo studio costituisce un’ulteriore prova della necessità di agire sulla totalità della persona, nella sua armonica fusione di corpo e spirito, per raggiungere un benessere completo.

Francesca Di Giorgio

 

Tai Chi, la cura per diabete e depressione

Una disciplina antica basata sul respiro che sta riscoprendo i consensi scientifici anche dal mondo accademico. Se due ricerche parallele sono una buona garanzia, la terza dà la certezza assoluta. Vi avevamo già detto che l’Università della Florida e la Chungnam National University avevano dimostrato che la pratica del tai Chi ha effetti benefici sul diabete, in quanto consente di abbassare la glicemia. Ebbene la terza conferma viene dai ricercatori australiani, dell’University of Queensland di Brisbane St Lucia. Nato come sistema di autodifesa, il Tai Chi si è trasformato nel corso dei secoli in una raffinata forma di esercizio per la salute ed il benessere. Attraverso questa arte si impara a tranquillizzare la mente, a muovere il corpo in modo rilassato e consapevole, a calmare il respiro. E gli effetti positivi si estendono a tutto l’organismo, fino a determinare, appunto, un abbassamento dei valori della glicemia, nelle persone affette da diabete mellito. I ricercatori hanno sottoposto alcuni pazienti a un programma terapeutico, della durata di tre mesi, incentrato sulla pratica del tai Chi. Al termine di questo periodo, il girovita dei partecipanti allo studio si era ridotto di circa il 4%, l’ipertensione era scesa del 9% ed il livello di glucosio del 6%. Risultati estremamente confortanti, dunque. Ma non è tutto. Scopo ultimo del tai Chi è stimolare il libero fluire dell’energia vitale, ristabilendo, in tal modo, armonia ed equilibrio tra corpo, mente e spirito. Non sono soltanto parole, non è la semplice enunciazione di una filosofia per attrarre pubblico. I ricercatori dell’University of Queensland hanno infatti rilevato che questa arte ha effetti molto positivi anche su coloro che soffrono di depressione: la pratica del tai Chi per tre mesi, infatti, portava ad una riduzione della percentuale di individui affetti da sindrome depressiva dal 60% al 20%. Dati significativi, dunque: vale sicuramente la pena di approfondire questo filone, soprattutto se tra le possibilità per alleviare patologie serie come diabete e depressione, rientra un esercizio fisico per di più molto leggero, che esclude quindi l’assunzione massiccia di farmaci.

Francesca Di Giorgio

Tai Chi: e l’arte marziale ti cura il diabete

Arriva dalla Cina un nuovo metodo per sconfiggere il diabete. O meglio: nuovo mica tanto, visto che si parla dell’arte marziale del Tai Chi, che di anni sul groppone ne ha un bel po’. E allora, cosa c’entra il tai Chi col diabete, in particolare quello di tipo 2? Ce lo dice uno studio condotto dai ricercatori dell’Università della Florida e della coreana Chungnam National University e pubblicato sul Journal of Alternative and Complementary Medicine. Nei casi di diabete di tipo 2, il Tai Chi, che consiste nell’eseguire una serie di movimenti lenti e circolari simili a una danza silenziosa, sarebbe in grado di far abbassare la glicemia. Lo studio è durato sei mesi e ha visto coinvolti diversi adulti coreani diabetici. A metà dei partecipanti è stato fatto praticare il Tai Chi per due giorni a settimana in una struttura specifica sotto la supervisione di un istruttore e per altri tre giorni di prove a casa propria, mentre l’altro gruppo non ha eseguito alcun esercizio. Al termine del programma, nei partecipanti che avevano fatto tai Chi si è riscontrata una notevole riduzione del livello glicemico a digiuno. In più, queste persone hanno imparato a gestire meglio la malattia e a vivere con più energia e vitalità. Le condizioni dell’altro gruppo, invece, sono rimaste invariate. Così, secondo i ricercatori, il Tai Chi dà gli stessi benefici degli esercizi aerobici sul controllo del diabete, ma “la differenza è che il Tai Chi è un tipo di esercizio a basso impatto, il che significa che è meno stressante per ossa, articolazioni e muscoli che non un’intensa attività fisica”.

Germana Carillo

ARTICOLI SUPEREVA   Le Posizioni Corrette per la Pratica del Tai Chi Chuan: l’ Allineamento Posturale (I)   Durante la pratica del Taiji Quan vogliamo che la nostra energia fluisca e si sviluppi in forza interna, un segno che pratichiamo correttamente . Per ottenere questo abbiamo bisogno che il nostro corpo assuma certe posizioni precise. Ecco i punti fondamentali su cui lavorare per ottenere una corretta postura 1) Piegare le ginocchia e flettere le articolazioni delle anche Questo è importante perché le gambe sono la base che sostiene il busto. Piegare le ginocchia e flettere le articolazioni delle anche può offrire una buona base. Se quando abbiamo ginocchia piegate e anche flesse sentiamo di essere seduti su di uno sgabello invisibile è più importante che le gambe sono stabili, allora siamo sulla buona strada. Con la pratica costante gradualmente si riesce a sentire il Qi e lo Jing affondare nei piedi e alla fine tornare su fino alle mani. 2) Mantenere l’arco inguinale arrotondato e sciolto. L’arco inguinale è dove le gambe si congiungono col corpo. Dovrebbe essere mantenuto tondo come un arco in modo da poter girare o spostare il peso facilmente. 3) Posizione delle natiche. E’ possibile commettere l’errore di tirare in dentro le natiche e il coccige durante la pratica del Taiji. Questo errore può causare dolori nella parte inferiore della schiena perché questa postura determina un carico eccessivo sulla parte bassa della schiena. Occorre lasciare che le natiche cadano normalmente nella loro posizione naturale. Il Qi può circolare solo se il corpo è interamente rilassato. Se deliberatamente tiriamo in dentro le natiche creiamo tensione e pressione che possono soltanto bloccare il flusso di Qi non aiutarlo. Se lasciamo le natiche nella loro posizione naturale la tensione scompare. Quando il Qi vuole salire su le natiche e il coccige saranno tirati in dentro automaticamente per aiutare il Qi ad arrivare fino in cima alla testa. Poi coccige e natiche torneranno nella loro posizione normale, e si muoveranno dentro e fuori tutto il tempo se si è rilassati e si mantiene la giusta postura. Nel Taiji Quan di stile Chen le natiche si trovano in quattro differenti posizioni. Generalmente sono nella loro posizione naturale. Quando il Qi sale su le natiche sono tirate in dentro. Quando si gira a destra la natica destra viene su leggermente mentre la sinistra va leggermente giù. Quando si gira a sinistra, la natica sinistra va su e la destra giù.

  Le Posizioni Corrette per la Pratica del Tai Chi Chuan: l’ Allineamento Posturale (II) Durante la pratica del Taiji Quan vogliamo che la nostra energia fluisca e si sviluppi in forza interna, un segno che pratichiamo correttamente . Per ottenere questo abbiamo bisogno che il nostro corpo assuma certe posizioni precise.   Ecco i punti fondamentali su cui lavorare per ottenere una corretta postura   4) Mantenere il busto dritto. Quando il busto è diritto l’energia può fluire facilmente dai piedi attraverso la colonna fino alle mani. Questo è benefico per la salute. Dal punto di vista marziale spinte pugni, calci ecc. sono molto più forti quando il busto è dritto. Un modo semplice per mantenere il busto diritto è allineare le spalle con le anche. Ogni volta che ci si muove occorre muovere spalle e anche insieme. Ovvero muovere il busto come un corpo unico. Quando si è in grado di muovere il busto come un’unità sarà facile usare la vita per muovere le braccia. Per fare questo il busto si deve sempre muovere prima per guidare le braccia. E non muovere le braccia da sole. 5) Tenere la testa come appesa ad un filo. Non inclinare la testa avanti o dietro quando si pratica il Taiji Quan, mantenere la testa diritta e immaginare un filo che tira dolcemente la testa verso l’alto dal centro. Tirare leggermente il mento in dentro aiuta la sospensione della testa. Tenere la testa sospesa aiuta a portare l’energia dal coccige o dai piedi fino alla cima della testa. Potremmo dire che senza un torso diritto e una testa dritta non ci potrebbe essere flusso di Qi o di Jing (forza interna). Dopo alcuni anni di pratica costante secondo questi principi, saremo in grado di capire dov’è la linea centrale. E quindi se si perde l’equilibrio si è in grado di riguadagnarlo rapidamente. E si può aggiustare il corpo a seconda della situazione. Flettere le articolazioni delle anche, piegare le ginocchia e tirare su la testa. Sono i tre più importanti requisiti per l’allineamento del corpo. Questo flettere ginocchia e anche aiuta la discesa del Qi fino ai piedi, sospendere la testa aiuta a portare il Qi dai piedi fino in cima alla testa.

Le Posizioni Corrette per la Pratica del Tai Chi Chuan: l’ Allineamento Posturale (III) Durante la pratica del Taiji Quan vogliamo che la nostra energia fluisca e si sviluppi in forza interna, un segno che pratichiamo correttamente . Per ottenere questo abbiamo bisogno che il nostro corpo assuma certe posizioni precise.   Prosegue l’analisi dei punti fondamentali su cui lavorare per ottenere una corretta postura:   6) Stirare la schiena. Significa tirare su l’ultima vertebra della colonna cosicché il torso possa allungarsi. Stirare la schiena aiuta a mantenere il corpo diritto. Inoltre aiuta a tirare dentro coccige e natiche al fine di favorire la risalita del Qi in cima alla testa. 7) Rilassare il petto. Una volta che il Qi ha raggiunto la cima della testa troverà da sé la strada per scendere, di solito attraverso la linea frontale centrale del torso. Occorre rilassare il torace e lasciar affondare le costole per offrire al Qi le condizioni ottimali per affondare. 8) Rilassare e lasciar cadere le spalle. Occorre sentire le articolazioni delle spalle come se stessero cadendo a terra. Non sollevare le spalle. Altrimenti l’energia salirà con esse, il corpo galleggerà nell’aria e si perderanno facilmente radici ed equilibrio. Inoltre lasciar cadere le spalle è la strada migliore per far sì che il torso e le braccia si comportino come un corpo unico. 9) Lasciar cadere i gomiti. Aiuta a lasciar cadere le spalle. 10) Sciogliere tutte le articolazioni. Tutti sanno che bisogna essere rilassati quando si pratica il Taiji Quan, ma non tutti sanno che occorre ugualmente sciogliere e stirare le articolazioni e i tendini. Quando tendiamo la testa verso l’alto e allo stesso tempo mandiamo il bacino verso il basso, allunghiamo la spina dorsale. Quando lasciamo cadere le spalle, i gomiti e i polsi, stiriamo le braccia. Quando pieghiamo le ginocchia e flettiamo le giunture delle anche, stiriamo le gambe. Stirando il corpo in questo modo favoriamo un buon flusso di Qi e un incremento della forza interna. Ma il più grande segreto è praticare l’equilibrio di Ying e Yang. (…)

  La Chiave per padroneggiare il Taiji Quan I Essere “song” è la chiave per padroneggiare il Taiji Quan   Essere “song” è la chiave per padroneggiare il Taiji Quan. E’ difficile tradurre il termine song che significa essere rilassato, non usare forza bruta, stirare e sciogliere tutti i muscoli, i tendini e le articolazioni. Possiamo dire se un praticante è song testandolo nel “Mani che spingono”. E’ relativamente semplice essere “song” praticando la forma, lo è molto meno contrastando un avversario nel “mani che spingono”.   Se si è realmente song, quando si è attaccati si è in grado di controllare facilmente l’attacco. Questo perché tutte le giunture sono sciolte e la forza interna è sempre presente là dove è la mente. Quando le braccia sono in contatto grazie al rilassamento si può (sentire), intuire il movimento successivo dell’avversario e neutralizzarlo contrattaccando allo stesso tempo. Occorre essere sciolti e morbidi per uscire fuori da situazioni difficili. Scioltezza e rilassamento rendono difficile all’avversario mantenere l’equilibrio. In molti casi basta sciogliere la vita e le anche per risolvere molte situazioni. Non è possibile raggiungere alti livelli nel Taiji senza essere song (pochi sanno che essere song produce un forte potere).   Occorre distinguere tra song e rilassamento. Song indica l’abilità di un praticante di raggiungere un livello più alto. Deve essere rilassato, vigile (capace di sentire il movimento successivo dell’avversario), flessibile (capace di seguire), agile (capace di muoversi rapidamente) forte (come ferro avvolto nel cotone) e sicuro (delle sue capacità). Song è il risultato di parecchie migliaia di ore di appropriato allenamento. Non deriva dall’immaginazione o dal sogno. Il rilassamento è la base del Song ed implica il rilassamento della mente e del corpo intero.

La Chiave per padroneggiare il Taiji Quan II Sciogliere ed allungare tutte le articolazioni del corpo per generare il “Peng Jing” (La “Forza Interna”)   La cosa più difficile dell’essere Song è sciogliere e allungare tutte le articolazioni del corpo. Per questo quando pratichiamo la forma dobbiamo sospendere la testa come fosse appesa ad un filo, affondare la vita per sciogliere e allungare le vertebre del collo e di tutta la colonna, lasciar cadere le spalle ed i gomiti per sciogliere e allungare le braccia, piegare le ginocchia e mantenerle sciolte (per sciogliere ed allungare le gambe). L’allungamento delle articolazioni produce il “Peng Jing” o potere interno. Il rilassamento parte dalla mente; il punto cruciale è sciogliere le articolazioni delle spalle e delle anche. Una volta che queste sono sciolte si è sulla buona strada per essere Song. E’ importante praticare la forma in posizioni basse e strettamente connessi in modo che ogni movimento si generi dalla vita con la cooperazione del Tan Tien. Se la vita non si muove le braccia non dovrebbero muoversi. Se l’interno (il Tan-Tien) non si muove, l’esterno (il corpo) non si dovrebbe muovere. Nella pratica occorre muovere vita e Tan-Tien prima che le braccia si muovano. Non bisogna sottovalutare l’allenamento con le posizioni basse. E’ duro per le gambe, ma scioglie le articolazioni delle anche molto prima delle posizioni alte e accorcia il tempo per diventare Song. Aumenta anche molto la forza interna. Al contrario di quanti pensano che nel Taiji Quan conti più la mente che la forza, la forza interna è assolutamente necessaria e può essere ottenuta sia praticando la forma sia il power training, sia il bastone lungo, il bastone corto, la palla Taiji, il Taiji Qi-Gong ecc.. L’esercizio del power training gioca un ruolo importante nell’aiutare a diventare song e dare forte energia interna. Almeno un terzo dell’allenamento dovrebbe essere dedicato al power training.

La Chiave per padroneggiare il Taiji Quan III La chiave di volta per divenire “song” è nell’articolazione delle anche       E’ importante sottolineare che la chiave di volta per divenire song è nell’articolazione delle anche. Ma Hong sostiene che quando le anche sono sciolte le altre articolazioni, a cominciare dalle spalle seguono facilmente. I classici dicono: la prima cosa è che ogni movimento dovrebbe partire dal busto e dalla vita e che per qualsiasi carenza la soluzione dovrebbe essere trovata nella vita e nelle gambe. Diventare song richiede tempo: all’incirca 10 anni praticando un’ora al giorno.   Nel “mani che spingono” è poi possibile testare i risultati del training. Qui emergono tutti i difetti come: usare forza bruta, senza peng jing (forma collassata) alzare spalle e gomiti ecc.. Dedicare almeno due ore a settimana al “mani che spingono”, è un lavoro molto importante per sciogliere le anche e diventare song. E questa è un’esperienza molto particolare ed eccitante. Da allora in poi ci si può muover verso i livelli più alti del training Taiji: il combattimento libero.

Analisi dei principi fondamentali del Tai chi e del qi gong I Tre sono gli aspetti fondamentali per la pratica dell’energia interna: Regolazione del corpo (Tiao shen), Regolare la respirazione (Tiao xi), Regolazione della mente (Tiao xin).   Praticare il Qi Gong e il Taiji Quan significa prendere conoscenza ed approfondire la nostra consapevolezza delle regole della natura che ci governano. Significa studiare il Qi, l’energia vitale che permea noi e tutto l’universo; significa praticare questa energia, svilupparla, raffinarla, scoprirne le modalità in cui si manifesta e i percorsi in cui fluisce e poterla impiegare per fini che possano essere molto diversi e vanno dal campo terapeutico al marziale allo “spirituale”.   Parlando brevemente del Qi Gong possiamo dire che si tratta di un argomento vastissimo suddiviso in categorie e sottocategorie.   Un primo aspetto riguarda il Qi Gong medico, attraverso la cui pratica si possono prevenire e curare malattie di vario genere.   L’origine degli esercizi terapeutici è il Qi Gong taoista. Questo perché la medicina tradizionale cinese e il pensiero taoista hanno la stessa origine. I principi fondamentali che stanno alla base della teoria medica cinese originano tutti dalla conoscenza taoista del mondo naturale.   Il Qi Gong taoista comprende pratiche che servono per studiare e conoscere il mondo naturale che comprende anche l’uomo e quindi si occupa sia della conoscenza dell’uomo sia di come l’uomo possa unirsi ed entrare in comunicazione con la natura. In particolare è stata approfondita la conoscenza della salute, ossia di quali sono le condizioni di salute e quelle di assenza di salute e si sono scoperte le leggi di funzionamento per esempio i famosi meridiani: percorsi scoperti attraverso le ricerche taoiste di Qi Gong; e si è visto che questi canali possono essere aperti o chiusi e si sono sviluppate tecniche terapeutiche adeguate a liberare i blocchi che impediscono il fluire dell’energia.   Un altro aspetto del Qi Gong riguarda quello che si è sviluppato nelle arti marziali. Oggetto di studio dell’aspetto marziale è come usare l’energia per difendersi o per attaccare un avversario. Anche nella categoria delle arti marziali ci sono un’infinità di scuole che hanno sviluppato pratiche particolari.   Tre sono gli aspetti fondamentali per la pratica dell’energia interna:   1.         Regolazione del corpo (Tiao shen) (ovvero) – mettere a punto il corpo ovvero mettere il fisico in condizioni ottimali per la pratica.   2.         Regolare la respirazione (Tiao xi) – chi vuole praticare Qi Gong seriamente deve per forza gestire la regolazione della respirazione. Regolare la respirazione serve ad entrare nella condizione giusta di pratica.   3.         Regolazione della mente (Tiao xin) – la terza regolazione è la regolazione della mente ovvero del cuore. La regolazione del corpo e della respirazione sono fondamentali, ma senza la regolazione del cuore e della mente le prime due non sono sufficienti. Dalla regolazione della mente dipende l’esito effettivo della pratica (del Qi Gong) energetica interna. Quindi in realtà è forse l’aspetto più importante delle regolazioni. Regolare il cuore significa regolare la propria attività mentale, il pensiero e la propria volontà, la propria attività mentale in senso lato.

Analisi dei principi fondamentali del Tai chi e del qi gong II Regolare il corpo significa entrare in una condizione propria, naturale. E’ la condizione che dà più benessere possibile da un punto di vista fisico.       LA REGOLAZIONE DEL CORPO Regolare il corpo è un concetto del Qi Gong che è quasi agli antipodi rispetto al concetto occidentale di regolare il corpo, cioè non è una attività ginnica come nuoto o palestra per migliorare la condizione fisica. C’è chi considera il Qi Gong e il Taiji Quan una specie di ginnastica cinese ma non è così. I principi di funzionamento delle attività sportive occidentali sono basati sul mettere in attività gli aspetti fisici muscolari in particolare e consistono nello sviluppare la forza e nel migliorare la potenza, la velocità e far sì che il cuore arrivi ad un certo numero di battiti ed è un’attività in genere faticosa nel senso fisico del termine. Fare questo tipo di attività fisica non presenta particolari problemi finché si è giovani, ma ad un’età avanzata o in caso di patologia non sempre è adeguata oppure non dà i risultati voluti perché è un’attività di sforzo, presuppone il superamento dei limiti fisici della persona. In realtà molta dell’attività ginnica sportiva occidentale non si può applicare a persone malate o in età avanzata.   Il Qi Gong classifica queste attività sportive come fondamentalmente innaturali che vanno oltre le capacità proprie della persona.   Invece Qi Gong e Taiji Quan sono classificati come naturali.   Regolare il corpo significa entrare in una condizione propria, naturale. E’ la condizione che dà più benessere possibile da un punto di vista fisico. Per entrare in questa condizione bisogna passare attraverso un rilassamento fisico e quindi la differenza fondamentale tra il Qi Gong e il Taiji Quan e le nostre attività sportive è che all’inizio della pratica non bisogna fare esercizi di riscaldamento, non c’è questo aspetto di attivazione del nostro fisico. Nella nostra vita quotidiana siamo sottoposti a grandi affaticamenti psichici e la maggior parte delle persone è sottoposta a stress di tipo psichico e anche di tipo fisico, perché la tensione si estende facilmente al corpo. Questi due tipi di tensione inducono nel nostro corpo una circolazione scorretta e caotica dell’energia e, se questo tipo disordinato di moto energetico si protrae nel tempo si avrà come conseguenza lo sviluppo di qualche forma patologica. Vari tipi di malattie sono originate da problemi di disordine nel moto energetico della persona. La circolazione energetica in una persona normale e sana è regolare con dei moti che seguono leggi ben precise e regole sia spaziali che temporali in momenti diversi l’energia circola con modalità diverse nelle varie parti del corpo.   Quindi praticare il Qi Gong e il Taiji Quan significa anche prendere conoscenza ed approfondire la consapevolezza delle regole naturali cui siamo sottoposti. Sfruttando queste conoscenze si può riuscire a curarsi e a regolare il proprio fisico. Quindi la prima cosa da tenere presente durante la pratica è la regolazione del corpo (Tiao shen).   Esistono molti metodi pratici di regolazione. La regolazione del corpo si basa innanzitutto sul rilassamento completo del corpo ovvero rilassare il corpo dalla testa alla punta dei piedi, un rilassamento assoluto di ogni cellula del proprio corpo compresi gli organi interni. E’ un tema molto importante e molto profondo ed esistono varie tecniche per raggiungere lo scopo.   1. Rilassamento dall’alto verso il basso: SHANG XIA FANG SONG FA. E’ un primo tipo di rilassamento. Evidentemente è un metodo che prevede una operazione di rilassamento che inizia dal capo e scende sino ai piedi. Per esempio ci si puo’ immaginare pieni di un liquido, di acqua, e lentamente fare scendere questo liquido nel vostro corpo e mano a mano che scende si compie un rilassamento. Questo tipo di rilassamento è molto indicato nelle persone ipertese o che soffrono di pressione alta o nelle persone nervose, emotivamente sempre stressate e agitate. Quando si vuole praticare il Qi Gong, all’inizio si puo’ usare questo tipo di rilassamento e ripeterlo più volte fino a raggiungere un certo grado di rilassamento. E’ la ripetizione della pratica di rilassamento che porta ad un rilassamento, quindi se si è deciso di praticare, prima occorre rilassarsi e ripetere una operazione di rilassamento sino a che si raggiunge il rilassamento completo del corpo.   2. Rilassamento dal basso verso l’alto: CONG XIA WANG SHANG FAN SONG FA. Questo è un metodo di rilassamento che inizia dalla pianta dei piedi e risale fino alla testa. Si adegua alle esigenze di chi ha la pressione bassa o di chi soffre di anemia; sarà un rilassamento che inizia dalla pianta dei piedi e man mano risale fino al capo. Per esempio un sistema che si può usare in questo caso è quello di mettersi sdraiati con i piedi in posizione sollevata; alzare i piedi con un cuscino e tenere la testa più in basso dei piedi. E’ un metodo che si addice anche alle persone che soffrono di difficoltà circolatorie agli arti inferiori; se si hanno questi problemi si può provare ad usare questo sistema di rilassamento dal basso verso l’alto. Altri casi in cui è indicato è il prolasso degli organi: dello stomaco, dell’utero, dell’ano, del rene.   3. Rilassamento dalla parte anteriore alla parte posteriore del corpo: QIAN HOU FAN SONG FA. Ci sono persone che durante i propri tentativi di rilassamento trovano difficoltà a rilassare la parte posteriore del corpo: possono usare questo sistema iniziando frontalmente e rilassando il corpo fino ad arrivare posteriormente. Chi soffre di mal di schiena, di lombalgia, dorsalgia o sciatalgia: fa fatica a rilassare queste parti posteriori; può provare ad operare un rilassamento prima nelle parti più semplici da rilassare, quindi frontalmente, e poi spingere il rilassamento fino a dove avverte dolore. Ci sono altre persone che al contrario hanno delle parti difficili da rilassare frontalmente: ad esempio senso di schiacciamento al petto, pancia gonfia, sensazioni di pienezza fastidiosa al costato e ai fianchi, tutte zone che non si rilassano facilmente: potrebbero tentare di rilassarsi al contrario, da dietro verso davanti, invertire quindi il senso.   4. Rilassamento da sinistra verso destra: ZUO YOU FAN SONG FA. Ci sono persone che si rendono conto che hanno una metà del corpo che non riescono a rilassare: esse possono provare a fare un rilassamento laterale per esempio da destra verso sinistra. Se non si riesce a rilassare la destra si può partire dalla parte sinistra e spingere il rilassamento verso destra. Questo rilassamento ha lo scopo di rilassare in maniera omogenea tutto il corpo, quindi si può usare la capacità di percezione nella differenza di rilassamento tra le due parti del corpo. Si può usare questo sistema per cercare di rilassare quella metà del corpo che si fa fatica a rilassare.   5. Rilassamento dall’interno verso l’esterno: NEI WAI FAN SONG FA. Si può pensare a questo metodo se i precedenti non soddisfano, rilassando dall’interno del corpo verso l’esterno. Le persone che sono molto tese, molto nervose, molto emotive, possono pensare ad un rilassamento che inizia al centro del cervello, da un’area centrale nella testa; si incomincia a rilassare questa zona centrale e si espande il moto di rilassamento verso l’esterno. Per effettuare bene questo tipo di rilassamento è meglio cercare un luogo appropriato, che dia una sensazione di benessere, di piacere: se è un luogo naturale, positivo, è meglio. Questo è un rilassamento di ingrandimento, nel senso che inizia da un punto piccolo e si espande buttando all’esterno la condizione di non rilassamento. Pensiamo alle persone che hanno problemi emotivi considerevoli, sono depresse o troppo tese e stressate: queste persone più pensano, più cercano di rilassarsi, più la testa va in agitazione. Quindi questo è un metodo che può essere utile nell’eliminazione di queste tensioni, perché si catturano queste tensioni dall’interno e si buttano fuori. E’ un metodo per le persone molto introverse, depresse, che parlano poco e si tengono tutti i motivi di ansia e le arrabbiature dentro. Questo è un sistema per chi comprime all’interno i problemi, per aiutarlo a tirare fuori tutto quello che è stato compresso dentro. Un altro tipo di rilassamento è per così dire il contrario di questo, va dall’esterno verso l’interno, anche se non è esattamente alla rovescia.   6. Rilassamento dall’esterno verso l’interno: WAI NEI FAN SONG FA. Il metodo precedente, dall’interno verso l’esterno, si adegua a chi ha troppi pensieri per la testa e li deve buttar fuori. Al contrario il sistema che va dall’esterno verso l’interno si adatta alle persone che sono deboli, stanche, che sono in vuoto di qi, di energia e di sangue. E’ importante scegliere un ambiente il più possibile naturale e piacevole, ed in questo metodo è ancora più importante perché si devono prendere degli aspetti piacevoli dall’ambiente in cui ci si trova, e portarli dentro. Questo sistema presuppone il trucco di andare in un ambiente piacevole, o trovare qualcosa in un ambiente esterno che sia sereno, rilassante e piacevole e portarlo dentro. Ad esempio, se si ha un vaso di fiori in casa, con i fiori che stanno sbocciando, lo si mette davanti, lo si osserva e da questa osservazione può nascere un senso di felicita’. Il fiore che sta per sbocciare dà una grande gioia, è di una delicatezza estrema, e si può portare questa gioia, questa delicatezza del fiore, all’interno. Un fiore che sta per sbocciare è un fiore giovane, con energia fresca. Si realizza una sorta di trasformazione, di ricarica che parte dall’esterno, entra, all’interno cresce e si espande e butta fuori quello che c’è da buttar via. Se si è tesi e nervosi si può immaginare di andare al mare: vedere un mare calmo, aiuta a placare un moto energetico disordinato e caotico. Oppure si può pensare ad una montagna: osservarne la maestosità e l’immensita’ e portarla all’interno del proprio cuore rendendolo calmo e stabile. E’ un sistema per far compenetrare una parte dell’ambiente esterno con noi stessi, è uno scambio.   Il rilassamento è quindi il principio basilare e il punto di partenza imprescindibile per la pratica del Qi Gong e del Taiji Quan.   A qualsiasi livello non si sottolineerà mai abbastanza l’importanza del rilassamento, soprattutto per i praticanti di stile chen che a differenza degli altri praticanti di taiji pongono spesso più attenzione all’emissione di energia (Fa-jing) il cui presupposto fondamentale è però proprio il rilassamento. Chen Zhao-Kui dava molta importanza al rilassamento che deve essere totale. Solo il rilassamento ci permette di scaricare l’energia in modo così potente e rapido da non permettere reazione.   L’esercizio del Taiji Quan tira fuori le potenzialità nascoste del corpo umano in modo naturale. Durante la pratica la mente deve essere completamente controllata e governare muscoli, tendini, ossa e organi interni in modo che possano lavorare insieme sinergicamente e si possa essere rapidi e leggeri nel movimento. La pratica rende la mente capace di guidare il corpo ad esprimere le sue potenzialità nascoste. Mente e corpo devono agire insieme come un’unità. In uno scontro la mente deve convogliare tutta la forza del corpo nel punto di contatto e perché questo avvenga il corpo deve essere rilassato e sciolto. Come una molla.   Vediamo i punti essenziali di questo rilassamento da un punto di vista più specifico per il Taiji Quan (di stile CHEN).   < strong>1. E’ la mente che deve essere rilassata per prima. Prima la mente e poi il corpo. Se rilassiamo la mente anche il corpo si rilasserà. Nel Taiji Quan quando una parte del corpo si muove, tutto il corpo si muove e quando una parte è ferma tutto il corpo è fermo. Il movimento e l’immobilità sono sotto il controllo della mente. Ecco perché quando pratichiamo dobbiamo essere calmi, rilassati e perfettamente concentrati. Solo allora possiamo sviluppare un’alta sensibilità. Il primo passo è quindi porre la mente in uno stato rilassato e tranquillo. Perché serva al nostro scopo.< em>2. Se la mente è tranquilla e rilassata, l’attenzione sarà in grado di rilassare e sciogliere gli organi interni, i muscoli, i tendini e le articolazioni. I classici del Taiji Quan affermano: “La nostra pelle deve essere sensibile e tutte le articolazioni devono essere sciolte. Chen Zhao-Kui affermava: “Dovremmo allungare il corpo partendo da punti opposti”.. “Se una parte del corpo va in su l’altra deve andare in giù”. O “se si scarica energia a destra occorre rilassare e affondare la parte sinistra del corpo”. Il principio indicato è: sciogliere e allungare tutte le articolazioni del corpo.   3. Quando pratichiamo, eccetto per la sommità del capo che deve essere tirata verso l’alto tutte le parti del corpo devono essere sciolte e affondate. Per quanto riguarda le braccia occorre sciogliere e rilassare le spalle affondare i gomiti e piegare i polsi. Per le gambe dobbiamo rilassare ed aprire le anche, flettere le ginocchia, e le caviglie; per il tronco occorre rilassare la gabbia toracica e rilassare e affondare la regione lombare della colonna vertebrale. Tutto ciò perché le giunture possano essere sciolte e rilassate e il peso del corpo e il Qi possano affondare e di conseguenza la parte inferiore del corpo possa essere solida e ben radicata e la parte superiore libera e leggera.   4. Il rilassamento deve essere “vivo” . Questo si deve verificare principalmente nelle giunture e poi nei movimenti flessibili a spirale degli arti generati dalla vita e dal Tantien: il Chan-Su-Jing. La chiave per ottenere ciò è che attraverso la pratica della forma, specialmente il Chan Su- Jing. Sciogliamo le articolazioni e i tendini e aumentiamo la flessibilità dei muscoli.   I classici dicono: quando ci muoviamo tutto il corpo deve essere leggero e agile. Dobbiamo esercitarci in questo modo cosicché tutte le nostre giunture siano sciolte e possano rapidamente mobilizzare la forza dell’intero corpo nel punto di contatto con l’avversario.

Analisi dei Principi fondamentali del Taiji Quan e del Qi Gong III Riprendiamo il tema dell’importanza del rilassamento nella pratica del Tai Chi Chuan e del Qi Gong: I classici dicono: “quando ci muoviamo tutto il corpo deve essere leggero e agile. Dobbiamo esercitarci in questo modo cosicché tutte le nostre giunture siano sciolte e possano rapidamente mobilizzare la forza dell’intero corpo nel punto di contatto con l’avversario”.       Le giunture più importanti da sciogliere sono quattro: le spalle e le anche. Chen Zhao-Kui diceva: dobbiamo rilassare attentamente il torace ). Se è rigido si riempirà di Qi e non potrà coordinare i movimenti del corpo. Allora saremo facilmente battuti. Inoltre la cosa più importante è condurre tutti i movimenti dalla vita e dal torace. La chiave per mantenere il petto rilassato è sciogliere le spalle e la chiave per mantenere la vita rilassata è sciogliere le articolazioni delle anche. Quando si fa pratica Tui-Shou (“Mani che spingono”) la cosa più importante è controllare le spalle dell’avversario. Se per lui è difficile girare, resisterà e sarà sotto il nostro controllo. La possibilità di girare le spalle dovrebbe essere effettuata dal busto e dalla vita che devono girare insieme come un’unità e tutte queste parti: spalle, busto e vita devono essere rilassate e sciolte. Quando insegnava Tui-Shou diceva: la cosa peggiore che potete fare è che quando l’avversario spinge voi alzate le spalle e il busto e la vita diventano un pezzo di legno. Questa è la fine. Così quando parliamo di rilassamento intendiamo sciogliere le articolazioni delle spalle e delle anche, e che il rilassamento del busto dipende dalla scioltezza delle articolazioni delle spalle, e il rilassamento della vita dalla scioltezza delle anche. Se siamo in grado di fare questo il rilassamento per noi non ha più segreti. Come esercitarsi per essere rilassati. I principianti non possono evitare di essere rigidi. Questo è normale quando si comincia ad imparare il Taiji Quan, non si ha familiarità con i movimenti e ci si irrigidisce. Quando gli studenti hanno imparato l’intera forma allora occorre cominciare a lavorare sul rilassamento sottolineandone l’importanza e utilizzando vari metodi: 1) Il rilassamento si dovrebbe basare su un corpo diritto ed esteso. Altrimenti la forma collasserebbe a causa dell’oscillare delle spalle o l’iperestensione delle ginocchia. 2) Il Taiji Quan di stile Chen è caratterizzato da un andamento misto lento e veloce. Ma i principianti non essendo completamente rilassati devono praticare la forma lentamente. Attraverso la lentezza possono sentire le parti del corpo che non sono rilassate e possono avere una migliore comprensione del rilassamento. 3) Tutti i movimenti del Taiji sono a spirale e circolari. Occorre cercare di essere rilassati mentre si eseguono i movimenti a spirale. E’ difficile essere rilassati se ci si muove per linee dritte. 4) Cominciamo con lo sciogliere per prime le articolazioni più importanti. Poi possiamo combinare la scioltezza delle spalle con quella dei gomiti e della vita ed essere in grado di sentire come le articolazioni si muovono una dopo l’altra come il movimento di un verme che muove il suo corpo sezione per sezione. 5) Il Taiji Quan richiede che tutte le parti del corpo siano affondate. Questo comporta un pesante carico per le gambe che devono essere solide e forti per dare un valido sostegno alla parte superiore del corpo. Le posizioni basse aiutano il rafforzamento delle gambe. Solo quando le gambe sono forti si può ottenere un buon rilassamento della parte superiore del corpo. Perciò è bene praticare posizioni basse per allenare e rafforzare le gambe in modo da poter rilassare la parte superiore del corpo. 6) Attraverso “Mani che spingono” possiamo imparare come prendere la forza dell’avversario. Se vogliamo usare la sua forza non dobbiamo resistere ma assecondare. Chi non vuole perdere è sempre teso e rigido e perciò fa resistenza. Se non si ha paura di perdere si può essere rilassati. Perciò quando si fa “mani che spingono” si deve essere pronti a perdere e non si deve cercare di evitare di perdere. Se non ci spaventa perdere il beneficio è enorme. Non si deve temere di lasciar venire avanti l’avversario quando spinge. Dobbiamo lasciarlo spingere tanto quando vuole e soltanto rilassarci e lentamente sviluppare la capacità di contenere e assorbire al forza che avanza.

Analisi dei Principi del Taiji Quan IV Il Taiji Quan e’ un’arte marziale la cui filosofia e’ basata sulla teoria dello Yin e dello Yang e dell’ Yi Ching   Il Taiji Quan è un’arte marziale la cui filosofia è basata sulla teoria dello Yin e dello Yang e dell’Yi-Ching. E spesso ci si riferisce a questo aspetto del Taiji Quan come “morbido e duro insieme”. Un’arte marziale che enfatizzi solo il morbido e il rilassato non può essere Taiji Quan. Il rilassamento è solo una parte del training di base, del Taiji Quan. Il proposito è quello di sviluppare una forza che sia morbida e dura, leggera e pesante attraverso il rilassamento e altri metodi. La forza del Taiji, è la forza dell’intero corpo  e non può essere ottenuta solo con il rilassamento. La forza del Taiji si ottiene attraverso la pratica diligente della forma, mani che spingono, la pratica di singoli movimenti e altri programmi di training. Tutti questi training non contrastano col rilassamento ma gli sono complementari. Alcuni non praticano il training della forza per paura di ostacolare il rilassamento. Il timore è infondato. Alcuni pensano che i praticanti di Taiji non dovrebbero usare pesi e usare la forza. Questo non è vero. Prima di imparare il Taiji Quan il corpo è rigido e la forza non è flessibile. Dopo aver imparato il Taiji Quan si è molto rilassati, il Qi circola e si è liberi dalla rigidità ma si mantiene la forza. La forza rigida di solito proviene dalle spalle e non è controllata dalla vita. In termini economici la forza rigida è il nostro capitale e il rilassamento è il metodo che usiamo per fare affari. Se sappiamo come fare affari con un piccolo capitale possiamo fare grossi affari. Se non lo sappiamo anche con un gran capitale non riusciamo a fare affari. Perciò, una volta imparato a fare Taiji correttamente non c’è niente che non si possa fare, sia esso sollevamento pesi, lotta o corsa. Mr. Dong Ying-Jie paragona il power training al capitale necessario per fare affari e il rilassamento alla conoscenza necessaria per avere successo. La forza del Taiji è come la forza di un trampolino, una miscela di morbido e duro. I classici del Taiji dicono: lascia che l’avversario venga avanti e colpiscilo non appena perde il suo equilibrio. Se volete lasciare l’avversario venire avanti dovete in primo luogo essere rilassati. Per colpirlo è necessaria una grossa forza elastica basata sul rilassamento. Occorre sviluppare una grande forza interna e allo stesso tempo il rilassamento. Combinando i due si può ottenere una grande forza elastica che è la vera essenza del Taiji Quan. Perciò rilassamento e power training non sono incompatibili ma complementari. La chiave è che bisogna essere prima rilassati e poi su questa base sviluppare la forza. La concezione che il power training possa danneggiare il rilassamento è priva di fondamento.

I 10 PRINCIPI ESSENZIALI DEL  TAI CHI CHUAN   Benché la forma (xing) sia il meno importante dei tre elementi fondamentali del Tai Chi Chuan, (rammentiamo che gli altri sono l’energia, chi, e lo Spirito, shen), essa e il primo elemento da affrontare per il principiante. Potete avventurarvi fruttuosamente negli elementi dell’energia e dello Spirito solo quando sapete eseguire in modo appropriato la forma del Tai Chi Chuan. Ecco perché ‘i dieci fattori essenziali del Tai Chi Chuan’ di Yang Deng Fu, che tributano grande attenzione all’addestramento alla forma, sono probabilmente i più utili per gli studenti nello stadio iniziale, indipendentemente da quando hanno cominciato a praticare il Tai Chi Chuan. Yan  Deng Fu è il  maestro che trasformò il vigoroso Tai Chi Chuan dello stile Chen nel delicato e aggraziato stile Yang ampiamente praticato al giorno d oggi. Esaminiamo i dieci fattori essenziali del Tai Chi Chuan così come egli li descrisse.     1. Lo Shen sale alla sommità: Per far salire alla sommità del capo lo shen, o Spirito, devi tenere la testa dritta. Non impiegare la forza; anche se così facendo il capo è verticale, il sangue e il chi non circolano liberamente. Se pur vi è la volontà di far salire alla sommità lo shen, forzando esso non sale e mancherà di lucidità mentale.   2. Abbassa il petto, solleva la schiena: Abbassare il petto significa ti- rarlo in dentro per facilitare la discesa del chi nel dan tian (il campo dell’ energia addominale che si trova sette centimetri sotto l’ombelico): Non espandere il petto, altrimenti il chi vi accorrerà e ne ricaverai ‘la parte superiore pesante, la parte inferiore leggera’, e i talloni ‘galleggeranno’. Sollevare la schiena significa farvi aderire il chi: Se abbassi il petto, solleverai automaticamente la schiena. Se riesci a sollevare la schiena, consentirai alla forza interna di entrare in gioco dalla schiena, e avrai la possibilità di risultare vittorioso in combattimento.   3. Rilassare la vita: La vita è la parte predominante del busto. Rilassare la vita permette ai piedi di avere forza in modo che la postura sia stabile. Le variazioni e le trasformazioni da ‘apparente a ’solido’ Si attuano a partire dalla vita. Così si dice: “Il centro di comando dell’esistenza nasce dalla vita”. Coloro che non hanno potenza in combattimento, possono ricercarne la causa nella vita.   4. Distingui tra ‘apparente’ e ’solido’: Distinguere tra ‘apparente’ e ’solido’ è il principio fondamentale del Tai Chi Chuan. Se tutto il peso corporeo è sostenuto dalla gamba destra, essa è ’solida’ mentre la gamba sinistra è ‘apparente’; se tutto il peso corporeo e sostenuto dalla gamba sinistra, essa è ’solida’, mentre la gamba destra è ‘apparente’. Quando ‘apparente’ e ’soiido’ sono ben distinti i movimenti sono agili, quasi spontanei; viceversa, i movimenti delle gambe diventano pesanti, la postura instabile ed è facile che l’avversario ne approfitti   5. Abbassa le spalle, fai scendere i gomiti: Abbassare le spalle significa rilassarle e farle automaticamente scendere. Nel caso contrario, il chi risale e tutto il corpo manca di forza. Far scendere i gomiti significa rilassarli entrambi e farli automaticamente scendere. Sollevarli rende impossibile abbassare le spalle. Il flusso del chi, non sarà dunque di vasta portata; è una debolezza paragonabile a quella del Kungfu esterno noto come: ‘forza discontinua’.   6. Impiega la volontà, non la forza: La filosofia del Tal Chi Chuan afferma: “Tutto sta in questo: impiega la volontà, non la forza”. Durante la pratica del Tai Chi Chuan tutto il corpo sia rilassato; non vi sia il minimo ristagno di tensione nel muscoli, nelle ossa e nella circolazione del sangue, che provocherebbe un’autolimitazione. Quando sarai completamente rilassato, diverrai spontaneamente agile e versatile nei movimenti circolari. Alcuni si domanderanno come sia possibile sviluppare la forza senza l’impiego della forza fisica. Ciò avviene perché il corpo possiede i meridiani, così come la terra è attraversata da canali sotterranei. Se i canali non sono ostruiti, l’acqua scorre naturalmente. Allo stesso modo, se i meridiani non sono ostacolati, il chi scorre armoniosamente. Se tutto il corpo è compresso dalla forza, il chi e la circolazione del sangue sono ostacolati e i movimenti diventano goffi. Il corpo si muove anche se tiri un capello. (Ciò significa che poiché tutte le parti del corpo sono collegate dai meridiani, ogni parte influenza tutte le altre). Se invece di impiegare la forza, usi la volonta, il chi si porterà dove lo dirigerai. Ecco perché bisogna che ogni giorno il chi e il sangue circolino senza ristagno per  tutto il corpo, senza interruzione. Con un lungo allenamento svilupperai la vera forza interiore. Così si dice nella filosofia del Tai Chi Chuan: “Sii estremamente morbido e delicato, e sarai estremamente duro e vigoroso”. Il braccio di un esperto di Tai Chi Chuan è come ferro ricoperto da bambagia, estremamente potente e stabile. Chi si è addestrato all’arte marziale esterna è potente quando impiega la forza, leggero e galleggiante quando non la usa. Ciò dimostra che la sua forza è esterna e galleggia in superficie. L’impiego della forza senza la volontà crea instabilità, e l’arte non è completa.   7. Coordinare la parte superiore con la parte inferiore: Cosa significhi coordinare la parte superiore con la parte inferiore è detto nella filosofia del Tai Chi Chuan: “Ha le radici nei piedi, si attua nelle gambe, è controllato dalla vita, si manifesta nelle mani e nelle dita”. Dai piedi alle gambe, fino alla vita, l’azione si completa in un ‘eh’ (un termine del Kungfu che significa ‘continuamente e spontaneamente senza alcuna interruzione per la durata di un lungo respiro). I movimenti delle mani, i movimenti della vita, i movimenti delle gambe, il movimento dell’ occhio vigile, sono unificati in un unico movimento; di esso solo si può dire che la parte superiore e la parte inferiore siano coordinate; se manca anche solo un movimento, se c’è anche una sola interruzione, il movimento unificato risulta disordinato.   8. Unità dell’interno con l’esterno: L’allenamento del Tai Chi Chuan avviene nella mente; perciò si dice: “la mente è il maestro, il corpo è il veicolo”. Quando la mente è allenata, tutti i movimenti e le azioni diventano automaticamente  leggeri e agili. Le forme del Tai Chi Chuan non sono altro che il muoversi dell’ ‘apparente’ e del ’solido’, sono apertura e chiusura. Per apertura non si intende solo l’estensione delle mani e delle gambe, ma anche della mente e della volontà; per chiusura si intende non solo il riunire le mani e le gambe, ma anche il ritrarre la mente e la volontà (intendendo il raccoglimento). Se l’interno e l’esterno si uniscono in un chi (o corpo di energia), non c’è separatezza nel cosmo.   9. Continuità senza interruzioni: Nelle arti marziali esterne, la potenza deriva da una tensione postnatale (o artificiale, contrapposta a quella naturale); c’è quindi un inizio e un completamento, continuità e interruzione. Il momento in cui la vecchia forza si è esaurita e la nuova forza non è ancora comparsa è quello che l’avversario sfrutterà più facilmente. Nel Tai Chi Chuan si impiega la volontà, non la forza; ininterrottamente dall’inizio alla fine, ricominciando daccapo al termine di ogni ciclo, circolando incessantemente. Il trattato originale sostiene che essa somiglia alle onde incessanti del Fiume Lungo (Yangtze Kiang, il fiume più lungo della Cina). L’applicazione della forza nel Tai Chi Chuan è descritta anche come la tessitura della seta (lunga e ininterrotta), che esprime accumulazione e continuità nel tempo di un chi (ciò significa che la forza interna viene continuamente incanalata, regolata dal ritmo del respiro).   10. Ricercare il riposo nel movimento: Le arti marziali esterne raccomandano di correre e saltare il più rapidamente possibile; si impiega perciò molta forza, e dopo l’addestramento i praticanti sono senza fiato. Nel Tai Chi Chuan è la calma a dirigere i movimenti. Il praticante di Tai Chi Chuan si muove come se fosse in stato di quiete. Perciò, quando si effettua il Tai Chi Chuan, il movimento deve essere il più lento possibile; il respiro diviene allora lungo e profondo, il chi scende nel dan tian (campo di energia addominale), e automaticamente non c’è alcun arresto dovuto a un ristagno del sangue o a un aumento del flusso del chi. Gli studenti dovrebbero stare molto attenti a tali consigli e sperimentarne gli effetti; allora apprezzeranno lo scopo del Tai Chi Chuan. Sono considerazioni preziose non solo per gli studenti, ma anche per i praticanti esperti. Appare ovvio dai consigli di tutti e tre i grandi maestri citati che lo scopo primario del Tai Chi Chuan è efficienza in combattimento (benché Wu Yu Xiang concluda la serie di consigli dicendo che il Tai Chi Chuan si pratica allo scopo di “ottenere salute, vitalità e longevità”). Tutti gli elementi sottolineati nei loro consigli si propongono di migliorare l’abilità in combattimento del praticante di Tai Chi Chuan: per esempio la differenza tra ‘apparente’ e ’solido’, l’accumulo del chi nell’addome, la salita dello shen, o spirito, al capo, intendono offrire al praticante padronanza di sé, forza interna e lucidità mentale affmché possa combattere al meglio. Le qualità che derivano dalla pratica del Tai Chi Chuan come arte marziale sono utili anche nella vita quotidiana. Se però gli studenti o gli istruttori adottano, nella pratica o nell’insegnamento del Tai Chi Chuan, il modo di pensare secondo cui il Tai Chi Chuan si effettua solo per la salute e mai per il combattimento, trascureranno probabilmente quei metodi di allenamento volti allo sviluppo di tali qualità, con la convinzione che non siano pertinenti al loro scopo; ecco perché non acquisiranno le qualità che stimolano la salute, la vitalità e la longevità. Molti studenti eccedono nel secondo dei fattori descritti da Yang Deng Fu, ‘abbassa il petto, solleva la schiena’, col risultato di chiudere il petto al punto di incidere sul respiro, e incurvare la schiena. ‘Abbassare il petto e sollevare la schiena’ dovrebbe far scendere il chi nel campo energetico dell’ addome e non stringere in una morsa il cuore o soffocare i polmoni! Commentando tale considerazione, il maestro contemporaneo Cheng Man Ching ha detto: “Abbassare il petto significa non espanderlo e non incavarlo. Dovrebbe essere rilassato. È questo soltanto il metodo corretto”.

Il Taiji Quan, l’Arte del Guerriero I ” Un buon mercante nasconde i suoi tesori e fa come se non avesse nulla”, “Il buon artigiano non lascia tracce”. Ed ancora: “Chi è abile nella difesa si nasconde nelle più impenetrabili profondità della terra, chi é abile nell’offesa manovra nelle più elevate altitudini del cielo. Così protegge se stesso e ottiene la completa vittoria” ( Sun Tzu – L’Arte della Guerra – Ubaldini Editore).   IL TAIJI QUAN: L’arte del Guerriero di Flavio Daniele prima parte Nonostante il Taiji Quan, antica arte marziale cinese, sia ormai presente nel nostro paese da moltissimi anni e conti innumerevoli praticanti, nella realtà dei fatti sono pochi quelli che hanno una visione chiara e completa delle sue enormi potenzialità sia come pratica marziale, sia come disciplina di sviluppo interiore delle potenzialità dell’essere umano. Esso, oltre che il mezzo ideale per giungere a un’integrazione cosciente e sempre più attenta del “sistema corpo-mente”, é il mezzo più idoneo per giungere ad una visione metafisica dell’arte marziale. I suoi movimenti eleganti e morbidi nella maestosa semplicità del gesto nascondono un immenso potere, che difficilmente occhio inesperto, che non riesce a penetrare oltre la loro esteriorità, potrà cogliere. Il Taiji Quan o Boxe della Suprema Polarità, anche nel suo manifestarsi ripropone la sua paradossalità: esternamente semplice, internamente complessa. Questa sua duplice natura, questo volersi nascondere, non rivelare le sue potenzialità, rivelatrice della sua autentica essenza marziale, inganna ed induce in errori di sottovalutazione, cosicché anche serie organizzazioni di altre, altrettanto serie, discipline marziali, pensano che pochi week end di formazione siano sufficienti ai loro tecnici per diventare insegnanti di Taiji Quan. Non è così. Per non incorrere in errori, per non scambiare semplice per banale, bisogna capire che il taiji, basato sulla filosofia taoista, è l’arte della Forza Intelligente; che il concetto d’impenetrabilità che pervade tutto il pensiero taoista, dalla politica al commercio all’artigianato è connaturato alla sua pratica: ” Un buon mercante nasconde i suoi tesori e fa come se non avesse nulla”, “Il buon artigiano non lascia tracce”. Ed ancora: “Chi è abile nella difesa si nasconde nelle più impenetrabili profondità della terra, chi é abile nell’offesa manovra nelle più elevate altitudini del cielo. Così protegge se stesso e ottiene la completa vittoria” ( Sun Tzu – L’Arte della Guerra – Ubaldini Editore). Purtroppo fino ad oggi, per motivi di ordine vario, troppo lunghi da esaminare nel presente articolo, questo travisamento continua. Infatti la maggior parte dei praticanti lo utilizza come una profilassi antistress contro, come recitava uno slogan pubblicitario di un famoso liquore, il logorio della vita moderna, altri come una banale ginnastica morbida per anziani. Sicuramente il Taiji può essere anche questo, ma non è solo questo. La “maestosità” del taiji non sta nell’aspetto esteriore del gesto, che anzi non richiede nessuna particolare abilità o prestanza fisica, ma nel fatto che ogni gesto, impregnato di volontà/intenzione, unico e irripetibile, è un Gesto di Potere in grado di dispiegare una volontà di combattimento simile alle sacre e antiche danze guerriere. “Usa la mente non la forza” raccomandano, infatti, continuamente i saggi del Taiji Quan. In questo antico detto è racchiuso tutto il suo potere, sia come arte marziale, sia come semplice ginnastica psicofisica. La pratica ha il solo scopo di dischiudere il potere della mente, di dispiegare l’interazione dinamica tra corpo e mente, di colmare il baratro tra pensiero e azione di una mente troppo razionale, di recuperare l’agire diretto e istintivo del cuore. Un corpo forte, un pugno potente a nulla servono se il cuore trema. Questo comporta, oltre al lavoro sulle qualità della mente (volontà, attenzione, concentrazione etc.), lo sviluppo di quelle che sono chiamate le “ Tre Armonie Interne ”: 1° l’armonia tra le proprie emozioni (la mente- cuore o Xin) e il pensiero cosciente Yi (ovviamente, cuore, non inteso solo come organo fisico ma come quella parte impalpabile fatta di sensazioni, sentimenti ed emozioni); 2° l’armonia tra la mente Yi e il Qi che significa la capacità di guidare coscientemente l’energia; 3° l’armonia tra QI e Li, che vuol dire la capacità di trasformare il qi in vigore e forza interna (Jin) per muovere il corpo. Solo quando il pensiero cosciente (yi), l’emozioni e l’istinto sono armonizzati che avviene l’allineamento tra mente e corpo, tra pensiero ed azione. Quando mente e corpo sono allineati lo Yi (l’intenzione cosciente ) sgorga copiosa diffondendosi, similmente all’acqua di un canale d’irrigazione, in tutto il corpo impregnando gli organi interni, le ossa, i muscoli, l’articolazioni ed i tendini. Così che questi stimolati della volontà/intenzione passando sotto il controllo diretto della nostra volontà cosciente possano agire senza che ci sia sfasatura tra ciò che pensiamo di far fare al nostro corpo e ciò che effettivamente riusciamo ad ottenere. Corpo e mente si fondono in una nuova realtà dimensionale di ordine superiore ( Shen-Spirito), scompare ogni differenziazione, il pensiero si fonde nell’azione e si sperimenta il “wu wei” “ l’agire senza intenzioni ”. Il mio ultimo libro “I Tre poteri Segreti del Taiji Quan” edito dalla Luni, ha come sottotitolo “La Spada del Cuore”, nell’introduzione spiego il perché di questo sottotitolo, qui per chi non avesse letto il libro, la riporto integralmente, perché chiarisce, a mio avviso, la vera funzione dell’arte del Taiji Quan. “Il mio primo libro (Le Tre Vie del Tao), che aveva lo scopo di mettere in risalto il sottile filo conduttore che lega le varie Vie (Tao), e di dimostrare che, aldilà di differenze esteriori, tutte si basano sullo sviluppo di Tre Poteri (Corpo, Mente, Energia) aveva come sottotitolo: Il Guerriero che Sorride. Il presente, che continuando il discorso, entra nel cuore dei Tre Poteri, ha come sottotitolo: La Spada del Cuore. Non sono scelti a caso, ed hanno una motivazione profonda, che è poi quella che, fin da ragazzino, mi ha portato ad interessarmi d’arti marziali e di discipline interne. Le arti marziali in genere ed il Taiji Quan, in particolare, nel mondo moderno, hanno perso lo scopo “ esterno ” come tecnica di combattimento fisico per assumere quello “ interno “ d’arte di combattimento spirituale. Non servono per rendere i tuoi pugni duri come pietre, ma per fare il tuo cuore forte per aprirti con un sorriso alla vita. E’ la “ Paura ” che molto spesso ci fa diventare duri e violenti, che rende il nostro cuore insensibile e le nostre labbra serrate, per combatterla, dobbiamo usare il “ Piombo ” delle nostre insicurezze per forgiare, con l’oro del nostro amore per la vita, la Spada del Cuore. Il Taiji non serve per fare a calci e pugni, ma per combattere contro le proprie debolezze, è un processo alchemico (Nei Dan) di trasmutazione interiore. Così come, un semplice guerriero era trasformato in un nobile cavaliere, dalla spada che il suo re gli poggiava sulla spalla, analogamente, il taiji è la spada che può trasformare un semplice praticante in un “ Guerriero che Sorride ”. Così, come un cavaliere non avrebbe mai usato la spada che aveva sancito il suo “ status “, per le normali battaglie, analogamente, il taiji non deve essere usato per risse da strada. E’ troppo complesso e raffinato per avere un utilizzo immediato e diretto come arte di combattimento fisico, però, è ciò che può rendere il tuo braccio fermo e il tuo cuore saldo, se tu dovessi avere veramente bisogno di combattere.” Per approfondire gli argomenti del presente articolo si consiglia la lettura dei due libri dell’autore: “Le Tre Vie del Tao” Meb Ediz. e “I Tre Poteri Segreti del Taiji”Luni Ediz.. Inoltre, sono disponibili le cassette didattiche sugli esercizi di Nei Gong per lo sviluppo del potere interno. Per informazioni sugli stage del M° Daniele su Asti, Torino, Alessandria , Bologna e sui programmi dei corsi di formazione istruttori della scuola Nei Dan: Tel. 051 239578 – 347 8701436 Sito web: www.taichineidan.com * E-mail: neidan@libero.it

IL TAIJI QUAN: L’arte del Guerriero II parte L’immortale saggio taoista Lao Tse diceva che “il morbido vince il duro, che il debole prevale sul forte”. Questo paradosso, é solo apparente, e non é tale per chi ha sviluppato il potere della forza che nasce del cuore. Chi ha sviluppato il “dominio cosciente” della dicotomia della “Suprema Polarità”, conosce i “Due Grandi Poteri”, i due poli fra i quali tutto si manifesta: Lo Yin e lo Yang.   IL TAIJI QUAN: L’arte del Guerriero di Flavio Daniele   L’immortale saggio taoista Lao Tse diceva che “il morbido vince il duro, che il debole prevale sul forte”. Questo paradosso, é solo apparente, e non é tale per chi ha sviluppato il potere della forza che nasce del cuore. Chi ha sviluppato il “dominio cosciente” della dicotomia della “Suprema Polarità”, conosce i “Due Grandi Poteri”, i due poli fra i quali tutto si manifesta: Lo Yin e lo Yang. Sa che per capire ciò che é veloce deve conoscere ciò che é lento, per capire il duro deve conoscere il morbido, e così di seguito in un fluire dinamico di rapporti complementari e cooperanti, opposti e distruttivi. Il simbolo del Taiji, la sfera contenente lo Yin e lo Yang, non rappresenta solo una realtà metaforica, ma anche una realtà sostanziale, che si esplica, oltre che sul piano mentale, sul piano prettamente fisico-energetico. Questo vuole dire che il corpo si comporta come una sfera d’energia e si sviluppa la consapevolezza della forza che si esplica uniformemente nelle sei direzioni fondamentali (in alto e in basso, avanti e indietro, a destra ed a sinistra). Si sviluppa un equilibrio mentale e fisico che generando una potenza dinamica, calma e rilassata, fa si che il corpo si muova come un’unità, con una maestria di movimenti armonici e perfettamente equilibrati tra duro e morbido, veloci e lenti, pieno e vuoto.   La pratica del Taiji, come sistema di difesa del proprio corpo e per la salute, richiede una disciplina sia interiore che esteriore che può sviluppare l’abilità fisica ad alto livello, perché mobilitata dal qi e diretta dalla mente. Lo sviluppo comincia con l’allenamento del corpo per far si che diventi forte, coordinato ed efficiente. Attraverso una corretta pratica di base per lo sviluppo della forza interna, le potenzialità fisiche del corpo, abitualmente limitate per la maggior parte delle persone, possono essere largamente potenziate. Questo comporta: praticare correttamente la forma, allenamento specifico di power training (allenamento per la potenza), armonizzazione e coordinazione dell’azione dei principali gruppi muscolari per potere esprimere la massima efficacia con il minimo sforzo.   Se uno lavora sulla struttura fisica, la potenza del corpo può essere elevata da un 40% a un 60% non di più. Per aumentare ulteriormente bisogna lavorare, non solo sulla componente fisica, ma anche su quella energetica. Questo vuol dire che l’individuo deve guardare all’interno di se stesso per attingere potere da quella segreta sorgente interiore che é il dantian (centro del potere e della volontà situato nell’addome).   Ognuno di noi é come se avesse a disposizione una turbina a gas molto potente, in grado di sviluppare molta energia, ma non é può avviarla per mancanza di un cerino. “Il cerino é la nostra mente”, che deve essere allenata così che la sua volontà, il suo intento possano accendere la “turbina interna” e sviluppare energia e potere, sia per scopi marziali che salutari. Questo tipo di potere deve essere raffinato, così che la mente possa dirigere il corpo con facilità e senza sforzo. Emettere e far esplodere la forza interna (Fa Jin) richiede l’uso combinato del potere del corpo e del potere della mente.   Un corpo che lavora in giusta tensione dinamica, significa che lavora per “forze contrapposte”. Quando una parte del corpo va in avanti l’altra va indietro, quando una mano spinge in avanti l’altra spinge indietro, quando una forza va verso l’avversario l’altra va giù nei piedi verso la terra. E così di seguito, in un bilanciamento continuo e dinamico. La base é la comprensione della funzione reciproca e del giusto rapporto gerarchico tra l’uso della “forza centralizzata” e quella “periferica”; tra la “parte superiore e l’inferiore” del nostro corpo, tra la “parte destra e la sinistra”, tra la “parte anteriore e la posteriore”. Bisogna avere muscoli forti e potenti nella schiena , perché si possa spingere forte. Quando ci si muove come una sola unità, ogni movimento é originato dal dantian e l’energia interna é in ogni movimento delle mani, delle braccia e delle gambe. Ogni giuntura deve agire come parte di un serpente con l’energia che si muove a spirale. Tutto questo, fa parte di uno specifico allenamento di base (sviluppo della potenza, applicazioni, jin e autodifesa).   Non molta gente capisce questo, pochi hanno visto questo tipo di allenamento e di preparazione, solo pochi studenti selezionati vi hanno accesso. Per questo le forme di Taiji sono diventate deboli e molto meno ricche e significative, molti praticanti eseguono correttamente la forma, ma non sono in grado di generare potenza perché privi del potere del qi.   La forza del qi deriva dal potere della mente, esso per esprimersi usa i muscoli più profondi e interni, particolarmente quelli posti al centro del nostro corpo intorno alla vita e al bacino, questa zona é il motore e il centro della forza. Centrare la forza nel dantian é il principio chiave del Taiji, é ciò che fa differenza, tra “un gesto marziale” ed un “gesto qualsiasi”. Un movimento guidato dal centro sarà sempre sciolto, preciso e potente; mentre al contrario sarà impreciso e contratto se é guidato dalla forza periferica. Questo tipo di energia é presente in ognuno di noi, solo che la maggior parte della gente non sa come attivarla ed utilizzarla. Qualche volta può venire fuori in maniera spontanea in certe situazioni di pericolo, ma il più delle volte é dormiente. E’ importante sviluppare l’abilità ad usare questo tipo di potere mentale per dirigere l’energia.   Ma per potere far diventare il Taiji arte marziale bisogna fare un allenamento in modo che il corpo si possa muovere veloce e lento, duro e morbido. Oggi la maggior parte della gente pratica il Taiji per la salute, ma non bisogna dimenticare che é nato come arte marziale. Una considerazione molto importante da fare: – Se pratichi il Taiji come arte marziale, l’aspetto salutistico é intimamente connesso, é una logica conseguenza. Lo stesso non si può dire se pratichi solo per la salute; hai solo questo, punto e basta. Nelle forme del taiji, per esempio, i movimenti delle mani hanno molteplici usi: afferrare, attaccare, eseguire le chin-na (leve), lanciare etc. Tutti i movimenti hanno un significato marziale molto ricco e si svolgono come quelli di un serpente, con tutte le giunture connesse in maniera dinamica e fluida. L’energia interna é in ogni punto ed in ogni direzione del nostro corpo, come in un pallone, dove la forza di spinta viene esercitata egualmente in ogni direzione. Un buon allenamento comporta inoltre:   – Il lavoro in coppia al Tui Shou (mani che spingono) per imparare ad usare e sviluppare la potenza.   – L’allenamento delle singole tecniche. Bisogna sviluppare la capacità ad usare la stessa tecnica in maniera diversa e anche come si usa la stessa tecnica in situazioni diverse. Bisogna imparare a farla, per esempio, in salto, girando, utilizzando combinazioni diverse di energie o Jing.   – Il Qigong. Usare le posizioni del qigong, come lo stare in piedi, per allenare i vari tipi di forza o Jin (parare, tirare indietro, premere, spingere, colpo di gomito, di spalla etc. etc.), coordinandole con il respiro, i movimenti del corpo e l’emissione della forza o Fa Jin.   Per essere un buon combattente di Taiji bisogna sviluppare l’abilità di cambiare istantaneamente da lento a veloce, da vuoto a pieno, da duro a morbido, da aperto a chiuso, così da adattarsi ad ogni situazione di combattimento.   Un buon combattente di Taiji deve essere all’inizio come un gatto (morbido, veloce, agile), poi come un serpente (sinuoso, imprevedibile, letale), infine diventare come l’acqua che a tutto si adatta, che é capace di cambiare il suo stato (ghiaccio, liquido, vapore) senza perdere la sua natura.   Per approfondire gli argomenti del presente articolo si consiglia la lettura dei due libri dell’autore: “Le Tre Vie del Tao” Meb Ediz. e “I Tre Poteri Segreti del Taiji”Luni Ediz.. Inoltre, sono disponibili le cassette didattiche sugli esercizi di Nei Gong per lo sviluppo del potere interno.   Per informazioni sugli stage del M° Daniele su Asti, Torino, Alessandria , Bologna e sui programmi dei corsi di formazione istruttori della scuola Nei Dan:   Tel. 051 239578 – 347 8701436

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I segreti del Taichi: Intervista a Feng ZhiQiang “Cielo e Terra sono continuamente in movimento, le stelle, il sole e tutti i corpi celesti si avvitano e ruotano. Questo rotondo, circolare, coordinato movimento è detto “Hunyuan”. Questo movimento deve anche riflettersi nella pratica dell’arte marziale.”   Intervista a Feng ZhiQiang Nei primi giorni di quest’anno sono stato (l’autore Jarek .S. – Ndt) a far visita a Feng Zhiqiang nella sua casa a Pechino. Purtroppo, a causa di un ingorgo nel traffico, sono arrivato a casa sua abbastanza tardi, e non abbiamo avuto molto tempo per parlare. Dato che lui e sua moglie erano preoccupati che non riuscissi a trovare il posto, la figlia di Feng mi era venuta incontro ad accogliermi ed anche Feng uscì per salutarmi prima ancora che entrassimo in casa. Feng è molto cordiale, energico, spesso scherzoso (si lamentava di essere troppo basso perché ” è così semplice per gli alti prendere cose poste sugli ultimi scaffali …”), molto aperto nel conversare. Ha risposto a tutte le domande che gli ho posto ed è un vero peccato che il tempo a disposizione fosse così poco . Le domande di questa intervista erano state formulate sia da persone che avevano sottoscritto la newsletter del mio sito, sia da membri del forum di discussione su internet. Jarek Szymanski: Signor Feng, è risaputo che lei abbia studiato le posture statiche di Shaolin in gioventù. Come potrebbe compararle con la pratica del Neijia ? FENG ZHIQIANG: Sì, è vero. Imparai e praticai le posture statiche di Shaolin. La principale differenza è che il neijia enfatizza il rilassamento al più alto livello. Per questo penso ci sia motivo di dividere le arti marziali in esterne ed interne. Esso è anche relativo all’uso del Qi: le famiglie esterne (Waijia) usano la forza fisica (Li) per guidare il Qi, mentre nel neijia si usa l’intenzione (Yi) per farlo. Comunque, ho dovuto abbandonare tutte le mie pratiche esterne dopo che ho cominciato lo studio del neijia. JS: Cos’è il Qi? FENG: Il Qi è un modo di condurre la forza (Dong Li). Per esempio al circolazione sanguigna può essere indicata con il termine Qi. Gli stili interni dicono “esercita l’intenzione (Yi), non il Qi”, “quando usi l’Intenzione, i tuoi condotti non saranno ostruiti”, “esercita il Qi, non la forza fisica (Li); quando lavori sulla forza, lo interromperai facilmente”; “l’Intenzione dovrebbe essere focalizzata sullo Spirito (Shen), non sul Qi; quando ci si focalizza sul Qi, allora il Qi diviene stagnante”. C’è anche un altro detto “dove arriva l’Intenzione, anche il qi arriva”. Comunque prima di raggiungere questo livello bisogna lavorare per “costruire” il Qi. Esso viene dal cibo, dalla respirazione, proviene persino dai nostri genitori, immagazzinato come Qi originale (Yuan Qi). JS: Lei è molto famoso come esperto di taijiquan stile Chen, ma ha anche imparato il Liuhe xingyiquan. Potrebbe dirci di più a proposito dei suoi studi in questa disciplina ? FENG: Il mio maestro di Xinyiquan, Hu Yaozhen, proveniva da Yuci, nella provincia di Shanxi. Il suo stile appartiene alla scuola di Wang Fuyuan e Peng Tingjuan. Ho studiato sotto la guida di Hu per nove anni; egli metteva grande enfasi sul lavoro statico (Zhan Zhuang). Ho imparato diverse “posizioni” da lui, non solo San Ti Shi, ma anche la posizione che abbraccia (Bao Zhuang), la posizione chiusa (He Zhuang), posizione orizzontale (Ping Zhuang) e altre. Ogni metodo doveva essere praticato per tre anni, e mentre esteriormente non si vedevano cambiamenti, l’Intenzione cambiava. Il maestro insegnava differenti Intenzioni ai diversi studenti, la cosa era molto individuale,e l’Intenzione variava con il livello del praticante. JS: Era quindi qualcosa di simile al metodo Yiquan (Boxe dell’Intenzione) ? FENG: Non ne so abbastanza sull’Yiquan per poter confrontare i due metodi. Hu Yaozhen non insegnava posture statiche dove i palmi fossero rivolti verso l’esterno, perché era sua opinione che così facendo il Qi se ne sarebbe uscito fuori. JS: Il Qi è correlato al Dantian ? FENG: Il Dantian è strettamente correlato ai movimenti della vita. In microscala, è il centro del corpo – punto tra ombelico e Mingmen, da cui il qi si origina. In macroscala ricopre l’intero corpo. Volendo sviluppare il Dantian si deve partire con gli esercizi statici e raccogliere e nutrire il Qi – prima focalizzando l’Intenzione nel centro del corpo. Una volta che il qi nel corpo ha raggiunto un livello abbondante, si sente calore e movimenti interni. Allora il respirare Dantian deve essere usato per indurre i movimenti esterni secondo i movimenti interni del corpo. Quando intenzione e Qi sono coordinati, Dantian trasmette e il Qi fluisce liberamente in tutto il corpo. Tutte le parti del corpo si muovono circolarmente. Questo è hunyuan. JS: “Hunyuan” sembra essere un concetto molto importante, visto che lei ha deciso di aggiungerla al nome del suo sistema …. FENG: Cielo e Terra sono continuamente in movimento, le stelle, il sole e tutti i corpi celesti si avvitano e ruotano. Questo rotondo, circolare, coordinato movimento è detto “Hunyuan”. Questo movimento deve anche riflettersi nella pratica dell’arte marziale. Ho imparato più arti marziali e percorso un cammino molto tortuoso prima di capire l’essenza delle arti Neijia. Voglio mostrare alla gente una via diretta, immediata verso il raggiungimento di alte abilità. Per questa ragione sottolineo “Hunyuan” e la funzione dello Xinyi (Mente ed Intenzione). JS:Il movimento del Dantian è utile in combattimento ? FENG: Il corpo si muove come interamente guidato dal movimento del Dantian. Mentre rilascia la forza (Fa Li) il Dantian gira su se stesso e la forza dell’intero corpo è concentrata in un punto. In questo modo la potenza esprimibile può spaccare le ossa dell’avversario. Durante l’emissione di forza, il corpo deve essere rilassato, ma si deve conoscere approfonditamente la cosiddetta “forza vibrante” (Dou Jin). Questa forza deve essere concentrata e non sparpagliata per tutto il corpo. Più esperti si è, più piccolo è lo scuotimento. Quando noi imparavamo Taijiquan da Chen Fake, scuotere il corpo nel Fali era tabù. JS: La forza spiroidale è una caratteristica dello stile Chen o la possiedono anche altri stili di taijiquan ? FENG: Tutti gli stili di Taijjiquan enfatizzano l’Apertura/Chiusura (Kai-He), vuoto e pieno (Xu-Shi), durezza e morbidezza (Gang-Rou), contrazione e distensione (Qu -Shen), Yin e Yang, etc. La forza spiroidale compare quindi in tutti gli stili di Taiji, ma il Chen la enfatizza molto di più delle altre scuole, e i movimenti circolari di ogni parte del corpo è la sua particolarità. Altre scuole di taiji mettono molta più attenzione all’apertura e chiusura. In realtà tutte le arti marziali contengono movimenti circolati e rotondi, movimenti HunYuan. Nello xingyiquan questa particolarità è descritta come perforare avvitando (Zuan), avvolgere (Guo), torcere (Ning), rovesciare (Fan). JS: Cos’è il Peng Jin ? FENG: E’ un tipo di forza, posseduta sia dagli stili esterni che interni (nonostante i primi non usino questo termine). E’ una difesa diretta attraverso la forza, che non è né debole né morbida (ruan). Tutte le forze del taijiquan devono avere Peng e la differenza tra di esse consiste nella diversa direzione in cui è applicata JS: Liu he – Sei Armonie – appartiene solo alle arti Neijia ? FENG: Sei Armonie significa coordinazione tra Mente (Xin), Intenzione (Yi), Qi e il corpo. Esternamente possono essere concepite come “arrivare nello stesso tempo”. Sia Neijia che waijia dovrebbero usare il principio Liu He. JS: Cosa considera più importante nella pratica del taijiquan, indispensabile alla costruzione del gongfu (abilità) ? FENG: L’abilità deve essere costruita su solide basi di lavoro interno (Neigong). Il Neigong Hunyuan è un tipo di Qigong che si compone di esercizi semplici e allo stesso tempo metodi molto avanzati di pratica. Realizzai quanto potente fosse la forza interna (Nei Jin) quando un giorno, negli anni Sessanta, nella fabbrica dove lavoravo un generatore da 500 Kg stava cadendo ed io riuscii a prenderlo e appoggiarlo al suolo. Credo sia stato possibile solo grazie al lavoro neigong. Questi esercizi non solo aiutano a mantenersi in salute, ma servono anche a sviluppare risorse per l’arte marziale. JS: E a proposito del combattimento ? FENG: Nonostante le arti marziali trattino di combattimento, non bisogna pensare di lottare durante l’allenamento. L’abilità combattiva verrà naturalmente dopo un certo tempo di corretta pratica. E’ necessario praticare Neigong (metodi interni), forme, spinta delle mani (tuishou). Il tuishou deve essere praticato in collaborazione con il compagno, per acquisire l’abilità detta “conoscere l’avversario (zhi bi), senza pensare a combattere. Successivamente si passa alla pratica dei singoli movimenti e lo studio delle loro applicazioni, tecniche libere, gioco di gambe. JS: Quali cambiamenti ha notato negli ultimi venti anni e come pensa che il taijiquan Chen si evolverà nei prossimi 50 anni ? FENG: Nel recente passato si è osservato un fenomeno che non esisteva quando io imparavo taijiquan. Molti praticanti dimostrano molta forza vibrante. Come ho già detto, più alto è il livello, più piccolo è lo spostamento del corpo. Riguardo al futuro, credo che ci saranno costanti miglioramenti nel livello dei praticanti – essi realizzeranno l’importanza dello Hunyuan. Secondo l’adagio “l’abilità si raggiunge solo con la chiara comprensione” – è molto importante che l’insegnante capisca e sia bravo a spiegare chiaramente i principi dell’arte JS: Ma è usuale che il livello delle generazioni successive sia peggiore di quella precedente, non è così ? FENG: Questo è principalmente perché gli insegnanti erano molto restii a condividere le loro conoscenze. Credo che l’apertura degli insegnanti avrà un’influenza molto positiva sul livello dei loro studenti. JS: Sig. Feng, grazie mille per le sue gentili spiegazioni e il tempo che ci ha dedicato !   Basata sull’articolo “Opening the river of Hunyuan, establishing the manners in martial arts” di Pan Houcheng, pubblicata sulla rivista “Hunyuan Taiji”, 1/1999. Traduzione di Af Pubblicazione in lingua inglese sul sito www.chinafrominside.com di Jarek Szimansky

  L’insostenibile leggerezza del Taiji di Flavio Daniele Vi è una sottile linea di confine, un leggero velo che nasconde la vera essenza del taiji, creando nella maggior parte della gente la falsa illusione di potere acquisire in breve tempo e con poca fatica la maestria dell’arte. Non c’è niente di più ingannevole di questa falsa percezione di cui sono vittime inconsapevoli non solo i neofiti del taiji, ma anche i praticanti esperti di altre arti marziali. Questo, penso, sia dovuto a due motivi d’ordine diverso. Il primo è relativo all’occhio inesperto di chi guarda che non riesce a vedere oltre l’aspetto esteriore dei suoi movimenti leggeri e armoniosi la vera essenza di una arte marziale tanto raffinata, quanto temibile. Il secondo concerne l’intima natura del taiji che fa del celare, del nascondere la propria forza nella profondità del corpo una delle sue principali strategie d’attacco/difesa. Non c’è niente di più ingannevole e subdolo dell’apparente leggerezza del Taiji, essa è nella realtà “un’insostenibile leggerezza” : è come la zampa del gatto che cade inesorabile sul topo, è come l’artiglio dell’aquila che ghermisce la preda. Ma sviluppare quest’insostenibile leggerezza non é cosa semplice né facile, se non si sa come esercitarsi. La maggior parte dei praticanti allena forme che sono vuote, prive di quelle che potremmo chiamare “chiavi di accesso” alla struttura interna. Queste chiavi di accesso sono gli esercizi di lavoro interno (Nei Gong), senza di essi non si sviluppa la forza interna, senza forza interna non c’è Taiji Quan. Il lavoro interno (Nei gong) Per far sì che il nostro corpo si muova all’unisono con agilità, potenza ed energia in ogni situazione, i muscoli devono essere in grado di sopportare lo sforzo senza irrigidirsi, mantenendo la loro naturale elasticità e di lavorare in perfetto sincronismo come un’orchestra bene affiatata: le ossa devono essere connesse ed allineate, le articolazioni devono essere libere di aprirsi e chiudersi; i tendini ed i legamenti devono essere elastici e potenti come il sartiame che lega le vele di una barca all’albero maestro; il Qi, energia vitale, deve scorrere fluidamente; la mente (Yi) deve essere calma e serena. Per preparare correttamente il nostro corpo è necessario un sistema d’esercizi ben strutturati in grado di agire non solo a livello fisico (muscoli, tendini, articolazioni ed ossa), ma anche a livello energetico (circolazione del Qi nei canali) e mentale (un migliore equilibrio psicofisico). Questi esercizi, che non sono altro che delle specifiche tecniche di Nei Gong, lavoro interno, possono essere divisi, in base alla loro funzione, in tre categorie principali: Esercizi per lo sviluppo della forza elastica ( Jin Bao Gu o Power Stretching) Esercizi per lo sviluppo della forza a spirale (Zhan Ssu Jin) Esercizi per la forza esplosiva (Fa Jin) . Questa divisione è solo virtuale, non reale, perché in verità si tratta di sviluppare un solo tipo di forza: la forza interna o Nei Jin, che deve essere elastica, potente, a spirale ed esplosiva. Il primo tipo d’esercizi ha lo scopo di rendere il corpo forte ed elastico, di massimizzare la forza d’ogni singola parte strutturale (collo, vita, schiena, anche, asse centrale ecc.), rendere i tendini ed i legamenti forti, sbloccare le articolazioni. Il secondo tipo si prefigge di connettere dinamicamente le varie parti, in modo che il corpo si possa muovere come una sola unità senza sforzo, con grazia e armonia. Il terzo, infine, ha lo scopo di permettere al corpo di emettere all’esterno la forza senza irrigidirsi e/o danneggiarsi. Tutto questo si traduce in tre parole chiave: accumulazione, circolazione ed emissione della forza. Questo tipo di lavoro interno (Nei Gong) presenta tre diversi stadi di sviluppo: il primo agisce sulla struttura fisica interna del corpo, il secondo su quella energetica, il terzo su quella mentale. Nei Gong fisico Primo livello – Corretto allineamento dello scheletro, che comporta una statica economica e un regolare utilizzo della colonna vertebrale in armonia con la forza di gravità. Senza questa base non c’é vero progresso, vera crescita. Gli elementi più importanti di quest’allineamento sono: a) Distendere la nuca in modo che la testa sia in equilibrio senza tensione, come sospesa dall’alto. b) Rilassare le spalle. c) Equilibrio senza ipertensione del bacino sulle teste femorali. d) Ginocchia rilassate in dinamica tensione elastica. e) Peso armonicamente distribuito nei piedi. d) Il libero gioco del ventre in armonia con il movimento del diaframma. e) Il rilassamento dello sterno per permettere alle costole di prolungare l’azione del diaframma e dell’addome, così da vuotare il petto e riempire posteriormente i reni. Secondo livello – Connessione muscolo-scheletrica e costituzione di una giusta gerarchia funzionale (coordinazione neuromuscolare) della varie parti strutturali: la parte bassa in armonia con la parte alta, che vuol dire anche e bacino forti e stabili (yang) in grado di sorreggere una parte alta (torace, spalle e braccia) dinamica, elastica e mutevole (yin); una parte posteriore potente come un arco, una parte anteriore sensibile e ricettiva; un parte interna forte come acciaio, una parte esterna morbida come cotone; una parte centrale potente in grado di generare il movimento e una parte periferica sensibile e precisa in grado di dosarlo e dirigerlo. Nei Gong energetico Primo livello – Sensibilizzazione energetica. Queste tecniche consistono nel suscitare volontariamente la percezione del proprio corpo secondo le direttive principali (alto / basso, destra / sinistra, fronte / retro). La percezione volontaria delle varie parti strutturali del corpo ne aumenta notevolmente la sensibilità. I tessuti muscolari, le cellule delle varie parti sono stimolati con conseguente attivazione della circolazione sanguigna e dell’energia e dell’apertura dei meridiani. All’inizio questa sensibilizzazione volontaria deve essere resa operante tramite uno sforzo di concentrazione, atto che viene definito “dirigere con l’intenzione”. Proseguendo nella pratica diviene con il tempo automatica. La sensibilizzazione energetica permette di “legare assieme” e allineare tutta la struttura (ossa, muscoli, tendini e fasce o tessuti connettivi), in maniera che l’energia possa fluire liberamente ed il trasferimento della forza avvenga senza blocchi lungo le braccia, le clavicole, la gabbia toracica e da qui alla settima vertebra cervicale (punto di confluenza delle forze), colonna vertebrale e osso sacro (flusso discendente), e nell’identico modo (flusso ascendente), dalla terra ai piedi, alle anche, all’osso sacro, alla colonna vertebrale, alle clavicole, alle braccia ed, infine, alle mani. Secondo livello – Trasformazione del Qi in forza interna. A questo stadio si entra nella vera e propria pratica delle arti interne. Con i precedenti abbiamo armonizzato la struttura fisica in modo che il Qi potesse scorrere e circolare senza sforzo, abbiamo sviluppato la consapevolezza e la sensibilità corporea in modo di essere in grado di sentire e percepire l’energia. Ora si può imparare a trasformare l’energia in forza interna per muovere il corpo. Nei Gong mentale E’ il livello dello Yi, o mente: “La mente guida il Qi, l’energia muove il corpo ”. Ogni movimento fisico non è più diretto, ma si manifesta come conseguenza di un moto energetico. A questo livello il lavoro muscolare è ridotto al minimo, sostituito da quello energetico. I muscoli, le ossa, i tendini e i legamenti si impregnano di Qi, che così diventa il carburante che fa muovere il corpo. Mente e corpo interagiscono in perfetta armonia attraverso questa nuova interfaccia energetica e scompare la differenziazione tra psiche e soma. I Quattro poteri La capacità di movimento del sistema mobile umano è strutturalmente fondata su “quattro peculiari insiemi funzionali”, che corrispondono a quattro geniali strumenti di cui la natura ci ha dotato, alla stessa maniera di cuore polmoni e altri fondamentali organi, ognuno di essi organizzato per lo svolgimento di funzioni specializzate: q l’arto superiore (organizzato per la prensione), q l’arto inferiore (organizzato per il moto) q la colonna vertebrale (asse centrale e chiave di volta statico-dinamico del sistema motore) q il bacino (perno e raccordo fra la meta inferiore e quella superiore del sistema) I quattro insiemi funzionali sono la sede dei “Quattro Poteri“: essi nel loro insieme costituiscono il potere totale del corpo o Zheng Jin: Potere dell’arco superiore Poter dell’arco centrale (Zhong Ding Jin) Potere dell’arco inferiore (Kua Jin) Potere del bacino (Dantian Jin) Queste strutture si connettono fra di loro attraverso alcuni punti di giunzione molto precisi: q La 7° vertebra cervicale, l’articolazione sterno/clavicolare e scapolo/omerale q Le cinque vertebre lombari q L’osso sacro q L’articolazione coxo-femorale. Integrare funzionalmente questi poteri, cioè farli agire come se fossero uno, é d’importanza fondamentale sia per muoversi con grazia ed armonia, sia per esprimere potenza ed energia in qualsiasi attività, sia essa artistica, sportiva o marziale. 1°- Arco superiore (braccia/spalle): L’arco superiore è costituito da braccia e spalle. Le due braccia sono collegate fra di loro strutturalmente dalla cerniera sterno/ clavicolare, e dinamicamente dal complesso sistema muscolare e legamentoso, che trova nella settima vertebra cervicale il suo punto di coordinazione. Il suo potere nasce principalmente da due tipi di movimento: – L’apertura/chiusura delle leve articolari – La capacità torsiva destra/sinistra dell’omero nella cavità glenoidea 2°- Arco centrale (Zhong Ding): Ha i suoi estremi nel coccige e nella prima cervicale, l’undicesima vertebra toracica, la T 11 é il suo punto centrale. Infatti la 12° vertebra toracica segna il punto di passaggio tra la cifosi dorsale e la lordosi lombare, ad essa si innesta il muscolo ileo-psoas che partecipa ai movimenti del rachide lombare. E’ il punto di confine tra la parte superiore e la parte inferiore del corpo. Questo arco é quello su cui poggiano gli altri due. E’ connesso saldamente al dantian, ed è un vero e proprio organo di trasmissione simile al semiasse di un’automobile. Il suo potere nasce principalmente da tre tipi di movimento: 1. Movimenti di torsione a destra e sinistra Sviluppano una forza centrifuga come una molla avvolta a spirale. Si svolgono intorno a due fulcri fondamentali: o 11° e 12° vertebra dorsale , o collo ( vertebre cervicali ). 2. Movimenti di flesso-estensione: Avanti, indietro, laterali destra/sinistra. Questi movimenti, simili all’oscillazione di un bambù, sviluppano una forza a catapulta. Il fulcro è: o l’osso sacro e la 4° e 5° vertebra lombare 3. Movimenti d’estensione e accorciamento lungo l’asse longitudinale, sviluppano una forza di rimbalzo simile ad un martello pneumatico. Per esprimere al massimo il suo potere deve essere perfettamente allineato e teso come un vero e proprio arco, riducendo al minimo la curvature lombare e cervicale. Fondamentale in questo gioco d’allineamento sono l’insieme osso sacro/lombari ed il collo, la muscolatura profonda paravertebrale e la fascia legamentosa che corre lungo la colonna. Questo processo d’estensione, simile all’apertura di un arco, aprendo il bacino, permette alla forza peso di scivolare verso il basso e sprofondare nei piedi, radicando saldamente tutta la struttura al terreno. 3°- Dantian jin La zona addominale del bacino é la sede deve è alloggiato il dantian. L’addome, dal punto di vista muscolare può essere paragonato ad una palla con le pareti cedevoli e resistenti: in alto é delimitato dal diaframma, che divide il corpo in due, all’altezza delle costole basse; in basso é delimitato dal diaframma pelvico. Queste due calotte sono collegate dai muscoli del busto che ne garantiscono la stabilità e l’agilità. Al centro di questa magica palla muscolare si trova il centro di gravità del corpo, centro che possiamo definire virtuale, in quanto non segnato materialmente, ma individuato da una convergenza di forze. In esso coincidono materialmente: ° il ‘centro fisico di gravità’, ° il ‘centro di forza’, ° il ‘centro vitale’. Il Dantian addominale è il motore principale del corpo, in grado di trasformare il Qi in esso accumulato in forza interna, gestisce e coordina i motori supplementari (zhong ding, anche, braccia). E’ direttamente collegato, da una parte con il potere dell’arco inferiore (anche), attraverso il quale trasmette e riceve la forza della terra, dall’altra con il potere dello zhong ding (arco dorsale), attraverso il quale trasmette e riceve la forza all’arco superiore ( spalle/braccia) . E’ in grado di ruotare in tutte le direzioni come una palla nell’acqua, può espandersi e contrarsi, può vibrare e scuotersi, vuotarsi e riempirsi rapidamente. Le sue possibilità di cambiamento sono infinite. 4°- Arco inferiore (anche/gambe) Punto centrale é l’osso sacro, interconnette l’arco dorsale al bacino; secondo punto é l’articolazione coxo-femorale, vera placca rotante tra bacino e gambe, é una articolazione semplice, ma mobile e potente, il cui equilibrio é determinante per un corretto allineamento delle gambe e del tronco. Se il Dantian è il motore centrale, le anche costituiscono il supporto sul quale esso poggia, e non solo ne assorbono le sollecitazioni come dei potenti ammortizzatori, ma sono anche le radici che ci connettano saldamente alla terra. I movimenti principali delle anche (Kua) sono: spinta in avanti e indietro, in alto e in basso, torsione a destra e sinistra che, combinati insieme, diventano un complesso movimento a spirale che agisce sinergicamente con i movimenti a spirale dello zhong ding e dell’arco superiore. FLAVIO DANIELE Per approfondire gli argomenti del presente articolo si consiglia la lettura dei due libri dell’autore: “Le Tre Vie del Tao” Meb Ediz. e “I Tre Poteri Segreti del Taiji”Luni Ediz. . Inoltre sono disponibili le cassette didattiche sugli esercizi di Nei Gong per lo sviluppo del potere interno. Per informazioni sui programmi dei corsi di formazione della scuola Nei Dan: Tel. 051 239578 – 347 8701436

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IL POTERE SEGRETO DEL CORPO NELLE ARTI MARZIALI Prefazione a ” Il Potere Segreto del Corpo nelle Arti Marziali”, del M° Flavio Daniele, realizzata dal Prof. Di Stefano della Facoltà di Scienze Motorie dell’Università di Bologna.   Il Nei Gong (lavoro interno) è uno dei pilastri fondamentali della pratica dell’ arti marziali. Questo tipo di lavoro sulla struttura interna e profonda del corpo comincia con lo sviluppo della forza elastica esplosiva per mezzo degli esercizi chiamati, con un termine moderno, POWER STRETCHING. Questa pratica, che significa mobilizzazione in movimento, prende origini dal QI GONG cinese, ma gli effetti maggiormente significativi si hanno con il lavoro di Bodhidharma (Da Mo in cinese) (Yi Jin Jing: Trattato di ammorbidimento dei muscoli e stiramento dei tendini). A differenza dello Stretching tradizionale, il POWER STRETCHING (P.S.) le cui finalità sono: Marzialità e Longevità, esalta l’energia interna nel sistema di realizzazione corporea e, superando i paradossi della teoria quantistica del movimento dello Stretching Tradizionale, ci proietta nel profondo fascino della filosofia CORPO-MENTE delle Arti Marziali. Le differenze fra i due tipi di stretching sono diverse, vediamone alcune: – Lo stretching tradizionale basato sui principi quantistici tende ad allungare ma non a perfezionare. – Il Power Stretching fa entrambe le cose; allunga, non solo il singolo muscolo, ma anche gli altri che tendono ad accorciarsi come se ci fosse una resistenza interna da vincere. Ad esempio: il muscolo quadricipite femorale maggiormente utilizzato da un calciatore, per migliorare le sue capacità contrattili estensorie, secondo la metodica dello stretching tradizionale, viene sottoposto ad esercizi e carichi di lavoro specifici, tutto è finalizzato al gesto e termina con questo; il P.S va oltre a questi limiti, il muscolo continua ad allungarsi. Scientificamente il P.S ha compiti assai diversi da quelli tradizionali basato su principi quantistici, ci permette di muoverci meglio nello spazio; il nostro corpo carico di forze di tipo elettromagnetiche attrattive e repulsive agisce in tutt’uno con la mente. E ancora: a) con lo stretching tradizionale, i movimenti sono lineari, unilaterali, limitati e insufficienti perché si lavora con angoli aperti; gli effetti dell’esercizio passivo e monotematico si hanno dopo dieci giorni, l’incremento della potenzialità è del 50% e non si mantiene nel tempo; b) con P.S i movimenti sono contemporaneamente angolari e lineari ed antigravitari, stesso dicasi per la velocità e il vettore di velocità, lo stato di forma si raggiunge in tempi più brevi, cinque giorni, si mantiene soprattutto nel tempo, l’incremento delle potenze è del 100%, è particolarmente dinamico, attivo, plurimodale e pluridifferenziali; in partenza segue due direzioni ed arriva successivamente a sei. Le contrazioni muscolari sono eccentriche con incremento del lavoro muscolare, non si lavora sul muscolo ma è questo che lavora; la forza si sviluppa in espansione centrale e si propaga nelle altre sei direzioni. L’atleta inoltre diventa più potente ed esplosivo, riesce a sviluppare tutte le qualità contrattili e senso-cinestetiche che, sommate alle vibrazioni muscolari e alle variazioni toniche si trasformano in unica forza. Aumenta la sua forza di spinta dovuta alla maggiore stabilità del tronco, al corretto appoggio al suolo e all’equilibrata distribuzione delle forze; garantisce un minor dispendio d’energie e un miglior successo. Altri aspetti dei due tipi di stretching sono: – Power Stretching: lavora per forze contrapposte in trazione e in direzione Terra-Cielo, il gesto è finalizzato, il muscolo lavora in allungamento profondo (propriocettività), s’inibiscono le contrazioni massimali e si sollecita (eccita) l’allungamento che è globale; i tempi di tensione sono ridotti, la respirazione è fisiologica. Il lavoro è di tre tipi: 1) statico, durante il quale si va alla ricerca della figura, dell’equilibramento e mantenimento armonico degli schemi mente-corpo; 2) dinamico, il movimento è globale, intelligente e sempre attivo; 3) a spirale, si verifica con un’azione di risucchio della potenza massimale e della forza esplosiva naturale, supera la resistenza esterna e la guida. – Stretching tradizionale: il lavoro, anche se statico e dinamico, è unidirezionale, la finalizzazione è incompleta, l’allungamento è segmentario, i tempi d’estensione lunghi, la respirazione è forzata, c’è longevità ma la marzialità è scarsa. Il power stretching applicato alle arti marziali aumenta le percentuali d’utilizzo d’energia interna, innalza il livello psicofisico, migliora l’efficienza fisica e funzionale, aiuta a rimetterci in forma. L’intero organismo corpo-mente, soprattutto la muscolatura, si arricchisce d’energia, contemporaneamente si affinano le capacità senso-percettive e neuromotorie, compresi l’equilibrio, la postura, la coordinazione. Inoltre aumenta lo stato di veglia, il tempismo percettivo-esecutivo, si sviluppano meglio le qualità psico-intellettive, attiva le cinque posizioni celebrali; s’incrementano: forza, potenza, resistenza ed elasticità. Gli schemi mentali di movimento si programmano e riprogrammano con costante alternanza, aumenta l’armonia, la fluidità e la morbidezza di movimento; inoltre si raggiunge un giusto posizionamento, orientamento, proiezione e penetrazione del corpo nello spazio e nel tempo. Anche il corretto posizionamento degli appoggi a terra viene migliorato per questo le spinte a partenza delle radici profonde sono convogliate e dirette verso la gravità/bersaglio. Power Stretching significa espansione nello spazio/vuoto dell’energia esplosiva che abbiamo dentro. Possiamo paragonare questo fenomeno alle onde che spinte dal vento, sovrapponendosi l’una all’altra, acquistano sempre più forza, velocità e, pur con la loro morbidezza e fluidità, con il loro impeto investono e distruggono ogni ostacolo. Il continuo riprodursi d’energia, con il suo costante flusso, tramite una molteplicità di configurazioni/modelli perfettamente integrate fra di loro ci fanno prendere coscienza del nostro “Io” corporeo, affina la capacità senso-percettive e favorisce l’acquisizione di una perfetta intelligenza muscolare. Il power stretching con la sua scientificità d’arte e scienza è una forma d’allenamento naturale che: a) ci rende più forti, veloci, flessibili, permette lo sviluppo e l’incremento dei processi di tutte le potenzialità energetiche-cerebrali, mentali e corporee; b) allena tutte le strutture nervose, muscolari e funzionali in maniera globale ed intelligente; c) aiuta ad automatizzare, perfezionare e padroneggiare la forza esplosiva integrata nelle tecniche della gestualità sportiva in generale e in modo specifico delle arti marziali, d) interessa i tre livelli neurologici funzionali: spinale, tronco encefalico, corticale. Il lavoro isometrico e isotonico di tipo propriocettivo a partenza cerebrale coinvolge l’intero sistema neuromotorio capso-legamentoso, articolare-scheletrico e muscolare; i ritmi di lavoro sono intensi e allo stesso tempo lenti e fluidi, i muscoli lavorano alla loro massima lunghezza. La muscolatura maggiormente sottoposta a sollecitazione è la profonda che guadagna in resistenza, potenza, flessibilità, stabilità, mentre i muscoli superficiali acquistano maggior forza elastica e grande velocità. Inoltre si favorisce una maggiore irrorazione energetica muscolo-scheletrica; la muscolatura agonista e antagonista lavora per forze contrapposte accrescendo i massimali di forza esplosiva veloce e resistente, allo stesso tempo il sistema neuromotorio e corporeo acquista maggiore sensibilità alle continue modificazioni dei recettori centrali e periferici, migliorando le capacità adattive d’adattamento, di vigilanza e controllo. Il lavoro per forze contrapposte attiva i meccanismi bioenergetici-funzionali della muscolatura antagonista che, interconnessa con la muscolatura agonista, utilizza l’intero loro potenziale, coinvolge il maggior numero di fibre, compresi tendini e legamenti, massimizzando la forza elastica, la resistenza e guadagnando in rapidità. I segnali di stimolo cerebrali funzionando come feedback, sono percepiti ed arricchiti da sempre nuove percezioni in uscita e in entrata sicché il corpo, in funzione dello spazio e viceversa, è mentalmente meglio percepito e rappresentato perché si amplificano le mappe cerebrali del movimento, strutturando un’immagine corporeo-motoria o immagine di movimento sempre più perfetta e completa. In ogni situazione si può così percepire qualsiasi variazione interna-esterna e anticipare, fronteggiare e rispondere contro il bersaglio tempestivamente, in tempi infinitesimali brevi, con tutta l’energia-forza che c’è dentro. L’alternanza degli automatismi di tensione elastica: stiramento-contrazione-riposo, anche se non interessa i tendini, riduce i rischi di traumi perché le fibre muscolari sono messe in condizioni di continuare a lavorare in forma naturale. Il coinvolgimento di numerose interconnessioni sinaptiche, attraverso le afferenzazioni, permette di evocare e fare affluire in un’unica direzione i numerosi potenziali bio-elettrici funzionali propriocettivi a partenza sensoriale periferica, migliorando la stabilità e la dinamicità corporea ed aumentando il livello di reattività percettivo-motoria. Lo stiramento attivo al di là dell’incremento, come abbiamo più volte detto, della potenza, della forza elastica e della forza resistente, aumenta le capacità contrattili dei muscoli che insieme alla respirazione permette di fare esplodere in maniera travolgente tutta l’energia accumulata. Altro importante aspetto del P.S. è il fatto che allena anche il sistema nervoso neurovegetativo e aiuta a mantenere in perfetta armonia ed equilibrio l’energia mentale e l’energia metabolica. Campi di applicazione del Power Stretching Il power stretching anche se è consigliabile iniziarlo dopo il sedicesimo anno d’età, secondo le mie esperienze può essere e praticato, con i dovuti accorgimenti metodologici, fin dall’età scolare. Per i suoi effetti può essere applicato in campo sportivo, terapeutico-riabilitativo e in tutti i settori della motricità e del benessere psicofisico e della salute in generale. Ho iniziato ad applicare a livello sperimentale la metodica allenante con il power stretching con alcuni studenti ISEF e della facoltà di Scienze Motorie. Successivamente l’ ho applicata prima su quattordici studenti di età compresa fra i 15 e i 17 anni praticanti sport individuali e sport di squadra, poi su quindici ragazzi di età 10-12 anni, infine su dodici persone della terza età e quindici disabili con varie tipologie di handicap: fisici-motori, psichici, e su alcuni disabili con problemi relazionali. Tutti hanno ottenuto delle performance superiori alle aspettative, in particolare modo i disabili fisici, gli psichici e gli anziani. Tutto il lavoro di power stretching, progettato sui principi delle arti marziali adattate, ha funzionato come meccanismo di compensazione, favorendo le sinergie muscolari, equilibrando e attenuando le tensioni, stabilizzando tutto il sistema neuro-motorio, migliorando le prestazioni. Nei disabili e nella terza età ha contribuito a consolidare le abilità percettive e di orientamento, migliorando il controllo e l’autonomia funzionale. I risultati raggiunti dai partecipanti sono stati eccellenti, hanno superato ogni aspettativa, e questo ci autorizza a sottolineare che i valori terapeutici e di recupero del power stretching sono significativi e reali. Il power stretching agisce a tutti i livelli dell’universo uomo, non ha e non pone limiti, migliora le qualità della vita, riduce i disagi, favorisce lo sviluppo dei processi mentali, aumenta le prestazioni e il rendimento (sportivo, scolastico, lavorativo), fa invecchiare meglio, aiuta a ripristinare alcune abilità, allontana le ansie, rafforza l’autostima, facilita i rapporti sociali, ed assicura il successo. Carmelo Di Stefano Docente di Teoria Tecnica e Didattica dell’Attività Motoria e Sportiva Adattata presso la Facoltà di Scienze Motorie Università di Bologna “IL POTERE SEGRETO DEL CORPO NELLE ARTI MARZIALI” di Flavio Daniele e’ edito dalla LUNI marcellotaichi@supereva.it Il Potere della Mente Tutte le arti marziali e in particolare il Taiji Quan, si basano sullo sviluppo armonico di quello che i maestri chiamano il principio dei “ Tre Poteri ” o delle “Tre armonie ”, e cioè: il potere della mente, il potere dell’energia e il potere del corpo. Qui esamineremo la mente (lo “Yi”) come coscienza, consapevolezza, intuizione. ————————————————————————————————————————————–   Il Potere della Mente di Flavio Daniele Tutte le arti marziali e in particolare il Taiji Quan, si basano sullo sviluppo armonico di quello che i maestri chiamano il principio dei “ Tre Poteri ” o delle “Tre armonie ”, e cioè: il potere della mente, il potere dell’energia e il potere del corpo. Nel mio precedente articolo, intitolato “Rapporto tra corpo, mente ed energia ”, abbiamo cominciato ad esaminare il potere della mente (Yi ) inteso come idea, attenzione, intenzione e volontà cosciente ( Yi Nian ), nel presente esamineremo lo Yi come coscienza, consapevolezza, intuizione ( Yi Shi ). Ciò non rappresenta un inutile esercizio intellettuale, ma è invece un passaggio obbligato, perché il Taiji è un arte estremamente raffinata ed i suoi confini non sono limitati al campo marziale, ma lo trascendono. Il significato che i maestri cinesi danno al termine Yi è molto complesso e coinvolge in maniera interattiva la mente, nei suoi molteplici aspetti; il corpo, con le sue potenzialità; e lo spirito. Yi è l’alfa e l’omega, è il principio e la fine, è la luce che illumina la mente. Con Yi Shi il praticante incomincia un vero e proprio processo di evoluzione interiore che lo coinvolge in maniera profonda . Infatti, mentre Yi Nian, nei suoi vari aspetti di volontà, attenzione, concentrazione, molto utili nella vita quotidiana, può essere priva di valenze spirituali; Yi Shi al contrario, coinvolgendo aspetti metafisici dell’esistenza umana, ne è ricca. Così come le tre qualità di Yi Nian, che sono comuni a tutti gli esseri umani, sono in base al loro livello di sviluppo quelle che fanno la differenza tra un uomo di successo, in grado di orientare la sua vita vivendola da protagonista e l’uomo velleitario e inconcludente che, invece, la subisce. Alla stessa maniera lo sviluppo di Yi Shi (coscienza, consapevolezza, intuizione), fa la differenza tra l’uomo di successo mondano, che non si pone obiettivi di carattere spirituale ( un grande campione sportivo, un imprenditore affermato o un famoso scienziato sono tutti esempi di personalità che hanno sviluppato ad un buon livello volontà, attenzione e concentrazione ) e l’uomo che, invece, fa della trasformazione interiore e del miglioramento di sé lo scopo della sua vita, espandendo la sua coscienza oltre i confini della realtà fittizia dell’Io. Coscienza Quello che differenzia l’essere umano dagli altri esseri viventi é la coscienza di sé, egli non solo sa e sente di esistere, ma é conscio di ciò. Sostanzialmente si può parlare di due fondamentali stati di coscienza: una di tipo biologico, bagaglio comune di tutti gli esseri umani; ed una che possiamo chiamare metafisica. La prima, relata alla mente ordinaria, nasce dai sensi e dall’attività di pensiero, il suo motto é il “cogito ergo sum” di cartesiana memoria; la seconda, relata alla Mente Universale, é metafisica e va oltre la comune attività di pensiero. La coscienza biologica o ordinaria, legata all’Io, é dualistica: Io e inconscio, psiche e soma, soggetto e oggetto, ragione ed istinto, cuore e cervello. La coscienza metafisica, al contrario, frutto di una intensa fase introspettiva, scevra da ogni analisi intellettuale, da ogni pensiero discorsivo e conclusioni logiche é senza ‘ Io ’. La coscienza metafisica si sviluppa attraverso la pratica della meditazione e della pacificazione del pensiero cosciente, armonizzando i nostri pensieri fino al punto di fermare il dialogo interiore ed operare il rovesciamento dell’orientamento della nostra visione interiore dalla molteplicità all’unità, dall’Io al non Io, dall’individualità all’universalità. Le grandi tradizioni orientali, perfettamente consce di ciò, hanno elaborato tecniche sofisticatissime per raggiungere lo scopo di bloccare il “dialogo interiore” e rompere il “circolo vizioso” che mantiene in vita la falsa “percezione” del mondo e sviluppare la vera consapevolezza., che si manifesta quando la mente entra in uno stato di assoluto silenzio e non genera più pensieri: – Si è consapevoli di “essere”, senza bisogno di pensare, per esserne consapevoli – . Far tacere i pensieri, bloccare il dialogo interiore è uno dei punti chiave per accedere ad una retta visione di noi stessi e della realtà circostante. Il silenzio interiore ed il vuoto mentale che ne consegue, di cui parlano le tradizioni, sembrano per l’uomo ordinario un’opera titanica difficilmente realizzabile che solo pochi individui particolarmente dotati possono raggiungere. Infatti è così, sono veramente pochi coloro che riescono, ma non tanto per una difficoltà intrinseca all’opera, ma piuttosto per un approccio errato. Così è, molto spesso, quando si approcciano le dimensioni interiori, siamo noi stessi che con i nostri preconcetti mentali vanifichiamo i nostri sforzi. L’ipotesi, che nel nostro caso rende impossibile la soluzione, è che per sua “forma mentis” l’uomo occidentale è portato a pensare che tutto passa attraverso un’attività di pensiero. Ma pensare di non pensare non produce il “vuoto”, bensì un altro pensiero: si cerca di smettere di pensare pensando allo smettere di pensare. E’ una situazione assurda e paradossale, che genera solo frustrazione e dolore, senza apparente via d’uscita. Ma come spesso accade la soluzione è più semplice del previsto, basta operare un cambiamento passando a un livello logico superiore: Il silenzio è semplicemente al di fuori della sfera di attività del pensiero. Il processo del pensiero è una delle attività umane più alte e più nobili, ma per quanto grande è limitato, il problema è di comprendere quindi che esso è solo una delle infinite forme di percezione e che restare ancorati alla sua sfera di azione ci taglia fuori da tutte le altre realtà dimensionali. Vediamo quindi come praticamente possiamo procedere per rendere possibile il raggiungimento di alcuni traguardi che ci permettono di rendere più stabile e forte la nostra mente. Per farlo dobbiamo tracciare una specie di percorso definendo in maniera chiara i passi fondamentali. Il silenzio interiore e il vuoto mentale si generano l’uno l’altro in un flusso circolare che si autoalimenta, però mentre il vuoto mentale è silenzio interiore assoluto, in quanto vi é un’assenza totale di pensieri, il raggiungimento dello stato di silenzio interiore non presuppone automaticamente il vuoto mentale, né rappresenta solo la condizione indispensabile ma non sufficiente . Per capire meglio dobbiamo chiarire la differenza tra il “ semplice silenzio ” interiore, che consegue alla cessazione del dialogo interno, e quello “ assoluto ” che consegue al blocco dell’attività pensante della mente. Il primo non presuppone un’assenza totale di pensieri, ma solo la cessazione del loro fluire disordinato, caotico e rumoroso , il secondo richiede non solo la realizzazione di determinate condizioni tecniche( cessazione del dialogo, silenzio, blocco dell’attività pensante etc. ), ma anche lo sviluppo di determinate caratteristiche di ordine spirituale, senza le quali qualsiasi tecnica risulta completamente inutile. In una prima fase, quindi, non si cerca di fare il vuoto mentale, ma solo di armonizzare l’attività della mente spegnendo gradualmente il dialogo interno: si pensa non in maniera discorsiva con parole, ma per immagini, un po’ come se sullo schermo della mente si proiettasse un film senza sonoro. Nella mente c’è silenzio, ma non assenza di pensieri: è come in una valle di alta montagna, ed i nostri pensieri sono come uccelli che volteggiano silenziosi nell’aria. Consapevolezza La consapevolezza viene comunemente intesa come “essere coscienti di …”, ma in realtà é qualcosa di più complesso che presuppone anche un vero e proprio processo di conoscenza. Quindi: Consapevolezza come processo dinamico di conoscenza che permette di prendere coscienza di…. . Una conoscenza, ovviamente, che non scaturisce da un sapere esclusivamente mentale, intellettuale e astratto; ma da un sapere di ordine diverso, diretto e immediato che nasce dall’esperienza di tutto il corpo e la mente, un sapere che é pratica attiva con tutto il proprio essere. Dopo questa definizione di carattere generale, possiamo parlare per meglio precisare i contenuti di diversi tipi di consapevolezza che, pur avendo identica funzionalità, sono però differenti nel centro focale agendo a diversi livelli di sviluppo. Abbiamo così la consapevolezza della forma corporea ( Xing ), dell’energia e della mente-cuore ( Xin ). La suddivisione, data la loro naturale interdipendenza, é solo formale non sostanziale, ogni problema inerente ad ognuna di esse ha ripercussione sulle altre, come pure ogni cosciente miglioramento. La consapevolezza corporea, che é il punto di partenza che apre la strada alle altre due, possiamo definirla come’la conoscenza di se stessi attraverso il corpo’. Differenziazione ed Integrazione Operativamente il praticante deve essere attento ad ogni movimento e posizione del corpo, deve affinare sempre di più la sua capacità di percezione delle variazioni toniche dei muscoli raffinando ulteriormente la sensibilità cinestetica per sentire quali parti del corpo troppo tese devono essere rilassate, e quali troppo deboli, invece, devono essere rinforzate, deve rendere il suo corpo intelligente e vivo, deve essere in grado di differenziare la parte destra dalla sinistra, l’alta dalla bassa, l’anteriore da quella posteriore, il centro dalla periferia. Dalla differenziazione delle varie parti strutturali deve essere in grado di passare all’integrazione, armonizzando la destra con la sinistra, l’alta con la bassa….. e così di seguito in processo di apprendimento sempre più sottile e raffinato in grado di ristabilire l’equilibrio dinamico di tutta la struttura corporea in maniera efficace ed economica. Senza sviluppo cosciente della consapevolezza corporea non c’é progresso nella pratica perché non creandosi la fusione armonica tra Yi ( pensiero cosciente), Xing ( forma corporea) e Qi (energia interna) manca il giusto modo di agire. Infine, la consapevolezza della mente-cuore (Xin ), é la presa di coscienza dei propri processi mentali e delle proprie emozioni; é una attenzione continua ai propri stati interiori, che sviluppa la capacità introspettiva della mente di osservare se stessa, la sua esperienza e le sue emozioni. Intuizione “Il Pensiero di una Mente Pura é Pura Intuizione” Quando la mente é libera dai pensieri che la distraggono, i sensi funzionano in maniera chiara e finalizzata. Quando la mente é chiara e trasparente come le limpide acque di un lago di montagna, allora riflette tutto quello che le sta attorno. Questa capacità di una mente pacificata di entrare in risonanza con l’ambiente circostante cogliendone le sottili sfumature costituisce la base per lo sviluppo di un’altra caratteristica fondamentale: l’intuizione. L’intuizione appartiene al regno dello spirito é come questo non può essere allenata direttamente, é un frutto che sorge spontaneamente quando tutte le condizioni coincidono. Come un contadino non lavora direttamente sul frutto, ma sul terreno e sulla pianta, così per sviluppare l’intuizione bisogna lavorare sul rilassamento e sulla pace interiore. Il contadino sa per esperienza che per ottenere dei buoni frutti non deve forzare la natura, ma deve seguirla e aiutarla nel suo compito. Non può tirare il grano per farlo crescere più in fretta, ma deve avere una infinita pazienza per farlo giungere a maturazione. Sa che non é lui a far maturare i frutti, ma é perfettamente conscio degli sforzi quotidiani che deve compiere affinché la natura svolga la meglio la sua azione. Analogamente si deve comportare il praticante. Ogni tensione fisica o emotiva allontana l’obiettivo; andare oltre per eccesso di tensione é lo stesso che rimanere indietro, in ambedue i casi non lo si coglie. Bisogna liberarsi di ogni tensione e portare l’attenzione sui giusti mezzi e sul giusto modo di fare; solo allora si svilupperà quella tranquillità che assicura l’efficacia dello sforzo, un bel giorno l’obiettivo sarà raggiunto in modo del tutto spontaneo. Sarà come cogliere un frutto maturo, un premio naturale prodotto dall’unione armonica delle cinque qualità della mente ( Volontà, Attenzione, Concentrazione, Coscienza, Consapevolezza ), che sono, metaforicamente, come le dita di una mano che agendo assieme staccano il frutto maturo dall’albero. Dalla volontà si sviluppa l’attenzione, e quando si é “ volontariamente attenti “ si sviluppa la concentrazione. Quando si è in grado di “ concentrarsi volontariamente “ senza interruzioni per il tempo che si desidera, allora si sviluppa una introspezione così costante da fare emergere uno stato di coscienza più profondo, che produce una nuova dimensione di esperienza personale in perfetta armonia con la nostra fonte più vera. Quando questo avviene la mente si apre ad una conoscenza d’ordine superiore che sviluppa la vera consapevolezza. La fusione armonica di queste cinque qualità della mente aprono le porte della pura intuizione e lo Yi evolve nello Shen. “Il Pensiero di una Mente Pura é Pura Intuizione” “La Pura Intuizione é Pura Percezione” “La Pura Percezione é Pura Sensibilità” Sviluppare la sensibilità richiede un particolare lavoro sia sul corpo che sulla mente, come una sensibilissima bilancia dobbiamo essere in grado di percepire le differenze e le variazioni toniche dei nostri muscoli e dei nostri stati emotivi, senza questa abilità non c’é apprendimento, ne evoluzione nella capacità di apprendere. Rigidità ed eccessivo uso della forza tolgono sensibilità , al contrario la sensibilità e la leggerezza affinano la percezione così che anche una piuma che sfiora il corpo può essere avvertita. Tutto il corpo e in particolare braccia e gambe debbono diventare come degli acuti sensori che tengono sotto controllo l’ambiente circostante e l’avversario, avvertendone ogni minima variazione così da adeguare perfettamente ogni azione alla sua. Se non si sviluppa la sensibilità allora bisogna imparare ad essere veloci per essere in grado di parare o schivare un eventuale attacco, se invece si ha la perfetta percezione dei suoi movimenti lo si può precedere anche con un movimento relativamente lento. Molto spesso le tecniche più spettacolari nascondono, nella rapidità del gesto, una scarsa percezione. I veri maestri non sono mai spettacolari, la loro azione é sempre perfettamente calibrata, poco o niente traspare all’esterno, fuori sembra lento, dentro é veloce come il fulmine. “Chi é lento nello spirito deve essere veloce con il corpo” Notizie sull’autore: Flavio Daniele, laureato in ingegneria, vive a Bologna dove insegna arti marziali interne (Taiji stile Chen e Yang, Xing-Yi), Qi Gong e Shaolin kung-fu. Dirige la Scuola Italiana di Arti Marziali Interne NEI DAN per la formazione di istruttori – Tel. 051 – 239578. Ha cominciato la pratica alla fine degli anni sessanta con il Karate Shotokan ( 3° dan J.K.A.) e con lo Yoga. E’ autore del libro “Le Tre Vie del Tao” – Meb Ediz. e di un video sul Taiji di stile Yang (distribuito in libreria ) edito dalla Red. Chi fosse interessato ad approfondire le arti marziali interne può contattarlo allo 051 239578 oppure 0347 8701436

Rapporto tra corpo, mente ed energia Di Flavio Daniele Una reale comprensione del concetto di energia, sia da un punto di vista teorico che pratico, non puo’ prescindere dalla dimensione fisica e da quella mentale. I tre aspetti non possono essere trattati separatamente perché costituiscono un tutt’uno inscindibile simile a un ologramma, dove ogni parte contiene le altre, e il lavoro svolto su una qualunque influenza in maniera diretta anche le altre.   Nel Taiji Quan, per evidenziare il profondo legame tra le varie componenti, si dice che “la mente comanda, l’energia segue e il corpo esegue”. Questo antico detto, oltre ad avvalorare quanto appena espresso, definisce una sorta di gerarchia funzionale tra quelli che i maestri chiamano le “I Tre Poteri o Le Tre Armonie ” e cioè: 1° – Il potere del corpo (Li), 2° – Il potere dell’ energia (Qi), 3° – Il potere della mente (Yi). * Yi – Potere della Mente Lo “Yi” lo potremmo definire il “primus inter pares” e il ‘trait d’union’ tra Li (dimensione fisica) e Qi (dimensione energetica). Esso può, simbolicamente e sinteticamente, essere inteso come la qualità di colui che perfettamente centrato nel proprio spirito controlla sia il proprio corpo che la propria mente. In realtà é una idea molto più complessa che coinvolge la mente, nei suoi molteplici aspetti, il corpo, con le sue potenzialità e lo spirito o Shen. Secondo la tradizione cinese Yi ( il pensiero ) nasce dall’energia spirituale o Shen, come tale rappresenta ‘il Pensiero o l’Immaginazione Creatrice’, che si manifesta attraverso l’organo Xin o cuore ( dove il carattere Xin indica non solo il cuore inteso come organo, ma anche il cuore come centro dell’attività mentale, quindi come sinonimo di mente ). Infatti l’antico ideogramma Yi era composto dal carattere cuore con sopra il carattere suono, che in senso lato può essere inteso come la “Voce o la Risonanza del Cuore ” ). Queste relazioni tra energia spirituale ( Shen ) e pensiero ( Yi ) e tra cuore ( Xin ) e pensiero, non sono in contraddizione ma chiariscono in maniera precisa il luogo fisico nell’essere umano in cui questa forza creatrice si manifesta. Non si dice forse: “ Ti parlo con il cuore in mano “, quando si vuole intendere che si è profondamente sinceri? Yi lo possiamo sinteticamente esprimere con ” cuore-mente ‘ che implica, quindi, il concetto di “consapevolezza intuitiva”; dove le due parole “consapevolezza” ed “intuizione” sono intese nel loro significato più pieno ( cfr. il libro “Le Tre Vie del Tao” – pag. 46 e pag. 180 ) e cioè la capacità di “conoscere e di esserne coscienti” senza mediazioni “intellettuali” in maniera diretta ed immediata, come implica la parola intuizione che etimologicamente significa “essere in Dio” , dal greco en (in) e theòs (Dio) , che in senso lato é quella che i maestri chiamano “conoscenza del cuore”. Opportunamente sviluppata permette una presa di coscienza delle potenzialità del corpo e della mente. E’ lo stato in cui non c’é disarmonia tra pensiero ed azione, in cui la consapevolezza si fonde con l’azione, facendo si che i movimenti del corpo siano perfettamente allineati al flusso della nostra “intenzione cosciente”, é una specie di “estasi” non mistica, che rappresenta uno stato di fusione, di assorbimento totale in quello che si sta facendo, dimentichi di ogni cognizione spazio-temporale. Alcuni grandi campioni sportivi la chiamano la “Zona” e la definiscono come uno “stato” nel quale “l’eccellenza delle prestazioni” non richiede sforzo alcuno. Corpo, mente ed energia si fondono in un più alto stadio dimensionale, che rappresenta la quintessenza delle potenzialità individuali: lo stadio Spirituale o Shen. Il Taiji rappresenta un metodo scientifico ( nell’accezione più occidentale del termine) per sviluppare questo stato in maniera cosciente. Da notare, infine, come ” Yi ” significhi anche “anticipare” ( E’ naturale, per una scrittura composta da segni ideografici, avere molteplici significati per una sola parola ). Importante nel taiji quan il concetto della mente che ‘ anticipa’ , che ‘intuisce’ le intenzioni dell’avversario. Nel Taiji Quan e nelle arti marziali in genere Yi é assolutamente basilare, perché i risultati che si otterranno dipendono essenzialmente da essa. Per questo é opportuno cercare, nei limiti imposti dalla parola scritta, di spiegarne i vari significati e specificare i molteplici contesti in cui viene usata. Secondo l’ambito in cui agisce, Yi assume sfumature a cui corrispondono significati con diverse valenze e diversi livelli di realizzazione. Per la lingua cinese é normale sintetizzare in un ideogramma concetti complessi che nelle lingue come quelle occidentali richiedono lunghe spiegazioni ed é per questo Yi può essere tradotta come idea, attenzione, intenzione e volontà cosciente (Yi Nian); consapevolezza, coscienza e intuizione (Yi Shi). Vediamo quindi di stabilire questa ‘gerarchia funzionale’ per una comprensione e un uso ottimale della stessa. YI NIAN – attenzione, volontà cosciente, intenzione L’attività della mente non si ferma mai, l’uomo normale é continuamente coinvolto in un dialogo interiore senza sosta, che impedisce la calma ed agita i pensieri come il vento le acque di un lago. La quiete del pensiero cosciente, che presiede all’equilibrio di tutte le attività dell’organismo, é la condizione minima indispensabile che il praticante deve raggiungere per avviare il processo di pacificazione (Jing) della mente (Yi). Il suo strumento principale é l’attenzione, strettamente legata alla capacità di concentrazione, che a sua volta, altro non é che la focalizzazione volontaria dell’attenzione. Pacificazione, attenzione, concentrazione e intenzione, sono strettamente correlate in una specie di “circolo virtuoso” che si autoalimenta. Ci sono molti modi per entrare nel “flusso”, sicuramente la capacità di focalizzarsi esclusivamente ed intenzionalmente su quello che si sta facendo, in uno stato di profonda concentrazione ne rappresenta l’essenza. L’Attenzione “Attento come un gatto che punta un topo “ . Questa immagine, spesso abusata, sintetizza in maniera esemplare, nell’immaginario collettivo, l’archetipo della perfetta attenzione. Ma l’attenzione di cui parliamo é di ordine diverso ed é peculiare dell’essere umano. Essa é nello stesso tempo una delle capacità più elevate e meno sviluppate che possediamo: l’attenzione cosciente. Vediamo, quindi, di chiarire la differenza sostanziale che intercorre fra l’attenzione istintuale di un gatto affamato e l’attenzione cosciente dell’essere umano. Il gatto non ha possibilità di scelta, l’istinto della fame lo obbliga alla concentrazione totale di tutte le sue energie sul cibo-topo. Tutti gli animali hanno queste risposte coatte e reattive sotto l’impulso degli istinti fondamentali. Anche gli esseri umani sono soggetti a questi stessi istinti che condizionano il comportamento é impongono una attenzione intensa in determinate situazioni: pericoli di vita, forte eccitazione sessuale ecc. . Questo tipo di attenzione non cosciente, non é il risultato di una scelta, si produce automaticamente quando per un caso fortuito, le condizioni interne (istinti, bisogni, desideri) e quelle esterne coincidono. La vera attenzione, al contrario, nasce dalla scelta consapevole di orientare e focalizzare l’intento o volontà della mente nella direzione scelta, indipendentemente da qualunque necessità o condizioni esterne. Questa capacità di astrazione, tipicamente umana, che abbiamo chiamato attenzione cosciente opportunamente sviluppata é la condizione indispensabile per una reale crescita interiore. Solo grazie ad essa possiamo staccarci dalle situazioni contingenti e volgere all’interno il nostro sguardo per attivare le enormi potenzialità interiori. Un attenzione forte é frutto di un intento inflessibile . Chi, dopo anni di pratica, non ha raggiunto dei risultati apprezzabili lo deve, probabilmente, alla mancanza di attenzione e volontà, senza di esse non si sviluppa la percezione della propria energia interna (Qi). Molti sono i praticanti che, pur seguendo la disciplina con amore e diligenza, non avendo sviluppato lo Yi nei molteplici aspetti appena esaminati, non fanno progressi nella pratica, perché ingannati dalle loro stesse sensazioni non riescono a decodificare i messaggi del corpo. Allenare la mente Yi può essere allenata come si allena un arto, cominciando con piccoli esercizi di immaginazione creativa, fino ad arrivare alle sofisticate tecniche, messe a punto da generazioni di maestri nel corso dei secoli, quali l’imitazione degli animali e dei fenomeni naturali( il turbinare del vento, la potenza devastatrice del lampo, il fuoco, l’acqua) che creano una identificazione totale in grado di sviluppare straordinari poteri fisici e mentali. Un semplice esercizio che può essere fatto é congiungere pollice indice immaginandoli come un anello d’ acciaio, finché si riesce a tenere ferma quest’immagine nella mente, diventerà molto difficile per chiunque separarli. Altri esempi del potere eccezionale della mente sono gli atti compiuti sotto ipnosi, in situazioni estreme di pericolo, o ancora la tremenda forza dimostrata dalle persone colte da raptus isterici. Questo può succedere perché ci sono determinati ’stati indotti’, in cui la mente in situazioni non ordinarie quali malattie, stati allucinatori, pericoli, non più vincolata dai normali parametri “razionali’, agisce senza senso di limite liberando fonti inaspettate di energia. Questi ‘ stati indotti’ oltre che subiti, possono essere creati sotto la guida del pensiero cosciente (Yi). Inizialmente si usa la propria capacità immaginativa, poi, una vota appreso il meccanismo, tutto avviene naturalmente senza sforzo cosciente. Flavio Daniele marcellotaichi@supereva.it

  Potere d’ascolto Il test d’ascolto (DONG JIN / DING JIN) è un elemento di grande importanza nella pratica perché, grazie a questa azione, ci permette d’individuare la qualità del nostro lavoro, i vuoti strutturali, le mancanze nella nostra esecuzione.   POTERE D’ASCOLTO/POTERE DI COMPRENSIONE DONG JIN/DING JIN Nell’allenamento in coppie al combattimento non ci sono le regole, non ci sono le tecniche, solo Ding Jin (la forza che ascolta) e Ding Jin (la forza che comprende), ascoltare e diventare consapevoli del Jin del proprio corpo e poi ascoltare e capire quello dell’avversario per potere controllarlo e dirigere. Devi sviluppare l’istinto, non c’è tempo per pensare, ci sono troppe tecniche . quando due tigri si combattono, non ci sono tecniche, combattono e basta. Tratto da: LE TRE VIE DEL TAO Di: FLAVIO DANIELE* M° Flavio Daniele. Fondatore della NEI DAN SCHOOL (Scuola di arti marziali interne e discipline energetiche), vive a Bologna, dove insegna Taiji Quan stile Chen e Yang, Xing-Yi Quan e Nei Gong. Dalla metà degli anni ottanta si dedica esclusivamente allo studio delle arti marziali cinesi. Collabora con le maggiori riviste italiane (Samurai, Arti d’Oriente, Enertao), e straniere (Taiji Magazine). Ha pubblicato  vari libri sul tema.. Nella pratica del Taiji, del Tui shou, del Qi gong, del Nei gong e delle arti marziali in generale ci sono dei momenti in cui il praticante necessita di conoscere la direzione della rotta, di sapere valutare il proprio lavoro e orientare la propria pratica, non tanto per verificare la velocità del proprio progresso quanto piuttosto per capire perché non si sta progredendo. Il test d’ascolto (DONG JIN / DING JIN) è un elemento di grande importanza nella pratica perché, grazie a questa azione, ci permette d’individuare la qualità del nostro lavoro, i vuoti strutturali, le mancanze nella nostra esecuzione. È fondamentale per comprendere l’efficacia dei propri movimenti nella pratica. Ci permette di giungere a  quell’autoconsapevolezza che  non risolve i nostri problemi però ci permette d’individuare e comprendere quello che manca, dove manca, e l’azione da prendere per correggere eventuali errori di pratica. Il test d’ascolto (DONG JIN / DING JIN)ci permette inoltre di sviluppare quella sensibilità al tatto (pen-jin) fondamentale nel lavoro a due, che va studiata e sviluppata, sentita e vissuta. Notizie sull’autore: IL M° FLAVIO DANIELE   fondatore e guida della Nei Dan, vive a Bologna, dove insegna Arti Marziali Cinesi (Taiji Quan, stile Chen e Yang, Xin Yi Quan dei 10 Animali e delle 6 Armonie e Shaolin Quan) e discipline di sviluppo mentale ed energetico ( Qi Gong ). Inizia la pratica nel 1967 con il Judo, che lascia dopo tre anni, e con il Karate Shotokan che porta avanti per oltre 15 anni, raggiungendo nel 1980 il 3° dan sotto la scuola del M° Hiroshi Shirai. A cavallo tra la fine degli anni settanta e l’inizio degli anni ottanta comincia le prime esperienze delle arti marziali cinesi. Intorno alla metà degli anni ottanta abbandona definitivamente l’insegnamento del Karate e dello Yoga, che aveva iniziato nel 1970, per dedicarsi esclusivamente allo studio dell’ arti marziali cinesi. Nel 1996 lascia anche la professione d’ingegnere informatico per dedicarsi esclusivamente al loro insegnamento e diffusione. Sfruttando la sua lunga esperienza nelle arti marziali e nello studio delle discipline orientali ( Yoga, Zen, Taoismo ) e delle psicoterapie moderne occidentali, ha messo a punto, per la pratica marziale, il TAO G. E. D. for Marzial Arts – La Via ( Tao ) dello Sviluppo Energetico Globale. ( G.E.D. = Global Energetic Development ) per le arti marziali- , tecnica di sviluppo delle proprie potenzialità fisico-energetiche e mentali: integrazione armonica fra le moderne metodiche didattiche occidentali e le antiche tecniche di controllo mentale, di potenziamento fisico ed energetico orientali. E’ autore dei libri “ Le Tre Vie del Tao “ edito dalla Meb nel 1997, “I Tre Poteri del Taiji Quan” edito dalla Luni nel 2001, “La forma Antica del Taiji Quan Stile Chen” ed “Il potere segreto del corpo nelle Arti Marziali” editi sempre dalla Luni nel 2003. E’ autore anche di un video didattico sul Taiji stile Yang e di una serie di video didattici sugli antichi metodi di potenziamento fisico-energetici del corpo (Nei Gong). Ha collaborato con la facoltà di Scienze Motorie dell’Università di Bologna e scrive per le maggiori riviste italiane (Samurai, Arti D’Oriente, Enertao) ed estere di arti marziali e scienze dello spirito. Suoi articoli sono apparsi in Spagna e sulla rivista americana Taiji Magazine, la più prestigiosa rivista internazionale di arti marziali interne. E’ comparso sulla rivista Panorama (nov. 1999), su Repubblica Salute (maggio 2003) e su due delle più importanti riviste giapponesi di Arti Marziali. IL SISTEMA DI ESERCIZI PER LO SVILUPPO DELLA FORZA INTERNA INSEGNATO DAL M° GEORGE XU ED ELABORATO E SISTEMATIZZATO DAL M° FLAVIO DANIELE NEI SUOI LIBRI E NELLA SERIE DI VIDEOCASSETTE (vedi il sito del M° Daniele:www.taichineidan.com) E’ UTILIZZABILE DA TUTTI I PRATICANTI DI ARTI MARZIALI E SPORT DA COMBATTIMENTO CHE VOGLIONO MIGLIORARE LE PROPRIE PRESTAZIONI MARZIALI SVILUPPANDO IL POTERE INTERNO DEL CORPO, E DA TUTTI COLORO CHE VOGLIONO MIGLIRARE LA PROPRIA ENERGIA E LO STATO GENERALE DI SALUTE.   Informazioni: NEI DAN SCHOOL http://www.taichineidan.com neidan@libero.it M° FLAVIO DANIELE Infotel: 051 239578 – 347 8701436 NEI DAN SCHOOL VIA DE’ COLTELLI 21 – 40124 BOLOGNA   ————…————– I FONDAMENTI TEORICI E PRATICI DELL’ARTE   Il Taiji Quan: IL PUGILATO DELLA SUPREMA POLARITA’ Di Flavio Daniele   Nel Taiji Quan, vero tesoro dell’umanità, c’è il sapere di una delle civiltà più antiche e raffinate del mondo: la civiltà cinese. In esso si ritrovano in un mix, tanto irripetibile quanto unico, l’arte del combattimento, la scienza medica cinese, la filosofia taoista e ricche venature di quella confuciana e buddista. E’ in poche parole: arte marziale arte del corpo filosofia scienza medica. I diversi aspetti s’integrano e si armonizzano perfettamente. Il Taiji é una “scienza esatta”, nella accezione più occidentale del termine, in quanto ogni suo gesto, ogni sua azione si esplica sia sul piano della salute del corpo e della mente, sia sul piano della difesa del proprio corpo. E’ una strada maestra (Dao) per camminare nel mondo e inoltrarsi nell’universo uomo. È un’arte perfetta sotto tutti gli aspetti, in grado di dare ad ognuno la sua risposta: all’artista marziale alla ricerca di un arte efficace ma non violenta,a colui che ricerca un senso alla propria esistenza, ai cultori dell’arte del movimento come strumento di crescita personale a quelli interessati semplicemente al proprio benessere psicofisico. Coinvolge l’essere umano in senso globale dal piano fisico a quello mentale/emozionale, passando per quello delle energie sottili per arrivare a quello spirituale evolutivo. L’armonia Yin/Yang, l’armonia intrinseca della natura, applicata alle tecniche di combattimento, ha generato nel corso dei secoli, una delle arti più raffinate che si conosca, che travalicando il campo marziale, attraverso un’integrazione cosciente ed attenta del “sistema corpo-mente”, arriva ad una visione metafisica dell’esistenza. Vero e proprio cammino (Dao) di ricerca/sviluppo/trasformazione rappresenta per l’uomo moderno uno strumento ideale per l’ecologia del sistema mente-corpo, in grado di dare vigore al corpo ed equilibrio alla mente. Il suo percorso è basato su dei principi generali che sono alla base della vita stessa. Il principio base del Taiji è il principio dei Tre Poteri, all’interno di essi, come in un gioco di scatole cinesi, sono contenuti tutti gli altri, ignorarli rende sterile la pratica.  I tre poteri: Yi o potere della mente Qi o potere dell’energia Li o potere del corpo Essi sono intimamente interconnessi. Esaminiamoli uno ad uno precisando che la divisione è fittizia e ha soli fini esplicativi, e ricordando che un corpo forte e in armonia è funzionale ad un libero fluire dell’energia e all’equilibrio mentale, e che questo ultimo è la condizione di base per guidare il qi e trasformarlo in vigore e forza interna (nei jin). Li: il potere del corpo. Sviluppare il potere del corpo significa elevare al massimo le abilità fisiche per renderlo forte, coordinato ed efficiente. Ciò comporta un lavoro serio e rigoroso di tipo interno (Nei Gong) sui meridiani, sugli organi interni e sulla struttura profonda, e uno di tipo esterno (Wai Gong) sull’allineamento strutturale e sull’integrazione funzionale della caratteristiche statico/dinamiche della struttura corporea nelle sue componenti fondamentali: 1° corretto allineamento dello scheletro, che vuol dire una statica economica e un equilibrato utilizzo della colonna vertebrale in armonia con la forza di gravità 2° miglioramento della coordinazione neuromuscolare 3° potenziamento delle caratteristiche di base (ottimizzazione dell’uso della forza, agilità e scioltezza, coordinazione e ritmo). Qi: il potere dell’energia o soffio vitale. Lo sviluppo del potere energetico comporta il lavoro di trasformazione delle energie grezze (Jing) in energia vitale (Qi), e di questo in vigore e forza interna (Nei Jin) e successivamente in forza spirituale (Shen). Questo potere è ovviamente connesso sia con il fisico che con il mentale. Yi: il potere della mente.

Questo potere è il più sottile dei tre, e comporta oltre al lavoro sulle qualità della mente (volontà, attenzione, concentrazione. consapevolezza), lo sviluppo delle “Tre Armonie Interne”: 1° l’armonia tra le proprie emozioni (la mente- cuore o Xin) e il pensiero cosciente Yi 2° l’armonia tra la mente Yi e il Qi che significa la capacità di guidare coscientemente l’energia 3° l’armonia tra Qi e Li, che vuol dire la capacità di trasformare il qi in vigore e forza interna (Jin) per muovere il corpo.

  IL POTERE DEL CORPO – LA DIMENSIONE FISICA Vediamo ora, dopo avere esaminato gli aspetti relativi alla dimensione energetica e mentale, quelli relativi alla dimensione fisica che ci permetteranno di capire praticamente come sviluppare l’energia interna e come trasformarla in forza interna (Nei Jin). Lo sviluppo dei tre poteri del Taiji Quan comincia con l’allenamento del corpo per fare si che diventi forte, coordinato ed efficiente. Attraverso una corretta pratica di base le potenzialità fisiche, abitualmente limitate per la maggior parte delle persone, possono essere ampiamente potenziate. Per capire, nei limiti delle nostre limitate conoscenze, il complesso fenomeno del movimento naturale umano; dove per naturale si intende il movimento vivo che possiamo osservare tale e quale é realmente, esente da artefici e convenzioni da laboratori, dobbiamo usare tre differenti visioni: – analitica per capire la funzione di ogni singola parte strutturale, – olistica per definire come si relazionano tra di loro e – sistemica per comprendere con il tutto si relaziona con il sistema (lo spazio) La dimensione fisica La visione analitica – La Conoscenza del corpo La struttura: I Quattro Poteri Ogni lavoro “interno” comincia con la conoscenza fisica del corpo, seguita da un corretto allenamento per fare sì che esso diventi forte, coordinato ed efficiente. Quindi sarà necessario uno studio attento e preciso delle componenti anatomo-funzionali fondamentali del corpo umano e riassumerne brevemente i punti salienti emersi durante lo studio. Il sistema mobile umano é costituito da un telaio strutturalmente fondato su “quattro peculiari insiemi funzionali”, che corrispondono a quattro geniali strumenti di cui la natura ci ha dotato, alla stessa maniera di cuore polmoni e altri fondamentali organi, ognuno di essi organizzato per lo svolgimento di funzioni specializzate: 1° – l’arto superiore (organizzato per la prensione), 2° – l’arto inferiore (organizzato per il moto) 3° – la colonna vertebrale (asse centrale e chiave di volta statico-dinamico del sistema motore) 4° – il bacino (perno e raccordo fra la meta inferiore e quella superiore del sistema) Questi quattro insiemi sviluppano le loro possibilità di movimento attorno a 4 cardini fondamentali costituite dalle articolazioni: ° occipito-atlantoidea ° sterno-clavicolare ° lombo-sacrale ° coxo-femorale Tali cerniere o giunti sono dei veri e propri “nodi funzionali e strutturali”, punto di smistamento e regolazione di sforzi tra l’asse centrale e gli arti. Sul perfetto gioco armonico di questi giunti sono basati i più importanti principi del Taiji: dal principio delle tre forze, passando per le sei armonie e per il principio delle sei direzioni, fino al zhan si jin. Gioco reso ancora più raffinato e sinergico dalle interazioni dinamico-strutturale di quelle che nel Taiji sono chiamate le nove perle. Analizziamo uno per uno questi insiemi funzionali, per cercare di capire come sono relati e come interagiscono l’un l’altro, ciò ci permetterà di capire meglio come funzionanoi principi e come tramite il Taiji noi possiamo avere un corpo forte, una mente tranquilla e uno spirito sereno. Le Nove Perle Le nove perle, disposte lungo il telaio costituito dai quattro insiemi funzionali, sono: A – Le prime tre disposte lungo la colonna: 1° collo 2° zona dorso / lombare 3° osso sacro (che si articola nel bacino con l’articolazione sacro / iliaca )   B – Le seconde tre disposte lungo il braccio 4° spalla (articolazione scapolo/omerale ) 5° gomito 6° polso C – Le ultime tre disposte lungo la gamba 7° anca (articolazione coxo/femorale) 8° ginocchio 9° caviglia Le nove perle, veri e propri giunti biologici, determinano la capacità di movimento del “sistema mobile umano”, nei classici del Taiji c’é scritto: “Se si fa circolare il Qi nelle nove perle, allora non ci sarà nessun luogo dove il qi non possa arrivare”. Colonna vertebrale – La coordinazione assiale La colonna vertebrale costituisce la struttura portante del corpo, biomeccanicamente la possiamo definire un complesso cinematico multisegmentale costituito da tre sottoinsiemi (cervicale – dorsale – lombare). Ognuno di questi sottosistemi ha delle precise funzioni da svolgere: il cervicale provvede al sostegno ed all’orientamento del capo; il dorsale ha funzioni di equilibrazione delle due lordosi, di centraggio del peso e di sostegno dell’albero respiratorio; il lombare ha funzioni prettamente statiche. Capire e rendere operative queste specialità funzionali é della massima importanza per sapere come intervenire e quali tipi di allenamento fare per elevare al massimo le potenzialità di ogni parte della struttura umana. Il perfetto allineamento richiede il minimo sforzo ed assicura al contempo la massima stabilità e dinamicità. Nel Taiji si dice: “Per emettere la forza interna (fa jin) bisogna avere buone radici. La forza interna, generata dal dantian, scivola nei piedi, rimbalza nelle gambe, e guidata dalla vita lungo la spina dorsale si manifesta nelle mani”. “La forza è trasmessa dalla spina dorsale” La colonna vertebrale deve rispondere a due requisiti meccanici opposti: rigidità e flessibilità. L’esame dello scheletro vertebrale evidenzia una struttura perfettamente gerarchizzata di tipo piramidale. Le vertebre più basse e più potenti fanno d’appoggio a quelle situate sopra, fino al collo molto mobile, che regge la testa e le consente un’estrema finezza nei movimenti. L’entità di movimento tra una vertebra e l’altra é minima, ma sommandosi per tutta la lunghezza della colonna genera un notevole grado di flessibilità, che consente flessione, estensione, piegamenti laterali e rotazioni. Anche la rotazione é minima tra vertebra e vertebra, ma per lo stesso motivo, raggiunge complessivamente un notevole grado di torsione. Tutti questi movimenti, che possono essere eseguiti in combinazione durante qualsiasi singola azione del corpo, danno luogo a un movimento complesso a spirale e dei legamenti vi troviamo una analoga disposizione: muscoli molto potenti alla base per sostenere tutto il sistema, muscoli più sottili e sensibili man mano che saliamo per permettere il libero e armonico gioco del collo e l’equilibrio dinamico della testa. Ogni parte ha quindi una sua precisa funzione da svolgere e deve essere coordinate alle altre per avere un uso del corpo biomeccanicamente corretto, efficiente ed economico. Movimenti della colonna - 1° Movimenti di torsione a destra e sinistra, sviluppano una forza centrifuga come una molla avvolta a spirale. Si svolgono intorno a due fulcri fondamentali: vita (11° e 12° vertebra dorsale), e collo (vertebre cervicali). – 2° Movimenti di flesso-estensione avanti/indietro, laterali destra/sinistra. Questi movimenti, simili all’oscillazione di un bambù, sviluppano una forza a catapulta. Il fulcro é l’osso sacro e la 4°-5° vertebra lombare – 3° Movimenti d’estensione e accorciamento lungo l’asse longitudinale (alto/basso), sviluppano una forza di rimbalzo simile a un martello pneumatico. Al centro del corpo e alla regione lombare e dei reni sono proprie la forza e la stabilità. Alla parte superiore, invece, la mobilità e la finezza. Ogni alterazione di questo rapporto, genera disarmonia e rende inutile anche le tecniche più sofisticate. Bacino, torace e testa costituiscono dei blocchi strutturali che devono essere perfettamente allineati sulla verticale, perché questo fa si che poggiando l’uno sull’altro, per virtù del loro stesso peso si mantengano in equilibrio sia strutturale sia dinamico. Sono uniti da due cerniere - la vita all’altezza delle vertebre lombari, tra bacino e cassa toracica, – il collo, tra torace e testa. Collo e testa E’ d’importanza vitale la posizione e la libertà del collo nell’equilibrio della testa. L’allineamento della zona cervicale è di fondamentale importanza. Vera chiave di volta per il controllo di questa zona é la settima vertebra cervicale, che possiamo paragonare ad una rotonda spartitraffico che canalizza il flusso delle auto, rendendolo scorrevole e ordinato. Al suo processo spinoso, molto più lungo delle altre, sono legati diversi muscoli importanti: fra i quali quelli addetti all’estensione del collo e della testa, e quelli profondi della parte superiore della schiena. Spalle e braccia. Spalle Le spalle devono essere rilassate, adagiandosi liberamente come un mantello sulla cassa toracica. Sono la base su cui si origina il collo, costituiscono un complesso sistema anatomico denominato cingolo scapolare, composto da clavicola e scapola, che formano una sorta d’arco scheletrico, che connette l’arto superiore al tronco attraverso l’articolazione sternoclavicolare tra sterno e clavicola. Questo sistema anatomico, che biomeccanicamente possiamo definire sistema cinetico mio-articolare, ha una flessibilità e gradi di movimento notevoli. Fulcro centrale é la scapola, vero e proprio trasmettitore mobile, la cui libertà di movimento é fondamentale per permettere, durante l’esecuzione di qualsiasi tecnica di braccia, alla forza di fluire liberamente dalla mano al piede e viceversa. Il cingolo scapolare dirige e controlla il movimento del braccio. L’azione sinergica dei vari muscoli attorno a questo fulcro osseo deve essere perfettamente bilanciata, altrimenti si squilibra tutto il cingolo, con conseguente alterazione di tutta la postura e della potenza che si può esprimere. La potenza generata dalla forza propulsiva della vita e delle anche resta bloccata nelle spalle, invece di fluire liberamente senza attriti e dispersioni lungo le braccia fino alle mani. I maestri paragonano l’articolazione scapolo-omerale ad un cancello, che deve essere in grado di aprirsi e chiudersi secondo le esigenze in perfetto sincronismo con gli altri due cancelli: i fianchi (zona lombo-dorsale) e il bacino (articolazione sacro-iliaca e coxo-femorale).Due sono i muscoli fondamentali per la loro attività: il romboide per quanto concerne il cingolo scapolare e lo psoas per quello pelvico, il fulcro dell’ equilibrio psoas/romboide é la giuntura lombo-dorsale. Braccia Le braccia non sono attaccate direttamente al torace, ma al cingolo scapolare, il quale é come appeso allo sterno, che é collegato all’indietro con la colonna vertebrale per mezzo delle sette costole superiori. Senza entrare in particolari anatomici si può affermare che le radici delle braccia affondano direttamente nella schiena, e sono solidamente attaccate alla colonna vertebrale per mezzo dei muscoli trapezi: superiormente fino alla base del cranio, inferiormente fino alla dodicesima dorsale, all’altezza del diaframma. Inoltre, il gran dorsale partendo dal braccio e oltrepassando il diaframma, si attacca al bacino connettendo funzionalmente il braccio al muscolo pelvico. Anteriormente esse sono legate elle costole e allo sterno tramite i pettorali; nella parte posteriore il collegamento é più complesso e raffinato. La forza del braccio é nella schiena, ma affinché possa essere esercitata efficacemente occorre che la schiena sia dritta, perché altrimenti la complessa coordinazione dei muscoli dorsali risulta inefficiente, e che le spalle non siano sollevate, dovendo dare la necessaria stabilità dinamica durante i movimenti del braccio offrendo il necessario punto d’appoggio. Bacino e articolazione ilio-femorale Il bacino é la base del tronco ed unisce le gambe alla colonna. E’ un anello osteo-articolare chiuso che nel suo insieme trasmette gli sforzi tra il rachide e gli arti inferiori. Punto centrale di tutta la struttura é l’articolazione ilio-femorale, vera placca rotante tra bacino e gambe. E’ un’articolazione semplice, ma mobile e potente, il cui equilibrio, determinante per un corretto allineamento delle gambe e del tronco, è il segreto per un corretto fluire della forza lungo il corpo. Quando questa articolazione é squilibrata, il bacino invece di essere ben centrato é disallineato rispetto all’appoggio delle gambe, questo blocca il libero fluire della forza che provoca irrigidimento dei glutei e degli addominali, con conseguente limitazione del movimento diaframmatico e quindi della respirazione. I maestri di Taiji dicono: ” Testa allungata e sedere sospeso”. La regione pelvica, base del movimento e della forza propulsiva, deve essere libera da tensioni e blocchi per potersi muovere in tutte le direzioni ruotando intorno al centro di gravità del corpo, come una sfera intorno al suo centro. Gambe e piedi Le gambe, danno al tronco un appoggio non rigido, sono una struttura flessibile il cui capacità di spostamento veloce e potente é determinata da un sottile gioco di pesi e contrappesi, la cui risultante deve essere zero per un corretto equilibrio sia statico sia dinamico. Occorre che in qualunque posizione o assetto, la proiezione dell’asse del corpo cada nel centro dell’ area del poligono di sostegno formato dai piedi, più cade lontana, più l’equilibrio diventa precario. I piedi nel Taiji hanno una funzione fondamentale, solo quando tutti i movimenti del corpo partono e sono coordinati da essi, che si può dire di essere arrivati ad un buon livello dell’arte. Il lavoro dei piedi, ed i relativi metodi d’allenamento, per renderli abili ed intelligenti come le mani, sono uno dei segreti meglio custoditi dai maestri. La visione olistica Una volta acquisita la necessaria conoscenza analitica della dimensione fisica del corpo, si devono definire le varie parti strutturali, perché capito e definito il ruolo di ognuna, sia singolarmente sia nel contesto globale, sarà possibile impostare un razionale sistema di allenamento che permetta di sviluppare al massimo le caratteristiche di base e di coniugare in maniera ottimale potenza ed elasticità, morbidezza e durezza, stabilità e dinamismo. L’interconnessione dinamica fra le varie parti strutturali è assicurata dall’azione coordinata dei muscoli che si sviluppa lungo precise direttrici denominate catene muscolari, che costituiscono un perfetto ed intricato sistema che opera in perfetta armonia. Sarà necessario avere una visione globale delle modalità di trasmissione del movimento. L’importanza della conoscenza e individuazione di questi “percorsi” è evidenziata dal fatto che lungo queste linee fluisce la forza. Conoscere e saper utilizzare queste linee di forza e i relativi snodi è fondamentale per potere ottenere il massimo dell’efficacia con il minimo sforzo muscolare in ogni circostanza. Per identificarle in maniera chiara ed inequivocabile dividiamo il corpo umano con dei piani immaginari: – il primo piano è un piano orizzontale che divide il corpo a livello della cintola in una metà – superiore (tronco, testa, arti superiori), ed una inferiore (bacino e arti inferiori); – il secondo, chiamato piano frontale, lo divide in una parte anteriore (viso, torace, addome gambe), é la parte che vediamo in uno specchio, ed una parte posteriore (nuca, schiena, glutei, parte posteriore delle gambe); – il terzo, chiamato piano sagittale, divide il corpo in una parte destra e una parte sinistra. Abbiamo così Le 5 gerarchie dinamico-strutturali – Alto/basso – Avanti/Dietro – Destra/Sinistra – Centro/Periferia – Interno/Esterno Le catene muscolari e la connessione strutturale Le varie parti strutturali sono fra loro interconnesse in maniera dinamica dai muscoli, che allungandosi e accorciandosi, sotto la guida del sistema nervoso, permettono alla struttura di muoversi in perfetto equilibrio e nella massima economia. La loro azione sinergica si sviluppa lungo precise direttive note come “catene cinetiche muscolari“ che costituiscono un perfetto e intricato sistema che opera in perfetta armonia, similmente ad una grande orchestra, dove, ogni artista fonde in maniera perfetta il suono del proprio strumento con quello degli altri. Nel corpo umano abbiamo cinque catene bilaterali disposte topograficamente in sequenza longitudinale, che costituiscono delle sequenze definite di fasce e muscoli lungo le quali esiste un passaggio preferenziale di tono. Le elenchiamo sinteticamente: 1- La catena posterolateralis o ‘PL’ che scorre sulla parte posteriore e laterale della testa, del torace, e degli arti. 2- La catena anterolateralis o ‘AL‘ che scorre sulla parte anteriore e laterale dellatesta, del torace, e degli arti. 3- La catena anteromedialis o ‘AM‘ che scorre nella parte anteriore e mediana del corpo. 4- La catena posteromedialis o ‘ PM‘ che scorre nella parte posteriore e mediana del corpo. 5- La catena posteranterioris o ‘ PA ‘ e la catena anteroposterioris o ‘AP, inscindibili nella loro funzione, così denominate perché le loro componenti muscolari sono disposte sul piano sagittale in direzione obliqua. Le diverse catene muscolari sono concatenate tra di loro in una sequenza precisa: PL – AL- AM – PA – PM – AP. Le linee di forza Quando il corpo si muove il passaggio di tono muscolare da una catena all’altra avviene, analogamente a quanto succede in una stazione ferroviaria, intorno a 6 snodi, posizionati strategicamente, che incanalano il flusso della forza lungo precise direttive, si creano così 7 linee preferenziali di scorrimento in cui lo sforzo muscolare risulta minimo e il rendimento massimo. 6 snodi di connessione della rete 1- base del cranio, 2- articolazione temporo-mandibolare, 3- articolazione scopolo-omerale, 4- articolazione sacro-iliaca, 5- articolazione coxo-femorale, 6- mani e piedi; . 7 linee di flusso 1- scorre di fronte alla colonna vertebrale lungo l’asse centrale di equilibrio, 2- connette gli archi delle braccia, scorre lungo l’asse mediano di ogni braccio; 3- connette gli archi delle gambe; 4- scorre dalla mano destra al piede sinistro, lungo il braccio, la spalla, la colonna, il bacino e la gamba; 5- fa esattamente il percorso incrociato dalla mano sinistra al piede destro; 6- connette la mano destra con il piede destro; 7- completa il percorso connettendo mano sinistra e piede sinistro. Le prime 3 sono dette principali perché scorrono lungo la struttura portante del corpo (arco dorsale, arco delle braccia e arco delle gambe), le altre secondarie, perché collegano in rapporto dinamico, attraverso l’arco dorsale (asse centrale), braccia e gambe. Risulta evidente, a questo punto, che la dinamica del movimento e dell’equilibrio posturale è sostanzialmente frutto di un’interazione armonica fra il sistema muscolo-tendineo, e l’osteo-articolare-legamentoso. Un aumento di tono in una qualunque delle catene che non abbia una risposta bilanciata nelle altre, potrà generare squilibrio posturale, limitazione delle escursioni articolari e disarmonia gestuale. Muscoli profondi – Muscoli superficiali Il Taiji é basato sulla teoria dello Yin e dello Yang, che vuol dire coniugare morbidezza e durezza, lentezza e velocità, stabilità e dinamismo, potenza ed elasticità, espansione e contrazione, pieno e vuoto, leggero e pesante. Questi rapporti, opposti e complementari, devono coesistere in percentuale variabile secondo esigenze e le circostante: 50% Yang / 50% Yin ( come nel simbolo del Tao perfettamente bilanciato ), 70% / 30%, 90% / 10% e così di seguito in un mutamento continuo e creativo senza sosta. Se da un punto di vista concettuale questo processo di trasformazione non risulta molto difficile da afferrare, da un punto di vista pratico diventa un’ impresa ciclopica. Ma la difficoltà non è insita nell’impresa, quanto nella scarsa conoscenza che abbiamo del funzionamento del nostro corpo, e delle sue relazioni con l’energia e la mente. Così, come abbiamo due emisferi cerebrali: uno logico, razionale, analitico, l’altro intuitivo, globale, sintetico; alla stessa maniera abbiamo due tipologie di muscoli che, non solo hanno funzioni diverse, ma sono costituzionalmente e strutturalmente diversi: uno di tipo yang, uno di tipo yin, uno per la stabilità, uno per il dinamismo, uno interno e uno esterno, uno profondo uno superficiale. Definire e prendere coscienza del ruolo svolto da questi due differenti sistemi, costituisce la base di partenza per risolvere gli apparenti paradossi della pratica ed accedere alla realtà multidimensionale del Taiji. In pratica questi due sistemi muscolari vestono lo scheletro, come tanti indumenti dall’interno verso l’esterno, in strati concentrici simili a quelli di una cipolla, il più esterno è costituito dai cosiddetti muscoli superficiali che sono lunghi, larghi e massicci, e tesi a coprire ampie distanze (trapezio, deltoide, dorsale, bicipite etc.). Possono esprimere grande potenza usufruendo di più lunghi bracci di leva rispetto a quelli profondi, e quindi sono specificatamente utili per movimenti di forza o di grande ampiezza. Lo strato più interno, costituito dai cosiddetti muscoli profondi (detti anche muscoli antigravitazionali perché hanno la funzione principale di mantenere eretta la postura), è situato attorno alla colonna vertebrale, ha fibre che vanno dai 3 ai 6 centimetri simili a tante fascette che vanno da vertebra a vertebra, o alle due – tre vertebre più vicine, o dalle vertebre alle costole. Questa particolare disposizione incrociata, sviluppandosi lungo tutto l’asse della colonna, determina una notevole “forza a spirale”, che genera una grande rapidità di rotazione, fondamentale in tutte le tecniche di Taiji. La vicinanza alle ossa permette loro, inoltre, di agire con molta precisione, tenendo le vertebre in posizione perfettamente “impilate” le une sulle altre; di contro, non avendo un gran raggio d’azione ed essendo poco voluminosi e potenti, sono adatti per movimenti di piccola ampiezza e per una costante azione di posizionamento e di mantenimento dell’allineamento vertebrale. Hanno, anche, quella che è chiamata, una grande “capacità di contrazione tonica“ cioè, contrariamente a quelli superficiali, riescono a stare contratti per lungo tempo, permettendoci per esempio di mantenere per tutto il giorno “la testa sul collo“. Tutto questo si traduce, “in un linguaggio da Taiji”, in: potenza, stabilità, centralizzazione, interno forte (yang ), esterno morbido ( yin ), ovvero “ sbarra di ferro avvolta nel cotone ”… e così continuando. Tra questi due strati ve ne sono degli altri che contribuiscono con la loro azione sinergica a dare a tutta la struttura grande forza, stabilità e connessione. Con un semplice paragone sportivo, i muscoli superficiali hanno le caratteristiche di un centometrista, possiedono una grande velocità di contrazione, ma non sono in grado strutturalmente di sopportare sforzi prolungati. I muscoli profondi, al contrario, che hanno una funzione antigravitazionale e stabilizzante sono lenti, ma sono in grado, come un maratoneta, di sopportare sforzi prolungati. Come nessuno allenatore scambierebbe i ruoli di due atleti con caratteristiche psicofisiche tanto diverse, facendo partecipare, per esempio, uno scattista ad una maratona, alla stessa non si può pretendere di far svolgere ai muscoli superficiali il lavoro di quelli profondi. Questa regola è quanto di più disatteso ci sia, non solo dalla gente comune, ma specialmente dagli addetti ai lavori (allenatori, preparatori atletici etc.). Per rendersene conto basta entrare in una qualsiasi palestra: tutto il lavoro è focalizzato sui muscoli superficiali, trascurando quelli profondi. Questo altera la giusta gerarchia funzionale: i muscoli superficiali diventando ipertrofici e contratti serrano il corpo in una specie d’armatura, che provoca una spiacevole sensazione di disagio. I muscoli profondi diventano flaccidi e deboli, perché il loro lavoro è svolto dai superficiali. I muscoli superficiali, detti muscoli di movimento, devono possedere una grande capacità di scorrimento per potersi allungare e accorciare velocemente, mantenendo lo sforzo senza irrigidirsi e danneggiarsi. Per fare questo devono essere sostenuti da una struttura osteo-articolare potente e dinamicamente connessa in grado di muoversi nello spazio con agilità e scioltezza, ma nello stesso tempo ben radicata al terreno. I maestri di Taiji descrivono questo stato dicendo che bisogna essere “stabili come montagne e scorrevoli come dei fiumi”. Questa connessione nasce all’interno della nostra struttura, ed é assicurata da numerosi elementi fibro-legamentosi (legamenti, tendini) e dagli strati più profondi del sistema muscolare (paravertebrali), che hanno la stessa funzione del sartiame che lega saldamente le vele di una nave all’ albero maestro (la colonna vertebrale), senza di essi le vele non potrebbero trasformare la forza del vento in movimento. Analoga funzione svolgono i muscoli superficiali, che come delle vele devono essere forti e resistenti, ma non rigidi, perché hanno lo scopo di far muovere il corpo. Per avere muscoli potenti ed elastici non bisogna farlo attraverso il sollevamento pesi, perché questo da potenza a scapito dell’elasticità, l’esempio estremo é rappresentato dai culturisti, che sono come imprigionati dalla loro stessa forza. E’ pur vero d’altronde, che le moderne e sofisticate tecniche di allenamento con i pesi riescono a coniugare le due cose, però c’é una sostanziale differenza tra la potenza elastica di un centometrista e quella necessaria, per esempio, ad un artista marziale. Un centometrista effettua la sua prestazione in pista, in condizioni ideali, in ottimale assetto del corpo, nessuno, mentre si sta preparando a scattare, gli fa una leva articolare sul ginocchio o tenta di farlo cadere. Un combattente di qualsiasi arte marziale, al contrario, deve essere in grado di esprimere potenza ed elasticità anche in situazioni estreme. La visione sistemica: il movimento del corpo nello spazio L’analisi dell’interazione statico dinamica fra le varie parti ci ha permesso di avere una mappa dei rapporti che intercorrono fra le varie componenti strutturali del corpo; si tratta ora di capire in che modo esso interagisce con lo spazio e l’ambiente circostante (visione sistemica). Le funzioni meccaniche di base del sistema mobile umano. In qualsiasi “sistema mobile“, sia esso meccanico o biologico, si possono individuare cinque funzioni meccaniche di base: - la funzione direzionale – la funzione di equilibrazione – la funzione di propulsione – la funzione di distribuzione delle sollecitazioni – la funzione di ammortizzamento. In un sistema altamente complesso come è quello umano, queste sono strettamente interconnesse, perché non ci può essere propulsione senza equilibrazione, né direzione senza propulsione, o infine ammortizzamento senza distribuzione di sollecitazioni. Le varie funzioni nascono dal giusto rapporto funzionale tra le parti: la propulsione nasce dal gioco interattivo (Yin /Yang) tra la parte anteriore e la parte posteriore; l’equilibrazione tra la parte destra e la parte sinistra; la direzionale dalla capacità torsiva dei muscoli, specie quelli intorno alla vita e al collo; la distributiva e di ammortizzamento dalle articolazioni, dai legamenti, dai tendini e dai muscoli, che grazie alla loro elasticità tissutale, che caratterizza particolarmente i muscoli, consente di immagazzinare energia elastica utilizzabile nell’esecuzione del movimento. Di queste cinque funzioni noi per i nostri scopi analizzeremo solo le prime tre, e vedremo che, data la specifica morfologia muscolo-scheletrica dell’essere umano, ognuna di esse si sviluppa preferibilmente su uno dei tre piani ortogonali. Per funzione direzionale s’intende la possibilità che un sistema in movimento ha di assumere una certa direzione nello spazio, grazie agli apparati di cui dispone. Per equilibrazione la capacità di mantenere tanto nella statica che nella dinamica un assetto ed un equilibrio ottimali. Per funzione propulsiva la possibilità che un sistema ha di muoversi e di compiere un lavoro. La funzione distributiva delle sollecitazioni assicura, in ogni sistema dotato di moto soggetto a sollecitazioni di varia natura ed entità (peso, forza propulsiva, eventuali forze esterne), la necessaria resistenza con una razionale distribuzione delle stesse all’interno di un telaio –struttura dotato di punti più o meno resistenti. La funzione d’ammortizzamento. Qualsiasi sistema mobile deve essere dotato di un efficace apparato d’ammortizzamento delle sollecitazioni, in grado di garantire l’integrità degli elementi costituenti il sistema, e di assicurare e favorire la regolarità della propulsione. Notiamo, così, che la funzione propulsiva esplica la sua azione sul piano sagittale, dove prevale il momento dinamico e predominano gli spostamenti del baricentro nel senso antero-posteriore (deambulazione). E’ su questo piano, infatti, che si sviluppano le ampie escursioni articolari, sotto la spinta propulsiva di voluminose masse muscolari, favorite dalla disposizione sagittale degli apparati di moto e dalla asimmetrica disposizione, tra parte posteriore e parte anteriore, delle masse muscolari e dalla diversa funzione a cui esse sono deputate. L’asimmetrica costruzione della struttura umana sul piano sagittale, che favorisce il dinamismo, contrasta con la costruzione simmetrica sul piano frontale – che fa riferimento alla posizione centrale della colonna- che costituisce la base strutturale dell’equilibrazione. Ciò é particolarmente evidente se si osserva la simmetrica disposizione dei gruppi muscolari, sia posteriormente sia anteriormente, nei due emilati destro e sinistro del corpo. Nel Taiji la parte posteriore é considerata yang, la sua solidità garantisce stabilità ed erezione alla colonna vertebrale, e fa da complemento alla necessaria flessibilità della parte anteriore considerata yin. Sono come le due metà del simbolo del Taiji che s’inseguono l’un l’altro dando origine al movimento. La vista di profilo del corpo umano mette in evidenza una differente distribuzione delle masse muscolari secondo una traiettoria sinusoidale. La funzione direzionale si esplica preferibilmente sul piano orizzontale, dove predominano rotazioni e torsioni. L’organizzazione muscolare, caratterizzata dalla disposizione obliqua delle fibre, che agisce su questo piano, é costituita per svolgere funzioni direzionali orientando la struttura uomo nello spazio. – Ecco dunque che le enartrosi (articolazioni) poste alle radici degli arti (spalle e anche) finiscono per diventare crocevia ai quattro angoli del sistema mobile, ove si coniuga la dinamica rotatoria della colonna, che ha luogo sul piano orizzontale, con la spinta propulsiva sagittale prevalente negli arti , spinta che si serve dei processi di accorciamento (chiusura) ed allungamento apertura delle catene per economizzare il dispendio di lavoro muscolare-(Da: Uomo e Movimento di N. Fraietta EdiZ. Marrapese -Roma “… Il cambiamento di direzione è sempre guidato da rotazioni che, nel caso in cui partano dalla colonna, si trasmettono al cingolo scapolare e pelvico e, da questi, alle estremità degli arti”. Sintetizzando possiamo dire che la simmetria prevale sul piano frontale, mentre su quello sagittale prevale l’asimmetria. Questa specializzazione funzionale favorisce, così, contemporaneamente sia la statica sia la dinamica . La simmetria per la statica e la stabilità. L’asimmetria per la dinamica ed il movimento. Sul piano sagittale prevalgono gli eventi dinamici, mentre sul piano frontale prevalgono quelli statici. Le varie funzioni sono interconnesse, infatti, l’equilibrazione costituisce la base per un’efficiente azione propulsiva perché da stabilità all’intera struttura, così come la dinamica rotatoria, funzionale al processo direzionale, é strettamente relata ai processi di propulsione ed equilibrazione. Tutto questo evidenzia in maniera chiara che il movimento naturale, essendo il risultato di sinergismi motori tra muscoli, articolazioni e ossa, che si svolgono simultaneamente sulle tre coordinate dello spazio, ha una . Gli otto principi L’insegnamento antico era basato principalmente sulla trasmissione orale, per cui tradizionalmente era impartito attraverso dei principi guida, in cui venivano sintetizzati, con un linguaggio metaforico e allegorico, tutti gli insegnamenti su cui lavorare, che se seguiti con diligenza ed impegno permettevano al praticante di raggiungere la meta. Essi sono ancora validi, perché sono stati creati quando una discordanza tra teoria e pratica non voleva dire vincere o perdere una medaglia, ma la propria vita. Ogni praticante sa che il Taiji Quan è basato su tredici fondamentali principi: gli otto cancelli (peng, lu, ji, an, cai, lie, zhao, kao) e i cinque passi (jin bu, tui bu, you ban, zuo gu, zhong ding), ma pochi sanno che per realizzarli occorre lavorare su altri otto fondamentali principi che rappresentano la chiave di accesso ad una pratica globale e ben strutturata. Questi otto principi sono l’essenza della pratica per lo sviluppo dei tre poteri, non solo del taiji ma di tutte le arti marziali, lavorano perfettamente coordinati e intrecciati, supportandosi l’un l’altro. Essi educano il corpo al ritmo naturale, lo rendono forte massimizzando ed armonizzando il lavoro di ogni singolo muscolo, specie quelli profondi che tutti i normali allenamenti trascurano. Lavorano, inoltre, sui tendini ed i legamenti rinforzandoli e allungandoli, sulle articolazioni sciogliendole e aumentando il loro raggio di azione, ed infine connettono tutto il corpo, sviluppano il qi e il potere della mente. Le Parole Chiave Prima di addentrarci nella struttura interna degli otto principi, stiliamo una specie di vocabolario per i termini che sono alla base di una corretta conoscenza. - Rilassamento Il primo e il più importante, prima, durante e dopo la pratica, senza il quale non ci può essere progresso è: “Fang Song“ o rilassamento. Lo stato che evoca la parola Fang Song non è quello dell’abbandono passivo, ma quello di un rilassamento vivo, uno stato potenziale che può mutare improvvisamente anche in uno stato caotico come quello della lotta o in quello tranquillo di un monaco profondamente immerso nella meditazione, senza che questo, in un senso o nell’altro, generi tensione di qualsiasi tipo. Il rilassamento sia muscolare che mentale, é il giusto equilibrio dinamico fra tensione e distensione, tra passività e attività, tre yin e yang. La vera padronanza del proprio corpo nasce dalla capacità di passare volontariamente dall’attività alla passività e viceversa. Questo implica che passività non significa abbandono e rinuncia, ma significa scegliere e mantenere volontariamente uno stato d’inazione. E’ questa la differenza sostanziale tra la passività e l’apparente inazione del taiji, e la passività e l’inazione comunemente intese. Il dominio cosciente della passività e dell’inazione, dell’attività e dell’azione, fa si che il corpo fluisca liberamente da uno stato all’altro, come l’acqua che senza mai perdere la sua natura, fluisce dallo stato solido a quello liquido e da questo a quello di vapore, in un movimento dinamico e continuo che si ripete all’infinito. Questa capacità di fluire, da uno stato all’altro è il mutamento. Conferisce forza, energia e potenza. Come il fuoco (yang) trasforma l’apparente inazione dell’acqua (yin), nella potenza del vapore, o una turbina la trasforma in energia elettrica, così il dominio cosciente dell’inazione e della passività fa nascere il duro dal morbido, la velocità dalla lentezza, la forza dal rilassamento. Così come il mozzo regge tutti i raggi di una ruota, alla stessa maniera il rilassamento regge la leggerezza e la pesantezza, il pieno e il vuoto, la lentezza e la velocità, il morbido e il duro. Lentezza Quasi tutti pensano che praticando lentamente e morbidamente tutti i giorni si diventa molto forti, cosi che con “quattro once“ di forza si possano spostare “mille libre”. Ma non è così, la lentezza di cui si parla nei classici del taiji è come quella della tigre che si avvicina al cervo, e la morbidezza è simile a quella del serpente che si attorciglia intorno alla preda. La lentezza è solo apparente e la durezza è nascosta dalla morbidezza come “una sbarra di ferro avvolta nel cotone“. Una pratica corretta deve essere ben bilanciata, bisogna saper cambiare la lentezza in velocità, il morbido in duro, come fa una tigre che caccia nella foresta: si muove lentamente, morbida e rilassata, ma al momento giusto scatta veloce e colpisce duro. E’ ovvio che per acquisire queste qualità praticare lentamente e morbidamente, non é assolutamente sufficiente, può al massimo farci sentire più rilassati. La lentezza non è lo scopo della pratica, essa è solo funzionale al raggiungimento di determinati obiettivi. E’ un errore che commettono in molti, di scambiare la funzione per l’obiettivo. Si pratica lentamente per diversi motivi, il più importanti è che per riuscire ad allineare corpo, mente ed energia occorre tenere sotto controllo cosi tante cose diverse, che una pratica veloce non si potrebbero controllare. Morbidezza Molti scambiano la morbidezza del taiji per mancanza di vigore, e non sono pochi quelli che si domandano perplessi come è possibile contrastare un attacco violento restando rilassati e morbidi. Anche qui ci possono soccorrere i classici che parlano di sbarra di ferro avvolta nel cotone. La sbarra di ferro è la nostra struttura interna, il cotone sono i muscoli superficiali. Osservate un ghepardo quando corre, interpreta in maniera meravigliosa questo antico detto: la sua struttura interna si tende e si raccoglie come una potente molla, i suoi muscoli sembrano pennoni al vento. Bisogna imparare ad usare la struttura interna per muoversi senza sforzo, in maniera morbida e rilassata, ma pronti a colpire duro. L’immortale saggio taoista Lao Tze diceva : “Il morbido vince il duro, il debole prevale sul forte” In questo aforisma è racchiuso tutto lo spirito del taiji quan . Se la morbidezza yin non interagisce con la durezza yang, se la velocità yang non si alterna alla lentezza yin, se il pieno non riempie il vuoto e il vuoto non svuota il pieno, lo si può anche continuare a chiamare taiji, ma non lo é. Bisogna capire che quando i maestri parlano di cedevolezza, non intendono affatto arrendevolezza, quando parlano di rilassamento muscolare non intendono certamente muscoli flaccidi senza forza, e per lentezza non intendono mancanza d’energia. Elasticità e Flessibilità L’elasticità e la flessibilità di un artista marziale è cosa differente di quella flessibilità rilassata che troviamo nello yoga o nella danza, egli ha bisogno di un tipo di flessibilità che potremmo definire multidimensionale: i muscoli non devono solo allungarsi, ma allargarsi, espandersi come una vela al vento. Non deve essere di tipo passivo, ma attivo come quella di un tappeto elastico, che aumenta la capacità di risposta elastica delle sue fibre all’ aumentare della spinta che riceve. Questo tipo di “elasticità con forza” è quella di cui ha bisogno il praticante di taiji, egli deve essere in grado di rispondere con “forza rilassata“ anche in posizioni del corpo estreme, come quando si subisce, per esempio, una leva articolare. Per fare questo deve agire sulla sua struttura interna lavorando sull’elasticità dei tendini, legamenti, ossa e muscoli cercando di aumentare lo spazio interno in modo che le giunture possano aprirsi aumentando il loro raggio di azione. Ogni praticante sia esso di Taiji o di qualsiasi altra arte deve per prima cosa ricercare la sua elasticità interna, questo è il segreto, senza questa qualità la forza sarà sempre dura e non potrà crescere molto, e con il passare degli anni calerà inesorabilmente. Il segreto della forza non risiede nei muscoli superficiali ipersviluppati, ma nella capacità delle articolazioni di aprirsi e chiudersi in maniera potente e veloce. Per attivare questi tipi di muscoli bisogna usare l’intento della mente e la potenza del respiro. Devi proprio cambiare il modo di allenarti devi concentrare il tuo jin (forza interna), la tua energia, il tuo spirito nelle ossa e nelle articolazioni più importanti come i fianchi, la vita, le anche e lasciare le altre parti vive e rilassate. Apertura e Chiusura Aprire e chiudere non sono due azioni distinte e separate, ma l’una deve contenere l’altra, in modo che come dicono i maestri : “quando apri chiudi e quando chiudi apri“. Questo che sembra solo un sottile gioco di parole, invece, risponde ad un preciso modo di usare il corpo quando si esegue una qualsiasi tecnica. La spinta in avanti di un braccio (apertura) come, per esempio, nella tecnica dividere la criniera, deve essere controbilanciata dalla spinta indietro dell’altro (chiusura). Il bilanciamento non deve essere fatto solo tra le due braccia, ma fra tutte le parti strutturali lungo le principali linee di forza del corpo: tra l’alto e il basso, la destra e la sinistra, la parte anteriore e la parte posteriore, l’interno e l’esterno. Questo processo equilibrante sempre più sottile del nostro corpo, ci permetterà di essere perfettamente centrati in maniera tale che, indipendentemente dalla posizione assunta e delle forze in gioco, il nostro asse centrale d’equilibrio non subisca sensibili mutamenti. Pieno e Vuoto, Leggerezza e Pesantezza Uno dei concetti più difficili d’afferrare è quello di pieno e vuoto. Condizione indispensabile è avere raggiunto un buon livello di rilassamento psicofisico e di sensibilità propriocettiva, in modo di essere in grado di percepire le “differenze” e “variazioni“ toniche dei nostri muscoli e dei nostri stati mentali, così che possiamo capire la differenza tra la leggerezza e la pesantezza, che in un certo senso sono l’anteprima del concetto del pieno e del vuoto. Una tigre in caccia è uno splendido esempio, è nello stesso tempo leggera e pesante, piena e vuota: leggera nell’avvicinarsi, pesante nell’attaccare. Leggerezza e pesantezza, pieno e vuoto intrattengono un rapporto sottile, che se non ben compreso può generare confusione, spesso sono usati, in maniera impropria, come sinonimi. Per esempio nella posizione arco freccia la gamba davanti è detta indifferentemente piena o pesante, mentre quella dietro vuota o leggera. Bisogna stare attenti perché spesso pesante è scambiato con “essere pesante, sotto sforzo, greve“, e vuoto con “essere leggero, inconsistente, senza struttura“. Quando questo avviene, quando una gamba piena diventa anche pesante perdendo la sua dinamicità, si incorre in quello che è chiamato l’errore del doppio peso, che non è, come la maggior parte pensa, quando si ha il peso distribuito al 50% sulle due gambe come nella posizione del cavaliere (ma bu). Paradossalmente, il pieno si coniuga con il leggero ed il vuoto con il pesante, se così non fosse si contraddirebbe la legge fondamentale del taiji: “dentro lo yang c’è lo yin, dentro lo yin c’è lo yang ”. Nella posizione “l’airone bianco apre le ali“ la gamba davanti é “vuota di peso”, ma “piena d’intenzione” pronta a calciare; le braccia  si muovono leggere, ma colpiscono pesante. . Gli otto principi Teoricamente, per ragioni espositive, li possiamo dividere in tre grosse categorie: 1°) quelli statico/strutturali che concernono la struttura portante del corpo: lo scheletro sistema osteo-articolare; 2°) quelli dinamico/strutturali che invece coinvolgono le forze in gioco, e quindi riguardano le interazioni tra il sistema tendineo-muscolare e quello osteo-articolare-legamentoso; 3°) quelli che riguardano l’interazione mente/energia. . Nella 1° categoria: I Cinque Archi – Le Tre Chiavi di Controllo – I Due Sigilli Nella 2°: Le Tre Forze – Le Sei Direzioni – Le Tre Armonie Esterne (armonia mano/piede, gomito/ginocchio, spalla/anca) Nella 3°: Zong Ding Jin (potere dell’asse centrale) – Il Zhan Ssu Jin (energia a spirale) Le Tre Armonie Interne (mente/intenzione, intenzione/qi, qi/forza interna) Gli otto principi elevano al massimo le potenzialità fisiche: ossa, articolazioni, tendini legamenti, muscoli che agiscono insieme, dando ognuno il massimo. Rendono i muscoli forti ed elastici come una potente frusta, in grado di sopportare lo sforzo senza irrigidirsi mantenendo la naturale elasticità, quando si emette la forza esplosiva o “fa jin”. Sincronizzano mente, energia e corpo. . 1) Principio delle tre forze 1° Portare l’energia nel sincipite 2° Centralizzarsi nel Dantian 3° Affondare il peso nei piedi Il corretto allineamento verticale dello scheletro (portare l’energia nel sincipite o sommità del capo) comporta una statica economica in armonia con la forza di gravità; un corretto allineamento verticale richiede, inoltre, solide radici (affondare il peso nei piedi). La risultante di queste due forze opposte e complementari, la forza verso il cielo e la forza verso la terra, devono bilanciarsi, ovvero annullarsi, nel baricentro del corpo (centralizzarsi nel Dantian). Affondare il peso nei piedi. Senza radici non c’è taiji, se non si è radicati qualsiasi tecnica, anche la più sofisticata e potente, è completamente inutile. La forza della terra (la forza di gravità) è un alleato potente che bisogna sapere sfruttare a proprio vantaggio. Fondamentale in tutto questo è una struttura muscolo-scheletrica perfettamente connessa in grado sia di assorbire e scaricare le sollecitazioni, sia di permettere il trasferimento della forza senza attriti e dispersioni. Un buon artista marziale deve sapere coniugare perfettamente la stabilità e il radicamento con la spinta verso l’alto (portare l’energia nel sincipite), deve sapersi radicare come un albero alla terra, e contemporaneamente scattare veloce come un serpente. Solo quando saprà dosare radicamento ed elevazione, come dicono i maestri : “I suoi piedi saranno pesanti come montagne e scorrevoli come fiumi”. Centralizzarsi nel Dantian (Dantian Jin) Questo punto di massimo equilibrio è nel dantian, ma la capacità di centralizzarsi è un processo complesso che va oltre il semplice sentirsi al centro, essere nel proprio punto zero, infatti, presuppone la capacità di trasformare l’intento della mente in movimento fisico, utilizzando il potere del qi (Le Tre Vie del Tao pag. 113). Lo yi muove il qi, il qi muove il corpo. Questa attivazione cosciente della struttura profonda, in grado di fare muovere il corpo dall’interno sfruttando la propria energia vitale, è un processo di condensazione delle intenzioni della mente, simile a quello dell’acqua che per fasi successive, passa dallo stato vapore al liquido e al ghiacciato. Analogamente, l’azione pensata (l’intento della mente), si condensa in un movimento energetico finalizzato, che produce un movimento fisico. Il qi, mosso dalla mente, nel dantian viene trasformato in movimento fisico, come l’energia elettrica in un motore viene trasformata in movimento meccanico. “Lo yi diventa qi e il qi diventa li” La capacità di orientare e focalizzare l’attenzione cosciente all’interno è la prima vera differenza tra le arti marziali esterne e quelle interne, la seconda, consequenziale, é che mentre l’esterne si concentrano prevalentemente sullo studio delle tecniche, l’interne sui percorsi di forza lungo i quali le stesse si sviluppano. I percorsi di forza La forza interna, dipartendosi dal centro del dantian, si muove all’interno del corpo lungo determinati tracciati creati dalla mente, che è utile conoscere ed attivare per ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo. Essi non sono esclusivamente fisici, come le catene muscolari, e neanche energetici come i canali del qi, ma somigliano in un certo senso ai solchi tracciati dall’acqua che scorre. E’ mente, che muovendo energia traccia un percorso, come l’acqua del fiume, traccia il letto dove scorre. Allenare un percorso di forza significa creare un tracciato preferenziale, dove la forza, guidata dall’intento della mente, può scorrere rapida come l’acqua di un fiume. Lavorare sui percorsi di forza significa ottimizzare al massimo il proprio allenamento, significa sviluppare l’Arte del Corpo, cioè la maestria nell’agire, indipendentemente da quello che si sta facendo: stringere la mano ad un amico, fare una leva articolare, o usare un’arma. Vediamo, ora, di spiegare con un esempio pratico i percorsi di forza. Se applichiamo degli elettrodi, collegati con un computer, sulla colonna vertebrale e sulle principali giunture degli arti, e poi cominciamo ad eseguire una forma, esterna o interna non fa nessuna differenza, otterremo sullo schermo dei tracciati che rappresentano, non  solo il movimento globale del corpo nello spazio, ma anche i movimenti relativi degli arti rispetto al tronco. Se analizziamo questI ultimi noteremo, per esempio, che differenti tracciati delle braccia prendono origine da pochi ma essenziali movimenti di base del tronco. Questo vuol dire che tecniche diverse (esterne) nascono da uno stesso movimento (interno) e seguono lo stesso tracciato di forza. Applicando questo metodo d’analisi a un qualunque stile, potremmo classificare le innumerevoli tecniche di cui è composto secondo pochi e precisi percorsi di forza. Ne consegue che, da un punto di vista pratico, allenare un percorso di forza, significa allenare tutte le tecniche ad esso collegate, risparmiando tempo e ottimizzando gli sforzi. E’ come in un albero: tantissime foglie (le tecniche) sono attaccate allo stesso ramo (i percorsi di forza), tanti rami ad un solo tronco. Se il ramo è forte lo sono tutte le foglie attaccate, se il tronco è forte lo sono tutti i rami, se sono forti le radici (il dantian) lo è tutto l’albero. . 2) Principio delle tre chiavi di controllo 1° Chiave: la settima vertebra cervicale C7 collega i due archi delle braccia legando insieme in tensione dinamica, la spina dorsale, le scapole, le spalle, le braccia, i gomiti e le mani. 2° Chiave: L’undicesima vertebra toracica T11 (arco dorsale), lega insieme tutti i cinque archi 3° Chiave: l’osso sacro collega i due archi delle gambe, legando insieme in tensione dinamica, la spina dorsale, il bacino, le gambe, le ginocchia ed i piedi. Se il principio delle tre forze è il primo su cui bisogna lavorare, il secondo è senz’altro quello delle Tre Chiavi di Controllo perché sono disposte lungo la struttura portante del corpo: la colonna vertebrale. Le tre chiavi sono snodi funzionali che interconnettono, controllano e gestiscono il gioco statico-dinamico della struttura uomo nello spazio, il flusso del movimento attraverso il corpo, la circolazione dell’energia nei canali. Senza il loro controllo la forza della terra, causa le curve fisiologiche della colonna, non può essere trasmessa in maniera ottimale dai piedi fino alle mani. Perché possa fluire senza dispersioni occorre verticalizzare la colonna riducendo al minimo le tre curve: la lombare, la dorsale e la cervicale. Fondamentali in questo gioco d’allineamento sono il collo e l’osso sacro, che sono come le estremità di un arco che per potere essere teso deve essere connesso da una potente ed elastica corda (i muscoli paravertebrali e i legamenti della colonna). Non è semplice dare avvio a questo sottile gioco d’aggiustamento e di coordinazione, e tanto meno muoversi internamente secondo precise linee di coordinazione motoria, se non si è in grado di percepire la struttura interna del proprio corpo. Però è fondamentale farlo; altrimenti mancando il controllo interno, la struttura non sarà mai veramente forte e connessa. Molti praticanti riescono a raggiungere un rilassamento profondo, ma pochi riescono a trasformarlo in un movimento interno coordinato e preciso, questo perché hanno una percezione del movimento superficiale, che non va in profondità. Per imparare a farlo, per ottenere il corretto rapporto statico/dinamico fra le varie parti, e attivare il sottile gioco d’aggiustamento e coordinazione della struttura dall’interno, é fondamentale la conoscenza di alcune linee di attivazione cenestesica (dal greco kine = movimento e esthésis = percezione) su cui focalizzare l’attenzione cosciente (Yi Nian). Le linee iniziano e terminano con un osso, e in funzione del risultato che vogliamo ottenere (aumentare o ridurre il tono muscolare e/o lo spazio articolare, avvicinare di più certe ossa all’asse centrale) bisogna immaginare di esercitare lungo il loro asse dell’azioni di allungamento o di accorciamento. Fondamentali in questa attivazione cenestesica sono le tecniche di visualizzazione, che sfruttano la capacità del nostro sistema nervoso di trasformare le nostre immagini mentali in reali cambiamenti fisici. Le 7 linee di attivazione cenestesica 1°) linea, estremità superiore dello sterno – prima vertebra cervicale (atlante): Permette di distendere naturalmente la nuca 2°) linea sterno – undicesima vertebra dorsale: per svuotare il petto (rilassare lo sterno) e riempire i reni 3°) linea 12° dorsale – sinfisi pubica: permette di allungare verso il basso l’osso sacro, portando in retroversione il bacino e aprendo le lombari dando così avvio allungamento della colonna del femore, 4°) linea cavità acetabolo- ginocchio: connette le anche all’osso sacro 5°) linea dell’omero, cavità glenoidea – gomito: connette il braccio alla C7 e allo sterno, 6°) linea per ridurre l’ampiezza della cassa toracica: permette di concentrare la forza nello zhong ding 7°) linea per aprire le la zona bacino – anche: permette alla forza peso di affondare nei piedi. . 3) Principio dei due sigilli o i due poteri Al centro del corpo e alla regione lombare e dei reni sono proprie la forza e la stabilità. Alla parte superiore, invece, la mobilità e la finezza. Ogni parte ha quindi una sua precisa funzione da svolgere e la perfetta coordinazione con le altre ci consente di esprimerci al meglio. Quando la struttura è correttamente verticalizzata, con l’allineamento dei tre blocchi strutturali del tronco (bacino, torace, testa), bisogna imparare a renderla potente sviluppando il potere dei due sigilli: la vita e il collo. Questi snodi sono fondamentali, la forza del collo (Ding Jin) e della vita (Dong Jin), costruiscono la forza dell’arco dorsale che sorregge gli archi delle braccia e delle gambe (i cinque archi). Se non ci sono questi due poteri manca la forza propulsiva per poterli tendere. Nei classici é detto: “Accumulare il Jin (la forza) é come tendere un arco, farlo uscire é come lanciare una freccia”. La vita sviluppa una forza centrifuga, come una potente molla avvolta a spirale. Se il centro del corpo, regione lombare e reni, danno stabilità e forza propulsiva per lanciare tecniche potenti, la posizione del collo ne determina la precisione. Con un paragone balistico: la vita é la potenza di fuoco, il collo é il sistema di puntamento. . 4) Principio dello Zhong Ding Jin Quando la struttura è perfettamente allineata e connessa, le tre chiavi di controllo perfettamente attive, la vita ed il collo che irradiano forza ed energia, allora si sviluppa il potere dell’asse centrale (zhong ding jin), ed i cinque archi sorretti e alimentati dalla sua potenza propulsiva possono dispiegare in pieno la loro forza nelle sei direzioni. Lo Zhong Ding scorre davanti alla colonna ed è un asse virtuale non fisico, intorno al quale tutto il corpo ruota. Virtuale perché non esiste nessun muscolo preposto alla sua formazione, e perché la sua forza nasce dall’interazione armonica di tutti i muscoli del corpo con la struttura osteo-articolare. Per potere sviluppare queste particolari qualità, per potere attivare questo “motore immobile”, occorre “raccogliere” il proprio corpo intorno a questo asse virtuale. Per farlo i muscoli esterni devono essere rilassati in modo che le parti del corpo, avvicinandosi all’asse centrale, possano trovare un equilibrio più vicino possibile al centro. Infatti, più si rilassa la muscolatura esterna, più le varie parti strutturali avvicinandosi al centro, diminuiscono il loro”effetto leva” sul corpo. Tutti sanno per esperienza diretta che più è lungo, per esempio, il bastone con il quale si sta trasportando un peso, più aumenta la fatica, e che al contrario più è corto, più diminuisce. Questo raccogliersi intorno al proprio asse centrale permette di connettere i quattro arti alla colonna, così che come dicono i maestri il “quattro diventa uno” (Shi zhi gui yi). Un buon rilassamento è semplicemente un raccogliersi intorno al proprio zhong ding. Questa capacità di raccogliersi intorno al proprio asse centrale è fondamentale per potere accumulare, concentrare ed emettere la propria energia. Bisogna imparare a convogliare e a concentrare, come fosse acqua, la propria forza lungo questo canale principale: più riusciamo a farlo profondamente, più la nostra forza interna, similmente a certi fiumi sotterranei, si nasconde nelle profondità del nostro corpo pronta a scaturire improvvisa e potente come un geyser. Proprio come l’occhio del ciclone, immobile nel vortice del movimento, è il centro da cui emana tutta forza distruttrice, lo zhong ding è il centro motore del corpo, è il centro in cui tutte le tensioni si annullano, in cui c’è perfetto equilibrio tra forza centrifuga e centripeta. . 5) Principio dei cinque archi I Classici del taiji dicono che la struttura portante del corpo è basata su cinque archi: 2 sono le braccia, 2 le gambe, 1 l’arco dorsale. ” …Integrare funzionalmente l’azione di questi cinque archi, farli agire come se fossero uno, é di importanza fondamentale sia per muoversi con grazia ed armonia, sia per esprimere potenza ed energia in qualsiasi attività, sia essa artistica, sportiva o marziale”. Un primo livello di connessione (il 5 diventa 3) avviene attraverso la settima cervicale e l’osso sacro: per mezzo della C7 i due archi delle braccia, si fondano in un unico arco (arco superiore) e si collegano all’arco dorsale (arco centrale), per mezzo dell’osso sacro gli archi delle gambe si fondono in un unico arco (arco inferiore) e si collegano all’arco dorsale. Ognuno di essi ha delle peculiarità molto precise: l’ arco inferiore deve essere potente e stabile perché ha funzioni portanti della struttura, l’ arco dorsale deve riunire potenza e flessibilità, dovendo soddisfare sia funzioni di sostegno sia di trasmissione della forza (dai piedi alle mani e viceversa), l’arco superiore deve essere flessibile, elastico e libero perché deve adattarsi alle mutevoli situazioni del combattimento. Un secondo livello (il 3 diventa 1) si ha quando, i tre archi lavorando assieme perfettamente coordinati e connessi dalle “tre chiavi di controllo” ( C7, T11, osso sacro, sono sorretti dalla forza propulsiva della vita, del collo (i due sigilli) e del bacino. Sviluppano, così, una potente forza a spirale (Zhan Ssu Jin ), simile a quella di un ciclone che tutto travolge. Così come la forza distruttiva del ciclone si sviluppa da un centro in continua rotazione alla stessa maniera la forza del Zhan Ssu Jin si sviluppa dal centro del corpo: il bacino. . 6) Principio del Zhan Ssu Jin “…Questa forza, che nasce dai movimenti a spirale del corpo, particolarmente dalle anche e dalla colonna, che si manifesta in movimenti di rotazione e rivoluzione delle mani, non si sviluppa in una sola direzione, ma é analoga, a quella di un serpente” Il flusso del movimento nel corpo segue un percorso diretto e preciso lungo le linee delle correnti della forza e dell’energia, che partono dal bacino (vero centro motore del corpo) e raggiungono le estremità degli arti passando attraverso la colonna: - Da un lato sale attraverso la colonna fino alla sommità del capo, passando a destra e sinistra sotto le scapole (articolazione scapolo-omerale), dirigendosi verso le braccia e le mani (archi delle braccia). – Dall’altro, scende fino alla base della colonna (articolazione sacro-iliaca), dirigendosi destra e sinistra verso la testa dei femori (articolazione coxo-femorale) e da li verso i piedi (archi delle gambe). Il bacino con la sua struttura costituita da robuste ossa, grandi articolazioni e potenti muscoli, è il centro della forza motrice che viene trasmessa verso il basso dall’articolazione coxo-femorale, e verso l’alto dalla giuntura osso sacro-vertebre lombari. Questo movimento presenta diversi livelli di sviluppo: – il primo, più superficiale, è quello muscolare (i muscoli si avvolgono intorno alle ossa, come serpenti attorno ad un ramo); – il secondo, più profondo, è quello osseo (le ossa si connettono l’un l’altro, e sviluppano la capacità di muoversi a spirale: ossa e muscoli sono come due serpenti che si muovono intrecciati in spirali contrapposte); – il terzo, non più fisico, è quando l’intento della mente muove a spirale l’energia (armonia yi/qi). . 7) Pincipio delle sei armonie Questo principio, è diviso in due parti: - Nei San He - le tre armonie interne - Wei San He – le tre armonie esterne Armonie esterne: Mano in armonia con Piede Gomito in armonia con Ginocchio Spalla in armonia con Anca Armonie Interne: Mente / Intenzione, Intenzione / Qi Qi / Forza Le tre interne tra Yi, Qi e Jin concernono la dimensione psico-energetica e spirituale. Accordare la mente significa coltivare e armonizzare le cinque qualità fondamentali: volontà, attenzione, concentrazione, coscienza, consapevolezza. Quando la mente così pacificata è in grado di concentrarsi per il tempo che lo desidera sui propri stati interiori allora, e solo allora, entrerà in un nuovo stato di coscienza tale da fare emergere la vera consapevolezza, felice connubio tra il sapere fare del corpo e la conoscenza astratta della mente. Quando il sapere astratto della mente diventa sapere fare con il corpo, la pura intenzione diffondendosi senza blocchi e resistenze passive, raggiunge senza sforzo il dantian addominale ed attiva il qi, il qi così attivato si trasforma in nei jin , e il nei jin fa muovere il corpo. Ma, affinché la forza interna, possa dispiegarsi senza dispersioni e resistenze occorre realizzare le tre armonie esterne. Esse sono fisiche e concernono non solo i movimenti sincroni di mano/piede, gomito/ginocchio, spalla/anca, come la maggior parte pensa, ma cosa più importante la connessione strutturale interna (armonia) tra il sistema muscolo-tendineo e osteo-articolare. Che vuol dire: 1° armonia – quando un muscolo si muove sinergicamente si devono muovere all’unisono tutti gli altri; 2° armonia – le ossa devono essere ben allineate e connesse per sostenere e armonizzare la struttura generale del corpo e devono muoversi a spirale come – il sistema muscolo-tendineo deve lavorare in sintonia con quello osteo-articolare. Quando le sei armonie sono realizzate si sviluppa la consapevolezza della forza nelle “Sei Direzioni” fondamentali (alto/basso, destra/sinistra, avanti/dietro). 8) Principio delle sei direzioni “…Il simbolo del Taiji, la sfera contenente lo Yin e lo Yang, non rappresenta solo una realtà metaforica, ma anche una realtà sostanziale, che si esplica, oltre che sul piano mentale, sul piano prettamente fisico-energetico. Questo vuole dire che il corpo si comporta come una sfera di energia e si sviluppa la consapevolezza della forza che si esplica uniformemente nelle sei direzioni fondamentali (in alto e in basso, avanti e indietro, a destra ed a sinistra ). E’ come in un pallone, dove la spinta interna é uniforme in tutte la direzioni”. Con lo sviluppo della forza nelle sei direzioni il cerchio si chiude, e si ritorna al punto di partenza: il corpo diventa una sfera di energia che ruota intorno al proprio asse centrale d’equilibrio (zhong ding); le dieci parti strutturali integrandosi e bilanciandosi funzionalmente tra di loro realizzano le 5 Gerarchie dinamico-strutturali 1 – l’alta con la bassa 2 – l’anteriore con la posteriore 3 – la destra con la sinistra 4 – il centro con la periferia 5 – l’interna con l’esterna

il gioco dinamico delle forze raggiunge il suo punto di bilanciamento nel centro del dantian inferiore, e si sviluppa la capacità di difesa in tutte le direzioni contemporaneamente. Per ottenere questo occorre che ogni parte sviluppi due qualità fondamentali: intelligenza e forza. Ciò richiede attenzione ed una precisa conoscenza del giusto rapporto che esse devono intrattenere fra di loro, non bisogna fare confusione, altrimenti si rischia di fare un lavoro inutile. Forza ed intelligenza sono strettamente legate, e devono essere sviluppate armonicamente, nessuna delle due deve prendere il sopravvento.

LA DIMENSIONE ENERGETICA La dimensione energetica racchiude in sé il concetto di “soffio vitale“ (pneuma) che nutre e sostiene il corpo. Per comprendere appieno questo potere, che è una specie d’interfaccia, un mediatore tra il corpo fisico e la mente, occorre andare oltre il semplice rapporto psicosomatico tra mente/corpo per arrivare ad uno più complesso ed articolato, tra mente/energia da un lato, e tra energia/corpo dall’altro. Il lavoro sulle proprie energie é un vero e proprio processo di trasformazione interiore delle potenzialità fisiche e mentali chiamato tradizionalmente “San Cheng Jin Bu Gong” ovvero “Metodo dei tre stadi e dei nove passi”. Processo che possiamo chiamare l’arte di nutrire la vita che si basa essenzialmente sui principi del San Bao, i tre tesori o le tre gemme, cioè le tre forze o energie universali, che operano nell’uomo e sono indispensabili alla sua esistenza. Si tratta sostanzialmente dello stesso tipo d’energia, presente in tre diversi gradi di purezza e raffinazione: il Jing, la forza essenziale generativa (essenza), il Qi l’energia o soffio vitale e lo Shen o spirito. Jing l’essenza, é la sostanza che nutre il corpo, può essere considerata come la forza essenziale, é assimilata all’ energia sessuale e riproduttiva. Qi abbraccia una varietà straordinaria di significati, può essere intesa come fiato ordinario o respirazione, principio vitale, energia o soffio vitale. Shen significa essenzialmente spirito con tutte le sue funzioni coscienti e i livelli fondamentali di attività, si manifesta primariamente come Yi (volontà, intenzione, consapevolezza ecc.). La conservazione e il nutrimento di queste tre gemme ha come obbiettivo la longevità e l’immortalità dello Spirito. Le tecniche utilizzate sono tantissime ma tutte si basano su tre presupposti indispensabili: 1° il controllo del corpo per mezzo di adeguate posizioni, 2° il controllo del respiro, tiaoxi, per mezzo di esercizi di respirazione, 3° il controllo della mente, tiaoxin, per mezzo della meditazione, della concentrazione e del distacco. Il controllo del corpo Il controllo del corpo significa armonizzare e sviluppare al massimo le sue potenzialità, attraverso un lavoro sulla sua forma o struttura (Xing) e sul perfezionamento delle posizioni che può assumere nello spazio (Shi). Significa cioè un lavoro sulla propria postura, dove per postura intendiamo la posizione sia statica che dinamica che può assumere il nostro corpo nello spazio. Il controllo del corpo richiede anche un lavoro d’irrobustimento sia esterno che interno. Quello esterno(wai gong) si ottiene lavorando su muscoli, tendini, legamenti, articolazioni e ossa, è la prima fase del processo, prepara il praticante agli stadi successivi. Quello interno(nei gong) agisce sulle strutture e funzioni interne del fisico: si lavora sugli organi interni, sulla circolazione sanguigna e sul sistema nervoso. Praticamente il tutto consiste nello sviluppare l’intelligenza corporea, affinandone la consapevolezza interna ed esterna per ottimizzare l’uso che l’uomo fa del proprio corpo ricreando l’armonia motoria. Dal punto di vista pratico il tutto si traduce prendendo coscienza per esempio: – della propria respirazione e del rapporto che essa ha da una parte con il qi, dall’altra con la vita tonico-motoria; – dei movimenti tra le varie parti del corpo (le braccia rispetto alle gambe, il tronco rispetto alla testa etc.) e dei movimenti che il corpo può fare nello spazio. Il controllo del respiro Il respiro e’ la vita, nell’accezione più ampia é il legame di connessione tra la materia e l’energia da un lato, e la coscienza e la mente dall’altro. E’ energia vitale allo stato puro, è il primo atto della nostra esistenza terrena, che poi prosegue scadenzata dal suo ritmo. E’ Alfa e Omega, Principio e Fine. La testa (dantian alto), con il sistema nervoso centrale, é il polo di coscienza del corpo umano; il ventre (dantian basso), con il sistema vegetativo, é il polo di forza vitale. Tra questi due poli si trovano la cassa toracica e i polmoni, sede della respirazione, del cuore e del sistema circolatorio che costituiscono il polo mediano (dantian medio). Quindi il respiro come punto d’unione e di scambio tra il conscio e l’inconscio, tra istinto e ragione, tra cuore e cervello. Questa eccezionale condizione che gli é propria e il suo legame sia chimico che meccanico con la circolazione sanguigna ne fanno il grande regolatore dell’organismo, e degli stati emotivi e mentali. Il controllo della mente Il controllo della mente, infine, significa sviluppare le 5 qualità della mente (volontà, attenzione, concentrazione, coscienza, consapevolezza) e trasformarle, così, da semplici qualità psicologiche in forze di trasformazione in grado di pacificare le proprie emozioni e sedare i propri conflitti interiori per sviluppare un pensiero puro (Yi) che guidi tutto il processo di trasformazione. SAN CENG JIN BU GONG (METODO DEI TRE STADI E DEI NOVE PASSI) La fisiologia energetica taoistaè basata sulla trasformazione delle tre forme di energia sottile Jing, Qi e Shen chiamate le ‘tre gemme’ o ‘San Bao’ che sono elaborate e Questi luoghi particolari, che possiamo considerare come dei centri di controllo e d’interscambio tra la dimensione fisica, mentale e spirituale, sono dei veri e propri laboratori di trasformazione in cui avvengono vari processi d’alchimia interiore per determinati materiali ed energie sottili. La loro localizzazione nel corpo é la seguente: dantian inferiore(Xia dantian) é localizzato nel ventre al disotto dell’ombelico, é la sede dell’essenza vitale o jing; dantian mediano(Zhong dantian) é localizzato nel torace all’altezza del cuore, é la sede del soffio o qi; dantian superiore (Shan dantian) é localizzato nella testa é la sede dell’energia spirituale o shen. Ognuno di questi campi é una tappa fondamentale del lavoro psicofisiologico di trasformazione che si svolge in successione, partendo dalla 1° tappa (Lian jing hua qi – trasformare l’essenza in soffio) in cui nel dantian inferiore l’essenza vitale Jing, assimilabile all’essenza riproduttiva e seminale, si sublima e si trasforma in energia vitale o qi (soffio). 2° tappa (Qi hua shen – trasformare il soffio in spirito) il soffio vitale prosegue nel campo mediano dove è sublimato e trasformato in energia spirituale o Shen. 3° tappa (Lian shen hua xu – trasformare lo spirito in vuoto), lo Shen, a sua volta sublimato e trasformato nel campo superiore, ritorna a Xu, la suprema vacuità. Ovviamente queste trasformazioni delle energie sottili, sono accompagnate ad ogni tappa da un lavoro di trasformazioni delle qualità fondamentali della mente e del corpo che coinvolge la vita emotiva, razionale e cognitiva. Nel primo stadio, infatti, affinché possa avvenire la trasformazione alchemica del Jing in Qi, bisogna armonizzare la mente-cuore (Xin) con la volontà cosciente (Yi nian), in modo che ci sia unità d’intenti tra ciò che intimamente desideriamo e ciò che pensiamo coscientemente, tra cuore e cervello, tra sentimento e razionalità. Per mente-cuore (Xin) i saggi taoisti intendono qualcosa di molto articolato e complesso da cui tutto proviene e a cui tutto ritorna in una interazione sferica multidimensionale che coinvolge il cuore e la mente sia nei molteplici aspetti fisiologici (sangue e respiro) sia in quelli più propriamente mentali (pensiero, emozioni, sentimenti) e sia in quelli delle energie sottili. Nelle lingue occidentali non esiste una parola equivalente che esprima tutta la ricchezza di significato racchiusa nell’ideogramma Xin, per cui ci dovremo accontentare di tradurlo semplicemente come: mente-cuore. Dove la parola mente fa riferimento alla mente intuitiva, immaginifica e creatrice, motore segreto e immobile della mente razionale in contatto diretto, da una parte, con gli aspetti più segreti del nostro corpo (il sangue, il sistema nervoso, il sistema immunitario) e il suo sentire interiore (emozioni, sensazioni, percezioni) e dall’altra con la mente universale. Solo così potremo capire perché per realizzare la prima trasformazione alchemica del Jing in Qi è richiesto come prerequisito, come condizione minima indispensabile che il pensiero cosciente si armonizzi al sentire del cuore Infatti, se il pensare diventa caotico, greve e ossessivamente ripetitivo allora la volontà (il volere) s‘indebolisce, quando il volere diventa debole il proposito (l’intenzione) si smarrisce e il sapere dire (la conoscenza intellettuale) diventa vaniloquio privo di riflessione impotente a generare il sapere fare. Volontà e proposito, riflessione e sapere-fare sono intimamente interconnessi e sono alla base del mondo mentale, se smettono la loro intima e armoniosa relazione il pensiero cosciente né soffre e i soffi (Qi) si disperdono. Nel secondo stadio, la trasformazione del Qi in Shen é accompagnata da un’ulteriore raffinazione: il nostro pensare cosciente e il nostro sentire più profondo (emozioni, sentimenti), si armonizzano all’attività dello spirito. Se questa non si realizza la luce dello Spirito non riflettendosi nello specchio del cuore non può irradiarsi né nella mente, né negli organi fondamentali, così che il corpo perde vigore e vitalità, e i soffi si disperdono. La volontà che ha generato il saper-fare del primo livello si cristallizza perde la sua vitalità e diventa testardaggine, il sapere-fare ripetendo sé stesso con maniacale precisione come un orologio non evolverà nella dimensione dell’Essere, dove la coscienza di sé evolve nella consapevolezza intuitiva dello Spirito e si sviluppa l’agire spontaneo (Wu wei). Quando si realizza l’agire spontaneo la mente è calma e trasparente e riflette tutto quello che le sta davanti, senza intenzione, senza focalizzazioni, nondimeno il suo agire è preciso perché ha sviluppato la percezione intuitiva dello Spirito. Armonia tra volontà e spirito vuol dire anche che la volontà della mente si conforma al volere dello spirito Il volere della mente è cosa diversa dal volere dello spirito: il primo (il volere della mente) è un processo attivo frutto di una mente allineata in cui confluiscono armonicamente attenzione e concentrazione, da cui l’azione scaturisce potente e precisa come una freccia scagliata da un arco; il volere dello spirito è un non-volere, dove l’attenzione non è mai concentrata, ma diffusa, non converge per contrazione sulle cose o sulle idee, ma si armonizza con esse e le avvolge come la luce soffusa che si diffonde da una candela. Il volere della mente è un volere pieno, quello dello spirito è un non-volere, o più esattamente un volere vuoto, dove questo vuoto non va inteso come assenza ma come quella parte del non-fatto che diventa funzionale al fare, come è in un vaso che è tale proprio in virtù del non-fatto, del vuoto che è scaturito dal (manu)fatto. Il volere della mente essendo pieno si svuota (si esaurisce) nel suo agire, il volere dello spirito essendo vuoto si riempie nel suo agire. Non solo la volontà cosciente si conforma al volere dello spirito, ma tutto il corpo che diventa plastico, fluido, e si adatta alla mutevolezza della situazione sia nella sua forma, sia nelle posizioni che può assumere nello spazio. Attività dello spirito che nella sua intima essenza è un non-fare o, per essere più precisi, un lasciar fare, unfare con… il corso naturale dell’evento, del fatto, della situazione, senza interferenze, senza pregiudizi, senza intenzioni; mentre la mente cosciente, al contrario, è sempre orientata al fare, è costantemente polarizzata, e quindi in quanto tale, nel suo agire, è facile che crei interferenze. Al terzo stadio, quando l’energia spirituale si fonda con quella universale (ritorno al vuoto) avviene la definitiva metamorfosi della mente e scompare ogni differenziazione. Ritorno al vuoto che non è un annullamento, un annichilimento in un vuoto metafisico, ma è un realizzare il vuoto che consente al pieno di manifestarsi liberamente, all’anima di realizzarsi senza condizionamenti di sorta, alla mente di agire libera di ogni interferenza per esperire direttamente la realtà vuota. Vuoto e pieno non sono condizioni assolute, ma relazioni fluide in reciproca e intima relazione, quindi una mente vuota, un agire senza intenzioni, un ritorno al vuoto dello spirito non sono cose da raggiungere, stati permanenti, ma esperienze che esistono solo in relazione al soggetto che le vive, ma non per questo meno reali di qualsiasi altra cosa che i normali sensi possono percepire. Il tutto, naturalmente, senza sforzo sotto la guida dello Spirito, senza che la mente lo voglia,senza che la mente lo pensi, senza che il cuore lo desideri. 1° Stadio (Lian jing hua qi) Trasformazione dello Jing in Qi Il primo stadio, consistente nel raffinare il Jing (essenza fisiologica generativa) in Qi (energia o soffio vitale), che avviene a livello del dantian inferiore richiede, perché possa completarsi con successo, che la mente-cuore si armonizzi con il pensiero o volontà cosciente(Xin He Yu Yi). I pensieri disordinati, gli eccessi emotivi, le emozioni incontrollate possono danneggiare la funzionalità degli organi interni pregiudicando la produzione e il libero fluire del qi. Ecco perché i tre passi intermedi del primo stadio richiedono che: . 1° Il pensiero o volontà cosciente deve raggiungere la quiete (Yi Jing) 2° La forma corporea deve essere corretta (Xing Zheng) 3° Il qi deve fluire liberamente (Qi Shun). 1° Il pensiero o volontà cosciente deve raggiunger la quiete (Yi Jing) Questo è il primo gradino, ma per la mentalità cinese ciò che è posto all’inizio rappresenta anche un punto di arrivo. Così è, infatti! Una mente inquieta, confusa è il primo ostacolo da superare, così come una mente calma e tranquilla, oltre che condizione minima indispensabile per la riuscita dell’opera, è anche un fondamentale risultato. L’attività della mente non si ferma mai, l’uomo comune é continuamente coinvolto in un dialogo interiore senza sosta, che impedisce la calma ed agita i pensieri come il vento le acque di un lago. I maestri paragonano questo stato ad una scimmia ubriaca che si agita incessantemente, ed il pensiero ad un cavallo che scalpita irrequieto. Così come un cavallo irrequieto non permette una cavalcata tranquilla perché si rischia continuamente di essere disarcionati, alla stessa maniera un pensiero irrequieto non solo è un ostacolo per avviare il processo di pacificazione (Jing) della mente (Yi), ma anche per la pacificazione della mente–cuore (Xin) o mente emozionale. Il pensiero ordinato aiuta la vita emotiva Le emozioni ordinate aiutano la ragione 2° La forma corporea deve essere corretta (Xing Zheng) Sviluppare una forma corporea corretta significa elevare al massimo le abilità fisiche del corpo per renderlo forte, coordinato ed efficiente. Ciò comporta un lavoro serio e rigoroso di tipo interno (Nei Gong) sui meridiani, sugli organi interni e sulla struttura profonda, e uno di tipo esterno (Wai Gong) sull’allineamento strutturale e sull’integrazione funzionale della caratteristiche statico/dinamiche della struttura corporea nelle sue componenti fondamentali: A) Corretto allineamento dello scheletro, che vuol dire una statica economica e un equilibrato utilizzo della colonna vertebrale in armonia con la forza di gravità B) miglioramento della coordinazione neuromuscolare C) potenziamento delle caratteristiche di base (ottimizzazione dell’uso della forza, agilità e scioltezza, coordinazione e ritmo). Il lavoro esterno (wai gong) si svolge su muscoli, tendini, legamenti, articolazioni e ossa, è la prima fase del processo, prepara il praticante agli stadi successivi. Quello interno (nei gong) agisce sulle strutture e funzioni interne del fisico: si lavora sugli organi interni, sulla circolazione sanguigna e sul sistema nervoso. Praticamente il tutto consiste nello sviluppare l’intelligenza corporea, affinandone la consapevolezza interna ed esterna per ottimizzare l’uso che l’uomo fa del proprio corpo ricreando l’armonia motoria emotiva e mentale. 3° Il qi deve fluire liberamente (Qi Shun) Acquarello della M° Giuliana Romanisio I primi due gradini, se sono stati fatti con attenzione e dedizione, hanno creato le premesse ottimali affinché il terzo gradino si realizzi quasi spontaneamente, sia colto senza sforzo come un frutto giunto naturalmente a maturazione. Purtroppo c’è da dire che sono veramente pochi i praticanti che ottengono ciò, non perché sia difficile, ma solamente perché presi dalla fretta e forviati da pregiudizi mentali, ampiamente messi in risalto, trascurano il lavoro sul corpo per dedicarsi a quello energetico considerato erroneamente più nobile. Cercare di far fluire liberamente il qi in un corpo pieno di tensioni psicofisiche, in una struttura scheletrica non allineata con una mente disordinata è come farsi guidare da un cieco su un sentiero di montagna, è come se un contadino trascurasse di preparare adeguatamente il terreno dove dovrà piantare i suoi semi. Per ovviare a questi inconvenienti gli antichi maestri, profondi conoscitori dell’animo umano, tra questi tre passi hanno inserito due passaggi intermedi: a) l’armonia tra il pensiero cosciente (Yi) e la forma corporea (Xing), e b) tra la forma corporea e l’energia (Qi). Questi passaggi intermedi sono indispensabili, sono come due anelli che legano tra di loro Yi (mente), Xing (forma corporea) e Qi (soffi-energia), senza di essi non c’è Taiji Quan 2° Stadio (Lian Qi Hua shen) Trasformazione del Qi in Shen Il secondo stadio avviene a livello del dantian mediano, dove il Qi é trasformato in Shen, Il primo stadio richiedeva come prerequisito che la mente-cuore (Xin) si armonizzasse con il pensiero cosciente (Yi), nel secondo è richiesto che quest’ultimo si armonizzi con l’attività dello Spirito, ciò è detto:“Yi He Yu Shen” (Armonia tra volontà cosciente e spirito ). Da un punto di vista pratico nel primo stadio abbiamo armonizzato corpo, mente-cuore ed energia, nel secondo impariamo: a) come utilizzare il Qi trasformandolo in forza interna (nei jin), b) come trasformare la forma corporea (Xing) in adeguate posizioni (Shi) e c) lo Yi (mente) in Shen (forza spirituale). I tre passi sviluppano: 1° Jin vigore o forza interna, 2° Shi posizione o postura del corpo, 3° Shen spirito interiore. Essi sono intimamente legati ai tre passi del primo stadio dalla forma corretta (Xing) nascono le innumerevoli posizioni (Shi) che il corpo può assumere durante la pratica (Xing Sheng Shi), le quali sono state studiate in maniera tale da favorire il corretto fluire del Qi e sviluppare la capacità di trasformarlo in vigore interno (Qi Sheng Jin), sotto la guida dello spirito (Shen) che si é sviluppato dell’intento della mente (Yi) perfettamente armonizzata (Yi Sheng Shen). Se il primo stadio ha lo scopo di preparare il corpo, rendendolo forte ed in buona salute, e di pacificare la mente, armonizzando e sviluppando al massimo le sue potenzialità, con il secondo livello si entra nella vera pratica del Taiji, e si é in grado di sfruttare le enormi potenzialità della fusione tra mente, corpo ed energia, sia per scopi marziali, trasformando fisicamente il qi in forza fisica, sia salutari trasformandolo in vitalità. Nei Jin (forza interna) La forza (nei jin) che si sviluppa con la pratica del taiji quan è di natura particolare, e richiede un’attivazione intelligente delle potenzialità nascoste dell’essere umano da quelle fisiche a quelle spirituali, passando per l’intelligenza, l’emozioni e l’istinto. E’ cosa diversa dalla semplice forza fisica, e non è neanche forza psicofisica, né tanto meno semplice sommatoria di corpo, mente ed energia. La forza fisica muscolare e la forza interna sono entrambe in grado di sviluppare potenza e sono entrambe efficaci, ma le strutture e i modi sono completamente diversi. La prima è una forza che si sviluppa da una struttura muscolo-scheletrica che agisce attraverso un gioco di aperture e chiusure di leve articolari, dove lo sforzo è concentrato in periferia ai quattro angoli del tronco (braccia e gambe) e in superficie (muscolatura superficiale). La seconda è una forza molto più complessa, si diparte dal centro e dall’interno del corpo, richiede una sensibilità intuitiva verso le leggi alla base dell’interazione corpo-mente-energia dell’universo uomo. La forza interna (nei jin), efficiente ed efficace, si sviluppa dall’attività coordinata di elementi più semplici: 1 – una struttura osteo-articolare allineata 2 – un sistema muscolare coordinato 3 – il qi che fluisce liberamente 4 – una mente che coordina e guida. La forza interna è un mix di sensazioni, emozioni, energia che si esprime attraverso un corpo intelligente, è un coinvolgimento e uno sconvolgimento globali. Coinvolgimento che dal punto di vista fisico significa: – imparare a percepirsi dall’interno, – imparare a concentrare la forza lungo l’asse centrale del corpo (zhong ding), – fare nascere i movimenti dal centro in modo che sia l’interno a muovere l’esterno; dal punto di vista energetico: – attivare ed allineare i tre dantian, – coordinarli con il corpo fisico in modo da poter trasformare il qi prodotto in forza interna (nei jin); infine dal punto di vista mentale: – usare l’intenzione cosciente (Yi) per far si che il corpo si muova per effetto della forza interna che si sviluppa dal potere del qi trasformato. Questo processo di sviluppo, passa attraverso tre fasi che vanno dall’esterno verso l’interno, dal grossolano al sottile: 1° Fase, Forza della struttura (interazione struttura / muscoli). Si sviluppa da una struttura perfettamente armonizzata, dove ogni muscolo, ogni singola articolazione sono accordati con tutti gli altri. E’ ancora una forza di tipo “fisico”, ma di qualità molto raffinata e superiore, é esente da sforzi, agisce globalmente senza attriti e dispersioni. 2° Fase, Forza del qi (interazione qi / struttura ). Come l’energia che si sprigiona dallo scoppio della miscela aria-benzina (il qi), all’interno della camera di combustione di un motore (il dantian), può essere trasformata in lavoro meccanico per mezzo dei servomeccanismi del motore (la struttura ossea) per far muovere una macchina, alla stessa maniera il qi accumulato all’interno del dantian può essere trasformato, con l’ausilio della mente, in forza interna (nei jin) per far muovere il corpo. 3°Fase, Forza dello Yi (interazione mente (yi) /(qi) energia). Si sviluppa con il pieno controllo della mente sull’energia. Il qi guidato dalla mente può essere indirizzato con estrema precisione ovunque. Come un raggio laser è in grado di controllare un missile in volo, alla stessa maniera, lo yi/qi di un maestro esperto é in grado di controllare i movimenti del suo avversario. Ming Jin – La forza visibile La prima delle tre, la forza della struttura, più esterna e grossolana, è chiamata Ming Jin o “forza visibile“ Opportunamente allenata può raggiungere elevati gradi di sviluppo. Presenta tre diversi livelli: – Il primo si realizza quando tutti i muscoli agiscono in perfetta connessione. I movimenti del corpo sono fluidi e coordinati. La maggior parte dei praticanti si ferma a questo livello. – Il secondo, più profondo, quando si usa la struttura ossea per “ supportare ” il lavoro muscolare. A questo livello, con il lavoro muscolare ridotto al minimo, con i muscoli rilassati e la struttura ossea perfettamente connessa, i movimenti sono esenti da sforzo e da tensioni. – Il terzo quando il sistema muscolo-tendineo lavora coordinato con quello osteo-articolare/legamentoso. Con la perfetta coordinazione dei due sistemi il lavoro muscolare è “sostituito” da quello delle ossa. Il praticante a questo livello usa la forza delle ossa, dei legamenti e dei tendini al posto di quella dei muscoli. I muscoli, specialmente quelli superficiali, sono morbidi e rilassati, la struttura e le ossa forti: l’esterno è morbido come cotone, l’interno è come acciaio. An Jin – La forza nascosta La seconda, forza del qi, chiamataAn Jin o forza nascosta, molto più flessibile, viva e sfuggente, è di difficile individuazione anche per un praticante esperto, perché può essere raccolta, concentrata e profondamente nascosta all’interno del dantian basso, come un serpente nella profondità della terra . Anche an jin presenta diversi livelli di sviluppo: – Il primo si realizza quando il qi interagisce con i muscoli. – Il secondo, quando sprofonda maggiormente all’interno, e interagisce con struttura ossea. – Il terzo, quando agisce direttamente senza coinvolgere ossa e muscoli. Hua Jin – La forza perfetta La terza, Hua Jin, è la forza dello Yi in azione, la sua natura è mutevole e sfuggente, l’applicazione così sottile che non si riesce a percepirne l’origine, a livello della hua jin i movimenti esterni del corpo, frutto di una raffinata alchimia interna, sono minimi ma potenti, e i movimenti interni, simili a vibrazioni ad alta frequenza piccoli e sottili, sono come delle onde d’urto in grado di destabilizzarti sia a livello fisico, impedendoti i movimenti del corpo, sia mentale intuendo e prevenendo le tue intenzioni. Necessita di specifici allenamenti che coinvolgono gli aspetti intuitivi, emozionali ed istintivi fondamentali del praticante. La hua jin in azione segue le sei direzioni contemporaneamente indipendentemente da dove è orientato il corpo, dispiega la sua intenzione come il ragno la tela e impregna lo spazio di intelligenza rendendolo struttura portante del movimento. Hua jin è forza vuota, ma riempie e trasforma lo spazio, il corpo si coordina in sé stesso e in relazione con lo spazio, si percepisce la forza della terra fluire attraverso la struttura corporea che sembra nuotare nel campo gravitazionale come un pesce nell’acqua. Ogni gesto è come recitato da tutto il nostro passato, una sorta di memoria in azione, con il peso di tutte le esperienze che plasmano il ritmo e la forma del gesto stesso rendendolo unico. Shi – Posizioni del corpo nello spazio Con il termine Shi i maestri intendono le posizioni (figure) che il corpo in movimento assume nello spazio. Sono tante, ma non tantissime, nello stile Yang di Taiji, per esempio, le più importanti sono poche decine, nello stile Chen un pò di più. Ogni posizione, perfettamente bilanciata, è frutto dell’esperienza di intere generazioni di maestri e praticanti, nell’arte del corpo e dell’efficacia in combattimento. L’assetto posturale e le geometrie articolari rispettano le leggi del movimento naturale e sono costruite per permettere la massima mutevolezza e flessibilità d’azione. Ogni posizione è come il centro di una ruota multidimensionale da cui si dipartono come raggi tutte le altre, così che ognuna può naturalmente evolvere in tutte le altre in un mutamento continuo senza soluzione di continuità. Mutamento che, dagli aspetti più esterni e fisici arrivando a quelli più interni, predispone all’imprevedibilità, rende atti ad affrontare l’imprevisto, rende la mente calma nel caos del mutamento, paradossalmente, togliendole qualsiasi punto di riferimento, qualsiasi certezza del buon esito del suo agire, facendole vivere e sperimentare l’incertezza e l’insicurezza insite in ogni situazione. Spirito interiore Il terzo passo intermedio, la trasformazione dello Yi (forza mentale) in Shen (forza spirituale), del secondo stadio, perché possa realizzarsi richiede lo sviluppo dello spirito interiore. Nella tradizione taoista c’è un legame molto stretto tra psicologia e fisiologia, tra materia (carne) e spirito per cui per spirito interiore non intendono un qualcosa di metafisico trascendente il corpo, ma piuttosto una quintessenza delle abilità/qualità del corpo-mente immanente all’essere umano e, in quanto tale, in interrelazione dinamica sia con gli aspetti fisico-energetici, sia con quelli relati alla coscienza individuale e universale. Ecco perché il lavoro sulla mente e sulle sue qualità fondamentali (volontà, attenzione, concentrazione, coscienza e consapevolezza) (Cfr. I Tre Poteri segreti del Taiji Quan pag. 41) non deve essere solo di tipo psicologico, ma deve coinvolgere tutto il corpo (muscoli, ossa, organi interni, sistema nervoso ecc.), coinvolgimento che non è semplice creazione di un’interfaccia di collegamento tra corpo e mente, ma un vero e proprio processo di metamorfosi che vede la mente sciogliersi nel corpo, così che la mente superficiale (la mente coscia) unendosi  alla mente profonda annulli la differenza tra ciò che desideriamo coscientemente e ciò che desideriamo con il cuore (Xin), tra mente concettuale (conoscenza razionale) e mente intuitiva (sapienza del cuore), in modo che i nostri desideri, la nostra volontà non entrino in conflitto con la saggezza naturale del corpo e con il volere dello Spirito. 3° Stadio (shen he yu kong) lo spirito si armonizza al vuoto Il terzo stadio, lo Spirito si armonizza al Vuoto, sviluppa ogni tipo di facoltà, compresa quella di trasformare direttamente la propria energia spirituale in forza fisica. E’ il livello più alto della pratica. Molti fraintendono questo ultimo stadio pensandolo come annullamento, dispersione dello spirito nel vuoto come fumo nell’aria, ma in realtà va inteso come elevazione/condensazione di tutte le potenzialità di corpo, mente ed energia fuse in una nuova dimensione spazio-temporale di ordine diverso; dove i normali parametri di riferimento della mente e del corpo sono sovvertiti, e l’agire nasce dal non agire, la velocità dalla lentezza, il duro dal morbido, la forza dalla non-forza ; dove comprendere significa andare oltre le contrapposizioni dialettiche, dalla logica discorsiva; dove l’azione non può essere modellizzabile attraverso l’ordine della tecnica, ma attraverso la spontaneità caotica dell’arte, e l’azione efficace è frutto dell’imprevedibilità dello spirito, non della volontà cosciente della mente. A questo livello non si agisce si re-agisce, che non è un agire contro ma un agire-con. E’ come davanti ad uno specchio dove ogni azione è immediatamente riflessa non un istante prima non un istante dopo, in maniera diretta senza previsioni senza anticipazioni, si è solamente lì dove si deve essere, senza nulla fare senza nulla volere, senza nulla pensare, solo ri-flettere, solo re-agire. Non fare – non pensare – ma esserci. Quando si è coinvolti in una situazione del genere, non si può e non si deve fare nulla, se no a nostra volta re-agire, ri-flettere, non contrapporsi non essere a-vverso, ma nello stesso verso, diventare flussi (corpi) che si incontrano, si rincorrono, specchi (menti) che si riflettono l’uno nell’agire dell’altro. Così la coscienza si adegua alla plasticità, fluida e mutevole, della Spirito, scompare la sensazione di un’Io agente personale, non c’è più coinvolgimento nell’azione che si sviluppa da sola, non c’è apprensione per i risultati che semplicemente accadono, non ci sono conflitti da risolvere perché semplicemente non sorgono. Tutto questo richiede tre passi intermedi: 1 – Kong 2 – Xu 3 – Ling i tre termini vogliono dire tutti “vuoto”, ma ognuno ha una sfumatura diversa senza una fissa gerarchia e in continua interazione dinamica: – Kong fa riferimento alla chiarezza della mente vuota e nasce dall’accordo armonico tra yi e shen (il volere della mente si uniforma al volere dello spirito) – Xu è riferito al corpo vuoto di tensioni in perfetto equilibrio dinamico, che si muove senza sforzo nello spazio per effetto dell’accordo armonico tra xing e shi – Ling è riferito al soffio vitale qi e nasce quando il qi fluendo libero e abbondante si trasforma in vigore e forza interna (nei jin) Yi – Potere della Mente Dalla volontà all’ intuizione Mentre il Qi lo abbiamo considerato come l’interfaccia tra la mente e il corpo, lo Yi lo potremmo definire il “primus inter pares” e il “trait d’union” tra Li (dimensione fisica) e Qi (dimensione energetica). Con Yi le potenzialità del corpo, normalmente limitate alla forza dei muscoli e dei movimenti veloci possono essere elevate a massimi livelli con l’utilizzo cosciente del potere dell’ energia interna. Potremmo sinteticamente intendere Yi, come quella qualità che controlla sia il proprio corpo sia la propria mente. In realtà é una idea molto più complessa che coinvolge la mente, nei suoi molteplici aspetti, il corpo, con le sue potenzialità e lo spirito o Shen. Yi é quindi, una delle facoltà dell’organo Xin nelle sue componenti principali: Yi Shi (coscienza, consapevolezza) e Yi Nian (idea, intenzione ecc.). Può essere sinteticamente espresso con “mente-cuore”, che implica il concetto di “consapevolezza intuitiva”; dove le due parole consapevolezza ed intuizione sono intese nel loro significato più pieno e cioè la capacità di “conoscere e di esserne coscienti” senza mediazioni intellettuali in maniera diretta ed immediata, come implica la parola intuizione che etimologicamente significa “essere in Dio”, dal greco en (in) e theòs (Dio), che in senso lato é quella che i maestri chiamano conoscenza del cuore. E’ lo stato in cui non c’é disarmonia tra pensiero ed azione, in cui la consapevolezza si fonde con l’azione, facendo si che i movimenti del corpo siano perfettamente allineati al flusso della nostra intenzione cosciente, é una specie di “estasi” non mistica, che rappresenta uno stato di fusione, di assorbimento totale in quello che si sta facendo, dimentichi di ogni cognizione spazio-temporale. Corpo, mente ed energia si fondono in un più alto stadio dimensionale, che rappresenta la quintessenza delle potenzialità individuali: lo stadio Spirituale o Shen. Per la lingua cinese é normale sintetizzare in un ideogramma concetti complessi che nelle lingue come quelle occidentali richiedono complesse spiegazioni, ed é per questo che Yi può essere tradotto come idea, attenzione, intenzione e volontà cosciente (Yi Nian); consapevolezza, coscienza e intuizione (Yi Shi). Yi Nian – attenzione, volontà cosciente, intenzione La quiete del pensiero cosciente, che presiede all’equilibrio di tutte le attività dell’organismo, é la condizione minima indispensabile per avviare il processo di pacificazione (Jing) della mente (Yi). Yi Jing, é chiamato stato della mente pacificata, da cui si sgorga un pensiero puro e trasparente come acqua di sorgente. Lo strumento principale dell’Yi Jing é l’attenzione, strettamente legata alla capacità di concentrazione, che a sua volta, altro non é che la focalizzazione volontaria dell’attenzione. Pacificazione, attenzione, concentrazione e intenzione, sono strettamente correlate in una specie di “circolo virtuoso” che si autoalimenta. “Attento come un gatto che punta un topo”. Questa immagine, spesso abusata, sintetizza in maniera esemplare, nell’immaginario collettivo, l’archetipo della perfetta attenzione. Ma l’attenzione di cui parliamo é di ordine diverso ed é peculiare dell’essere umano. Essa é nello stesso tempo una delle capacità più elevate e meno sviluppate che possediamo: l’attenzione cosciente.. Vediamo, quindi, di chiarire la differenza sostanziale che intercorre fra l’attenzione istintuale di un gatto affamato e l’attenzione cosciente dell’essere umano. Il gatto non ha possibilità di scelta, l’istinto della fame lo obbliga alla concentrazione totale di tutte le sue energie sul cibo-topo. La vera attenzione, al contrario, nasce dalla scelta consapevole di orientare e focalizzare l’intento o volontà della mente nella direzione scelta, indipendentemente da qualunque necessità o condizioni esterne. Questa capacità d’astrazione, tipicamente umana, che abbiamo chiamato attenzione cosciente opportunamente sviluppata é la condizione indispensabile per una reale crescita interiore. Solo grazie ad essa possiamo staccarci dalle situazioni contingenti e volgere all’interno il nostro sguardo per attivare le enormi potenzialità interiori. A queste due qualità dell’attenzione (l’istintiva, che negli uomini e negli animali, nasce dal gioco degli istinti, e la tipica dell’essere umano, sganciata dalla circostanze e poco sviluppata) corrispondono due qualità della volontà, quella che nasce dalle pulsioni istintuali e dai nostri bisogni elementari, e quella di ordine superiore, frutto del loro controllo e superamento. La prima, molto spesso, nasce dalla paura e dal conseguente bisogno di potere; la seconda, invece, frutto di uno sforzo cosciente di una personalità matura e consapevole, in grado di dare un senso alla propria vita sia in termini materiali che di progresso interiore, é quella che viene chiamata intento o volontà della mente.  Un’attenzione forte é frutto di un intento inflessibile. Yi Shi coscienza – consapevolezza – intuizione Con Yi Shi, l’uomo ordinario, comincia un processo di evoluzione interiore aprendosi ad una realtà dimensionale di ordine superiore. Infatti, mentre Yi Nian, nei suoi vari aspetti di volontà, attenzione, concentrazione, molto utili nella vita quotidiana, può essere priva di valenze spirituali, Yi Shi al contrario, coinvolgendo aspetti metafisici dell’esistenza umana ne è ricca.   Coscienza Quello che differenzia l’essere umano dagli altri esseri viventi é la coscienza di sé: Egli non solo sa e sente di esistere, ma é conscio di ciò. Sostanzialmente si può parlare di due fondamentali stati di coscienza: uno di tipo biologico, bagaglio comune di tutti gli esseri umani; ed uno che possiamo chiamare metafisico. Il primo, relato alla mente ordinaria, nasce dai sensi e dall’attività di pensiero, il suo motto é il “cogito ergo sum” di cartesiana memoria; il secondo, relato alla Mente Universale, é metafisico e va oltre la comune attività di pensiero. La coscienza biologica o ordinaria, legata all’Io, é dualistica: conscio ed inconscio, psiche e soma, soggetto e oggetto, ragione ed istinto, cuore e cervello. La coscienza metafisica, al contrario, frutto di un’intensa fase introspettiva, scevra da ogni analisi intellettuale, da ogni pensiero discorsivo e conclusioni logiche é senza “Io”. La coscienza metafisica si sviluppa attraverso la pratica della meditazione e della pacificazione del pensiero cosciente, armonizzando i nostri pensieri fino al punto di fermare il dialogo interiore ed operare il rovesciamento dell’orientamento della nostra visione interiore dalla molteplicità all’unità, dall’Io al non Io, dall’individualità all’universalità. Le grandi tradizioni orientali, perfettamente consce di ciò, hanno elaborato tecniche sofisticatissime per raggiungere lo scopo di bloccare il dialogo interiore e rompere il circolo vizioso che mantiene in vita la falsa percezione del mondo e sviluppare la vera consapevolezza, che si manifesta quando la mente entra in uno stato di assoluto silenzio e non genera più pensieri. Far tacere i pensieri, bloccare il dialogo interiore è uno dei punti chiave per accedere ad una retta visione di noi stessi e della realtà circostante. Certo non è semplice riuscirci perché i metodi sono piuttosto insoliti e richiedono un impegno costante, inoltre è difficile vincere il luogo comune che considera il dialogo mentale una condizione naturale ed ineluttabile della mente. Il silenzio interiore ed il vuoto mentale che ne consegue, di cui parlano le tradizioni, sembrano per l’uomo ordinario un’opera titanica difficilmente realizzabile che solo pochi individui particolarmente dotati possono raggiungere. Infatti è così, sono veramente pochi coloro che riescono, ma non tanto per una difficoltà intrinseca all’opera, ma piuttosto per due ordini di motivi che sono come le facce di una medaglia: un approccio errato e una confusione di ruoli tra la mente ed il prodotto della sua attività: i pensieri. L’ipotesi, che nel nostro caso rende impossibile la soluzione, è che per sua “forma mentis” l’uomo occidentale è portato a pensare che tutto passa attraverso un’attività di pensiero. Ma pensare di non pensare non produce il “vuoto”, bensì un altro pensiero: si cerca di smettere di pensare pensando allo smettere di pensare.  E’ una situazione assurda e paradossale, che genera solo frustrazione e dolore, senza apparente via d’uscita. Ma, come spesso accade, la soluzione è più semplice del previsto, basta operare un cambiamento passando a un livello logico superiore: Il silenzio è semplicemente al di fuori della sfera di attività del pensiero. Il processo del pensiero è una delle attività umane più alte e più nobili, ma per quanto grande è limitato, il problema è di comprendere quindi che esso è solo una delle infinite forme di percezione e che restare ancorati alla sua sfera d’azione ci taglia fuori da tutte le altre realtà dimensionali. La presa di coscienza che non tutto passa attraverso la comune attività di pensiero, unita ad un’osservazione distaccata dell’attività/prodotto della nostra mente, ed a una non eccessiva identificazione con i nostri pensieri, è fondamentale per accedere al “cuore della mente, dove ogni discussione, ogni differenziazione cessa e: Si è consapevoli di “essere”, senza bisogno di pensare, per esserne consapevoli Consapevolezza La consapevolezza è comunemente intesa come “essere coscienti di …”, ma in realtà é qualcosa di più complesso che presuppone anche un vero e proprio processo di conoscenza. Quindi: “Consapevolezza come processo dinamico di conoscenza che permette di prendere coscienza di… Una conoscenza, ovviamente, che non scaturisce da un sapere esclusivamente mentale, intellettuale e astratto; ma da un sapere d’ordine diverso, diretto e immediato che nasce dall’esperienza di tutto il corpo e della mente, un sapere che é pratica attiva con tutto il proprio essere. Dopo questa definizione di carattere generale, possiamo parlare per meglio precisare i contenuti di diversi tipi di consapevolezza che, pur avendo identica funzionalità, sono però differenti nel centro focale agendo a diversi livelli di sviluppo. Abbiamo così la consapevolezza della forma corporea (Xing), dell’energia vitale (Qi) e della mente-cuore (Xin). Consapevolezza corporea La consapevolezza corporea, che é il punto di partenza che apre la strada alle altre due, possiamo definirla come la conoscenza di se stessi attraverso il corpo. Conoscenza che prende l’avvio dall’immagine soggettiva che ognuno ha del proprio corpo, che si sviluppa per mezzo della percezione del proprio organismo dall’interno, sia per quanto riguarda la sua forma o struttura corporea (Xing) che le posizioni o posture (Shi) che può assumere nello spazio. Da ciò si deduce che lo sviluppo della consapevolezza corporea non è un processo statico ma qualcosa che dinamicamente si costruisce, si struttura e si destruttura nel continuo rapporto con il mondo. Senza sviluppo cosciente della consapevolezza corporea non c’é progresso nella pratica perché non creandosi la fusione armonica tra Yi (pensiero cosciente), Xing (forma corporea) e Qi (energia interna) manca il giusto modo di agire. Lo sviluppo della consapevolezza non significa semplicemente una vaga sensazione di stare bene nella propria pelle, ma é importante sottolinearlo, é una reale sensazione di forza e vigore interno, che può con gli opportuni esercizi essere trasformata in forza fisica ( Qi sheng jing). Consapevolezza della mente-cuore Infine, la consapevolezza della mente-cuore, é la presa di coscienza dei propri processi mentali e delle proprie emozioni; é una attenzione continua ai propri stati interiori, che sviluppa la capacità introspettiva della mente di osservare se stessa, la sua esperienza e le sue emozioni. Intuizione “Il Pensiero di una Mente Pura é Pura Intuizione” Quando la mente é libera dai pensieri che la distraggono, i sensi funzionano in maniera chiara e finalizzata. Quando la mente é chiara e trasparente come le limpide acque di un lago di montagna, allora riflette tutto quello che le sta attorno. Questa capacità di una mente pacificata di entrare in risonanza con l’ambiente circostante, cogliendone le sottili sfumature, costituisce la base per lo sviluppo di un’altra caratteristica fondamentale: l’intuizione. L’intuizione appartiene al regno dello spirito, é come questo non può essere allenata direttamente, é un frutto che sorge spontaneamente quando tutte le condizioni coincidono. Come un contadino non lavora direttamente sul frutto, ma sul terreno e sulla pianta, così, per sviluppare l’intuizione bisogna lavorare sul rilassamento e sulla pace interiore. Bisogna liberarsi di ogni tensione e portare l’attenzione sui giusti mezzi e sul giusto modo di fare; solo allora, si svilupperà quella tranquillità che assicura l’efficacia dello sforzo, e un bel giorno l’obiettivo sarà raggiunto in modo del tutto spontaneo. Sarà come cogliere un frutto maturo, un premio naturale prodotto dall’unione armonica delle 5 qualità della mente – Volontà – Attenzione – Concentrazione – Coscienza – Consapevolezza che sono, metaforicamente, come le dita di una mano che agendo assieme staccano il frutto maturo dall’albero. Così come il pollice è il dito più importante della mano, ed è l’unico in grado d’interagire con tutte le altre dita, analogamente, la volontà è la qualità fondamentale della mente e rappresenta il terreno di coltura su cui crescono e possono svilupparsi tutte le altre: dalla volontà si sviluppa l’attenzione, e quando si é “ volontariamente attenti “ si sviluppa la concentrazione. Quando si è in grado di “concentrarsi volontariamente ” sui propri stati interiori senza interruzioni per il tempo che si desidera, allora si sviluppa un’introspezione così costante da fare emergere uno stato di coscienza più profondo, che produce una nuova dimensione di esperienza personale in perfetta armonia con la nostra fonte più vera. Quando questo avviene la mente si apre ad una conoscenza d’ordine superiore che sviluppa la vera consapevolezza. La fusione armonica di queste cinque qualità della mente aprono le porte della pura intuizione e lo Yi evolve nello Shen. “Il Pensiero di una Mente Pura é Pura Intuizione” “La Pura Intuizione é Pura Percezione” “La Pura Percezione é Pura Sensibilità”

Sviluppare la sensibilità richiede un particolare lavoro sia sul corpo sia sulla mente. Rigidità ed eccessivo uso della forza tolgono sensibilità, al contrario, sensibilità e leggerezza affinano la percezione, così anche una piuma che sfiora il corpo può essere avvertita. Tutto il corpo, e in particolare braccia e gambe, debbono diventare come degli acuti sensori, che tengono sotto controllo l’ambiente circostante e l’avversario avvertendone ogni minima variazione, così da adeguare perfettamente ogni azione alla sua. Se non si sviluppa la sensibilità, allora bisogna imparare ad essere veloci, per essere in grado di parare o schivare un eventuale attacco, se invece, si ha la perfetta percezione dei suoi movimenti, lo si può precedere anche con un movimento relativamente lento. Molto spesso, le tecniche più spettacolari nascondono, nella rapidità del gesto, una scarsa percezione. I veri maestri non sono mai spettacolari, la loro azione é sempre perfettamente calibrata, poco o niente traspare all’esterno, fuori sembra lento, dentro é veloce come il fulmine. “Chi é lento nello spirito deve essere veloce con il corpo”

M° FLAVIO DANIELE       anseaa56 - Copia anseaa55 - Copia anseaa54 - Copia anseaa53 - Copia ansea133 - Copia ansea132 - Copia ansea131 - Copia ansea129 - Copia ansea109 - Copia ansea104 - Copia ansea27 - Copia ansea26 - Copia (2) ansea25 - Copia (2) ansea24 - Copia (2) ansea22 - Copia (2) ansea21 - Copia (2) ansea20 - Copia (2) ansea19 - Copia (2) ansea18 - Copia (2) ansea18 - Copia - Copia ansea11 - Copia ansea6 - Copia anse117 - Copia (2) anse115 - Copia (2) anse114 - Copia (2) ansaaa22 - Copia (2) ansaa26 - Copia (2) ansaa25 - Copia (2) ansaa24 - Copia ansaa23 - Copia (3)

CORSI DI TAI CHI E QI GONG A 10 EURO! APERTI A TUTTI! ANCHE PER PRINCIPIANTI! LEZIONE DI PROVA GRATUITA! ROMA - APPIO – TUSCOLANO, (metro A Ponte Lungo, Vicino Stazione Tuscolana) Ass. Shendao, Via Narni,19/a – 00181 (Sala san Gaspare, all'angolo con via Assisi), Il Lunedi’ e il Mercoledi' ore 17.00 -- 19.00. COSTO 10 EURO MENSILI  Info: email marcellotaichi@supereva.it, Tel. 349-4504749.  Per la lezione di prova basta venire negli orari indicati con abbigliamento comodo e scarpe da ginnastica.  SITO GOOGLE - https://sites.google.com/site/romataijiquan/home  VIDEO TAI CHI SU YOU TUBE: IL CANALE DI MARCELLOTAICHI http://www.youtube.com/user/marcellotaichi?feature=mhum  Facebook: Marcello Taichi -- Taijiquan e Qi Gong a Roma : https://www.facebook.com/taijiquanroma

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CORSI DI TAIJI QUAN E QI GONG A ROMA

CORSI ESTIVI DI TAI CHI E QI GONG A ROMA
1)CORSO ESTIVO SERALE DI TAI CHI E QI GONG A VILLA CELIMONTANA
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(Celio – Colosseo, metro B Colosseo, entrando da via della Navicella N. 12, in fondo al vialetto a sinistra)
APERTO A TUTTI IL MERCOLEDI’ ORE 17.30 – 19.00 – DA MERCOLEDI’ 2 LUGLIO
PER I MESI DI LUGLIO, AGOSTO E SETTEMBRE
http://taichiroma.blogspot.it/2014/06/corsi-estivi-di-taiji-quan-e-qi-gong_15.html
Mappa: http://goo.gl/maps/5YI8P
2)LEZIONI GRATUITE DI TAI CHI CHUAN E QI GONG A ROMA,
LA DOMENICA MATTINA ORE 10.30- 12.30 A VILLA CELIMONTANA
Al Celio, metroB Colosseo, entrando da via della Navicella n. 12 in fondo al vialetto a sinistra.
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Villa Celimontana – Come arrivare
L’ingresso principale è presso la Piazza della Navicella (via della Navicella, 12. Noi ci troviamo in fondo al vialetto a sinistra), vicino alla chiesa di Santa Maria in Domnica, dove c’e’ la fontana a forma di barca e vicino all’ospedale del Celio, dove c’e’ un ampio parcheggio. Potete andare alla Villa Celimontana con i mezzi pubblici : Bus: 81 • 673, in transito su Via della Navicella; Bus: 118 • 160 • 714, in transito su Via delle Terme di Caracalla. Potete anche andare alla piazza della Navicella a piedi a partire della stazione di metro B Colosseo o, con un percorso leggermente piu’ lungo dalla stazione metro A di Manzoni o san Giovanni.
MAPPA: http://goo.gl/maps/kf46T
http://marcellotaichi.wordpress.com/2013/05/24/corsi-estivi-di-tai-chi-e-qi-gong-a-roma/
VIDEO DELLE LEZIONI A VILLA CELIMONTANA
http://www.youtube.com/watch?v=YOPB_5NoKyI
http://www.youtube.com/watch?v=oXBwMk2P_Ps
Info: MARCELLO, TEL.. 349-4504749, STEFANO – 3389830183
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CAMPUS ESTIVO - TAIJI QUAN, QI GONG, DIFESA PERSONALE, MEDITAZIONE

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CORSI DI TAIJI QUAN E QI GONG A ROMA

CORSI DI TAI CHI E QI GONG A 10 EURO! APERTI A TUTTI! ANCHE PER PRINCIPIANTI! LEZIONE DI PROVA GRATUITA! ROMA – APPIO – TUSCOLANO, (metro A Ponte Lungo, Vicino Stazione Tuscolana) Ass. Shendao, Via Narni,19/a – 00181 (Sala san Gaspare, all’angolo con via Assisi), Il Lunedi’ e il Mercoledi’ ore 17.00 — 19.00. COSTO 10 EURO MENSILI (per un turno settimanale di 2 ore). Tai Chi Stile Yang e Chen, Qi Gong, Nei Gong, Spada.( Mappa: http://goo.gl/maps/9y0B5 ). La quota e’ di 100 euro per tutto l’anno, per un turno settimanale di 2 ore, di 150 euro per due turni. (CI SI PUO’ INSERIRE IN QUALSIASI MOMENTO. SARANNO DETRATTE LE QUOTE DEI MESI NON FREQUENTATI). NON SI PAGA L’ISCRIZIONE AL CORSO, MA SOLO 6 EURO DI QUOTA ASSICURATIVA. La domenica mattina dalle 10.30 alle 12.30 c’e’ pratica collettiva di Qi Gong e Tai Chi a villa Celimontana, Al Celio, metro B Colosseo, metro A Manzoni o San Giovanni, entrando da via della Navicella n. 12 in fondo al vialetto a sinistra.
Info: email marcellotaichi@supereva.it, Tel. 349-4504749.
Per la lezione di prova basta venire negli orari indicati con abbigliamento comodo e scarpe da ginnastica.
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CORSI DI TAI CHI DA 10 EURO A ROMA

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IL MAESTRO GEORGE XU

CHEN STYLE TAIJI QUAN – MASTER GEORGE XU

https://www.youtube.com/watch?v=wjkv7E7D3EQ

Tai Chi Stile Chen – Forma Antica

https://www.youtube.com/watch?v=xw0f6hZXhC8

MASTER GEORGE XU: LA FORMA COME QI GONG

https://www.youtube.com/watch?v=aYuvVRbNRq0

IL MAESTRO FLAVIO DANIELE

I tre poteri segreti del Tai Ji Quan

https://www.youtube.com/watch?v=tTS4jhDy_6U

Il Nei Gong: lavoro interno

https://www.youtube.com/watch?v=8vqgHtMaYDs&list=PLC6D6EDBAA2235ADB

Flavio Daniele: il DVD della forma Yang 24

https://www.youtube.com/watch?v=zOtowz8j_Pg

 

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ALTRI CORSI A ROMA: MARCONI – PORTUENSE – MAGLIANA – SAN PAOLO – OSTIENSE – GARBATELLA – EUR. PRESSO LA SCUOLA A. EINSTEIN IN VIA AVICENNA 57/B, 00146, (Mappa: ttp://goo.gl/maps/dvFFW). INFOLINE: 349.4504749.: IL MERCOLEDI’ ore 19:30 – 21:00, IL SABATO MATTINA: ORE 10.30-12.30. CORSO DI MEDITAZIONE IL MERCOLEDI’ 18:15 – 19:15.
LEZIONI GRATUITE APERTE A TUTTI DI TAI CHI CHUAN E QI GONG A ROMA,
LA DOMENICA MATTINA ORE 10.30- 12.30 A VILLA CELIMONTANA
Al Celio, metro B Colosseo, metro A San Giovanni o Manzoni, entrando da via della Navicella n. 12 in fondo al vialetto a sinistra.
Info: MARCELLO, TEL.. 349-4504749, email: marcellotaichi@supereva.it

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CORSI DI TAI CHI E QI GONG A ROMA – TAIJI QUAN, QI GONG, DIFESA PERSONALE, MEDITAZIONE

CAMPUS ESTIVO - CORSI DI TAI CHI E QI GONG A ROMA : https://sites.google.com/site/romataijiquan/home
CAMPUS ESTIVO - TAIJI QUAN, QI GONG, DIFESA PERSONALE, MEDITAZIONE

CORSI DI TAI CHI E QI GONG A ROMA https://sites.google.com/site/romataijiquan/home/lezioni-gratuite-di-taiji-quan-e-qi-gong-a-roma

SHENDAO

SCUOLA DEI MAESTRI GEORGE XU E FLAVIO DANIELE A ROMA

CAMPUS ESTIVO

TAIJI QUAN, QI GONG, DIFESA PERSONALE, MEDITAZIONE

E BENESSERE

https://sites.google.com/site/romataijiquan/campus-estivo-di-taiji-quan-qi-gong-difesa-personale-meditazione-benessere

Dal 20 al 22 giugno 2014 – APERTO A TUTTI!

Il Posto è Bellissimo, con Pineta sul Mare e Spiaggia Privata:

CASA PER FERIE MATER GRATIAE – Sito: www.matergratiae.smr.it

VIA AURELIA 82 – 00058 Santa Marinella (RM)

Mappa: http://goo.gl/maps/cwwtl


a 2,5 Km dall’uscita dell’autostrada A12 (Roma-Civitavecchia), a soli 4 Km dal centro di S. Marinella

 

COME ARRIVARE DA ROMA:

In auto:

A-12 Roma-Civitavecchia uscita S. Marinella – S. Severa

In treno:

Dalla Stazione FS Roma Termini – S. Marinella
(linea Roma-Pisa)

In pullman:

linea CO.TRA.L. in partenza da Roma-Lepanto

Programma:

Dal pomeriggio di venerdì 20 (h.15:30) al pomeriggio di domenica 22 (h. 18:00) giugno:

Qi Gong, Taiji Quan, Meditazione e altre novità, come Auto-Shiatsu e Difesa Personale… Sia per principianti che per avanzati!

Il Seminario è aperto a tutti i nostri allievi e anche a familiari, amici e principianti.

Sarà organizzato in modo da avere anche del tempo libero per la Spiaggia e il Relax.

PRENOTAZIONE ENTRO IL 30 MAGGIO

Info: MARCELLO, Tel. 349.4504749, STEFANO Tel. 338.9830183, SILVIA TEL. 333.3389664

e-mail: marcellotaichi@supereva.it    -   yakuza61@hotmail.it

CORSI DI TAI CHI E QI GONG A ROMA : https://sites.google.com/site/romataijiquan/home

PROGRAMMA DEL CAMPUS ESTIVO

“SEMINARIO DI TAIJI QUAN E BENESSERE”

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NEI GONG: Lavoro sulla struttura interna e profonda del corpo

QI GONG: RIPASSO DELLE SEQUENZE GIA’ PRATICATE NELLA SCUOLA

I 24 ESERCIZI – I 18 ESERCIZI DEL TAI CHI QI GONG – IL QI GONG DEL BOZZOLO DI SETA

IL QI GONG DEI 5 ANIMALI CLASSICI

SARANNO INOLTRE PRATICATI

I 18 ESERCIZI SHAOLIN – IL QI GONG DELL’UNIVERSO (PER LA CAMICIA DI FERRO) 

LA SECONDA SEQUENZA DEI 5 ANIMALI – I 14 ANIMALI DEL MAESTRO ZHAO

I 12 ANIMALI DELLO XIN YI (L’ARTE DEL CUORE E DELLA MENTE)

PER IL TAIJI QUAN

OLTRE AL RIPASSO ED APPROFONDIMENTO DELLE FORME GIA’ PRATICATE

STUDIEREMO ELEMENTI DELLA FORMA LUNGA YANG E DELLA FORMA LUNGA CHEN E DELLA FORMA 37 WU

DELLA FORMA DI SPADA 32 MOVIMENTI (CON ESERCIZI IN COPPIA) E

LA SPINTA CON LE MANI (TUI SHOU)

INTRODURREMO INOLTRE: ELEMENTI DI DIFESA PERSONALE

BASATI SUI PRINCIPI DEL TAIJI QUAN

TECNICHE DI BASE DI MEDITAZIONE, AUTO-SHIATSU E RIFLESSOLOGIA

SARA’ RILASCIATO ATTESTATO DI PARTECIPAZIONE AL CAMPUS

SARANNO FILMATI GLI ESERCIZI E LE FASI PIU’ INTERESSANTI DELLO STAGE E

 RESI DISPONIBILI A RICHIESTA SU DVD PER LA PRATICA PERSONALE

———————————

Info: MARCELLO, Tel. 349.4504749, STEFANO Tel. 338.9830183, SILVIA TEL. 333.3389664

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VIDEO YOU TUBE: IL CANALE DI MARCELLOTAICHI: http://www.youtube.com/user/marcellotaichi

GOOGLE+    https://plus.google.com/+MarcelloTaichiTaijiquanroma#+MarcelloTaichiTaijiquanroma/posts

LEZIONI GRATUITE DI

TAI CHI CHUAN E QI GONG LA DOMENICA MATTINA

A ROMA   A VILLA CELIMONTANA  ORE 10:30/12:30

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Al Celio, metro B Colosseo, entrando da via della Navicella n. 12 in fondo al vialetto a sinistra

Si entra da via della Navicella 12, si percorre tutto il vialetto fino in fondo e si arriva alla piazzetta dove c’e’ la palazzina della Societa’ Geografica. Noi ci troviamo nel prato a sinistra guardando la palazzina.

Villa Celimontana – Come arrivare

L’ingresso principale è presso la Piazza della Navicella (via della Navicella, 12), vicino alla chiesa di Santa Maria in Domnica, dove c’e’ la fontana a forma di barca e vicino all’ospedale del Celio, dove c’e’ un ampio parcheggio. Potete andare alla Villa Celimontana con i mezzi pubblici : Bus: 81 • 673, in transito su Via della Navicella; Bus: 118 • 160 • 714, in transito su Via delle Terme di Caracalla. Potete anche andare alla piazza della Navicella a piedi a partire della stazione di metro B Colosseo o, con un percorso leggermente piu’ lungo dalla stazione metro A di Manzoni o san Giovanni.

MAPPA: http://goo.gl/maps/kf46T

CORSI DI TAIJI QUAN E QI GONG A ROMA

 

APPIO – TUSCOLANO, (metro A Ponte Lungo, Vicino Stazione Tuscolana) Ass. Shendao, Via Narni,19/a – 00181 (Sala san Gaspare, all’angolo con via Assisi) – Tel. 3494504749 , Il Lunedi’ e il Mercoledi’ ore 17.00 — 19.00 – Da Ottobre a Giugno. COSTO 10 EURO MENSILI, Tai Chi Stile Yang e Chen, Qi Gong, Nei Gong, Spada.( Mappa: http://goo.gl/maps/9y0B5  ). .
Per i mesi estivi (luglio — settembre) il corso si tiene, sempre il mercoledi’ 17.00-19.00 a villa Celimontana al Celio (entrando da via della Navicella 12 in fondo al vialetto a sinistra – Mappa: http://goo.gl/maps/5YI8P). )
La domenica mattina dalle 10.30 alle 12.30 c’e’ pratica collettiva di Qi Gong e Tai Chi sempre a villa Celimontana

PRENESTINA — TIBURTINA (Casalbertone), Ass. Centro Studi Danza Casal Bertone, PRESSO LA SCUOLA ELEMENTARE RANDACCIO, SALA TEATRO, INGRESSO DAL CANCELLO DI VIA G. GALLIANO s.n.c. - 00159, ALL’ANGOLO CON VIA PITTALUGA,  (Mappa: http://goo.gl/maps/k1NsN ), VICIONO VIA DI PORTONACCIO,  RAGGIUNGIBILE DA STAZIONE TIBURTINA CON AUTOBUS: 409 – 440 – 545, DALLA TANGENZIALE EST E DAL TRATTO URBANO DELLA ROMA – L’AQUILA. Tel. 3494504749 — 3495344560 — 3207703861, Il martedi’ dalle 19.00 alle 20.30 (pratica avanzata) 20.30-21.15, Costo 30 Euro mensili, Qi gong, Tai chi di stile Yang e Chen, Spada

MARCONI -  PORTUENSE – MAGLIANA – SAN PAOLO – OSTIENSE – GARBATELLA -  EUR.  PRESSO LA SCUOLA A. EINSTEIN IN VIA AVICENNA 57/B, 00146, (Mappa: http://goo.gl/maps/dvFFW ). INFOLINE: 349.4504749.: IL MERCOLEDI’ ore 19:30 – 21:00, IL SABATO MATTINA: ORE 10.30-12.30. Costo 35 Euro mensili, Qi gong, Tai chi di Stile Yang e Chen, Spada. Per tutto settembre lezioni gratuite il sabato mattina 10:30/12:30 in zona San Paolo,al parco Shuster, guardando l’ingresso principale della Basilica di San Paolo, a sinistra, nella zona adiacente al Bar Spritz.(Mappa: http://goo.gl/maps/5ACBq ) (Metro “B” San Paolo)

MONTEVERDE – Centro Sportivo “La Salette” Piazza Madonna de la Salette, 1 – 00152 (Mappa: http://goo.gl/maps/dm9Qr )  tel.tel. 3389830183 — 3494504749 – lunedi’ e mercoledi’ 19.00 – 20.00 e 20.00 – 21.00, giovedi’ 19.00 — 20.00 Qi gong, Tai chi di stile Yang e Wu, Xing yi, Combat Taiji

SAN GIOVANNI — VIA MERULANA, Universita’ del 2000, Via Merulana, 124 – 00185 (viale Manzoni — S. Giovanni, presso Pontificio Ateneo Antoniano) (Mappa: http://goo.gl/maps/quZgq ) tel.  3494504749. Il martedi’ 17.30 — 18.30. Qi Gong, Tai Chi di stile Yang

LEZIONE DI PROVA GRATUITA

TUTTI ICORSI SONO INTEGRATI DALLE:

LEZIONI GRATUITE DI TAI CHI CHUAN E QI GONG A ROMA,
LA DOMENICA MATTINA ORE 10.30- 12.30 A VILLA CELIMONTANA
Al Celio, metroB Colosseo, entrando da via della Navicella n. 12 in fondo al vialetto a sinistra. Mappa: http://goo.gl/maps/5YI8P

Info: MARCELLO, TEL.. 349-4504749,
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Benefici

Il Tai Chi ed il Qi Gong possono essere praticati a tutte le età e per tutta la vita. Attraverso la pratica di queste discipline si raggiunge il rilassamento mentale e si favorisce la concentrazione. Altri benefici consistono nell’eliminazione dello stress, miglioramento della mobilità articolare (i tendini si allungano e si distendono), aumento della profondità della respirazione con una conseguente ossigenazione del corpo in maniera ottimale, prevenzione di molte malattie aumentando la resistenza e la forza del corpo, prevenzione dell’osteoporosi, aiuto ad alleviare i dolori causati da problemi alla schiena e alle spalle.

 

Nella nostra Scuola seguiamo gli insegnamenti dei Maestri George Xu e Flavio Daniele che hanno sviluppato un percorso didattico unico, corredato di libri e dvd, particolarmente adatto per l’apprendimento di queste discipline in Occidente.

 

Gli Esercizi che pratichiamo sono adatti a tutti e per tutte le eta’(e’ comunque necessario un certificato medico per attivita’ sportive non agonistiche)

 

La prima parte della lezione e’ incentrata sullo scioglimento, l’allineamento posturale, l’attivazione energetica ed il qi gong, poi si studiano gradualmente le forme dello stile yang e chen.

Lavoriamo molto sul rilassamento, lo scioglimento del corpo e delle articolazioni, la postura e vari esercizi di Qi Gong per attivare la circolazione dell’energia interna.

Ecco alcune delle sequenze di Qi Gong che pratichiamo:

Il Nei Gong (Lavoro Interno), Gli esercizi della Longevita’, Gli Otto Pezzi di Broccato, I 18 Esercizi Taoisti, I 18 Esercizi di Tai Chi Chi Kung, Gli esercizi del Drago, Il Qi gong del Bozzolo di Seta, Il Qi gong dei 5 Animali, I Sei Suoni Terapeutici ed altri. 

Forniamo inoltre il materiale didattico per lo studio degli esercizi.

 

IL NEI GONG

 Il Nei Gong (lavoro interno) è uno dei pilastri fondamentali della pratica delle arti interne. Questo tipo di lavoro sulla struttura interna e profonda del corpo comincia con lo sviluppo della forza elastica per mezzo degli esercizi chiamati, con un termine moderno, POWER STRETCHING. Gli esercizi di Power Stretching lavorano sulla forza della struttura. Il P.S. è un modo di eseguire gli esercizi piuttosto che una specifica serie di esercizi.

 

I suoi principi base sono i seguenti:

• interno forte, esterno morbido

• muscoli profondi forti, muscoli superficiali rilassati

• Yang dentro, Yin fuori

• espansione del muscolo nelle 6 direzioni

• lavora per forze contrapposte

IL M° GEORGE XU

 

Il maestro Guo Ming  Xu  e’ nato a Shanghai, ha cominciato la pratica nel 1969, ha studiato diversi sistemi di arti marziali: Xin Yi delle Sei armonie e dei Dieci Animali, Bagua del serpente, Pugno di cotone, Lan Shou, Bagua del dragone. Ha cominciato a studiare Taiji stile Chen nel 1977 con il maestro Shong Guang-En, che era stato uno studente interno del maestro Chen Zhao Kuei, figlio del famoso Chen Fake. Unisce ad una grande conoscenza e preparazione tecnica una sorprendente capacità comunicativa e di insegnamento che ne fanno sicuramente un maestro di altissimo valore. La sua conoscenza delle arti marziali, sia da un punto di vista tecnico che filosofico-culturale, é molto vasta.

VIDEO:

TAI CHI STILE CHEN FORMA ANTICA, MAESTRO GEORGE XU

http://www.youtube.com/watch?v=xw0f6hZXhC8

VIDEO DEL MAESTRO
http://www.youtube.com/watch?v=xw0f6hZXhC8&feature=related
http://www.youtube.com/watch?v=qHT25MadUc8&feature=related
http://www.youtube.com/watch?v=OnVfvdUszmw&feature=related
http://www.youtube.com/watch?v=Rjnt77UP8NU&feature=related
http://www.youtube.com/watch?v=6uCOM6MX-Dg&list=LL3o5GQu9FqraELxzB8w1DrA&feature=mh_lolz

Il maestro FLAVIO DANIELE, top student del M° Guo Ming Xu, fondatore e guida della Nei Dan School, unisce ad una indubbia capacità marziale una cultura umanistica e scientifica di alto profilo.

La sua maestria nel saper gestire un combattimento da strada o una fine discussione filosofica, passando per i misteri della mente e dell’energia interiore, ne fanno un maestro di diversa caratura nel moderno panorama marziale.

La sua esperienza, maturata con alcuni tra i migliori maestri d’arti marziali della Cina, la sua didattica innovativa e trasversale alle diverse arti marziali e ai diversi aspetti (combattimento, arte del corpo, scienza della mente), ha rappresentato per molti maestri e praticanti un punto di svolta, perché ha permesso ad ognuno di ottenere, secondo le proprie potenzialità, il meglio nella pratica indipendentemente dalla disciplina praticata.

La sua pratica inizia nel 1967 con la arti marziali giapponesi e con lo Yoga indiano.

Tra la fine degli anni settanta e l’inizio degli anni ottanta comincia le prime esperienze delle arti marziali cinesi (Shaolin Gong Fu e Taiji Quan).

E’ autore di vari libri: LE TRE VIE DEL TAO,  I TRE POTERI SEGRETI DEL TAIJI QUAN (Corpo, Mente, Energia), SCIENZA, TAO E ARTE DEL COMBATTERE,  IL POTERE SEGRETO DEL CORPO NELLE ARTI MARZIALI,  L’ANTICA FORMA DEL TAIJI QUAN STILE CHEN,  XIN YI QUAN,  L’ARTE DEL COMBATTIMENTO ISTINTIVO.

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CORSI DI TAI CHI E QI GONG DA 10 EURO A ROMA – ARTICOLI SUL TAI CHI CHUAN

CORSI DI TAI CHI E QI GONG A 10 EURO! APERTI A TUTTI! ANCHE PER PRINCIPIANTI!  LEZIONE DI PROVA GRATUITA! ROMA – APPIO – TUSCOLANO, (metro A Ponte Lungo, Vicino Stazione Tuscolana) Ass. Shendao, Via Narni,19/a – 00181 (Sala san Gaspare, all’angolo con via Assisi),  Il Lunedi’ e il Mercoledi’ ore 17.00 — 19.00. COSTO 10 EURO MENSILI (per un turno settimanale di 2 ore). Tai Chi Stile Yang e Chen, Qi Gong, Nei Gong, Spada.( Mappa: http://goo.gl/maps/9y0B5 ).  La quota e’ di 100 euro per tutto l’anno, per un turno settimanale di 2 ore, di 150 euro per due turni.  (CI SI PUO’ INSERIRE IN QUALSIASI MOMENTO. SARANNO DETRATTE LE QUOTE DEI MESI NON FREQUENTATI). NON SI PAGA L’ISCRIZIONE AL CORSO, MA SOLO 6 EURO DI QUOTA ASSICURATIVA.  La domenica mattina dalle 10.30 alle 12.30 c’e’ pratica collettiva di Qi Gong e Tai Chi a villa Celimontana, Al Celio, metro B Colosseo, metro A Manzoni o San Giovanni, entrando da via della Navicella n. 12 in fondo al vialetto a sinistra. Info: email marcellotaichi@supereva.it, Tel. 349-4504749. Per la lezione di prova basta venire negli orari indicati con abbigliamento comodo e scarpe da ginnastica.  SITO GOOGLE - https://sites.google.com/site/romataijiquan/home  VIDEO TAI CHI SU YOU TUBE: IL CANALE DI MARCELLOTAICHI http://www.youtube.com/user/marcellotaichi?feature=mhum  Facebook: Marcello Taichi — Taijiquan e Qi Gong a Roma : https://www.facebook.com/taijiquanroma  ALTRI CORSI A ROMA: MARCONI -  PORTUENSE – MAGLIANA – SAN PAOLO – OSTIENSE – GARBATELLA -  EUR.  PRESSO LA SCUOLA A. EINSTEIN IN VIA AVICENNA 57/B, 00146, (Mappa: ttp://goo.gl/maps/dvFFW). INFOLINE: 349.4504749.: IL MERCOLEDI’ ore 19:15 – 20:45, IL SABATO MATTINA: ORE 10.30-12.30. CORSO DI MEDITAZIONE IL MERCOLEDI’ 18:15 – 19:15.  LEZIONE DI PROVA SEMPRE GRATUITA TUTTI I CORSI SONO INTEGRATI DALLE:  LEZIONI GRATUITE DI TAI CHI CHUAN E QI GONG A ROMA,  LA DOMENICA MATTINA ORE 10.30- 12.30 A VILLA CELIMONTANA, Al Celio, metro B Colosseo, entrando da via della Navicella n. 12 in fondo al vialetto a sinistra. Mappa: http://goo.gl/maps/5YI8P

CORSI DI TAI CHI E QI GONG A 10 EURO! APERTI A TUTTI! ANCHE PER PRINCIPIANTI!
LEZIONE DI PROVA GRATUITA! ROMA – APPIO – TUSCOLANO, (metro A Ponte Lungo, Vicino Stazione Tuscolana) Ass. Shendao, Via Narni,19/a – 00181 (Sala san Gaspare, all’angolo con via Assisi),
Il Lunedi’ e il Mercoledi’ ore 17.00 — 19.00. COSTO 10 EURO MENSILI (per un turno settimanale di 2 ore). Tai Chi Stile Yang e Chen, Qi Gong, Nei Gong, Spada.( Mappa: http://goo.gl/maps/9y0B5 ).
La quota e’ di 100 euro per tutto l’anno, per un turno settimanale di 2 ore, di 150 euro per due turni.
(CI SI PUO’ INSERIRE IN QUALSIASI MOMENTO. SARANNO DETRATTE LE QUOTE DEI MESI NON FREQUENTATI). NON SI PAGA L’ISCRIZIONE AL CORSO, MA SOLO 6 EURO DI QUOTA ASSICURATIVA.
La domenica mattina dalle 10.30 alle 12.30 c’e’ pratica collettiva di Qi Gong e Tai Chi a villa Celimontana, Al Celio, metro B Colosseo, metro A Manzoni o San Giovanni, entrando da via della Navicella n. 12 in fondo al vialetto a sinistra. Info: email marcellotaichi@supereva.it, Tel. 349-4504749. Per la lezione di prova basta venire negli orari indicati con abbigliamento comodo e scarpe da ginnastica.
SITO GOOGLE – https://sites.google.com/site/romataijiquan/home VIDEO TAI CHI SU YOU TUBE: IL CANALE DI MARCELLOTAICHI http://www.youtube.com/user/marcellotaichi?feature=mhum Facebook: Marcello Taichi — Taijiquan e Qi Gong a Roma : https://www.facebook.com/taijiquanroma
ALTRI CORSI A ROMA: MARCONI – PORTUENSE – MAGLIANA – SAN PAOLO – OSTIENSE – GARBATELLA – EUR. PRESSO LA SCUOLA A. EINSTEIN IN VIA AVICENNA 57/B, 00146, (Mappa: ttp://goo.gl/maps/dvFFW). INFOLINE: 349.4504749.: IL MERCOLEDI’ ore 19:15 – 20:45, IL SABATO MATTINA: ORE 10.30-12.30. CORSO DI MEDITAZIONE IL MERCOLEDI’ 18:15 – 19:15.
LEZIONE DI PROVA SEMPRE GRATUITA TUTTI I CORSI SONO INTEGRATI DALLE:
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LA DOMENICA MATTINA ORE 10.30- 12.30 A VILLA CELIMONTANA, Al Celio, metro B Colosseo, entrando da via della Navicella n. 12 in fondo al vialetto a sinistra. Mappa: http://goo.gl/maps/5YI8P

CORSI DI TAI CHI E QI GONG A 10 EURO! APERTI A TUTTI! ANCHE PER PRINCIPIANTI!  LEZIONE DI PROVA GRATUITA! ROMA – APPIO – TUSCOLANO, (metro A Ponte Lungo, Vicino Stazione Tuscolana) Ass. Shendao, Via Narni,19/a – 00181 (Sala san Gaspare, all’angolo con via Assisi),  Il Lunedi’ e il Mercoledi’ ore 17.00 — 19.00. COSTO 10 EURO MENSILI (per un turno settimanale di 2 ore). Tai Chi Stile Yang e Chen, Qi Gong, Nei Gong, Spada.( Mappa: http://goo.gl/maps/9y0B5 ).  La quota e’ di 100 euro per tutto l’anno, per un turno settimanale di 2 ore, di 150 euro per due turni.  (CI SI PUO’ INSERIRE IN QUALSIASI MOMENTO. SARANNO DETRATTE LE QUOTE DEI MESI NON FREQUENTATI). NON SI PAGA L’ISCRIZIONE AL CORSO, MA SOLO 6 EURO DI QUOTA ASSICURATIVA.  La domenica mattina dalle 10.30 alle 12.30 c’e’ pratica collettiva di Qi Gong e Tai Chi a villa Celimontana, Al Celio, metro B Colosseo, metro A Manzoni o San Giovanni, entrando da via della Navicella n. 12 in fondo al vialetto a sinistra. Info: email marcellotaichi@supereva.it, Tel. 349-4504749. Per la lezione di prova basta venire negli orari indicati con abbigliamento comodo e scarpe da ginnastica.  SITO GOOGLE - https://sites.google.com/site/romataijiquan/home  VIDEO TAI CHI SU YOU TUBE: IL CANALE DI MARCELLOTAICHI http://www.youtube.com/user/marcellotaichi?feature=mhum  Facebook: Marcello Taichi — Taijiquan e Qi Gong a Roma : https://www.facebook.com/taijiquanroma  ALTRI CORSI A ROMA: MARCONI -  PORTUENSE – MAGLIANA – SAN PAOLO – OSTIENSE – GARBATELLA -  EUR.  PRESSO LA SCUOLA A. EINSTEIN IN VIA AVICENNA 57/B, 00146, (Mappa: ttp://goo.gl/maps/dvFFW). INFOLINE: 349.4504749.: IL MERCOLEDI’ ore 19:15 – 20:45, IL SABATO MATTINA: ORE 10.30-12.30. CORSO DI MEDITAZIONE IL MERCOLEDI’ 18:15 – 19:15.  LEZIONE DI PROVA SEMPRE GRATUITA TUTTI I CORSI SONO INTEGRATI DALLE:  LEZIONI GRATUITE DI TAI CHI CHUAN E QI GONG A ROMA,  LA DOMENICA MATTINA ORE 10.30- 12.30 A VILLA CELIMONTANA, Al Celio, metro B Colosseo, entrando da via della Navicella n. 12 in fondo al vialetto a sinistra. Mappa: http://goo.gl/maps/5YI8P

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IL TAICHI CHUAN E

IL QI GONG

 

IL TAICHI E IL QI GONG SONO SISTEMI DI TECNICHE NATE DALL’INCONTRO TRA LE ARTI MARZIALI E LA MEDICINA TRADIZIONALE CINESE.

 

Benefici

    Il TaiChi può essere praticato a tutte le età e per tutta la vita. Attreverso la pratica di questa disciplina si raggiunge il rilassamento mentale e si favorisce la concentrazione. Altri benefici consistono nell’eliminazione dello stress, miglioramento della mobilità articolare (i tendini si allungano e si distendono), aumento della profondità della respirazione con una conseguente ossigenazione del corpo in maniera ottimale, prevenzione di molte malattie aumentando la resistenza e la forza del corpo, prevenzione dell’osteoporosi, aiuto ad alleviare i dolori causati da problemi alla schiena e alle spalle. Inoltre è un forte aiuto psicologico per persone fortemente introverse producendo una graduale apertura ed estroversione verso il mondo circostante e gli altri. Per la medicina cinese, le malattie si sviluppano a causa di blocchi nei tragitti di circolazione dei meridiani. Come l’agopuntura, il TaiChi, con i suoi movimenti morbidi e armoniosi, contribuisce a rendere più flessibili le articolazioni, eliminando blocchi cronici e a rendendo più scorrevole e libero il flusso energetico. Insieme ad una dieta, ai massaggi e all’agopuntura, il TaiChi e il Qi gong integrano l’insieme di tecniche offerte oggi dalla medicina cinese per salvaguardare il benessere psicofisico. Negli ultimi tempi la cultura Orientale ha cercato di migliorare i risultati ottenuti combinando queste antiche tradizioni con la medicina classica Occidentale; allo stesso tempo, in Occidente, i centri olistici e di benessere e salute hanno incorporato tecniche della medicina cinese tradizionale, tra cui il TaiChi e il Qi gong, per offrire alle persone soluzioni efficaci nella guarigione o nel miglioramento delle patologie. In parole semplici, il TaiChi è costituito da una ginnastica profonda, sana e terapeutica che conserva la salute e favorisce notevolmente l’assetto psicofisico di ognuno. Per ottenere questi benefici  bisogna applicare bene quello che insegnano i maestri: “avere disciplina, perseveranza e pazienza“, cioè praticare questa disciplina con costanza. Gli effetti benefici di queste tecniche sui diversi sistemi e parti del corpo possono essere schematizzati in questo modo:

 

Sistema nervoso

“Concentrare al massimo l’attenzione per un conseguente benessere del sistema nervoso”

E’ noto che il sistema nervoso dirige e controlla i vari organi del corpo. Per mezzo di reazioni condizionate e spontanee, l’uomo si adatta a qualsiasi situazione, nonché al cambio di ambiente.

Per praticare le tecniche del TaiChi e del Qi gong è necessario aumentare la capacità di concentrazione e non utilizzare la forza fisica per ottenere un buon allenamento, e perciò un buon funzionamento delle cellule del sistema nervoso. Il lavoro rilassato e il risveglio dell’attenzione del sistema nervoso fa si che il cervello abbia una buona influenza e un ottimo controllo sul resto dell’organismo. Per questo motivo, con il TaiChi  e il Qi gong si avrà una sensazione di pienezza interiore e di benessere in tutto il corpo che produrrà, insieme alla non sottovalutabile attività fisica, un miglioramento della circolazione sanguigna e una maggior facilità nell’impostare una corretta respirazione    

 

Sistema cardiovascolare

“L’aria come sinonimo di benessere”

La pratica di queste Arti  dimostra che l’introduzione e l’espulsione di una maggior quantità di aria, e quindi di ossigeno, in ogni ciclo respiratorio favorisce il cambio di pressione all’interno del torace; in tal modo la circolazione coronaria è più libera ed efficace; risulta aumentata la capacità e l’elasticità dei capillari e si rinforza il processo di ossigenazione e riduzione di anidride carbonica nel corpo.

Cosi’ migliora la nutrizione e il funzionamento del muscolo cardiaco prevenendo l’arteriosclerosi e le diverse malattie cardiache e cardiovascolari.    

 

Il sistema respiratorio

“La respirazione è la nostra fonte di vita e vitalità”

Il possesso di una buona tecnica respiratoria non ha come unico obbiettivo il controllo e il dominio del ritmo e della frequenza del respiro, ma anche il conseguimento di un grande carico energetico per l’organismo. La tecnica del Tai Chi esige una respirazione dolce, lenta ma molto profonda, con l’attenzione concentrata sul fatto che l’aria arrivi alla parte più bassa dei polmoni.

Le contrazioni i il rilassamento del diaframma e dei muscoli addominali, oltre ad esercitare un vero e proprio massaggio sugli organi interni contenuti nell’addome, assicurano una circolazione ottimale favorendo i processi di digestione e una corretta attività intestinale. Tornando alla parte respiratoria, l’utilizzo dei polmoni in maniera completa e totale è il modo migliore per mantenerli sani e forti, evitando che si verifichino affezioni premature. L’aumento della capacità respiratoria, ossia la quantità di aria introdotta nell’organismo, migliora la funzionalità polmonare nell’ossigenazione del sangue e di conseguenza nell’ossigenazione dei tessuti e degli organi, che da un lato porta ad un rinforzamento degli stessi, e dall’altro porta alla diminuzione dell’affaticamento e il miglioramento della fisiologia organica. Quando si eseguono gli esercizi fisici, si esercita un importante drenaggio delle vie respiratorie che ha effetti estremamente positivi nei soggetti affetti da stato di insufficienza respiratoria cronica, bronchiti croniche, catarro e allergie nasali.    

 

Il Metabolismo

“Miglioriamo la nostra vecchiaia”

Molte malattie che si sviluppano in età avanzata sono legate alla riduzione di attività e rallentamento del metabolismo.

Per esempio l’arteriosclerosi è causata da una difficoltà nel processo di ossidazione cellulare e dall’aumento di lipidi e colesterolo non smaltiti dall’organismo. L’esercizio del TaiChi e del Qi gong contribuisce al miglioramento del metabolismo.

L’energia

L’energia che fluisce all’interno del nostro corpo e ci mantiene vivi, ha origine da ciò che gli orientali chiamano Tan Tian, un punto situato a circa 3 cm. sotto l’ombelico. Questo è il punto in cui si trova il centro vitale che permette di realizzare qualsiasi movimento senza l’impiego di una forza fisica eccessiva e senza provocare alcun tipo di tensione contribuendo col tempo a far si che ogni gesto e azione quotidiani vengano realizzati in modo estremamente naturale, e facendo anche sì che non si sviluppino forme di dolore dovute ad una postura sbagliata o ad un brusco movimento delle articolazioni. Nel TaiChi si apprendono movimenti estremamente dolci, calibrati e lenti che, uniti ad un forte flusso di energia, portano ad un equilibrio totale del corpo. Questa tecnica Orientale è un’arma ideale per recuperare la salute, un metodo di “agopuntura naturale” e un’arte marziale di difesa non-competitiva. In definitiva un complesso sentimento di totalità. Per imparare ad utilizzare l’energia, non è necessario utilizzare la forza. E’ invece importante ripetere ogni singolo movimento fino a farlo proprio. L’attenzione concentrata sul Chi (l’energia), è una caratteristica che identifica il TaiChi e il Qi gong, e che li differenzia da altri tipi di esercizi.  

 

 Il Tai Chi come strumento di prevenzione e cura.

  Il TaiChi e il Qi gong hanno una grande importanza anche per quanto riguarda la prevenzione e la cura delle malattie. Grazie all’eliminazione dello stress, permettono di controllare tutte le patologie da esso causate. Questo dimostra l’importanza del Tai Chi, che a differenza delle altre ginnastiche …

Riunifica tutta l’energia che abitualmente viene dispersa o mal gestita Il primo effetto è una sensazione di benessere in tutto il corpo, i muscoli lavorano senza alcuna forma di irrigidimento, producendo una vera decontrazione muscolare che permette la scomparsa della tensione nervosa, favorendo il funzionamento ottimale degli organi e delle ghiandole

Aumenta e procura una respirazione profonda e addominale che costituisce il funzionamento di una buona funzionalità organica La rotazione continuata e ripetuta del bacino e della schiena, produce una notevole elasticità dei muscoli addominali e un massaggio benefico e curativo alla zona gastrica, basso intestinale, ecc.; tale massaggio apporta un miglioramento dei processi nutritivi prevenendo la comparsa di ulcere.

Tonifica il cuore e regolarizza il suo ritmo,

 migliorando la circolazione del sangue, la pressione arteriosa alta, malattie cardiache, tubercolosi polmonare, reumatismi articolari, anemia, obesità e altre affezioni, specialmente croniche.

E’ molto indicato per prevenire e allontanare sia i dolori lombari che qualsiasi altra patologia della colonna vertebrale,

la quale si rinforza e diventa più flessibile con la pratica costante e attenta di queste tecniche.

Stimola l’autostima e la sicurezza di sè Dona un carattere stabile ai praticanti, dando una serena energia grazie alla quale i problemi quotidiani vengono affrontati con una totale lucidità e rilassatezza.

 

Le caratteristiche di ginnastica dolce le rendono praticabili a tutte le eta’ e tutti ne possono trarre vantaggio.

I MAESTRI

 

IL M° GEORGE XU

  Il maestro Xu  e’ nato a Shanghai, ha cominciato la pratica nel 1969, ha studiato diversi sistemi di arti marziali: Xin Yi delle Sei armonie e dei Dieci Animali, Bagua del serpente, Pugno di cotone, Lan Shou, Bagua del dragone. Ha cominciato a studiare Taiji stile Chen nel 1977 con il maestro Shong Guang-En, che era stato uno studente interno del maestro Chen Zhao Kuei, figlio del famoso Chen Fake. Successivamente approfondiva lo studio con maestri di altissimo livello tra cui Qin Zhong Bao, Ho Bin Quan, Ye Xiao Long ed altri. All’inizio degli anni Ottanta lascia la sua professione di insegnante di matematica e si trasferisce negli Stati Uniti, dove inizia a divulgare ed a tramandare i “grandi segreti del Taiji”, oltre che con la sua incessante opera di diffusione, invitando in Occidente alcuni dei maestri più rappresentativi delle arti marziali cinesi. E’ considerato uno dei maestri più preparati degli Stati Uniti e tra i più prestigiosi per la diffusione del Taiji fuori dalla Cina. Unisce ad una grande conoscenza e preparazione tecnica una sorprendente capacità comunicativa e di insegnamento che ne fanno sicuramente un maestro di altissimo valore. La sua conoscenza delle arti marziali, sia da un punto di vista tecnico che filosofico-culturale, é molto vasta. E’ un profondo conoscitore oltre che di Taiji Quan, anche di Bagua Zhang, di Xing Yi e Lan Shou. Nel 1995 arriva per la prima volta in Italia; da allora su invito della scuola viene tre volte l’anno (primavera, estate e autunno) per tre settimane ogni volta.

 

IL M° FLAVIO DANIELE

  Flavio Daniele, fondatore e guida della Nei Dan, vive a Bologna, dove insegna Arti Marziali Cinesi (Taiji Quan, stile Chen e Yang, Xin Yi Quan dei 10 Animali e delle 6 Armonie e Shaolin Quan) e discipline di sviluppo mentale ed energetico ( Qi Gong ). Inizia la pratica nel 1967 con il Judo, che lascia dopo tre anni, e con il Karate Shotokan che porta avanti per oltre 15 anni, raggiungendo nel 1980 il 3° dan sotto la scuola del M° Hiroshi Shirai. A cavallo tra la fine degli anni settanta e l’inizio degli anni ottanta comincia le prime esperienze delle arti marziali cinesi. Intorno alla metà degli anni ottanta abbandona definitivamente l’insegnamento del Karate e dello Yoga, che aveva iniziato nel 1970, per dedicarsi esclusivamente allo studio dell’ arti marziali cinesi. Nel 1996 lascia anche la professione d’ingegnere informatico per dedicarsi esclusivamente al loro insegnamento e diffusione. Sfruttando la sua lunga esperienza nelle arti marziali e nello studio delle discipline orientali ( Yoga, Zen, Taoismo ) e delle psicoterapie moderne occidentali, ha messo a punto, per la pratica marziale, il TAO G. E. D. for Marzial Arts – La Via ( Tao ) dello Sviluppo Energetico Globale. ( G.E.D. = Global Energetic Development ) per le arti marziali- , tecnica di sviluppo delle proprie potenzialità fisico-energetiche e mentali: integrazione armonica fra le moderne metodiche didattiche occidentali e le antiche tecniche di controllo mentale, di potenziamento fisico ed energetico orientali. E’ autore dei libri “ Le Tre Vie del Tao “ edito dalla Meb nel 1997, “I Tre Poteri del Taiji Quan” edito dalla Luni nel 2001, “La forma Antica del Taiji Quan Stile Chen” ed “Il potere segreto del corpo nelle Arti Marziali” editi sempre dalla Luni nel 2003. E’ autore anche di un video didattico sul Taiji stile Yang e di una serie di video didattici sugli antichi metodi di potenziamento fisico-energetici del corpo (Nei Gong). Ha collaborato con la facoltà di Scienze Motorie dell’Università di Bologna e scrive per le maggiori riviste italiane (Samurai, Arti D’Oriente, Enertao) ed estere di arti marziali e scienze dello spirito. Suoi articoli sono apparsi in Spagna e sulla rivista americana Taiji Magazine, la più prestigiosa rivista internazionale di arti marziali interne. E’ comparso sulla rivista Panorama (nov. 1999), su Repubblica Salute (maggio 2003) e su due delle più importanti riviste giapponesi di Arti Marziali. IL SISTEMA DI ESERCIZI PER LO SVILUPPO DELLA FORZA INTERNA INSEGNATO DAL M° GEORGE XU ED ELABORATO E SISTEMATIZZATO DAL M° FLAVIO DANIELE NEI SUOI LIBRI E NELLA SERIE DI VIDEOCASSETTE (vedi il sito del M° Daniele: www.taichineidan.com) E’ UTILIZZABILE DA TUTTI I PRATICANTI DI ARTI MARZIALI E SPORT DA COMBATTIMENTO CHE VOGLIONO MIGLIORARE LE PROPRIE PRESTAZIONI MARZIALI SVILUPPANDO IL POTERE INTERNO DEL CORPO, E DA TUTTI COLORO CHE VOGLIONO MIGLIRARE LA PROPRIA ENERGIA E LO STATO GENERALE DI SALUTE.

PROGRAMMA DEL CORSO DI

TAI CHI CHUAN E QI GONG

 

1^ fase -  Lavoro sui PRINCIPI fondamentali (NeI Gong – Lavoro interno):

a)      POWER STRETCHING per i tendini ed i legamenti, per lo sviluppo della forza elastica  Gli esercizi di Power Stretching lavorano sulla forza della struttura. Il P.S. è un modo di eseguire gli esercizi piuttosto che una specifica serie di esercizi. I suoi principi base sono i seguenti:                                interno forte, esterno morbido                                muscoli profondi forti, muscoli superficiali rilassati                                Yang dentro, Yin fuori                                espansione del muscolo nelle 6 direzioni                                lavora per forze contrapposte  Nel P.S. è “l’interno” che muove “l’esterno”, mentre nello stretching classico è solo l’esterno che lavora. Il muscolo superficiale lavora sulla velocità, mentre quello profondo sulla potenza; il P.S. armonizza muscoli superficiali e profondi, e coniuga dunque velocità e potenza, elasticità e potenza. Le tecniche di P.S. non sono altro che le antiche tecniche di Qi Gong marziale e di condizionamento; nel P.S. ogni movimento è finalizzato alle arti marziali. La sequenza di esecuzione degli esercizi di P.S. segue sempre il principio della tripartizione di ogni aspetto della realtà: corpo – mente – spirito. Il corpo può essere diviso in 3 parti tronco – gambe – braccia, che a loro volta possono essere ulteriormente sezionati in piedi – gambe – anca, oppure mano – avambraccio – braccio; a livello strutturale la tripartizione consiste in ossa – muscoli – tendini e legamenti; ecc.. A livello muscolare, abbiamo una divisione fra muscolatura profonda (stabilizzata) e superficiale (di movimento); una è Yin e l’altra è Yang. E’ molto importante capire le funzioni e le azioni di ciascuna per poterle far lavorare assieme in armonia. Di solito si tende a far lavorare di più il muscolo superficiale perché è più “visibile” e più facile da controllare. Il P.S. invece distende la muscolatura superficiale potenziando quella profonda; esso richiede uno stiramento attivo, “consapevole” del muscolo. Lo stretching tradizionale è passivo e unidirezionale mentre il P.S. è attivo e multidirezionale. L’obiettivo di questo tipo di esercizi è quello di rendere il corpo forte ed elastico, di massimizzare la forza di ogni singola parte strutturale (collo, vita, schiena, anche, asse centrale, ecc.), e sbloccare le articolazioni. 

Campi di applicazione del Power Stretching

Il power stretching anche se è consigliabile iniziarlo dopo il sedicesimo anno d’età, secondo le mie esperienze può essere e praticato, con i dovuti accorgimenti metodologici, fin dall’età scolare. Per i suoi effetti può essere applicato in campo sportivo, terapeutico-riabilitativo e in tutti i settori della motricità e del benessere psicofisico e della salute in generale. Ho iniziato ad applicare a livello sperimentale la metodica allenante con il power stretching con alcuni studenti ISEF e della facoltà di Scienze Motorie. Successivamente l’ ho applicata prima su quattordici studenti di età compresa fra i 15 e i 17 anni praticanti sport individuali e sport di squadra, poi su quindici ragazzi di età 10-12 anni, infine su dodici persone della terza età e quindici disabili con varie tipologie di handicap: fisici-motori, psichici, e su alcuni disabili con problemi relazionali. Tutti hanno ottenuto delle performance superiori alle aspettative, in particolare modo i disabili fisici, gli psichici e gli anziani.Tutto il lavoro di power stretching, progettato sui principi delle arti marziali adattate, ha funzionato come meccanismo di compensazione, favorendo le sinergie muscolari, equilibrando e attenuando le tensioni, stabilizzando tutto il sistema neuro-motorio, migliorando le prestazioni. Nei disabili e nella terza età ha contribuito a consolidare le abilità percettive e di orientamento, migliorando il controllo e l’autonomia funzionale. I risultati raggiunti dai partecipanti sono stati eccellenti, hanno superato ogni aspettativa, e questo ci autorizza a sottolineare che i valori terapeutici e di recupero del power stretching sono significativi e reali. Il power stretching agisce a tutti i livelli dell’universo uomo, non ha e non pone limiti, migliora le qualità della vita, riduce i disagi, favorisce lo sviluppo dei processi mentali, aumenta le prestazioni e il rendimento (sportivo, scolastico, lavorativo), fa invecchiare meglio, aiuta a ripristinare alcune abilità, allontana le ansie, rafforza l’autostima, facilita i rapporti sociali, ed assicura il successo. Carmelo Di Stefano Docente di Teoria Tecnica e Didattica dell’Attività Motoria e Sportiva Adattata presso la Facoltà di Scienze Motorie Università di Bologna 

b)      ZHAN SSU JIN – per lo sviluppo della forza a spirale,

  La prima forza che il praticante dovrà tentare di gestire è la forza (Jin) che “si arrotola come un filo di seta” (Zhansi), espressione tipica usata dai Maestri della famiglia Chen. Il termine Zhan ssu jin descrive un movimento morbido, circolare, a spirale e lento. I movimenti nel Zhan ssu jin devono essere continui ed uniformi, senza interruzioni, descrivendo una traiettoria circolare. Questa forza, che nasce dai movimenti a spirale del corpo, e particolarmente delle anche, e che si manifesta in movimenti di rotazione e rivoluzione delle mani, non si sviluppa in una sola direzione, ma è tridimensionale, analoga a quella di un serpente. Con la forza a spirale, l’azione si manifesta sempre in tre direzioni contemporaneamente: di lato, in alto e in avanti, o di lato in basso e in avanti). L’obiettivo di questo tipo di esercizi è quello di connettere dinamicamente le varie parti del corpo, in modo che esso si possa muovere come una sola unità senza sforzo, con grazia e armonia.   

2^ fase -  STUDIO DELLE FORME

Per lo stile CHEN Lavoro sull’approfondimento della forma di 83 movimenti. In questa fase si applicheranno nell’esecuzione della forma, i principi studiati nella prima fase.  Per lo stile YANG L’insegnamento comprende le forme semplificate di 8, 13 e 24 figure e della forma yang tradizionale di 108 movimenti. In questa fase si applicheranno nell’esecuzione della forma, i principi studiati nella prima fase. 

3^ fase – TEORIA:

 in questa fase verranno trattati prevalentemente i seguenti punti:

a)      ASPETTI FILOSOFICI E CULTURALI DEL TAIJI Il lavoro intellettuale è una fase importante come momento di studio, di verifica e riflessione, sia per se stessi sia per riuscire a trasmettere all’esterno le proprie conoscenze in modo chiaro e consapevole. Per lavoro intellettuale non si intende soltanto lo “studio” di princìpi, dei “Classici” o della teoria del movimento, ma anche lo sviluppo dello spirito di osservazione sia all’esterno che all’interno di se stessi. Ciò richiede la capacità di togliersi di dosso il maggior numero di condizionamenti nei comportamenti e nei pensieri per potersi avvicinare all’essenza delle cose con il candore e la semplicità di un bambino, ed avviare così il corretto processo di comprensione di qualunque realtà. Questo lavoro risulterebbe sterile ed inutile se non venisse completato contemporaneamente da una sua assimilazione “fisica” nel corpo; il lavoro intellettuale deve quindi diventare vissuto interiore attraverso la pratica. In questo modo il Taiji Quan diventa prima scienza e poi arte: il reale apprendimento avviene nel corpo. Da qui inizia dunque il lavoro sul fisico, come traduzione in concreto di quanto compreso nell’attività intellettuale. Pertanto, conoscendo la struttura ed il funzionamento dei meccanismi cinematici del proprio corpo, si può cominciare ad impostare il lavoro su di esso.   Trattando una disciplina che ha origini lontane sia nel tempo che nello spazio, è importante capire, nel senso descritto sopra, i princìpi e le basi della cultura e della lingua cinese per riuscire a cogliere il reale significato dei concetti in essa espressi. Si usano spesso termini cinesi per descrivere movimenti, princìpi o azioni, ma spesso se ne travisa il vero significato in quanto se ne recepisce soltanto una sua interpretazione. Pertanto, verrà svolto uno studio attento e rigoroso dei termini cinesi maggiormente usati nel Taiji Quan.  b)      NOZIONI DI MEDICINA TRADIZIONALE CINESE E DI ANATOMIA Per poter comprendere appieno la saggezza e le conoscenze contenute nei Classici del Taiji Quan è fondamentale capire il funzionamento del corpo umano sotto ogni suo aspetto: fisico, energetico e mentale. Per la dimensione fisica verranno tra l’altro esaminati la struttura del corpo umano nelle sue componenti funzionali, le catene muscolari e la connessione strutturale, le linee di forza, le funzioni meccaniche del corpo umano, i muscoli profondi e superficiali. Per la dimensione energetica si studieranno le modalità di attivazione dell’”alchimia interiore” nel lavoro di trasformazione delle energie primordiali in energia vitale, e da questa in forza interna e successivamente in forza spirituale. 

d)     QI GONG 

e)      Ovvero allenare e lavorare (GONG) con l’energia (QI).

E’ importante ricordare che una corretta pratica di Qi Gong è basata su tre presupposti fondamentali: il controllo del corpo, il controllo del respiro, il controllo della mente.  Saranno presentati e praticati vari tipi di Qi gong quali: IL NEI GONG (LAVORO INTERNO), Gli esercizi della Longevita’, I 18 Esercizi Taoisti, Gli 8 Pezzi di Broccato, Gli esercizi del Drago, Il Qi gong del Bozzolo di Seta, Il Qi gong dei 5 Animali, Ed altri

 

Villa Celimontana – Come arrivare L’ngresso principale è presso la Piazza della Navicella (via della Navicella, 12), vicino alla chiesa di Santa Maria in Domnica, dove c’e’ la fontana a forma di barca e vicino all’ospedale del Celio, dove c’e’ un ampio parcheggio. Potete andare alla Villa Celimontana con i mezzi pubblici : Bus: 81 • 673, in transito su Via della Navicella; Bus: 118 • 160 • 714, in transito su Via delle Terme di Caracalla. Potete anche andare alla piazza della Navicella a piedi a partire della stazione di metro B Colosseo o, con un percorso leggermente piu’ lungo dalla stazione metro A di Manzoni o san Giovanni. MAPPA: http://goo.gl/maps/kf46T VIDEO DELLE LEZIONI A VILLA CELIMONTANA http://www.youtube.com/watch?v=YOPB_5NoKyI http://www.youtube.com/watch?v=oXBwMk2P_Ps   CORSI ESTIVI di TAI CHI E QI GONG A ROMA http://marcellotaichi.wordpress.com/2013/05/24/corsi-estivi-di-tai-chi-e-qi-gong-a-roma/ VIDEO DEI CORSI: http://www.youtube.com/watch?v=YOPB_5NoKyI   http://www.youtube.com/watch?v=sDhbd3mYb2E&list=PL3q_O_mtjadRqAdi-I1lmXVo0YxoHfLLH&index=2     Info: MARCELLO, TEL.. 349-4504749, email: http:// marcellotaichi@supereva.it  http://taichi.xoom.it/       You Tube Marcello Taichi http://www.youtube.com/user/marcellotaichi?feature=mhum   email: marcellotaichi@supereva.it   Tel. 3494504749 Facebook: Marcello Taichi — Taijiquan e Qi Gong a Roma :  https://www.facebook.com/taijiquanroma  

 

ARTICOLI SUL TAI CHI

Progetto web: www.massimilianobenvenuti.it
Articolo estratto dal sito – www.simaiss.it
Tai Chi Chuan: studi controllati confermano l’efficacia e la sicurezza di questa antica disciplina cinese.
di Francesco Bottaccioli

Nell’Ottobre 2003, commentando su Repubblica-Salute un importante studio sui positivi effetti del Tai Chi Chuan sul sistema immunitario, notavamo che le ricerche pubblicate erano circa un centinaio. Oggi, ce n’è una ventina in più; indubbiamente poche, a ulteriore dimostrazione di quanto scarsa sia la ricerca non finanziata dalle industrie farmaceutiche. Tuttavia, c’è un dato incoraggiante: i nuovi studi hanno caratteristiche qualitative elevate. Sono per lo più studi randomizzati controllati, che spesso paragonano il Tai Chi ad altri strumenti terapeutici noti e con effetto documentati.
Ma cos’è il Tai Chi Chuan (che può essere scritto anche Tai Ji Quan)?
È un’antica disciplina cinese, chiamata anche meditazione in movimento, che si esplica in movimenti lenti del corpo. Non si sa esattamente quando e da chi fu inventato. La leggenda racconta che, attorno al 1200 dopo Cristo, il monaco Chang San Feng, osservando un combattimento tra un serpente e una gru, concluse che il rettile aveva la meglio perché era più sciolto e più concentrato dell’avversario. Chang praticava il Kung Fu, un arte marziale di potenza fisica;
cambiò, seguendo la strada della flessibilità e della concentrazione, della armonia interiore.
Lo spirito autentico del Tai Chi è infatti proprio l’unione tra il corpo e la mente: i movimenti dolci del corpo vengono guidati dalla concentrazione sull’energia interiore (Qi). Da questo punto di vista il Tai Chi è il parente stretto dell’altra disciplina, ormai molto nota anche da noi, il Qi Gong,
che significa capacità di condurre e far circolare l’energia interna (Qi).
Il Tai Chi e il Qi Gong, assieme alle tecniche meditative, sono tra i più efficaci strumenti di mantenimento della salute. Questo secondo l’antica medicina cinese, ma che dice la scienza?
Cominciamo da quello che da tutti i cultori della medicina basata sull’evidenza viene considerato lo strumento più affidabile, una cosiddetta Cochrane Review, che negli scorsi mesi ha preso in esame la sicurezza e l’efficacia del Tai Chi per l’artrite reumatoide. Lo studio ha concluso che il Tai Chi può essere tranquillamente praticato da persone affette da artrite reumatoide e che la sua pratica presenta un significativo beneficio per i movimenti delle gambe e dell’anca.
Nel dicembre scorso, neurologi e riabilitatori israeliani hanno paragonato un normale trattamento di fisioterapia a un corso di Tai Chi per persone che avevano avuto un ictus. La conclusione è che i praticanti il Tai Chi hanno registrato un netto miglioramento nel recupero delle funzioni generali e nelle relazioni sociali. Medici di Harvard University hanno testato il Tai Chi in persone con gravi problemi cardiaci come l’insufficienza cardiaca cronica. Oltre al trattamento farmacologico, un gruppo ha seguito un corso di Tai Chi (un’ora per due volte a settimana per dodici settimane) e l’altro una normale attività fisica. Il gruppo del Tai Chi ha registrato un netto miglioramento nella qualità della vita, misurata con apposita scala, e anche nella capacità di movimento senza affanno. I ricercatori di Harvard non hanno dubbi: il Tai Chi va aggiunto alla terapia standard dell’insufficienza cardiaca cronica. D’altra parte studi precedenti avevano dimostrato un positivo effetto del Tai Chi sulla capacità respiratoria e cardiovascolare. Recentemente, oncologi della Università di Rochester, stato di New York, hanno paragonato il Tai Chi al supporto psicologico per donne che avevano subito il trattamento standard per il cancro al seno. Le donne che hanno praticato
Tai Chi, un’ora per tre volte a settimana per dodici settimane, hanno registrato un miglioramento della qualità della vita e dell’autostima nettamente superiore al gruppo che aveva ricevuto solo un supporto psicologico. Infine, studi controllati su anziani hanno documentato un netto miglioramento nella qualità e quantità del sonno (con un guadagno medio di 50 minuti di sonno a notte) e un significativo incremento della flessibilità e dell’equilibrio documentati da una riduzione delle cadute.
Verrebbe da dire che, se il Tai Chi fosse brevettabile, sarebbe diffuso come l’aspirina!
SALUTE: CONTRO DEPRESSIONE E DIABETE IL ‘TAI CHI’ AIUTA

(ASCA) – Roma, 22 gen – Seguire un corso di Tai Chi potrebbe aiutare a contrastare diabete e depressione con una sola mossa: e’ quanto emerge dallo studio condotto dai ricercatori dell’University of Queensland di Brisbane St Lucia, in Australia.

La ricerca ha dimostrato che e’ sufficiente seguire per un periodo di tre mesi un programma terapeutico basato sul Tai Chi per ridurre depressione e diabete. Al termine dell’esperimento, infatti, il girovita dei partecipanti era diminuito dal 4-3%, il livello di glucosio nel sangue si era abbassato del 6%, l’ipertensione del 9% e la percentuale di coloro che erano affetti da sindrome depressiva si era ridotta dal 60 al 20%.

”Lo studio – spiega Liu Xin, ricercatore dell’University of Queensland ed esperto della ‘mind-body therapy’ – dimostra che in breve tempo e’ stato possibile ottenere risultati promettenti solo grazie all’uso degli esercizi, senza intervenire sul regime alimentare dei partecipanti”.

Il Taijiquan presenta interessanti collegamenti con la medicina tradizionale cinese.

Tali collegamenti partono dalla prevenzione, conservazione della salute ed arrivano alle pratiche terapeutiche a tale scopo attraverso due prospettive: una tipica della scienza medica occidentale e una di quella tradizionale.
Il T’ai Chi Ch’üan, dal punto di vista occidentale, è una “ginnastica dolce”, poiché non impegna eccessivamente né la struttura osteo-muscolare né la funzione cardiorespiratoria, può contribuire invece a migliorarne la funzionalità.
In Oriente, ma anche in alcuni paesi occidentali esistono centri che utilizzano il T’ai Chi Ch’üan per la cura di differenti affezioni soprattutto patologie “funzionali” o “psicosomatiche”, ed è ritenuto un importante supporto ad altre terapie.
Il T’ai Chi Ch’üan sviluppa e potenzia l’energia interna Qi favorendone una corretta circolazione, ripristina un corretto funzionamento dell’organismo e crea un’armonia fra mente e corpo.
Questo perché agisce con la sinergia di tre importanti elementi:

  • Assoluta calma della mente, attraverso la concentrazione.
  • Lenta e continua esecuzione dei movimenti circolari dell’esercizio principale ed in uno stato di totale decontrazione muscolare.
  • Respirazione addominale associata ai movimenti del corpo.

La concentrazione ha il potere di svuotare la mente da informazioni che ostacolano il regolare fluire della vita quotidiana e induce uno stato di rilassamento interiore ed esteriore.
La fluidità di esecuzione e l’utilizzo durante il movimento della respirazione ci permette una maggiore comprensione delle posture scorrette, legate a contratture, consentendo di conseguenza lo scioglimento delle tensioni muscolari ed emozionali.
L’elasticità fisica, sviluppata attraverso la costanza dell’esercizio si riflette in una elasticità sul piano psichico. Una respirazione regolare, profonda e ritmata, elimina le tensioni, e svolge l’azione di massaggio fisiologico degli organi interni.
Nel T’ai Chi Ch’üan vi è l’utilizzo della pressione su punti corporei corrispondenti ad alcuni dei punti vitali (Dianxue, Tien Hsüeh) simili ai punti di agopuntura., la cui stimolazione risulta utile nel migliorare la circolazione dell’energia vitale.
Da un punto di vista medico, tale disciplina è un buon metodo di prevenzione delle malattie e di conservazione della salute oltre che uno strumento di cura, sempre abbinato ad adeguate regole di vita.

GLI EFFETTI BENEFICI DEL TAI CHI ________________________________________

Il Tai Chi Chuan è un’arte marziale, praticata in Cina da diversi secoli. Essa combina tecniche di respirazione diaframmatica e di rilassamento, con posizioni che fluiscono armoniosamente l’una nell’altra tramite movimenti lenti, garbati ed equilibrati. Il Tai Chi Chuan comprende vari stili: i più praticati sono lo Yang e il Chen; la fluidità e la continuità dei movimenti sono comune denominatore di tutti gli stili. Questo esercizio è riconosciuto per avere effetti benefici sia dal punto di vista psicologico, sia nel favorire il controllo dell’equilibrio, l’agilità e la salute cardiovascolare, soprattutto in pazienti anziani.

Tuttavia, l’efficacia di questa pratica rispetto agli esiti di salute è difficile da dimostrare; l’approccio naturale, la lunga storia e la visione olistica sono argomenti che non aiutano a sistematizzare.

Oggi la medicina scientifica è considerata essere quella “evidence based”, vale a dire una medicina le cui terapie hanno mostrato di migliorare esiti clinici ben definiti, attraverso sperimentazioni cliniche basate sul confronto tra gruppi di pazienti organizzati in base alla allocazione casuale al trattamento, i “randomized clinical trial” (RCT). Sulla base di questo metodo, risulta difficile sistematizzare l’efficacia delle “terapie non convenzionali” cui viene attribuito un approccio “olistico”; seguire tale approccio significa infatti adottare un punto di vista “multifattoriale” nello studiare l’insorgenza e lo sviluppo delle malattie, in base al quale la patologia è pensata come il risultato di una combinazione complessa di diversi elementi fisici, psicologici e sociali (1). Il riconoscimento di questa dinamica, per quanto possibile utilizzata anche negli studi epidemiologici, rende tuttavia delicata l’interpretazione dei risultati.
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I risultati nella letteratura scientifica

Nell’ultimo decennio sono stati presentati numerosi lavori relativi ai molteplici effetti di questa pratica sulla salute. In questo articolo verranno tuttavia rendicontate esclusivamente due pubblicazioni fra le più recenti, che sono state redatte con il metodo della revisione sistematica e della metanalisi (2,3).

La revisione sistematica di Wang e coll. prende in considerazione 743 articoli originali sul Tai Chi, in lingua inglese o cinese. I risultati vengono presentati sulla base dell’efficacia rispetto ai diversi esiti di salute.

Vengono valutati principalmente:
1.         il mantenimento dell’equilibrio e la diminuzione delle cadute nell’anziano,
2.         le malattie muscolo-scheletriche,
3.         l’ipertensione,
4.         il sistema cardiovascolare e respiratorio,
5.         la risposta psicologica.
1.         sono stati selezionati 11 articoli originali, 10 statunitensi ed 1 cinese. In tutti i casi sono riferiti l’aumento della stabilità e dell’equilibrio e la riduzione nel numero delle cadute.
2.         sono stati selezionati 4 articoli originali, 3 statunitensi ed 1 cinese. In 3 studi sono riferiti l’aumento della mobilità funzionale e il miglioramento della qualità della vita in pazienti anziani con osteoartrite o con altre condizioni croniche disabilitanti. Un articolo descrive la mancanza di efficacia nella diminuzione dei sintomi in pazienti con artitrite reumatoide.
3.         sono stati selezionati 4 articoli originali, 2 statunitensi e 2 cinesi. In tutti i casi è descritta la diminuzione della pressione, anche in pazienti in fase di terapia post-infarto.
4.         sono stati selezionati 17 articoli originali, 1 statunitense e 16 cinesi. Di questi studi 15 riferiscono un miglioramento nella funzione cardiorespiratoria, anche in pazienti anziani e in pazienti con bypass coronarico, mentre 2 rilevano assenza di miglioramenti.
5.         sono stati selezionati 6 articoli originali, 1 cinese e 5 eseguiti in altri Paesi, tra cui Stati Uniti, Canada ed Australia. Tutti gli studi, escluso quello eseguito negli Stati Uniti su 135 pazienti, descrivono la diminuzione di ansia stress e depressione.
Taylor- Piliae, nella sua metanalisi mette in relazione l’effetto della pratica del Tai Chi con lo sviluppo delle capacità aerobiche. Prende in considerazione 8 studi per un totale di 344 soggetti di età compresa tra i 50 e i 60 anni. I risultati, espressi in volume di ossigeno/kg di peso corporeo al minuto, indicano uno sviluppo maggiore della capacità aerobica nelle donne rispetto agli uomini. Un aumento della capacità aerobica si riscontra anche in coloro che praticano il classico stile Yang (108 movimenti) per un periodo di 52 settimane rispetto a soggetti che non svolgono alcuna attività fisica. Le raccomandazioni conclusive indicano la pratica del Tai Chi come una possibile forma di attività aerobica, facilmente praticabile, poco costosa ed accessibile alla fascia di età che può trarne maggior beneficio.

Nel maggio del 2003 il Dors ha sostenuto un programma di attività fisica sul luogo di lavoro, nato spontaneamente su iniziativa dei collaboratori. E’ stato scelto il Tai Chi sulla base dell’esperienza di alcuni colleghi ed è stato ricercato un Maestro che potesse raggiungere la sede lavorativa. Sono stati invitati a partecipare tutti gli interessati, che appartenessero o meno al gruppo DoRS. L’attività consiste in un’ora e mezza di esercizio settimanale, fuori orario di lavoro e con pagamento a carico di ogni lavoratore. La ginnastica viene praticata in estate nel parco pubblico adiacente la sede, e in inverno in un locale chiuso appartenente alla sede lavorativa. Non è stata promossa alcuna campagna per spingere i lavoratori ad aderire; la partecipazione si è fondata principalmente sulla sensibilità personale e sullo spirito di corpo.
Il gruppo iniziale era formato da 21 colleghi, 9 uomini e 12 donne. Il 38% (5 uomini e 3 donne) ha abbandonato l’esercizio dopo 3 mesi, mentre 13 (62%) hanno continuato a frequentare il corso. Dopo circa 1 anno si sono aggiunti 2 nuovi partecipanti. Al momento il gruppo è costituito da 5 uomini e 10 donne. La lezione settimanale conta sempre su una partecipazione di almeno il 50% degli iscritti.
Dopo un anno di pratica, i partecipanti descrivono uno sviluppo della consapevolezza della propria postura ed un maggiore controllo delle posizioni che vengono prese durante il lavoro. 2 persone riferiscono anche un aumento della calma e della concentrazione. Non sono stati a tutt’oggi descritti miglioramenti delle malattie muscolo-scheletriche, attribuibili probabilmente ad effetti a più lungo termine. Altri effetti sulla salute devono ancora essere valutati.

Il Tai chi – benefico per le persone anziane
By: Jody Cross
Nella genetica nuovi indizi sulle cause dell’Alzheimer
La giornata mondiale contro l’Alzheimer
Annunciato lo sviluppo di un nuovo farmaco contro l’Alzheimer
Connessioni tra l’Alzheimer e i valori della tiroide nelle donne
Dopo la menopausa: effetti del sonno sul rischio d’infarto
La pratica del Tai Chi ha origine secoli orsono in Cina. Monaci buddisti e preti taoisti avrebbero studiato il movimento degli animali e del sistema solare, e trasformato questi movimenti in esercizi designati a incrementare la forza e ad aumentare la longevità.

Il Tai Chi, così come è praticato oggi, comporta una serie di movimenti del corpo, controllati armoniosamente e a basso-impatto, che includono un’andatura graduale, lo spostamento dei pesi, e delle rotazioni, mentre il corpo resta dritto e in posizione eretta. Questa disciplina è praticata molto lentamente, regolarmente, e con delicatezza, con enfasi sulla continuità del movimento. Uno dei principi chiave del Tai Chi è che non bisogna forzare nulla. E’ concepito come una lingua vivente del corpo, della mente e dello spirito.

I benefici del Tai Chi si stanno dimostrando un utile complemento alla medicina occidentale. Il Tai Chi aiuta a coltivare un equilibrio migliore attraverso il miglioramento della coordinazione e il controllo corporeo nel corso dei movimenti. Gli anziani, anche coloro oltre gli ottant’anni, ritengono che la forza, l’equilibrio e la flessibilità sviluppati con la pratica del Tai Chi siano di aiuto a estendere i benefici di una buona salute e di fiducia in se stessi negli anni successivi.

La capacità di focalizzare l’attenzione, che viene sviluppata nella pratica del Tai Chi, non solo rilassa il corpo e la mente, ma aiuta a mantenere la vivacità mentale. Il Tai Chi rinforza i muscoli, aiuta a ridurre lo stress, migliora la concentrazione e aumenta l’energia.

La comunità sanitaria studia continuamente gli effetti del Tai Chi sugli anziani. Un gruppo di persone anziane, con una media intorno agli ottant’anni, prese parte a uno studio condotto dall’Università dell’Illinois nel 2006. Nell’arco di meno di sei mesi furono registrati nel gruppo forti miglioramenti dell’equilibrio, del livello di energia, della flessibilità e della qualità del sonno.

In un altro studio effettuato alla Mayo Clinic, fu rilevato, negli anziani che praticavano regolarmente il Tai chi, un sollievo ai sintomi di ansia, dolore cronico e depressione, e inoltre, un miglioramento della coordinazione e una riduzione del numero delle cadute. Oltre a ciò venne riscontrato anche il miglioramento dello svolgimento delle attività fische quotidiane, fondamentale per una vita autosufficiente. Altri benefici registrati dalla pratica del Tai Chi comprendevano la riduzione dei dolori legati all’artrosi, della rigidità delle articolazioni, e della pressione alta.

Il Tai Chi è veramente accessibile a persone di tutte le età. Persino persone che necessitano di tutori per la deambulazione possono partecipare a forme modificate di Tai Chi. E’ una pratica che non richiede un abbigliamento o un’attrezzatura speciale, e può essere facilmente praticata ovunque, con rischi minimi. I corsi vengono praticati nei centri per gli anziani, nei parchi, nei centri sociali e nei centri sportivi.

Inoltre il Tai Chi favorisce l’incontro con le persone, una maggiore fiducia in se stessi e l’indipendenza.

Tai chi, un toccasana
per gli anziani

Numerosi studi promuovono la disciplina orientale contro insonnia, colesterolo, osteoporosi

Ha perso ogni contenuto agonistico per diventare un sistema in grado di migliorare la salute del corpo e della mente senza compiere sforzi particolari. Per questo il tai chi (o taijiquan) è indicato anche per gli anziani.
La pratica di quest’arte marziale cinese consiste nell’esecuzione di una sequenza di movimenti che riproducono, al rallentatore, un combattimento con un avversario immaginario.
«L’esercizio rende il corpo più agile e flessibile e migliora la postura con grandi benefici per schiena, spalle e collo, contrastando anche l’insorgere di artriti», spiega Sergio Raimondo, docente presso la facoltà di scienze motorie a Urbino. E il coordinamento tra respiro e mosse ha un effetto antistress.
Una messe di studi si è affastellata in questi anni promuovendo il tai chi.
• Una recente ricerca della University of California di Los Angeles ha dimostrato che aiuta a combattere l’insonnia negli anziani.
• Un’indagine della National Taiwan University è giunta alla conclusione che fa abbassare i livelli di colesterolo e dei trigliceridi nel sangue degli individui ad alto rischio cardiaco.
• Studi della Harvard Medical School hanno attestato il suo ruolo nella difesa dall’osteoporosi.
• Una ricerca della Tufts University ha dimostrato che il tai chi attenua i sintomi dell’artrosi del ginocchio.
Il tai chi può essere praticato da tutti e anche per gli anziani non presenta alcuna controindicazione

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Tai Chi Chuan: Così rafforza il sistema immunitario

 

 

Sulla rivista “Psychosomatic Medicine” sono riportati i risultati della ricerca effettuata da un gruppo di studiosi californiani, dell’Università di Los Angeles, guidato da M. R. Irwin, rinnomato nel campo della Psiconeuroimmunologia.

Essi hanno dimostrano gli effetti della disciplina sull’herpes zoster.

Gli obiettivi che si erano preposti erano:
accertare se davvero il Tai chi ha effetti di potenziamento della risposta immunitaria verso i virus;
dimostrare il tanto elogiato effetto positivo sulla salute globale dei praticanti.
Premesso che dopo aver contratto l’infezione da varicella, si forma una memoria immunitaria basata su:
linfociti B capaci di produrre anticorpi specifici contro il virus;
linfociti T capaci di tenere a bada la riproduzione dei virus all’interno dell’organismo.
Quest’ultima classe di cellule è veramente decisiva per impedire il manifestarsi dell’herpes zoster, che, in realtà, è una riattivazione del virus che ha prodotto la varicella.

L’invecchiamento ed il conseguente declino di questo tipo di immunità (detta cellulo-mediata) favorisce l’insorgere della malattia.
Anche la depressione per il suo potere immunodepressivo, favorisce l’herpes; pertanto dall’esperimento sono state escluse persone con problemi psichiatrici, quali la depressione maggiore.

Tutti i partecipanti all’esperimento avevano contratto, in passato la varicella e prima di iniziare è stata misurata loro, la reattività dei linfociti T specifici per il virus della varicella zoster, non che le loro condizioni di salute generale.

L’esperimento è stato condotto su un gruppo di ultrasessantenni, con annesso gruppo di controllo. Essi hanno praticato per 15 settimane una forma standardizzata di Tai Chi, 3 volte a settimana, con incontri di 45 minuti. Allo scadere del periodo, il gruppo che ha praticato Tai Chi, ha fatto registrare un incremento della risposta immunitaria del 50% in più rispetto al gruppo di controllo. Il miglioramento fisico c’è stato per tutti ma è stato notevole soprattutto per chi era partito con più disturbi.

Il motivo per cui il Tai Chi ha permesso di raggiungere tali risultati è che tale disciplina diminuisce l’attivazione dell’asse dello stress e del sistema nervoso simpatico che hanno notoriamente effetti soppressivi sull’immunità.
Il Tai Chi non è solo rilassamento ma anche ginnastica aerobica; pertanto porta giovamento ai sistemi cardiovascolare, respiratorio e muscolo-scheletrico. Ulteriori studi hanno documentato effetti positivi sulla muscolatura, sulle articolazioni in soggetti artritici, sulla pressione arteriosa in soggetti ipertesi.

TAI CHI E DIABETE

 Tratto da: AGI Salute, 2 Aprile 2008

Gli esercizi del Tai Chi aiutano le persone con diabete di tipo 2 a controllare la malattia, dicono i ricercatori. Due studi separati hanno scoperto, in un programma di esercizi durato 12 settimane, che questa disciplina cinese era riuscita a potenziare il sistema immunitario e a ridurre i livelli di zucchero nel sangue. Il Tai Chi, tradizionale arte marziale cinese, unisce respirazione profonda e movimenti leggeri, favorendo il rilassamento. Entrambi gli studi, condotti uno a Taiwan, l’altro in Australia, sono stati pubblicati dal British Journal of Sports Medicine. Lo studio di Taiwan ha messo a confronto 30 persone con diabete con 30 sane. In 12 settimane, i partecipanti hanno imparato i movimenti del Tai Chi con un istruttore e un video che potevano guardare a casa. Si sono allenati tre giorni a settimana, con lezioni di un’ora. Alla fine del programma, i livelli di zucchero nel sangue erano scesi mentre il sistema immunitario era potenziato (al contrario, l’attività fisica estrema può deprimere il sistema immunitario). Lo studio australiano, più piccolo (solo 11 partecipanti) ha dato risultati simili. In più, sono stati notati anche altri benefici: perdita di peso, diminuzione della pressione del sangue e miglioramento della resistenza all’insulina.

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Tai Chi, elisir di giovinezza
Nasce come un’arte di combattimento potente e raffinata: la diversa coscienza posturale permette di correggere problemi muscolari, tendinei ed ossei

MILANO, 10 novembre 2009 – Il Taijiquan, meglio conosciuto come Tai chi, con i suoi movimenti lenti, continui ed aggraziati potrebbe sembrare a noi occidentali, sempre tesi e indaffarati, un po’ anacronistico. Ma così non è, e lo dimostra il numero crescente di persone che in tutto il mondo lo praticano, proprio perché, in questo tempo sempre più veloce, il tai chi può aiutare a ritrovare noi stessi e il nostro equilibrio psicofisico. Nonostante questa crescente diffusione, intorno al tai chi esiste ancora una certa confusione. L’immagine più comune di questa antica disciplina è quella di una sorta di danza dai movimenti morbidi, il cui solo scopo é quello di guarire un’umanità patologicamente stressata. E’ solo in parte vero, in quanto il tai chi in realtà nasce come un’arte di combattimento molto potente e raffinata. Nella maggior parte delle forme di Taijiquan oggi praticate nel mondo è comunque tuttora presente la sostanza della scuola Chen, quella più antica. Un sistema di studio che permette di sviluppare molte qualità, prima fra tutte il rilassamento, condizione indispensabile per riuscire ad ottenere una buona centratura, una maggiore elasticità, una corretta postura e che l’energia vitale (Qi) inizi a fluire liberamente nel corpo. La diversa coscienza posturale permette di acquisire la stabilità necessaria a correggere problemi muscolari, tendinei ed ossei. La migliorata circolazione energetica, inoltre, nutrendo il corpo, lo aiuta a mantenersi in buona salute.
In ogni lezione di tai chi (mono o bisettimanale, della durata di circa un’ora e mezzo) durante l’esecuzione dei singoli movimenti, si introducono gradualmente i principi fondamentali: si impara così ad acquietare la mente, a muovere il corpo in modo rilassato e consapevole, a calmare il respiro. Il Tai Chi Chuan può essere praticato a tutte le età e per tutta la vita e, soprattutto, ovunque, proprio come avviene in Cina. Ma il tai chi è anche molto di più. Grazie a una miriade di studi effettuati da ricercatori di tutti i continenti, si sta imponendo anche come uno strumento terapeutico di eccezionale valore. E così, mentre scienziati australiani dimostrano che la sua pratica presenta significativi benefici in chi soffre di artrite reumatoide e colleghi sudcoreani scoprono che le cadute scendono del 31%, neurologi israeliani lo utilizzano nella riabilitazione delle persone colpite da ictus e cardiologi di Harward lo abbinano alla terapia standard dell’insufficienza cardiaca cronica.

Mabel Bocchi

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ALCUNI ricercatori americani affermano che il Tai-Chi:
può essere utilizzato per aumentare l’equilibrio e la stabilità con conseguente riduzione delle cadute, si pensi all’incidenza della fratture nell’anziano»,
spiega Ettore De Giacomo, docente ai corsi di perfezionamento di agopuntura deil’Università degli studi di Milano (www.naturmed.unimi.it), «per favorire le funzioni cardiorespiratorie; per riabilitare pazienti affetti da esiti di infarto miocardio acuto o artrite reumatoide; per ridurre il dolore, l’ansia e l’insonnia. L’utilità delle ginnastiche mediche e del Tai-Chi nel ridurre lo stress mentale ed emotivo è ben nota. Studiosi australiani hanno scoperto che la pratica del Tai-Chi induce un incremento delle secrezioni urinarie di noradrenalina e una riduzione della concentrazione del cortisolo nella saliva con conseguente riduzione dello stato di tensione, fatica e allarme. Per quanto riguarda la geriatria, si sono riscontrati notevoli effetti del Tai-Chi sulla stabilità posturale dell’anziano, sull’elasticità dei movimenti». Ancora, sulla geriatria, De Giacomo cita alcuni studI, (1996, dipartimento di Neurologia dell’Università del Connecticut) in cui si afferma che la ginnastica medica cinese incrementa in modo significativo l’equilibrio posturale e riporta lo stato di forma del soggetto a livelli sovrapponibili a quelli di individui più giovani (da 3 a 10 anni). Altri effetti favorevoli consistono nella risposta neuroendocrina: sembra che dòpo un’ora di pratica si assista a una significativa riduzione del cortisolo plasmatico e aumento dell’ormone della crescita e della melatonina (Centerof !ntegrative Medicine, Institute of Medica! Science)
Effetti su postura, cuore, ossa e mente:
OLTRE ai benefici sullo stato di benessere generale dell’individuo, una ricca letteratura internazionale testimonia gli effetti benefici di questa antica forma di ginnastica. «Molto importante è l’aspetto terapeutico che può essere praticato per il trattamento di malattie in atto, in associazione o meno all’agopuntura, come disturbi reumatici, forme ansioso-depressive con tutte le loro somatizzazioni (problemi gastrici, intestinali, respiratori) e anche forme di ipertensione iniziale», spiega Lucio Sotte, direttore della Rivista italiana di medicina tradizionale cinese e della Fondazione Matteo Ricci (www.fondazionericci.it www.luciosotte.it. I benefici si evidenziano anche sulla capacità di risposta immunitaria dell’organismo, su insonnia, ipertensione arteriosa e sul profilo lipidico, sull’attenzione e l’equilibrio dell’anziano (con significativa riduzione delle possibilità di fratture dacaduta accidentale), sull’osteoporosi post— menopausale, sull’artrite reumatoide e su altre forme di reumopatia. «Il pregio degli esercizi», sottolinea Sotte «è che sono a bassissimo consumo energetico, quindi praticabili anche da chi è in cattive condizioni energetiche». li Tal-Chi rafforza l’immunità e migliora lo stato di benessere. «Infatti, diminuisce l’attivazione dell’asse dello stress e del sistema nervoso simpatico in particolare, che hanno, notoriamente, effetti soppressivi sull’immunità», afferma Francesco Bottaccioli, direttore della Scuola di medicina integrata (www.simaiss.it), nella nuova edizione del suo Psiconeuroendocrinoimmunologia, Red. Ed. «Perché il Tai-Chi non è solo rilassamento mentale, ma è anche ginnastica aerobica, di cui beneficiano i sistemi cardiovascolare, respiratorio e muscolo-scheletrico».

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Il Tai chi – benefico per le persone anziane

La pratica del Tai Chi ha origine secoli orsono in Cina. Monaci buddisti e preti taoisti avrebbero studiato il movimento degli animali e del sistema solare, e trasformato questi movimenti in esercizi designati a incrementare la forza e ad aumentare la longevità.
Il Tai Chi, così come è praticato oggi, comporta una serie di movimenti del corpo, controllati armoniosamente e a basso-impatto, che includono un’andatura graduale, lo spostamento dei pesi, e delle rotazioni, mentre il corpo resta dritto e in posizione eretta. Questa disciplina è praticata molto lentamente, regolarmente, e con delicatezza, con enfasi sulla continuità del movimento. Uno dei principi chiave del Tai Chi è che non bisogna forzare nulla. E’ concepito come una lingua vivente del corpo, della mente e dello spirito.
I benefici del Tai Chi si stanno dimostrando un utile complemento alla medicina occidentale. Il Tai Chi aiuta a coltivare un equilibrio migliore attraverso il miglioramento della coordinazione e il controllo corporeo nel corso dei movimenti. Gli anziani, anche coloro oltre gli ottant’anni, ritengono che la forza, l’equilibrio e la flessibilità sviluppati con la pratica del Tai Chi siano di aiuto a estendere i benefici di una buona salute e di fiducia in se stessi negli anni successivi.
La capacità di focalizzare l’attenzione, che viene sviluppata nella pratica del Tai Chi, non solo rilassa il corpo e la mente, ma aiuta a mantenere la vivacità mentale. Il Tai Chi rinforza i muscoli, aiuta a ridurre lo stress, migliora la concentrazione e aumenta l’energia.
La comunità sanitaria studia continuamente gli effetti del Tai Chi sugli anziani. Un gruppo di persone anziane, con una media intorno agli ottant’anni, prese parte a uno studio condotto dall’Università dell’Illinois nel 2006. Nell’arco di meno di sei mesi furono registrati nel gruppo forti miglioramenti dell’equilibrio, del livello di energia, della flessibilità e della qualità del sonno.
In un altro studio effettuato alla Mayo Clinic, fu rilevato, negli anziani che praticavano regolarmente il Tai chi, un sollievo ai sintomi di ansia, dolore cronico e depressione, e inoltre, un miglioramento della coordinazione e una riduzione del numero delle cadute. Oltre a ciò venne riscontrato anche il miglioramento dello svolgimento delle attività fische quotidiane, fondamentale per una vita autosufficiente. Altri benefici registrati dalla pratica del Tai Chi comprendevano la riduzione dei dolori legati all’artrosi, della rigidità delle articolazioni, e della pressione alta.
Il Tai Chi è veramente accessibile a persone di tutte le età. Persino persone che necessitano di tutori per la deambulazione possono partecipare a forme modificate di Tai Chi. E’ una pratica che non richiede un abbigliamento o un’attrezzatura speciale, e può essere facilmente praticata ovunque, con rischi minimi. I corsi vengono praticati nei centri per gli anziani, nei parchi, nei centri sociali e nei centri sportivi.
Inoltre il Tai Chi favorisce l’incontro con le persone, una maggiore fiducia in se stessi e l’indipendenza.

 

 

Tai Chi per i pazienti parkinsoniani

 

 

 

Mercoledì 14 Maggio 2008

Uno studio preliminare suggerisce che quest’arte cinese possa migliorare la funzione motoria e l’equilibrio

Ricercatori presso l’Università di Washington (Stati Uniti) hanno assegnato 33 pazienti parkinsoniani a caso ad un programma di terapia fisica basata sul Tai Chi (20 sessioni di 1 ora ciascuna da completare nell’arco di 10-13 settimane) oppure a nessuna terapia fisica particolare. Dopo il completamento del programma di Tai Chi è stato rilevato che il gruppo allenato presentava miglioramenti per quanto riguarda l’equilibrio, i punteggi UPDRS e la capacità di alzarsi e riferiva un maggior senso di benessere, mentre il gruppo non allenato non ha presentato variazioni.

Tai Chi è un’arte marziale cinese messa a punto 2000 anni fa, che consiste nella esecuzione precisa di movimenti lenti e fluidi.

Fonte: Hackney & Earhart Gati Posture  online 29 marzo 2008
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Anche i corsi di Tai Chi
possono aiutare i malati di Parkinson

Al primo posto ci sono i malati di Parkinson. È una lunga tradizione quella che lega la struttura Portuense al Servizio Sanitario Nazionale per la cura di questi pazienti che ha portato a sviluppare competenze e organizzazione uniche. Da un parte, infatti, sono stati condotti studi e ricerche per meglio affrontare la patologia in collaborazione con l’Università Tor Vergata di Roma, dall’altra è stato messo a punto un insieme di programmi di riabilitazione specifici come, per esempio, quello incentrato sul Tai Chi, antica arte marziale cinese, che aiuta la coordinazione dei movimenti e la loro sequenza.
La malattia di Parkinson è la più comune malattia del sistema nervoso centrale dovuta alla degenerazione cronica e progressiva di quell’area del cervello in cui viene prodotta la dopamina, un neurotrasmettitore essenziale per il controllo dei movimenti corporei, in cui svolge un’attività inibitoria. Nell’organismo si crea perciò uno squilibrio fra i meccanismi inibitori e quelli eccitatori, a favore di questi ultimi, provocando tremore a riposo, instabilità posturale, disturbi della parola e della scrittura, turbe vegetative e spesso sintomi ansiosi e depressivi. Tra le strategie di intervento, all’ospedale Portuense è stato sperimentato il Tai Chi, un antico sistema di arti motorie cinesi che coinvolge la mente e il corpo. Nato come arte marziale, nel tempo si è evoluto come una pratica psicomotoria particolarmente adatta alla popolazione anziana in grado di migliorare l’autostima, ridurre l’ansia, aumentare la resistenza cardiorespiratoria, la forza muscolare e l’equilibrio. Sono stati fatti diversi studi sugli effetti del Tai Chi: gli anziani che lo praticano da molti anni hanno un controllo dell’equilibrio simile a soggetti più giovani. È un’arte, con il corpo rilassato e la mente allo stesso tempo calma e concentrata, che prevede un inizio caratterizzato da posture semplici e di maggiore stabilità con una graduale progressione delle difficoltà che implicano rotazioni globali del tronco e della testa abbinate a trasferimenti del peso corporeo da un piede all’altro. «Si è pensato di utilizzarlo nei parkinsoniani perché questi pazienti soffrono di una progressiva instabilità posturale che fa lievitare la paura di cadere, riducendo ulteriormente la mobilità», sottolinea Liana Bestavashvili, neurologa, responsabile del programma di neuroriabilitazione. Un Tai Chi in versione ridotta. Tutta la sequenza sarebbe stata difficilmente gestibile da un paziente, pertanto è stato sviluppato uno specifico programma di solo quattro esercizi. «Lo studio preliminare ha coinvolto venti pazienti, in grado di camminare almeno per tre metri, con o senza deambulatore, divisi in due gruppi – precisa la specialista – il primo ha effettuato sedute settimanali di un’ora per tre mesi, precedute da un esercizio terapeutico convenzionale; mentre il secondo ha svolto solo l’esercizio terapeutico convenzionale». Grazie a un sistema computerizzato, è stato possibile verificare che l’arte cinese «è un valido aiuto nel migliorare il controllo della postura, dei movimenti e dell’equilibrio nei soggetti affetti da Parkinson», aggiunge Bestavashvili. Tanto che ora è partito uno studio ben più ampio che coinvolge 50 malati, divisi in tre gruppi. E i primi risultati sono positivi e confermano la validità dell’arte cinese.
Altro grande capitolo sono i disturbi cognitivi, caratteristici del morbo di Parkinson, che si presentano con una prevalenza del 40% e possono comparire anche in uno stadio iniziale della malattia e in assenza di una vera demenza. Si tratta di difficoltà intellettuali e psicologiche, per esempio problemi di concentrazione, incapacità a creare nessi logici, tendenza a perseverare, rallentamento generalizzato dei processi mentali. In particolare, ricerche sperimentali hanno confermato che la malattia è accompagnata da disturbi dell’attenzione, di anomalie delle funzioni esecutive di pianificazione (strategia che permette la corretta esecuzione di un compito) e da incapacità nel risolvere i problemi. Per il paziente è difficile passare in modo agile e spontaneo da un concetto o da un comportamento ad un altro perché non riesce ad abbandonare prontamente un’idea o un compito, anche semplice, in risposta al modificarsi delle condizioni ambientali. Da qui tutta una serie di test su cui è concentrata la strategia di riabilitazione cognitiva svolta al Portuense.

il giornale.it

Ancora su

Tai Ji e Parkinson
Riportiamo quanto elaborato dall’associazione vicentina malati di Parkinson: C’è una nuova via per convivere in maniera migliore con il morbo di Parkinson: “E’ quella di coniugare le cure occidentali con i saggi consigli dell’antica medicina cinese e i suoi esercizi psico-motori , quali il Tai Chi Chuan”. Lo ha detto il dott. Guido Galvanini, per anni primario ospedaliero e oggi specialista di medicina cinese, nell’ambito di un convegno sulle Terapie riabilitative .Combattere il Parkinson non solo con i farmaci e le terapie occidentali, ma anche con l’ausilio della medicina cinese. “Due medicine che io ritengo complementari e non alternative l’una all’altra – ha sostenuto Galvanini – Se il nostro scopo è quello di offrire ai parkinsoniani una terapia e una qualità della vita migliori, la mia esperienza mi porta a dire che la medicina cinese, unita agli esercizi motori di Tai Chi Chuan, offre loro tanti e nuovi benefici”. Sono circa 500 mila i malati di Parkinson in Italia.”E’ una malattia che colpisce sempre di più, in quanto è legata all’allungamento dell’età – ha sostenuto il dott. Luigi Bartolomei, neurologo al San Bortolo – Non mancano però manifestazioni di Parkinson in età giovanile, causate da forme genetiche”. Sono diversi i malati di Parkinson che praticano sotto la guida di uno specialista gli esercizi fisico-motori del Tai Chi Chuan, antica disciplina imperniata sul movimento, la postura, il rilassamento. Un’esperienza che a molti di loro ha già aperto nuove frontiere di qualità della vita rispetto al passato. “Con la medicina cinese non si blocca la malattia – ha detto senza mezzi termini il dottor Galvanini – ma se coniugata a idonei esercizi fisici, come appunto possono essere quelli del Tai Chi, si possono ottenere nel paziente sostanziali miglioramenti, come ad esempio quelli legati alla riduzione dei tremori”. Il passo incerto, la postura sempre più insicura: perchè la medicina cinese, se ben coniugata alle terapie della medicina occidentale, può aiutare i malati di Parkinson?”La loro medicina ha un approccio completamente diverso dal nostro. Agopuntura, dietetica, farmacologia nella medicina cinese partono da un punto fermo: il concetto di energia, di emotività.La loro medicina propone terapie psico-motorie che si prestano alla cura dei malati di Parkinson e, più in generale, a tutti quelli che non godono di buona salute. Un paziente può stare meglio, pur vivendo la sua malattia: è qui che la cultura cinese ci può insegnare molto”.
Giovanna Menicatti (Presidente Associazione Parkinson Lombardia)
15 / 06 / 2010

Il Tai Chi benefico

per l’artrosi del ginocchio
By Madeline Ellis
Ogni giorno, nei parchi, nei centri sociali, nelle palestre, nei salotti delle case molte persone praticano un’arte marziale cinese centenaria, il Tai chi.
Ciò che spinge una vasta fetta della popolazione alla pratica di questa disciplina non deriva solo da un interesse per le arti marziali, ma soprattutto dai benefici mentali e fisici che questa pratica comporta.
I movimenti lenti e ripetitivi del tai chi sono un metodo a basso impatto per rinforzare gli organi e l’apparato muscolare e scheletrico del corpo, mentre la concentrazione sul respiro e sul silenzio interiore allevia lo stress e l’ansia.
Delle ricerche hanno dimostrato che il Tai chi aiuta ad abbassare il livello di costerolo, migliora le funzioni cardiovascolari e respiratorie, riduce i sintomi della sindrome da deficit di attenzione e iperattività (ADHD), riduce la gravità del diabete e migliora la salute generale delle persone.
Recentemente, i ricercatori hanno scoperto che il Tai chi aiuta anche a ridurre il dolore e migliora l’attività del ginocchio nelle persone anziane sofferenti di artrosi.
L’artrosi del ginocchio è purtroppo molto comune tra le persone anziane, secondo l’americano Centers for Disease Control and Prevention (CDC) questo problema colpisce circa 4,3 milioni di americani oltre i sessant’anni. Questa malattia del ginocchio causa rigidità, movimento limitato, aumenta il rischio di cadute e di fratture, contribuisce alla sensazione di depressione e riduce la qualità di vita delle persone. Molte persone si afffidano agli antidolorifici per sopportare il dolore causato dall’artrosi, o si sottopongono a un’operazione del ginocchio per ripristinare la mobilità delle articolazioni colpite.
Alcune persone riescono ad ottenere dei modesti miglioramenti attraversi l’esercizio  e la fisioterapia.

 

 

Dolore, Affrontare la malattia,

il Tai Chi può aiutare

 

18 ottobre 2011 —  REPUBBLICA.IT,  pagina 41   sezione: Salute

 

Rende il corpo più agile e armonioso, migliora la postura, ha un effetto benefico sul sistema nervoso e sulla circolazione. E già per questi motivi varrebbe la pena praticare il Tai Chi Chuan. Ma c’è molto di più perché la valenza terapeutica di questa antica arte marziale va oltre riuscendo persino a migliorare la vita dei pazienti con insufficienza cardiaca. Lo dimostra una ricerca, pubblicata sugli Archives of Internal Medicine, condotta al Beth Israel Deaconess Medical Center di Boston su 100 pazienti con scompenso cardiaco. «Questo studio è molto importante perché presenta risultati statisticamente validi in pazienti anziani che, a causa dell’insufficienza cardiaca, hanno molta difficoltà a svolgere esercizi fisici anche leggeri» commenta Francesco Bottaccioli, direttore della Scuola internazionale di medicina avanzata e integrata e di scienze della salute.

«Il gruppo che ha seguito il Tai Chi ha mostrato un miglioramento in tutti i parametri, ma ha raggiunto un’ampia significatività statistica nel test che misura la qualità della vita che raccoglie dati sia sulla salute fisica che su quella psicologica. Mentre il gruppo di controllo ha mantenuto lo stesso (non positivo) punteggio sulla qualità della vita, il gruppo del Tai Chi l’ha migliorato di tre volte». La “meditazione in movimento” che caratterizza il Tai Chi è anche alla base del progetto Kids Kicking Cancer ideato da Rabbi Goldberg per aiutare i bambini oncologici a gestire il dolore ed accettare al meglio possibile la loro malattia. «Il concetto da cui partiamo» spiega il rabbino, che dal Michigan (Usa) sta provando a far partire il progetto anche in Italia (al Bambino Gesù di Roma, con l’aiuto di Pfizer), «è quello di portare nel bambino energia per creare pace e relax grazie al movimento e soprattutto alla respirazione profonda che crea le condizioni migliori per affrontare con successo il dolore, la paurae l’ansia». Con risultati più che tangibili come dimostra un report stilato dal Center for Disease Control di Atlanta per valutare la gestione del dolore.

L’impatto è stato valutato su 244 bambini che lamentavano un livello di dolore classificato con una scala da 1 a 10. Di questi, l’88,1% ha descritto un miglioramento dei loro sintomi dopo aver svolto lezioni di arti marziali. Dai bambini alla Terza Età: il British Journal of Sports Medicine ha pubblicato uno studio che rianalizzando ben 35 ricerche dimostra come il Tai Chi, possa ridurre il rischio di cadute e fratture.

Una funzione terapeutica confermata anche dalle Linee guida delle Società geriatriche americana e britannica. «Il Tai Chi è adatto sia per i giovani come prevenzione medica e pratica meditativa che per gli anziani a tutela della propria salute», conclude Luca Barattini che insegna da 10 anni Tai Chi terapeutico.

- IRMA D’ARIA

 

 

Tai Ji e Neuroriabilitazione

 

Anche al San Raffaele Portuense di Roma si sta sperimentando il Tai Ji Quan per aiutare i ‘malati’ di Parkinson. La pratica dell’antica arte marziale infatti favorisce il recupero della coordinazione del movimento. Per il San Raffaele di Roma lo sviluppo di competenze e organizzazione, di studi e ricerche per meglio affrontare la patologia del Parkinson è una lunga tradizione. In collaborazione con l’Università di Tor Vergata è stato ora messo a punto un insieme di programmi di riabilitazione specifica come, ad esempio, quello incentrato sul Tai Ji.

 

“La malattia di Parkinson è la più comune del sistema nervoso centrale dovuta alla degenerazione cronica e progressiva di quell’area del cervello in cui viene prodotta la dopamina, un neurotrasmettitore essenziale per il controllo dei movimenti corporei in sui svolge una attività inibitoria. Nell’organismo si crea perciò uno squilibrio fra i meccanismi inibitori e quelli eccitatori, a favore di questi ultii, provocando tremore a riposo, instabilità posturale, disturbi della parola e della scrittura, turbe vegetative e spesso sintomi ansiosi e depressivi.”

“Il Tai Ji Quan, nato come arte marziale, con il tempo si è evoluto come una pratica psicomotoria particolarmente adatta alla popolazione anziana in grado di migliorare l’autostima, ridurre l’ansia, aumentare la resistenza cardiorespiratoria, la forza muscolare e l’equilibrio.” Il Tai Ji in effetti può essere ritenuto, da noi occidentali, una scienza esatta, dal momento che riesce a sincronizzare non solo i movimenti biomeccanici del corpo, ma anche ‘pensieri’ ed ‘emozioni’ che ben sappiamo possono essere all’origine di discrasie.

Sono molti ormai gli studi sugli effetti del Tai Ji, soprattutto negli USA e nel nord Europa, che ne dimostrano la utilità per gli anziani (e meno anziani) che lo praticano. I praticanti infatti hanno un controllo (consapevolezza) dell’equilbrio simili ai soggetti più giovani.
“Il Tai Ji è una scienza ed è un ‘arte, con il corpo rilassato e la mente allo stesso tempo calma e concentrate, che prevede un inizio caratterizzato da posture semplici e di maggiore stabilità con una graduale progressione delle difficoltà che implicano rotazioni globali del tronco e della testa abbinate a trasferimenti del peso del corpo da un piede all’altro. Si è pendsato di utilizzarlo nei parkinsoniani perchè questi pazienti sofforno di una progressiva instabilità posturale che fa lievitare la paura di cadere, riducendo ulteriormente la mobilità.” Così dice Liana Bestavashvili, neurologa, responsabile del programma di neuroriabilitazione del San Raffaele Portuense.

 

fonte: “Il Giornale” 19/07/2010 pag 34

 

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Insufficienza cardiaca: due ore di Tai Chi
a settimana migliorano la qualità della vita

Praticare il Tai Chi due volte a settimana migliora la qualità della vita di chi soffre di insufficienza cardiaca cronica. È quanto emerge da uno studio pubblicato su Archives of Internal Medicine dai ricercatori dell’Harvard Medical School di Boston (Usa), secondo cui la disciplina orientale non solo può essere praticata da questi pazienti – ai quali, invece, è vietata ogni altra forma di attività fisica – ma garantisce loro numerosi benefici.

La ricerca è stata condotta su 100 soggetti affetti da insufficienza cardiaca sistolica, esaminati dal 2005 al 2008 e suddivisi in due gruppi. Al primo, composto da 50 pazienti, è stato assegnato il compito di svolgere un’ora di Tai Chi due volte a settimana per tre mesi. Al termine dell’esperimento è emerso che, rispetto al gruppo di controllo, la qualità della vita di chi aveva praticato la disciplina era significativamente migliorata: i pazienti, infatti, mostravano un maggior benessere e più fiducia nell’eseguire gli esercizi fisici e i compiti di tutti i giorni.

“Storicamente i pazienti con insufficienza cardiaca sistolica cronica sono considerati troppo fragili per poter praticare esercizi fisici”, spiegano gli autori secondo i quali, invece, “il Tai Chi è sicuro, può aiutarli a svolgere le attività quotidiane e migliorarne la qualità della vita e l’umore”.

di Nadia Comerci (01/05/2011)

Depressione e diabete: l’arte del Tai Chi
alleata del benessere

Seguire un corso di Tai Chi potrebbe aiutare a contrastare diabete e depressione con una sola mossa, secondo quanto emerge dallo studio condotto dai ricercatori dell`University of Queensland di Brisbane St Lucia, in Australia.
La ricerca ha dimostrato che è sufficiente seguire per un periodo di tre mesi un programma terapeutico basato sul Tai Chi per ridurre depressione e diabete mellito. Al termine dell`esperimento, infatti, il girovita dei partecipanti era diminuito dal 4-3%, il livello di glucosio nel sangue si era abbassato del 6%, l`ipertensione del 9% e la percentuale di coloro che erano affetti da sindrome depressiva si era ridotta dal 60 al 20%.
“Lo studio – spiega Liu Xin, ricercatore dell`University of Queensland ed esperto della “mind-body therapy” – dimostra che in breve tempo è stato possibile ottenere risultati promettenti solo grazie all`uso degli esercizi, senza intervenire sul regime alimentare dei partecipanti”.

di nadia comerci (05/02/2010)

 

 

 

 

ARTICOLI SUL TAI CHI 2

Tai Chi: 10 benefici e motivi scientificamente provati per praticarlo

 

Scritto da Marta Albè

Creato 11 Dicembre 2014

 

Il Tai Chi è nato in Cina come arte marziale di difesa. Agisce sulla totalità della persona, sia sul corpo che sulla mente. Mira al raggiungimento del benessere completo coinvolgendo muscoli, polmoni, cuore, respirazione e movimenti del corpo.

Nel Tai Chi, ad esempio, si esegue una serie di movimenti lenti e circolari, come in una danza silenziosa. Ci si ricarica di energia o ci si rilassa proprio grazie ai movimenti del corpo. Le tecniche del Tai Chi hanno radici antichissime e si rifanno, tra l’altro, al Taoismo. Ancora oggi il Tai Chi è molto più di una semplice ginnastica. La scienza la sta prendendo in considerazione come forma di prevenzione e di medicina complementare e alternativa.

Ecco alcuni dei principali benefici del Tai Chi.

1) Invecchiare bene

Il Tai Chi è un vero e proprio toccasana per la salute degli anziani dopo i 60 anni, quando il corpo comincia a mostrare i segni di indebolimento. Lo afferma uno studio pubblicato sull’European Journal of Preventive Cardiology e promosso dall’Hong Kong Polytechnic University. Su 69 soggetti anziani osservati, 29 praticavano Tai Chi da 3 anni o più per almeno un’ora e mezza alla settimana. I risultati hanno mostrato che questi soggetti risultavano più in salute soprattutto per quanto riguarda pressione arteriosa, resistenza vascolare e pressione del polso. Il Tai Chi prevede movimenti dolci e armonici che si possono praticare anche in età avanzata.

Leggi anche: Tai Chi: la ricetta per invecchiare bene

2) Ridurre lo stress

Come fare per ridurre lo stress? Innanzitutto è bene ritagliarsi un momento di relax ogni giorno. E il vostro rilassamento può essere accompagnato proprio dal Tai Chi, che può unire i benefici della meditazione a quelli del movimento. Con i suoi gesti lenti e circolari il Tai Chi non solo rende il copro agile e armonioso, ma ha anche un effetto benefico sul sistema nervoso, con una conseguente riduzione dello stress.

Leggi anche: 10 modi a impatto zero per ridurre lo stress

3) Abbassare la glicemia

Il Tai Chi sarebbe benefico per abbassare la glicemia e indicato in particolare a chi soffre di diabete di tipo 2. Lo studio è stato condotto su un gruppo di diabetici coreani e ha avuto una durata di sei mesi. La pratica del Tai Chi è stata costante e regolare ed ha condotto ad una riduzione notevole della glicemia a digiuno. I pazienti hanno imparato a gestire meglio la malattia e a vivere con più energia e vitalità.

Leggi anche: Tai Chi: e l’arte marziale ti cura il diabete

4) Ridurre pressione alta e colesterolo

La pratica del Tai Chi potrebbe essere utile per ridurre la pressione alta e il colesterolo. Lo hanno rilevato alcuni studi condotti presso l’Università di Taiwan, luogo dove per eccellenza gli abitanti praticano questa disciplina. Nel corso degli anni la scienza ha iniziato a confermare i numerosi benefici per la salute psico-fisica che questa pratica antica può apportare nella nostra vita quotidiana. Il Tai Chi forse non può fare miracoli, ma tentar non nuoce, visto che fare un po’ di attività fisica in più può essere un vero toccasana.

Leggi anche: Pressione alta: 10 rimedi naturali per abbassarla

5) Benessere del cuore

Tai Chi, benefico per il cuore e indicato per chi ha problemi di insufficienza cardiaca. Lo evidenzia uno studio condotto dal Beth Israel Deaconess Medical Center di Boston su 100 pazienti. Il Tai Chi ha un impatto positivo sulla qualità della vita e sul benessere. Ha permesso ai pazienti di vincere la pigrizia e allo stesso tempo di non compiere sforzi eccessivi senza rinunciare a fare movimento.

6) Dormire meglio

Praticare il Tai Chi può rivelarsi utile in caso di problemi del sonno. Presso l’Università della California è stato condotto uno studio su 112 persone anziane con disturbi del sonno moderati. Sedici settimane di pratica del Tai Chi hanno migliorato la qualità della vita e la durata del sonno in modo significativo. Lo studio è stato pubblicato nel numero di luglio 2008 della rivista scientifica Sleep.

7) Riprendersi dopo un ictus

Come evidenziato dall’Università di Harvard, uno studio pubblicato nel numero di gennaio 2009 della rivista scientifica Neurorehabilitation and Neural Repair ha rivelato che in 136 pazienti che avevano avuto un ictus almeno 6 mesi prima, 12 settimane di pratica del Tai Chi hanno contribuito a migliorare l’equilibrio, accompagnate da un programma di riabilitazione composto da esercizi di respirazione, di stretching, per i muscoli e per le articolazioni, e da passeggiate a piedi.

8) Trattare i sintomi della depressione

Uno studio pubblicato sull’American Journal of Geriatric Psychiatry ha evidenziato che accompagnare i comuni trattamenti per i sintomi della depressione con il Tai Chi può aiutare a migliorare la qualità della vita e lo stato di salute dei pazienti. Lo studio è stato condotto su persone anziane che, nonostante l’avanzazmento dell’età, hanno potuto praticare il Tai Chi grazie ai suoi movimenti lenti e delicati.

9) Benefici per il cervello e la concentrazione

I ricercatori della University of South Florida hanno collaborato con gli esperti cinesi per approfondire i benefici del Tai Chi sul cervello. Hanno scoperto che, dopo 40 settimane, coloro che avevano praticato il Tai Chi tre volte alla settimana hanno beneficiato dei maggiori miglioramenti per il cervello, in particolare per quanto riguarda il suo volume, che potrebbe ridursi con l’avanzare dell’età. Ciò sarebbe dovuto all’elevato livello di attenzione e di concentrazione necessario per eseguire in modo corretto i movimenti del Tai Chi.

10) Benefici per le articolazioni

Uno studio condotto presso il Tufts Medical Center ha evidenziato che gli adulti che soffrivano di osteoartrite alle ginocchia hanno visto un vero e proprio miglioramento dei sintomi per quanto riguarda il dolore e la funzionalità delle articolazioni praticando tai chi due volte alla settimana. Oltre ai benefici per il corpo, le ricerche hanno evidenziato effetti positivi del Tai Chi per alleviare l’ansia e per migliorare la respirazione, grazie a una combinazione di movimento e meditazione.

Marta Albè

 

Tai Chi: la ricetta per invecchiare bene

 

Scritto da Roberta Ragni

Creato 05 Aprile 2012

 

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Tai Chi e anziani – Un’arte marziale cinese, nata come tecnica di combattimento e oggi conosciuta come ginnastica e come tecnica di medicina preventiva, potrebbe migliorare la salute del cuore degli anziani: è il Tai Chi, o taijiquan, tecnica legata al movimento fisico e a una profonda filosofia di vita che affonda i suoi contenuti in antichissime teorie come quella del Bagua, dell’Yi Jing, ovvero dell’eterna alleanza degli opposti e, più in generale, del Taoismo.

La lista delle sue implicazioni positive sulla salute si allunga sempre di più e oggi scopriamo, grazie a uno studio pubblicato sull’European Journal of Preventive Cardiology  e promosso dall’Hong Kong Polytechnic University  , che il Tai Chi, che consiste principalmente nell’esecuzione di una serie di movimenti lenti e circolari che ricordano una danza silenziosa, ma che in realtà mimano la lotta con un opponente immaginario, è un vero e proprio toccasana per la salute degli anziani dopo i 60 anni, quando il corpo comincia a mostrare i segni di indebolimento.

I ricercatori hanno analizzato 69 soggetti anziani, tenendoli sotto osservazione, tra cui 29 praticavano Tai Chi da almeno 3 anni per almeno un’ora e mezza alla settimana . I risultati hanno mostrato che questi soggetti risultavano più in salute in quasi tutte le osservazioni emodinamiche, tra cui la pressione arteriosa, la resistenza vascolare e la pressione del polso. Un miglioramento significativo e’ stato registrato, inoltre, in merito alla conformità delle arterie grandi e piccole (dal 40-44 per cento in piu’) e alla forza muscolare, in particolare del ginocchio. Insomma, erano più tonici e in salute rispetto a coloro che non lo avevano mai praticato.

William Tsang, principale autore dell’indagine, ha spiegato che “questo è il primo studio che esamina i possibili effetti del Tai Chi sulla compliance arteriosa, confrontando i praticanti anziani Tai Chi con i coetanei non praticanti. Riteniamo che il miglioramento provocato dagli esercizi dipenda dalla combinazione di allenamento aerobico, stretching, concentrazione mentale e meditazione promossa dai movimenti tipici del Tai Chi. Un ulteriore vantaggio che favorisce l a promozione della disciplina tra gli anziani – ha concluso – è che può essere praticata in qualsiasi momento e ovunque, senza vincoli di apparecchiature o palestre” .

Un’ulteriore conferma, insomma, della validità della “ricetta” che gli antichi cinesi ci hanno tramandato grazie a questa disciplina che agisce sulla totalità della persona, nella sua armonica fusione di corpo e spirito, per raggiungere un benessere completo, coinvolgendo muscoli, polmoni, cuore e mente.

Roberta Ragni

 

Il Tai Chi contro i problemi di cuore e l’insufficienza cardiaca

 

Scritto da Verdiana Amorosi

Creato 28 Aprile 2011

 

Sembrerà strano, ma esercitarsi con il Tai-Chi, la disciplina che si può praticare anche nei parchi in questo periodo e molto diffusa negli Stati Uniti, fa bene alla salute di tutti. Anchedei malati cardiaci. E se si effettua l’allenamento con regolarità, un’ora per due voltealla settimana, gli effetti di questa attività evidenziano grandi benefici per la salutedell’uomo.

A rivelarlo è uno studio pubblicato su Archives of Internal Medicine dai ricercatori americani dell’Harvard Medical School di Boston, in cui emergono tutti gli effetti positivi di questa disciplina orientale, che invita al movimento ma allo stesso tempo anche alla riflessione.

La ricerca è stata effettuata su 100 soggetti con insufficienza cardiaca sistolica, chesono stati suddivisi in due gruppi distinti per essere poi monitorati attentamente perben tre anni, dal 2005 al 2008. Il primo gruppo, composto da 50 pazienti, aveva il compito di svolgere un’ora di Tai Chi due volte a settimana per tre mesi. L’altro è stato invece escluso da questa attività.

Risultato? Alla fine dei tre mesi, in seguito ad un controllo dello stato di salute dei pazientidei due gruppi, è emerso che la qualità della vita di chi aveva praticato il Tai Chi era migliorata nettamente: i pazienti mostravano una migliore forma fisica e mentale ed evidenziavano una maggiore fiducia nell’eseguire sia gli esercizi fisici che le quotidiane attività di routine.

“I pazienti con insufficienza cardiaca sistolica cronica sono sempre stati consideratitroppo fragili per poter praticare esercizi fisici – hanno detto gli autori dello studio-. Il Tai Chi, invece, risulta sicuro, e può aiutarli a svolgere le attività quotidiane e amigliorare la qualità della vita e l’umore”.
Che voi abbiate un’insufficienza cardiaca o meno, che ne dite di un po’ di Tai Chi nel parco? Non è un caso che da molti questa pratica è stata definita la “meditazione che incontra il movimento”.

Verdiana Amorosi

 

 

Tai Chi: chi lo pratica si mantiene piu’ giovane

 

Scritto da Francesca Biagioli

Creato 30 Maggio 2014

 

 

Il Tai Chi come tante altre discipline e pratiche di origine orientale, offre molti benefici sia a livello fisico che psicologico. Ora una nuova ricerca ha scoperto che l’antica arte marziale cinese è molto utile anche a rallentare il processo dell’invecchiamento agendo come una sorta di trattamento anti-age direttamente sulle cellule.

Ad arrivare a questa conclusione sono stati i ricercatori del China Medical University Hospital di Taichung (a Taiwan) che hanno visto pubblicata la loro ricerca su Cell Transplantation. Il team di scienziati ha voluto analizzare l’effetto del Tai Chi e della camminata a passo veloce sulla longevità attraverso l’utilizzo di un campione di giovani al di sotto dei 25 anni divisi in 3 gruppi: il primo praticava il Tai Chi (TCC), il secondo la camminata a passo veloce (BW) e il terzo non faceva nessun esercizio particolare (NEH).

Al termine dell’esperimento, dopo un anno, attraverso delle analisi specifiche si è visto che il gruppo di giovani che praticava Tai Chi, aveva un incremento delle cellule 34 (o CD34+), cellule staminali particolarmente importanti, in grado di sostenere diverse funzioni del nostro corpo in modo da aiutarlo a mantenersi giovane. Inoltre, come ha dichiarato Shinn-Zong Lin, autore principale dello studio: “E’ possibile che il Tai Chi possa promuovere la vasodilatazione e aumentare il flusso di sangue”.

Il campione di persone che hanno partecipato allo studio è stato scelto appositamente così giovane per evitare che i risultati potessero essere falsati da altri fattori relativi alla persona come assunzione di farmaci, malattie croniche, ecc. Inoltre perchè gli organismi giovani hanno maggiore velocità di rinnovo cellulare.

Considerando che la corsa veloce può richiedere uno spazio più ampio o più strumenti, il Tai Chi sembra essere una scelta più facile e più conveniente di esercitazione anti-invecchiamento” ha dichiarato Lin.

Francesca Biagioli

Tai Chi per il cuore degli anziani

Il mondo accademico torna ad occuparsi della disciplina orientale del tai chi, donando nuovo lustro ad una pratica diffusa, ma di cui non si conoscono ancora tutti i benefici.

Il Tai Chi, infatti, non è solo un toccasana per la mente e per la forma fisica e la lista delle sue implicazioni positive sulla salute si allunga sempre di più.

Sapevamo già che può aiutare ad abbassare i livelli glicemici nei malati di diabete, in particolare quello di tipo 2, che può avere effetti molto positivi anche su coloro che soffrono di depressione, che è straordinariamente efficace per la prevenzione delle cadute delle persone anziane e che migliora la qualità della vita delle persone che soffrono di insufficienza cardiaca cronica.

E proprio del legame tra thai chi e benessere del cuore degli anziani si è occupata una ricerca dell’Hong Kong Polytechnic University, pubblicata sull’European Journal of Preventive Cardiology, che coinvolto 65 soggetti anziani: 29 reclutati da una palestra di Tai Chi che avevano praticato gli esercizi per almeno un’ora e mezza alla settimana per tre anni, e 36 persone senza alcuna esperienza di Tai Chi.

Ebbene, i soggetti che praticavano Tai Chi erano più in salute in quasi tutte le osservazioni emodinamiche, tra cui la pressione arteriosa, la resistenza vascolare e la pressione del polso. Inoltre, si è registrato un miglioramento anche per quanto riguarda la conformità delle arterie grandi e piccole (dal 40-44% in più) e alla forza muscolare, in particolare del ginocchio.

William Tsang, principale autore dell’indagine, ha dichiarato: “Riteniamo che il miglioramento provocato dagli esercizi dipenda dalla combinazione di allenamento aerobico, stretching, concentrazione mentale e meditazione promossa dai movimenti tipici del Tai Chi. Un ulteriore vantaggio che favorisce la promozione della disciplina tra gli anziani – ha concluso – è che può essere praticata in qualsiasi momento e ovunque, senza vincoli di apparecchiature o palestre“.

Un’ulteriore conferma della validità della “ricetta” che i popoli antichi ci hanno tramandato. Se i latini dicevano “mens sana in corpore sano”, i cinesi erano altrettanto consci della necessità di agire sulla totalità della persona, nella sua armonica fusione di corpo e spirito, per raggiungere un benessere completo.

 

Parkinson: il Tai Chi aiuta a mantenere l’equilibrio

Il Tai Chi potrebbe essere una valido aiuto nel trattamento del morbo di Parkinson. I suoi movimenti lenti e controllati, infatti, possono contrastare i disturbi dell’equilibrio tipici delle persone affette dalla malattia, e i miglioramenti durano almeno tre mesi.

Lo rivela uno studio condotto da Li Fuzhong, docente del Research Institute Oregon di Eugene negli Stati Uniti.
L’autrice ha analizzato 195 anziani divisi in due gruppi: uno è stato sottoposto ad esercizi di Tai Chi progettati per migliorare l’equilibrio centrale del corpo durante gli spostamenti e allenare la forza e la resistenza; l’altro è stato sottoposto ad esercizi di stretching.

 

Dopo 24 settimane di corso, il primo gruppo ha migliorato le sue prestazioni, mentre il secondo ha evidenziato un calo della propria condizione motoria. Tre mesi dopo il test, nel gruppo allenato col Tai Chi persistevano alcuni tra i benefici ottenuti, come una maggiore percezione dell’equilibrio e una minore incidenza di cadute.

L’antica arte marziale cinese – oggi sempre più conosciuta come ginnastica e tecnica di medicina preventiva – si è rivelata dunque un valido aiuto nel migliorare la difficoltà a muovere i piedi e a stare in piedi.
E’ bene chiarire che non stiamo andando a sbarazzarci dei sintomi – spiega la Fuzhong –. Il Tai Chi non è una droga né una cura, ma può aiutare ad alleviare le difficoltà, a rallentare la progressione della malattia e a diminuire l’incidenza delle cadute negli anziani. Il nostro studio lo dimostra”.

 

Fabrizio Giona

 

Tai-chi, un valido aiuto per chi soffre di scompensi cardiaci

Dettagli

Il mondo accademico torna ad occuparsi della disciplina orientale del tai chi, donando nuovo lustro ad una pratica diffusa, ma di cui non si conosco ancora tutti i benefici. Il Tai Chi, infatti, non è solo un toccasana per la mente e per la forma fisica e la lista delle sue implicazioni positive sulla salute si allunga sempre di più.

Sapevamo già che può aiutare ad abbassare i livelli glicemici nei malati di diabete, in particolare quello di tipo 2, che può avere effetti molto positivi anche su coloro che soffrono di depressione, che è straordinariamente efficace per la prevenzione delle cadute delle persone anziane e che migliora la qualità della vita delle persone che soffrono di insufficienza cardiaca cronica.

E proprio del legame tra tai chi e benessere del cuore si è occupata una ricerca del Beth Israel Deaconess Medical Center di Boston che ha analizzato gli effetti del tai chi su pazienti con scompensi cardiaci.

100 pazienti, tutti con scompenso cardiaco, sono stati suddivisi in due gruppi: il primo è stato sottoposto a lezioni di tai-chi della durata di un’ora, due volte alla settimana per 3 mesi; l’altro gruppo ha seguito, invece, lezioni di educazione alla salute condotte sempre della durata di un’ora e ripetute due volte alla settimana per tre mesi.

Alla fine dell’esperimento gli scienziati hanno scoperto che coloro che avevano praticato il tai-chi avevano potuto giovare di un grosso miglioramento della qualità della vita, dell’umore e della fiducia nelle proprie capacità di svolgere esercizi o attività fisica in generale.

Innescando una reazione positiva, tutto ciò, si era tramutato in una maggiore propensione all’impegno e allo sforzo fisico, validi antidoti alla pigrizia, che può peggiorare le condizioni dei malati di scompensi cardiaci che necessitano, invece, di movimento, seppur controllato.

La responsabile della ricerca Gloria Yeh  spiega, infatti, che “in passato i pazienti con scompenso sono sempre stati considerati troppo fragili per qualsiasi tipo di esercizio fisico: fino agli inizi degli anni ’90 la prescrizione di astenersi da qualsiasi attività era comune. In realtà oggi sappiamo che non è così e abbiamo deciso di mettere alla prova il tai-chi perché si tratta di un’attività “dolce”, un esercizio “meditativo” che non dovrebbe comportare sforzi eccessivi ma al contempo potrebbe essere vantaggioso per impedire la totale immobilità dei pazienti, che innesca un circolo vizioso peggiorando ulteriormente le capacità di movimento”.

Un’ulteriore conferma della validità della “ricetta” antica che i popoli antichi ci hanno tramandato. Se i latini dicevano “mens sana in corpore sano”, i cinesi erano altrettanto consci della necessità di agire sulla totalità della persona, nella sua armonica fusione di corpo e spirito, per raggiungere un benessere completo.

 

Roberta Ragni

 

Tai Chi: dalla Cina un aiuto per chi soffre di insufficienza cardiaca cronica

 

Dalla Cina con furore: una delle arti marziali più antiche d’Oriente, il tai chi, accorre in aiuto di chi soffre di cuore.

Ebbene sì, vi avevamo già parlato di come questa pratica che unisce meditazione e movimento potesse essere utile nella cura del diabete e della depressione, o nella prevenzione delle cadute nelle persone anziane. Ora una nuova ricerca condotta dall’Harvard Medical School e pubblicata su Archives of Internal Medicine, dimostra che il thai chi migliora la qualità della vita delle persone che soffrono di insufficienza cardiaca cronica.

Lo studio, guidato dalla dottoressa Gloria Y. Yeh, è stato condotto su 100 soggetti affetti da questa patologia, esaminati dal 2005 al 2008 e suddivisi in due gruppi. Il primo ha svolto un’ora di Tai Chi due volte a settimana per tre mesi, mentre il secondo ha seguito solo una formazione teorica. Al termine dell’esperimento è emerso che i pazienti che avevano praticato l’arte marziale cinese rispondevano meglio alle terapie proposte e riuscivano a svolgere con maggiore sicurezza le attività quotidiane.

A questo tipo di pazienti è solitamente vietato ogni genere di attività fisica; il thai chi invece, conclude la dottoressa Yeh, possiede una modalità multi-componente formativa mente-corpo che è sicura e ha buoni tassi di adesione, può fornire un valore aggiunto nel migliorare l’esercizio quotidiano, la qualità della vita, auto-efficacia e l’umore nei fragili, debilitati pazienti con insufficienza cardiaca sistolica.

Questa malattia provoca infatti affaticamenti, nausee e gonfiori, tutti fattori che portano spesso alla depressione per l’impossibilità di vivere la quotidianità in maniera normale.

Due ore di tai chi alla settimana, coadiuvate dalle giuste terapie e da uno stile di vita sano e regolare, possono però aiutare i pazienti a riconquistare la fiducia in se stessi, praticando una disciplina che non comporta rischi di stress o movimenti bruschi e improvvisi. 

Eleonora Cresci

Tai chi: un aiuto per gli anziani contro le cadute

 

 

In un periodo nel quale l’attenzione al benessere diventa un mito, i metodi e le tecniche di rilassamento e di cura del corpo si moltiplicano, colorandosi anche di un fascino esotico, l’interesse per il thai chi è destinato ad aumentare.
Questa antichissima arte marziale cinese, sintesi tra meditazione in movimento e sistema di lotta, ha tuttavia i requisiti giusti per meritare tanta attenzione. E’ una disciplina completa, dagli effetti terapeutici provati anche scientificamente.

Abbiamo già visto che diversi studi hanno dimostrato le proprietà benefiche di questa arte marziale nella cura del diabete e della depressione. Ora una nuova ricerca condotta dalle Società Geriatriche della Gran Bretagna e degli Stati Uniti dimostra che la pratica di questa arte marziale è straordinariamente efficace per la prevenzione delle cadute delle persone anziane. Lo studio è pubblicato sul Journal of the American Geriatrics Society.

Attraverso i suoi movimenti lenti, dolci e consapevoli, uniti a tecniche di respirazione, il thai chi consente di raggiungere  l’armonia e il corretto equilibrio tra corpo e mente. La parola chiave è proprio equilibrio: è questo infatti a garantire anche la stabilità e la coordinazione dei movimenti evitando le cadute che, come ricorda Mary Tinetti, che ha partecipato alla ricerca “al pari delle malattie cardiocircolatorie, sono il principale problema di salute per gli anziani, ma con una corretta serie di esercizi possono essere ridotte del 55%”.
Naturalmente la pratica di questa disciplina deve essere associata ad altri sistemi di prevenzione, quali l’assunzione di vitamina D, in grado di rinforzare le ossa, e l’abbandono del consumo di sonniferi ed antidepressivi che attenuano la prontezza di riflessi e riducono le capacità di coordinazione. Se il thai chi è stato riconosciuto un valido strumento terapeutico anche nella cura della depressione, si presenta allora come un valido alleato nel combattere gli stati  di calo dell’umore che spesso possono colpire gli anziani.

Lo studio costituisce un’ulteriore prova della necessità di agire sulla totalità della persona, nella sua armonica fusione di corpo e spirito, per raggiungere un benessere completo.

Francesca Di Giorgio

 

Tai Chi, la cura per diabete e depressione

 

Una disciplina antica basata sul respiro che sta riscoprendo i consensi scientifici anche dal mondo accademico.

Se due ricerche parallele sono una buona garanzia, la terza dà la certezza assoluta. Vi avevamo già detto che l’Università della Florida e la Chungnam National University avevano dimostrato che la pratica del tai Chi ha effetti benefici sul diabete, in quanto consente di abbassare la glicemia.

Ebbene la terza conferma viene dai ricercatori australiani, dell’University of Queensland di Brisbane St Lucia. Nato come sistema di autodifesa, il Tai Chi si è trasformato nel corso dei secoli in una raffinata forma di esercizio per la salute ed il benessere. Attraverso questa arte si impara a tranquillizzare la mente, a muovere il corpo in modo rilassato e consapevole, a calmare il respiro. E gli effetti positivi si estendono a tutto l’organismo, fino a determinare, appunto, un abbassamento dei valori della glicemia, nelle persone affette da diabete mellito.

I ricercatori hanno sottoposto alcuni pazienti a un programma terapeutico, della durata di tre mesi, incentrato sulla pratica del tai Chi. Al termine di questo periodo, il girovita dei partecipanti allo studio si era ridotto di circa il 4%, l’ipertensione era scesa del 9% ed il livello di glucosio del 6%. Risultati estremamente confortanti, dunque. Ma non è tutto.

Scopo ultimo del tai Chi è stimolare il libero fluire dell’energia vitale, ristabilendo, in tal modo, armonia ed equilibrio tra corpo, mente e spirito. Non sono soltanto parole, non è la semplice enunciazione di una filosofia per attrarre pubblico. I ricercatori dell’University of Queensland hanno infatti rilevato che questa arte ha effetti molto positivi anche su coloro che soffrono di depressione: la pratica del tai Chi per tre mesi, infatti, portava ad una riduzione della percentuale di individui affetti da sindrome depressiva dal 60% al 20%.

Dati significativi, dunque: vale sicuramente la pena di approfondire questo filone, soprattutto se tra le possibilità per alleviare patologie serie come diabete e depressione, rientra un esercizio fisico per di più molto leggero, che esclude quindi l’assunzione massiccia di farmaci.

Francesca Di Giorgio

Tai Chi: e l’arte marziale ti cura il diabete

 

Arriva dalla Cina un nuovo metodo per sconfiggere il diabete. O meglio: nuovo mica tanto, visto che si parla dell’arte marziale del Tai Chi, che di anni sul groppone ne ha un bel po’.

E allora, cosa c’entra il tai Chi col diabete, in particolare quello di tipo 2? Ce lo dice uno studio condotto dai ricercatori dell’Università della Florida e della coreana Chungnam National University e pubblicato sul Journal of Alternative and Complementary Medicine.

Nei casi di diabete di tipo 2, il Tai Chi, che consiste nell’eseguire una serie di movimenti lenti e circolari simili a una danza silenziosa, sarebbe in grado di far abbassare la glicemia.

Lo studio è durato sei mesi e ha visto coinvolti diversi adulti coreani diabetici. A metà dei partecipanti è stato fatto praticare il Tai Chi per due giorni a settimana in una struttura specifica sotto la supervisione di un istruttore e per altri tre giorni di prove a casa propria, mentre l’altro gruppo non ha eseguito alcun esercizio.

Al termine del programma, nei partecipanti che avevano fatto tai Chi si è riscontrata una notevole riduzione del livello glicemico a digiuno. In più, queste persone hanno imparato a gestire meglio la malattia e a vivere con più energia e vitalità. Le condizioni dell’altro gruppo, invece, sono rimaste invariate.

Così, secondo i ricercatori, il Tai Chi dà gli stessi benefici degli esercizi aerobici sul controllo del diabete, ma “la differenza è che il Tai Chi è un tipo di esercizio a basso impatto, il che significa che è meno stressante per ossa, articolazioni e muscoli che non un’intensa attività fisica”.

Germana Carillo

 

 

 

 

 

ARTICOLI SUPEREVA

 

Le Posizioni Corrette per la Pratica del Tai Chi Chuan:

l’ Allineamento Posturale (I)

 

Durante la pratica del Taiji Quan vogliamo che la nostra energia fluisca e si sviluppi in forza interna, un segno che pratichiamo correttamente . Per ottenere questo abbiamo bisogno che il nostro corpo assuma certe posizioni precise.

Ecco i punti fondamentali su cui lavorare per ottenere una corretta postura

1) Piegare le ginocchia e flettere le articolazioni delle anche

Questo è importante perché le gambe sono la base che sostiene il busto. Piegare le ginocchia e flettere le articolazioni delle anche può offrire una buona base. Se quando abbiamo ginocchia piegate e anche flesse sentiamo di essere seduti su di uno sgabello invisibile è più importante che le gambe sono stabili, allora siamo sulla buona strada. Con la pratica costante gradualmente si riesce a sentire il Qi e lo Jing affondare nei piedi e alla fine tornare su fino alle mani.

2) Mantenere l’arco inguinale arrotondato e sciolto.

L’arco inguinale è dove le gambe si congiungono col corpo. Dovrebbe essere mantenuto tondo come un arco in modo da poter girare o spostare il peso facilmente.

3) Posizione delle natiche.

E’ possibile commettere l’errore di tirare in dentro le natiche e il coccige durante la pratica del Taiji. Questo errore può causare dolori nella parte inferiore della schiena perché questa postura determina un carico eccessivo sulla parte bassa della schiena. Occorre lasciare che le natiche cadano normalmente nella loro posizione naturale. Il Qi può circolare solo se il corpo è interamente rilassato. Se deliberatamente tiriamo in dentro le natiche creiamo tensione e pressione che possono soltanto bloccare il flusso di Qi non aiutarlo. Se lasciamo le natiche nella loro posizione naturale la tensione scompare. Quando il Qi vuole salire su le natiche e il coccige saranno tirati in dentro automaticamente per aiutare il Qi ad arrivare fino in cima alla testa. Poi coccige e natiche torneranno nella loro posizione normale, e si muoveranno dentro e fuori tutto il tempo se si è rilassati e si mantiene la giusta postura. Nel Taiji Quan di stile Chen le natiche si trovano in quattro differenti posizioni. Generalmente sono nella loro posizione naturale. Quando il Qi sale su le natiche sono tirate in dentro. Quando si gira a destra la natica destra viene su leggermente mentre la sinistra va leggermente giù. Quando si gira a sinistra, la natica sinistra va su e la destra giù.

 

Le Posizioni Corrette per la Pratica del Tai Chi Chuan:

l’ Allineamento Posturale (II)

Durante la pratica del Taiji Quan vogliamo che la nostra energia fluisca e si sviluppi in forza interna, un segno che pratichiamo correttamente . Per ottenere questo abbiamo bisogno che il nostro corpo assuma certe posizioni precise.

 

Ecco i punti fondamentali su cui lavorare per ottenere una corretta postura

 

4) Mantenere il busto dritto. Quando il busto è diritto l’energia può fluire facilmente dai piedi attraverso la colonna fino alle mani. Questo è benefico per la salute. Dal punto di vista marziale spinte pugni, calci ecc. sono molto più forti quando il busto è dritto. Un modo semplice per mantenere il busto diritto è allineare le spalle con le anche. Ogni volta che ci si muove occorre muovere spalle e anche insieme. Ovvero muovere il busto come un corpo unico. Quando si è in grado di muovere il busto come un’unità sarà facile usare la vita per muovere le braccia. Per fare questo il busto si deve sempre muovere prima per guidare le braccia. E non muovere le braccia da sole.

5) Tenere la testa come appesa ad un filo. Non inclinare la testa avanti o dietro quando si pratica il Taiji Quan, mantenere la testa diritta e immaginare un filo che tira dolcemente la testa verso l’alto dal centro. Tirare leggermente il mento in dentro aiuta la sospensione della testa. Tenere la testa sospesa aiuta a portare l’energia dal coccige o dai piedi fino alla cima della testa. Potremmo dire che senza un torso diritto e una testa dritta non ci potrebbe essere flusso di Qi o di Jing (forza interna). Dopo alcuni anni di pratica costante secondo questi principi, saremo in grado di capire dov’è la linea centrale. E quindi se si perde l’equilibrio si è in grado di riguadagnarlo rapidamente. E si può aggiustare il corpo a seconda della situazione. Flettere le articolazioni delle anche, piegare le ginocchia e tirare su la testa. Sono i tre più importanti requisiti per l’allineamento del corpo. Questo flettere ginocchia e anche aiuta la discesa del Qi fino ai piedi, sospendere la testa aiuta a portare il Qi dai piedi fino in cima alla testa.

 

Le Posizioni Corrette per la Pratica del Tai Chi Chuan: l’ Allineamento Posturale (III)

Durante la pratica del Taiji Quan vogliamo che la nostra energia fluisca e si sviluppi in forza interna, un segno che pratichiamo correttamente . Per ottenere questo abbiamo bisogno che il nostro corpo assuma certe posizioni precise.

 

Prosegue l’analisi dei punti fondamentali su cui lavorare per ottenere una corretta postura:

 

6) Stirare la schiena.

Significa tirare su l’ultima vertebra della colonna cosicché il torso possa allungarsi. Stirare la schiena aiuta a mantenere il corpo diritto. Inoltre aiuta a tirare dentro coccige e natiche al fine di favorire la risalita del Qi in cima alla testa.

7) Rilassare il petto.

Una volta che il Qi ha raggiunto la cima della testa troverà da sé la strada per scendere, di solito attraverso la linea frontale centrale del torso. Occorre rilassare il torace e lasciar affondare le costole per offrire al Qi le condizioni ottimali per affondare.

8) Rilassare e lasciar cadere le spalle.

Occorre sentire le articolazioni delle spalle come se stessero cadendo a terra. Non sollevare le spalle. Altrimenti l’energia salirà con esse, il corpo galleggerà nell’aria e si perderanno facilmente radici ed equilibrio. Inoltre lasciar cadere le spalle è la strada migliore per far sì che il torso e le braccia si comportino come un corpo unico.

9) Lasciar cadere i gomiti.

Aiuta a lasciar cadere le spalle.

10) Sciogliere tutte le articolazioni.

Tutti sanno che bisogna essere rilassati quando si pratica il Taiji Quan, ma non tutti sanno che occorre ugualmente sciogliere e stirare le articolazioni e i tendini. Quando tendiamo la testa verso l’alto e allo stesso tempo mandiamo il bacino verso il basso, allunghiamo la spina dorsale. Quando lasciamo cadere le spalle, i gomiti e i polsi, stiriamo le braccia. Quando pieghiamo le ginocchia e flettiamo le giunture delle anche, stiriamo le gambe. Stirando il corpo in questo modo favoriamo un buon flusso di Qi e un incremento della forza interna.

Ma il più grande segreto è praticare l’equilibrio di Ying e Yang. (…)

 

La Chiave per padroneggiare il Taiji Quan I

Essere “song” è la chiave per padroneggiare il Taiji Quan

 

Essere “song” è la chiave per padroneggiare il Taiji Quan.

E’ difficile tradurre il termine song che significa essere rilassato, non usare forza bruta, stirare e sciogliere tutti i muscoli, i tendini e le articolazioni.

Possiamo dire se un praticante è song testandolo nel “Mani che spingono”. E’ relativamente semplice essere “song” praticando la forma, lo è molto meno contrastando un avversario nel “mani che spingono”.

 

Se si è realmente song, quando si è attaccati si è in grado di controllare facilmente l’attacco. Questo perché tutte le giunture sono sciolte e la forza interna è sempre presente là dove è la mente. Quando le braccia sono in contatto grazie al rilassamento si può (sentire), intuire il movimento successivo dell’avversario e neutralizzarlo contrattaccando allo stesso tempo.

Occorre essere sciolti e morbidi per uscire fuori da situazioni difficili. Scioltezza e rilassamento rendono difficile all’avversario mantenere l’equilibrio. In molti casi basta sciogliere la vita e le anche per risolvere molte situazioni.

Non è possibile raggiungere alti livelli nel Taiji senza essere song (pochi sanno che essere song produce un forte potere).

 

Occorre distinguere tra song e rilassamento.

Song indica l’abilità di un praticante di raggiungere un livello più alto.

Deve essere rilassato, vigile (capace di sentire il movimento successivo dell’avversario), flessibile (capace di seguire), agile (capace di muoversi rapidamente) forte (come ferro avvolto nel cotone) e sicuro (delle sue capacità). Song è il risultato di parecchie migliaia di ore di appropriato allenamento.

Non deriva dall’immaginazione o dal sogno.

Il rilassamento è la base del Song ed implica il rilassamento della mente e del corpo intero.

 

 

La Chiave per padroneggiare il Taiji Quan II

Sciogliere ed allungare tutte le articolazioni del corpo per generare il “Peng Jing” (La “Forza Interna”)

 

La cosa più difficile dell’essere Song è sciogliere e allungare tutte le articolazioni del corpo.

Per questo quando pratichiamo la forma dobbiamo sospendere la testa come fosse appesa ad un filo, affondare la vita per sciogliere e allungare le vertebre del collo e di tutta la colonna, lasciar cadere le spalle ed i gomiti per sciogliere e allungare le braccia, piegare le ginocchia e mantenerle sciolte (per sciogliere ed allungare le gambe). L’allungamento delle articolazioni produce il “Peng Jing” o potere interno. Il rilassamento parte dalla mente; il punto cruciale è sciogliere le articolazioni delle spalle e delle anche. Una volta che queste sono sciolte si è sulla buona strada per essere Song. E’ importante praticare la forma in posizioni basse e strettamente connessi in modo che ogni movimento si generi dalla vita con la cooperazione del Tan Tien. Se la vita non si muove le braccia non dovrebbero muoversi. Se l’interno (il Tan-Tien) non si muove, l’esterno (il corpo) non si dovrebbe muovere. Nella pratica occorre muovere vita e Tan-Tien prima che le braccia si muovano. Non bisogna sottovalutare l’allenamento con le posizioni basse. E’ duro per le gambe, ma scioglie le articolazioni delle anche molto prima delle posizioni alte e accorcia il tempo per diventare Song. Aumenta anche molto la forza interna. Al contrario di quanti pensano che nel Taiji Quan conti più la mente che la forza, la forza interna è assolutamente necessaria e può essere ottenuta sia praticando la forma sia il power training, sia il bastone lungo, il bastone corto, la palla Taiji, il Taiji Qi-Gong ecc.. L’esercizio del power training gioca un ruolo importante nell’aiutare a diventare song e dare forte energia interna. Almeno un terzo dell’allenamento dovrebbe essere dedicato al power training.

 

La Chiave per padroneggiare il Taiji Quan III

La chiave di volta per divenire “song” è nell’articolazione delle anche

 

 

 

E’ importante sottolineare che la chiave di volta per divenire song è nell’articolazione delle anche.

Ma Hong sostiene che quando le anche sono sciolte le altre articolazioni, a cominciare dalle spalle seguono facilmente. I classici dicono: la prima cosa è che ogni movimento dovrebbe partire dal busto e dalla vita e che per qualsiasi carenza la soluzione dovrebbe essere trovata nella vita e nelle gambe. Diventare song richiede tempo: all’incirca 10 anni praticando un’ora al giorno.

 

Nel “mani che spingono” è poi possibile testare i risultati del training. Qui emergono tutti i difetti come: usare forza bruta, senza peng jing (forma collassata) alzare spalle e gomiti ecc.. Dedicare almeno due ore a settimana al “mani che spingono”, è un lavoro molto importante per sciogliere le anche e diventare song. E questa è un’esperienza molto particolare ed eccitante. Da allora in poi ci si può muover verso i livelli più alti del training Taiji: il combattimento libero.

 

Analisi dei principi fondamentali del Tai chi e del qi gong I

Tre sono gli aspetti fondamentali per la pratica dell’energia interna: Regolazione del corpo (Tiao shen), Regolare la respirazione (Tiao xi), Regolazione della mente (Tiao xin).

 

Praticare il Qi Gong e il Taiji Quan significa prendere conoscenza ed approfondire la nostra consapevolezza delle regole della natura che ci governano. Significa studiare il Qi, l’energia vitale che permea noi e tutto l’universo; significa praticare questa energia, svilupparla, raffinarla, scoprirne le modalità in cui si manifesta e i percorsi in cui fluisce e poterla impiegare per fini che possano essere molto diversi e vanno dal campo terapeutico al marziale allo “spirituale”.

 

Parlando brevemente del Qi Gong possiamo dire che si tratta di un argomento vastissimo suddiviso in categorie e sottocategorie.

 

Un primo aspetto riguarda il Qi Gong medico, attraverso la cui pratica si possono prevenire e curare malattie di vario genere.

 

L’origine degli esercizi terapeutici è il Qi Gong taoista. Questo perché la medicina tradizionale cinese e il pensiero taoista hanno la stessa origine. I principi fondamentali che stanno alla base della teoria medica cinese originano tutti dalla conoscenza taoista del mondo naturale.

 

Il Qi Gong taoista comprende pratiche che servono per studiare e conoscere il mondo naturale che comprende anche l’uomo e quindi si occupa sia della conoscenza dell’uomo sia di come l’uomo possa unirsi ed entrare in comunicazione con la natura. In particolare è stata approfondita la conoscenza della salute, ossia di quali sono le condizioni di salute e quelle di assenza di salute e si sono scoperte le leggi di funzionamento per esempio i famosi meridiani: percorsi scoperti attraverso le ricerche taoiste di Qi Gong; e si è visto che questi canali possono essere aperti o chiusi e si sono sviluppate tecniche terapeutiche adeguate a liberare i blocchi che impediscono il fluire dell’energia.

 

Un altro aspetto del Qi Gong riguarda quello che si è sviluppato nelle arti marziali. Oggetto di studio dell’aspetto marziale è come usare l’energia per difendersi o per attaccare un avversario. Anche nella categoria delle arti marziali ci sono un’infinità di scuole che hanno sviluppato pratiche particolari.

 

Tre sono gli aspetti fondamentali per la pratica dell’energia interna:

 

1.         Regolazione del corpo (Tiao shen) (ovvero) – mettere a punto il corpo ovvero mettere il fisico in condizioni ottimali per la pratica.

 

2.         Regolare la respirazione (Tiao xi) – chi vuole praticare Qi Gong seriamente deve per forza gestire la regolazione della respirazione. Regolare la respirazione serve ad entrare nella condizione giusta di pratica.

 

3.         Regolazione della mente (Tiao xin) – la terza regolazione è la regolazione della mente ovvero del cuore. La regolazione del corpo e della respirazione sono fondamentali, ma senza la regolazione del cuore e della mente le prime due non sono sufficienti. Dalla regolazione della mente dipende l’esito effettivo della pratica (del Qi Gong) energetica interna. Quindi in realtà è forse l’aspetto più importante delle regolazioni. Regolare il cuore significa regolare la propria attività mentale, il pensiero e la propria volontà, la propria attività mentale in senso lato.

 

 

Analisi dei principi fondamentali del Tai chi e del qi gong II

Regolare il corpo significa entrare in una condizione propria, naturale. E’ la condizione che dà più benessere possibile da un punto di vista fisico.

 

 

 

LA REGOLAZIONE DEL CORPO

Regolare il corpo è un concetto del Qi Gong che è quasi agli antipodi rispetto al concetto occidentale di regolare il corpo, cioè non è una attività ginnica come nuoto o palestra per migliorare la condizione fisica. C’è chi considera il Qi Gong e il Taiji Quan una specie di ginnastica cinese ma non è così. I principi di funzionamento delle attività sportive occidentali sono basati sul mettere in attività gli aspetti fisici muscolari in particolare e consistono nello sviluppare la forza e nel migliorare la potenza, la velocità e far sì che il cuore arrivi ad un certo numero di battiti ed è un’attività in genere faticosa nel senso fisico del termine. Fare questo tipo di attività fisica non presenta particolari problemi finché si è giovani, ma ad un’età avanzata o in caso di patologia non sempre è adeguata oppure non dà i risultati voluti perché è un’attività di sforzo, presuppone il superamento dei limiti fisici della persona. In realtà molta dell’attività ginnica sportiva occidentale non si può applicare a persone malate o in età avanzata.

 

Il Qi Gong classifica queste attività sportive come fondamentalmente innaturali che vanno oltre le capacità proprie della persona.

 

Invece Qi Gong e Taiji Quan sono classificati come naturali.

 

Regolare il corpo significa entrare in una condizione propria, naturale. E’ la condizione che dà più benessere possibile da un punto di vista fisico.

Per entrare in questa condizione bisogna passare attraverso un rilassamento fisico e quindi la differenza fondamentale tra il Qi Gong e il Taiji Quan e le nostre attività sportive è che all’inizio della pratica non bisogna fare esercizi di riscaldamento, non c’è questo aspetto di attivazione del nostro fisico. Nella nostra vita quotidiana siamo sottoposti a grandi affaticamenti psichici e la maggior parte delle persone è sottoposta a stress di tipo psichico e anche di tipo fisico, perché la tensione si estende facilmente al corpo. Questi due tipi di tensione inducono nel nostro corpo una circolazione scorretta e caotica dell’energia e, se questo tipo disordinato di moto energetico si protrae nel tempo si avrà come conseguenza lo sviluppo di qualche forma patologica. Vari tipi di malattie sono originate da problemi di disordine nel moto energetico della persona. La circolazione energetica in una persona normale e sana è regolare con dei moti che seguono leggi ben precise e regole sia spaziali che temporali in momenti diversi l’energia circola con modalità diverse nelle varie parti del corpo.

 

Quindi praticare il Qi Gong e il Taiji Quan significa anche prendere conoscenza ed approfondire la consapevolezza delle regole naturali cui siamo sottoposti. Sfruttando queste conoscenze si può riuscire a curarsi e a regolare il proprio fisico. Quindi la prima cosa da tenere presente durante la pratica è la regolazione del corpo (Tiao shen).

 

Esistono molti metodi pratici di regolazione. La regolazione del corpo si basa innanzitutto sul rilassamento completo del corpo ovvero rilassare il corpo dalla testa alla punta dei piedi, un rilassamento assoluto di ogni cellula del proprio corpo compresi gli organi interni. E’ un tema molto importante e molto profondo ed esistono varie tecniche per raggiungere lo scopo.

 

1. Rilassamento dall’alto verso il basso: SHANG XIA FANG SONG FA.

E’ un primo tipo di rilassamento. Evidentemente è un metodo che prevede una operazione di rilassamento che inizia dal capo e scende sino ai piedi. Per esempio ci si puo’ immaginare pieni di un liquido, di acqua, e lentamente fare scendere questo liquido nel vostro corpo e mano a mano che scende si compie un rilassamento. Questo tipo di rilassamento è molto indicato nelle persone ipertese o che soffrono di pressione alta o nelle persone nervose, emotivamente sempre stressate e agitate. Quando si vuole praticare il Qi Gong, all’inizio si puo’ usare questo tipo di rilassamento e ripeterlo più volte fino a raggiungere un certo grado di rilassamento. E’ la ripetizione della pratica di rilassamento che porta ad un rilassamento, quindi se si è deciso di praticare, prima occorre rilassarsi e ripetere una operazione di rilassamento sino a che si raggiunge il rilassamento completo del corpo.

 

2. Rilassamento dal basso verso l’alto: CONG XIA WANG SHANG FAN SONG FA.

Questo è un metodo di rilassamento che inizia dalla pianta dei piedi e risale fino alla testa. Si adegua alle esigenze di chi ha la pressione bassa o di chi soffre di anemia; sarà un rilassamento che inizia dalla pianta dei piedi e man mano risale fino al capo. Per esempio un sistema che si può usare in questo caso è quello di mettersi sdraiati con i piedi in posizione sollevata; alzare i piedi con un cuscino e tenere la testa più in basso dei piedi. E’ un metodo che si addice anche alle persone che soffrono di difficoltà circolatorie agli arti inferiori; se si hanno questi problemi si può provare ad usare questo sistema di rilassamento dal basso verso l’alto. Altri casi in cui è indicato è il prolasso degli organi: dello stomaco, dell’utero, dell’ano, del rene.

 

3. Rilassamento dalla parte anteriore alla parte posteriore del corpo: QIAN HOU FAN SONG FA.

Ci sono persone che durante i propri tentativi di rilassamento trovano difficoltà a rilassare la parte posteriore del corpo: possono usare questo sistema iniziando frontalmente e rilassando il corpo fino ad arrivare posteriormente. Chi soffre di mal di schiena, di lombalgia, dorsalgia o sciatalgia: fa fatica a rilassare queste parti posteriori; può provare ad operare un rilassamento prima nelle parti più semplici da rilassare, quindi frontalmente, e poi spingere il rilassamento fino a dove avverte dolore. Ci sono altre persone che al contrario hanno delle parti difficili da rilassare frontalmente: ad esempio senso di schiacciamento al petto, pancia gonfia, sensazioni di pienezza fastidiosa al costato e ai fianchi, tutte zone che non si rilassano facilmente: potrebbero tentare di rilassarsi al contrario, da dietro verso davanti, invertire quindi il senso.

 

4. Rilassamento da sinistra verso destra: ZUO YOU FAN SONG FA.

Ci sono persone che si rendono conto che hanno una metà del corpo che non riescono a rilassare: esse possono provare a fare un rilassamento laterale per esempio da destra verso sinistra. Se non si riesce a rilassare la destra si può partire dalla parte sinistra e spingere il rilassamento verso destra. Questo rilassamento ha lo scopo di rilassare in maniera omogenea tutto il corpo, quindi si può usare la capacità di percezione nella differenza di rilassamento tra le due parti del corpo. Si può usare questo sistema per cercare di rilassare quella metà del corpo che si fa fatica a rilassare.

 

5. Rilassamento dall’interno verso l’esterno: NEI WAI FAN SONG FA.

Si può pensare a questo metodo se i precedenti non soddisfano, rilassando dall’interno del corpo verso l’esterno. Le persone che sono molto tese, molto nervose, molto emotive, possono pensare ad un rilassamento che inizia al centro del cervello, da un’area centrale nella testa; si incomincia a rilassare questa zona centrale e si espande il moto di rilassamento verso l’esterno. Per effettuare bene questo tipo di rilassamento è meglio cercare un luogo appropriato, che dia una sensazione di benessere, di piacere: se è un luogo naturale, positivo, è meglio. Questo è un rilassamento di ingrandimento, nel senso che inizia da un punto piccolo e si espande buttando all’esterno la condizione di non rilassamento. Pensiamo alle persone che hanno problemi emotivi considerevoli, sono depresse o troppo tese e stressate: queste persone più pensano, più cercano di rilassarsi, più la testa va in agitazione. Quindi questo è un metodo che può essere utile nell’eliminazione di queste tensioni, perché si catturano queste tensioni dall’interno e si buttano fuori. E’ un metodo per le persone molto introverse, depresse, che parlano poco e si tengono tutti i motivi di ansia e le arrabbiature dentro. Questo è un sistema per chi comprime all’interno i problemi, per aiutarlo a tirare fuori tutto quello che è stato compresso dentro. Un altro tipo di rilassamento è per così dire il contrario di questo, va dall’esterno verso l’interno, anche se non è esattamente alla rovescia.

 

6. Rilassamento dall’esterno verso l’interno: WAI NEI FAN SONG FA.

Il metodo precedente, dall’interno verso l’esterno, si adegua a chi ha troppi pensieri per la testa e li deve buttar fuori. Al contrario il sistema che va dall’esterno verso l’interno si adatta alle persone che sono deboli, stanche, che sono in vuoto di qi, di energia e di sangue. E’ importante scegliere un ambiente il più possibile naturale e piacevole, ed in questo metodo è ancora più importante perché si devono prendere degli aspetti piacevoli dall’ambiente in cui ci si trova, e portarli dentro. Questo sistema presuppone il trucco di andare in un ambiente piacevole, o trovare qualcosa in un ambiente esterno che sia sereno, rilassante e piacevole e portarlo dentro. Ad esempio, se si ha un vaso di fiori in casa, con i fiori che stanno sbocciando, lo si mette davanti, lo si osserva e da questa osservazione può nascere un senso di felicita’. Il fiore che sta per sbocciare dà una grande gioia, è di una delicatezza estrema, e si può portare questa gioia, questa delicatezza del fiore, all’interno. Un fiore che sta per sbocciare è un fiore giovane, con energia fresca. Si realizza una sorta di trasformazione, di ricarica che parte dall’esterno, entra, all’interno cresce e si espande e butta fuori quello che c’è da buttar via. Se si è tesi e nervosi si può immaginare di andare al mare: vedere un mare calmo, aiuta a placare un moto energetico disordinato e caotico. Oppure si può pensare ad una montagna: osservarne la maestosità e l’immensita’ e portarla all’interno del proprio cuore rendendolo calmo e stabile. E’ un sistema per far compenetrare una parte dell’ambiente esterno con noi stessi, è uno scambio.

 

Il rilassamento è quindi il principio basilare e il punto di partenza imprescindibile per la pratica del Qi Gong e del Taiji Quan.

 

A qualsiasi livello non si sottolineerà mai abbastanza l’importanza del rilassamento, soprattutto per i praticanti di stile chen che a differenza degli altri praticanti di taiji pongono spesso più attenzione all’emissione di energia (Fa-jing) il cui presupposto fondamentale è però proprio il rilassamento.

Chen Zhao-Kui dava molta importanza al rilassamento che deve essere totale. Solo il rilassamento ci permette di scaricare l’energia in modo così potente e rapido da non permettere reazione.

 

L’esercizio del Taiji Quan tira fuori le potenzialità nascoste del corpo umano in modo naturale. Durante la pratica la mente deve essere completamente controllata e governare muscoli, tendini, ossa e organi interni in modo che possano lavorare insieme sinergicamente e si possa essere rapidi e leggeri nel movimento. La pratica rende la mente capace di guidare il corpo ad esprimere le sue potenzialità nascoste. Mente e corpo devono agire insieme come un’unità. In uno scontro la mente deve convogliare tutta la forza del corpo nel punto di contatto e perché questo avvenga il corpo deve essere rilassato e sciolto. Come una molla.

 

Vediamo i punti essenziali di questo rilassamento da un punto di vista più specifico per il Taiji Quan (di stile CHEN).

 

< strong>1. E’ la mente che deve essere rilassata per prima. Prima la mente e poi il corpo. Se rilassiamo la mente anche il corpo si rilasserà.

Nel Taiji Quan quando una parte del corpo si muove, tutto il corpo si muove e quando una parte è ferma tutto il corpo è fermo. Il movimento e l’immobilità sono sotto il controllo della mente. Ecco perché quando pratichiamo dobbiamo essere calmi, rilassati e perfettamente concentrati. Solo allora possiamo sviluppare un’alta sensibilità. Il primo passo è quindi porre la mente in uno stato rilassato e tranquillo. Perché serva al nostro scopo.< em>2.

Se la mente è tranquilla e rilassata, l’attenzione sarà in grado di rilassare e sciogliere gli organi interni, i muscoli, i tendini e le articolazioni.

I classici del Taiji Quan affermano: “La nostra pelle deve essere sensibile e tutte le articolazioni devono essere sciolte. Chen Zhao-Kui affermava: “Dovremmo allungare il corpo partendo da punti opposti”.. “Se una parte del corpo va in su l’altra deve andare in giù”. O “se si scarica energia a destra occorre rilassare e affondare la parte sinistra del corpo”. Il principio indicato è: sciogliere e allungare tutte le articolazioni del corpo.

 

3. Quando pratichiamo, eccetto per la sommità del capo che deve essere tirata verso l’alto tutte le parti del corpo devono essere sciolte e affondate.

Per quanto riguarda le braccia occorre sciogliere e rilassare le spalle affondare i gomiti e piegare i polsi. Per le gambe dobbiamo rilassare ed aprire le anche, flettere le ginocchia, e le caviglie; per il tronco occorre rilassare la gabbia toracica e rilassare e affondare la regione lombare della colonna vertebrale. Tutto ciò perché le giunture possano essere sciolte e rilassate e il peso del corpo e il Qi possano affondare e di conseguenza la parte inferiore del corpo possa essere solida e ben radicata e la parte superiore libera e leggera.

 

4. Il rilassamento deve essere “vivo” .

Questo si deve verificare principalmente nelle giunture e poi nei movimenti flessibili a spirale degli arti generati dalla vita e dal Tantien: il Chan-Su-Jing. La chiave per ottenere ciò è che attraverso la pratica della forma, specialmente il Chan Su- Jing. Sciogliamo le articolazioni e i tendini e aumentiamo la flessibilità dei muscoli.

 

I classici dicono: quando ci muoviamo tutto il corpo deve essere leggero e agile. Dobbiamo esercitarci in questo modo cosicché tutte le nostre giunture siano sciolte e possano rapidamente mobilizzare la forza dell’intero corpo nel punto di contatto con l’avversario.

 

 

Analisi dei Principi fondamentali del Taiji Quan e del Qi Gong III

Riprendiamo il tema dell’importanza del rilassamento nella pratica del Tai Chi Chuan e del Qi Gong: I classici dicono: “quando ci muoviamo tutto il corpo deve essere leggero e agile. Dobbiamo esercitarci in questo modo cosicché tutte le nostre giunture siano sciolte e possano rapidamente mobilizzare la forza dell’intero corpo nel punto di contatto con l’avversario”.

 

 

 

Le giunture più importanti da sciogliere sono quattro: le spalle e le anche.

Chen Zhao-Kui diceva: dobbiamo rilassare attentamente il torace ). Se è rigido si riempirà di Qi e non potrà coordinare i movimenti del corpo. Allora saremo facilmente battuti. Inoltre la cosa più importante è condurre tutti i movimenti dalla vita e dal torace. La chiave per mantenere il petto rilassato è sciogliere le spalle e la chiave per mantenere la vita rilassata è sciogliere le articolazioni delle anche.

Quando si fa pratica Tui-Shou (“Mani che spingono”) la cosa più importante è controllare le spalle dell’avversario.

Se per lui è difficile girare, resisterà e sarà sotto il nostro controllo. La possibilità di girare le spalle dovrebbe essere effettuata dal busto e dalla vita che devono girare insieme come un’unità e tutte queste parti: spalle, busto e vita devono essere rilassate e sciolte. Quando insegnava Tui-Shou diceva: la cosa peggiore che potete fare è che quando l’avversario spinge voi alzate le spalle e il busto e la vita diventano un pezzo di legno. Questa è la fine.

Così quando parliamo di rilassamento intendiamo sciogliere le articolazioni delle spalle e delle anche, e che il rilassamento del busto dipende dalla scioltezza delle articolazioni delle spalle, e il rilassamento della vita dalla scioltezza delle anche.

Se siamo in grado di fare questo il rilassamento per noi non ha più segreti.

Come esercitarsi per essere rilassati.

I principianti non possono evitare di essere rigidi. Questo è normale quando si comincia ad imparare il Taiji Quan, non si ha familiarità con i movimenti e ci si irrigidisce.

Quando gli studenti hanno imparato l’intera forma allora occorre cominciare a lavorare sul rilassamento sottolineandone l’importanza e utilizzando vari metodi:

1) Il rilassamento si dovrebbe basare su un corpo diritto ed esteso.

Altrimenti la forma collasserebbe a causa dell’oscillare delle spalle o l’iperestensione delle ginocchia.

2) Il Taiji Quan di stile Chen è caratterizzato da un andamento misto lento e veloce. Ma i principianti non essendo completamente rilassati devono praticare la forma lentamente. Attraverso la lentezza possono sentire le parti del corpo che non sono rilassate e possono avere una migliore comprensione del rilassamento.

3) Tutti i movimenti del Taiji sono a spirale e circolari.

Occorre cercare di essere rilassati mentre si eseguono i movimenti a spirale. E’ difficile essere rilassati se ci si muove per linee dritte.

4) Cominciamo con lo sciogliere per prime le articolazioni più importanti.

Poi possiamo combinare la scioltezza delle spalle con quella dei gomiti e della vita ed essere in grado di sentire come le articolazioni si muovono una dopo l’altra come il movimento di un verme che muove il suo corpo sezione per sezione.

5) Il Taiji Quan richiede che tutte le parti del corpo siano affondate.

Questo comporta un pesante carico per le gambe che devono essere solide e forti per dare un valido sostegno alla parte superiore del corpo. Le posizioni basse aiutano il rafforzamento delle gambe. Solo quando le gambe sono forti si può ottenere un buon rilassamento della parte superiore del corpo. Perciò è bene praticare posizioni basse per allenare e rafforzare le gambe in modo da poter rilassare la parte superiore del corpo.

6) Attraverso “Mani che spingono” possiamo imparare come prendere la forza dell’avversario.

Se vogliamo usare la sua forza non dobbiamo resistere ma assecondare. Chi non vuole perdere è sempre teso e rigido e perciò fa resistenza. Se non si ha paura di perdere si può essere rilassati. Perciò quando si fa “mani che spingono” si deve essere pronti a perdere e non si deve cercare di evitare di perdere. Se non ci spaventa perdere il beneficio è enorme. Non si deve temere di lasciar venire avanti l’avversario quando spinge. Dobbiamo lasciarlo spingere tanto quando vuole e soltanto rilassarci e lentamente sviluppare la capacità di contenere e assorbire al forza che avanza.

 

Analisi dei Principi del Taiji Quan IV

Il Taiji Quan e’ un’arte marziale la cui filosofia e’ basata sulla teoria dello Yin e dello Yang e dell’ Yi Ching

 

Il Taiji Quan è un’arte marziale la cui filosofia è basata sulla teoria dello Yin e dello Yang e dell’Yi-Ching.

E spesso ci si riferisce a questo aspetto del Taiji Quan come “morbido e duro insieme”.

Un’arte marziale che enfatizzi solo il morbido e il rilassato non può essere Taiji Quan.

Il rilassamento è solo una parte del training di base, del Taiji Quan.

Il proposito è quello di sviluppare una forza che sia morbida e dura, leggera e pesante attraverso il rilassamento e altri metodi. La forza del Taiji, è la forza dell’intero corpo  e non può essere ottenuta solo con il rilassamento.

La forza del Taiji si ottiene attraverso la pratica diligente della forma, mani che spingono, la pratica di singoli movimenti e altri programmi di training.

Tutti questi training non contrastano col rilassamento ma gli sono complementari. Alcuni non praticano il training della forza per paura di ostacolare il rilassamento. Il timore è infondato.

Alcuni pensano che i praticanti di Taiji non dovrebbero usare pesi e usare la forza. Questo non è vero. Prima di imparare il Taiji Quan il corpo è rigido e la forza non è flessibile.

Dopo aver imparato il Taiji Quan si è molto rilassati, il Qi circola e si è liberi dalla rigidità ma si mantiene la forza. La forza rigida di solito proviene dalle spalle e non è controllata dalla vita. In termini economici la forza rigida è il nostro capitale e il rilassamento è il metodo che usiamo per fare affari. Se sappiamo come fare affari con un piccolo capitale possiamo fare grossi affari. Se non lo sappiamo anche con un gran capitale non riusciamo a fare affari. Perciò, una volta imparato a fare Taiji correttamente non c’è niente che non si possa fare, sia esso sollevamento pesi, lotta o corsa.

Mr. Dong Ying-Jie paragona il power training al capitale necessario per fare affari e il rilassamento alla conoscenza necessaria per avere successo.

La forza del Taiji è come la forza di un trampolino, una miscela di morbido e duro. I classici del Taiji dicono: lascia che l’avversario venga avanti e colpiscilo non appena perde il suo equilibrio.

Se volete lasciare l’avversario venire avanti dovete in primo luogo essere rilassati. Per colpirlo è necessaria una grossa forza elastica basata sul rilassamento. Occorre sviluppare una grande forza interna e allo stesso tempo il rilassamento. Combinando i due si può ottenere una grande forza elastica che è la vera essenza del Taiji Quan.

Perciò rilassamento e power training non sono incompatibili ma complementari. La chiave è che bisogna essere prima rilassati e poi su questa base sviluppare la forza. La concezione che il power training possa danneggiare il rilassamento è priva di fondamento.

 

I 10 PRINCIPI ESSENZIALI DEL  TAI CHI CHUAN

 

Benché la forma (xing) sia il meno importante dei tre elementi fondamentali del Tai Chi Chuan, (rammentiamo che gli altri sono l’energia, chi, e lo Spirito, shen), essa e il primo elemento da affrontare per il principiante. Potete avventurarvi fruttuosamente negli elementi dell’energia e dello Spirito solo quando sapete eseguire in modo appropriato la forma del Tai Chi Chuan. Ecco perché ‘i dieci fattori essenziali del Tai Chi Chuan’ di Yang Deng Fu, che tributano grande attenzione all’addestramento alla forma, sono probabilmente i più utili per gli studenti nello stadio iniziale, indipendentemente da quando hanno cominciato a praticare il Tai Chi Chuan.

Yan  Deng Fu è il  maestro che trasformò il vigoroso Tai Chi Chuan dello stile Chen nel delicato e aggraziato stile Yang ampiamente praticato al giorno d oggi. Esaminiamo i dieci fattori essenziali del Tai Chi Chuan così come egli li descrisse.

 

 

1. Lo Shen sale alla sommità: Per far salire alla sommità del capo lo

shen, o Spirito, devi tenere la testa dritta. Non impiegare la forza;

anche se così facendo il capo è verticale, il sangue e il chi non

circolano liberamente. Se pur vi è la volontà di far salire alla

sommità lo shen, forzando esso non sale e mancherà di lucidità

mentale.

 

2. Abbassa il petto, solleva la schiena: Abbassare il petto significa ti-

rarlo in dentro per facilitare la discesa del chi nel dan tian (il campo

dell’ energia addominale che si trova sette centimetri sotto l’ombelico):

Non espandere il petto, altrimenti il chi vi accorrerà e ne ricaverai ‘la

parte superiore pesante, la parte inferiore leggera’, e i talloni ‘galleggeranno’.

Sollevare la schiena significa farvi aderire il chi: Se abbassi il petto,

solleverai automaticamente la schiena. Se riesci a sollevare la schiena,

consentirai alla forza interna di entrare in gioco dalla schiena, e avrai la

possibilità di risultare vittorioso in combattimento.

 

3. Rilassare la vita: La vita è la parte predominante del busto. Rilassare

la vita permette ai piedi di avere forza in modo che la postura sia stabile.

Le variazioni e le trasformazioni da ‘apparente a ’solido’ Si attuano a partire

dalla vita. Così si dice: “Il centro di comando dell’esistenza nasce dalla vita”.

Coloro che non hanno potenza in combattimento, possono ricercarne la causa

nella vita.

 

4. Distingui tra ‘apparente’ e ’solido’: Distinguere tra ‘apparente’ e ’solido’ è il

principio fondamentale del Tai Chi Chuan. Se tutto il peso corporeo è

sostenuto dalla gamba destra, essa è ’solida’ mentre la gamba sinistra è

‘apparente’; se tutto il peso corporeo e sostenuto dalla gamba sinistra, essa è

’solida’, mentre la gamba destra è ‘apparente’.

Quando ‘apparente’ e ’soiido’ sono ben distinti i movimenti sono agili, quasi

spontanei; viceversa, i movimenti delle gambe diventano pesanti, la postura

instabile ed è facile che l’avversario ne approfitti

 

5. Abbassa le spalle, fai scendere i gomiti: Abbassare le spalle significa

rilassarle e farle automaticamente scendere. Nel caso contrario, il chi risale

e tutto il corpo manca di forza. Far scendere i gomiti significa rilassarli

entrambi e farli automaticamente scendere. Sollevarli rende impossibile

abbassare le spalle. Il flusso del chi, non sarà dunque di vasta portata; è

una debolezza paragonabile a quella del Kungfu esterno noto come: ‘forza

discontinua’.

 

6. Impiega la volontà, non la forza: La filosofia del Tal Chi Chuan afferma:

“Tutto sta in questo: impiega la volontà, non la forza”. Durante la pratica del

Tai Chi Chuan tutto il corpo sia rilassato; non vi sia il minimo ristagno di

tensione nel muscoli, nelle ossa e nella circolazione del sangue, che

provocherebbe un’autolimitazione.

Quando sarai completamente rilassato, diverrai spontaneamente agile e

versatile nei movimenti circolari. Alcuni si domanderanno come sia possibile

sviluppare la forza senza l’impiego della forza fisica. Ciò avviene perché il

corpo possiede i meridiani, così come la terra è attraversata da canali sotterranei.

Se i canali non sono ostruiti, l’acqua scorre naturalmente. Allo stesso modo,

se i meridiani non sono ostacolati, il chi scorre armoniosamente. Se tutto il

corpo è compresso dalla forza, il chi e la circolazione del sangue sono ostacolati

e i movimenti diventano goffi. Il corpo si muove anche se tiri un capello.

(Ciò significa che poiché tutte le parti del corpo sono collegate dai meridiani, ogni

parte influenza tutte le altre). Se invece di impiegare la forza, usi la volonta, il chi

si porterà dove lo dirigerai. Ecco perché bisogna che ogni giorno il chi e il sangue

circolino senza ristagno per  tutto il corpo, senza interruzione. Con un lungo

allenamento svilupperai la vera forza interiore. Così si dice nella filosofia del

Tai Chi Chuan: “Sii estremamente morbido e delicato, e sarai estremamente duro

e vigoroso”. Il braccio di un esperto di Tai Chi Chuan è come ferro ricoperto da

bambagia, estremamente potente e stabile. Chi si è addestrato all’arte marziale

esterna è potente quando impiega la forza, leggero e galleggiante quando non la

usa. Ciò dimostra che la sua forza è esterna e galleggia in superficie. L’impiego

della forza senza la volontà crea instabilità, e l’arte non è completa.

 

7. Coordinare la parte superiore con la parte inferiore: Cosa significhi coordinare

la parte superiore con la parte inferiore è detto nella filosofia del Tai Chi Chuan:

“Ha le radici nei piedi, si attua nelle gambe, è controllato dalla vita, si manifesta nelle

mani e nelle dita”. Dai piedi alle gambe, fino alla vita, l’azione si completa in un ‘eh’

(un termine del Kungfu che significa ‘continuamente e spontaneamente senza alcuna

interruzione per la durata di un lungo respiro). I movimenti delle mani, i movimenti

della vita, i movimenti delle gambe, il movimento dell’ occhio vigile, sono unificati in

un unico movimento; di esso solo si può dire che la parte superiore e la parte inferiore

siano coordinate; se manca anche solo un movimento, se c’è anche una sola interruzione,

il movimento unificato risulta disordinato.

 

8. Unità dell’interno con l’esterno: L’allenamento del Tai Chi Chuan avviene nella

mente; perciò si dice: “la mente è il maestro, il corpo è il veicolo”. Quando la mente è

allenata, tutti i movimenti e le azioni diventano automaticamente  leggeri e agili. Le forme

del Tai Chi Chuan non sono altro che il muoversi dell’ ‘apparente’ e del ’solido’, sono

apertura e chiusura. Per apertura non si intende solo l’estensione delle mani e delle gambe,

ma anche della mente e della volontà; per chiusura si intende non solo il riunire le mani e

le gambe, ma anche il ritrarre la mente e la volontà (intendendo il raccoglimento). Se l’interno

e l’esterno si uniscono in un chi (o corpo di energia), non c’è separatezza nel cosmo.

 

9. Continuità senza interruzioni: Nelle arti marziali esterne, la potenza deriva da una

tensione postnatale (o artificiale, contrapposta a quella naturale); c’è quindi un inizio e

un completamento, continuità e interruzione. Il momento in cui la vecchia forza si è esaurita

e la nuova forza non è ancora comparsa è quello che l’avversario sfrutterà più facilmente.

Nel Tai Chi Chuan si impiega la volontà, non la forza; ininterrottamente dall’inizio alla fine,

ricominciando daccapo al termine di ogni ciclo, circolando incessantemente.

Il trattato originale sostiene che essa somiglia alle onde incessanti del Fiume Lungo

(Yangtze Kiang, il fiume più lungo della Cina). L’applicazione della forza nel Tai Chi Chuan

è descritta anche come la tessitura della seta (lunga e ininterrotta), che esprime accumulazione e continuità nel tempo di un chi (ciò significa che la forza interna viene continuamente incanalata, regolata dal ritmo del respiro).

 

10. Ricercare il riposo nel movimento: Le arti marziali esterne raccomandano di correre e

saltare il più rapidamente possibile; si impiega perciò molta forza, e dopo l’addestramento

i praticanti sono senza fiato. Nel Tai Chi Chuan è la calma a dirigere i movimenti. Il praticante di Tai Chi Chuan si muove come se fosse in stato di quiete. Perciò, quando si effettua il Tai Chi Chuan, il movimento deve essere il più lento possibile; il respiro diviene allora lungo e profondo, il chi scende nel dan tian (campo di energia addominale), e automaticamente non c’è alcun arresto dovuto a un ristagno del sangue o a un aumento del flusso del chi. Gli studenti dovrebbero stare molto attenti a tali consigli e sperimentarne gli effetti; allora apprezzeranno lo scopo del Tai Chi Chuan.

Sono considerazioni preziose non solo per gli studenti, ma anche per i praticanti esperti.

Appare ovvio dai consigli di tutti e tre i grandi maestri citati che lo scopo primario del Tai Chi Chuan è efficienza in combattimento (benché Wu Yu Xiang concluda la serie di consigli dicendo che il Tai Chi Chuan si pratica allo scopo di “ottenere salute, vitalità e longevità”). Tutti gli elementi sottolineati nei loro consigli si propongono di migliorare l’abilità in combattimento del praticante di Tai Chi Chuan: per esempio la differenza tra ‘apparente’ e ’solido’, l’accumulo del chi nell’addome, la salita dello shen, o spirito, al capo, intendono offrire al praticante padronanza di sé, forza interna e lucidità mentale affmché possa combattere al meglio. Le qualità che derivano dalla pratica del Tai Chi Chuan come arte marziale sono utili anche nella vita quotidiana. Se però gli studenti o gli istruttori adottano, nella pratica o nell’insegnamento del Tai Chi Chuan, il modo di pensare

secondo cui il Tai Chi Chuan si effettua solo per la salute e mai per il combattimento, trascureranno probabilmente quei metodi di allenamento volti allo sviluppo di tali qualità, con la convinzione che non siano pertinenti al loro scopo; ecco perché non acquisiranno le qualità che stimolano la salute, la vitalità e la longevità.

Molti studenti eccedono nel secondo dei fattori descritti da Yang Deng Fu, ‘abbassa il petto, solleva la schiena’, col risultato di chiudere il petto al punto di incidere sul respiro, e incurvare la schiena.

‘Abbassare il petto e sollevare la schiena’ dovrebbe far scendere il chi nel campo energetico dell’ addome e non stringere in una morsa il cuore o soffocare i polmoni! Commentando tale considerazione, il maestro contemporaneo Cheng Man Ching ha detto: “Abbassare il petto significa non espanderlo e non incavarlo.

Dovrebbe essere rilassato. È questo soltanto il metodo corretto”.

 

 

Il Taiji Quan, l’Arte del Guerriero I

” Un buon mercante nasconde i suoi tesori e fa come se non avesse nulla”, “Il buon artigiano non lascia tracce”. Ed ancora: “Chi è abile nella difesa si nasconde nelle più impenetrabili profondità della terra, chi é abile nell’offesa manovra nelle più elevate altitudini del cielo. Così protegge se stesso e ottiene la completa vittoria” ( Sun Tzu – L’Arte della Guerra – Ubaldini Editore).

 

IL TAIJI QUAN: L’arte del Guerriero

di Flavio Daniele

prima parte

Nonostante il Taiji Quan, antica arte marziale cinese, sia ormai presente nel nostro paese da moltissimi anni e conti innumerevoli praticanti, nella realtà dei fatti sono pochi quelli che hanno una visione chiara e completa delle sue enormi potenzialità sia come pratica marziale, sia come disciplina di sviluppo interiore delle potenzialità dell’essere umano. Esso, oltre che il mezzo ideale per giungere a un’integrazione cosciente e sempre più attenta del “sistema corpo-mente”, é il mezzo più idoneo per giungere ad una visione metafisica dell’arte marziale. I suoi movimenti eleganti e morbidi nella maestosa semplicità del gesto nascondono un immenso potere, che difficilmente occhio inesperto, che non riesce a penetrare oltre la loro esteriorità, potrà cogliere. Il Taiji Quan o Boxe della Suprema Polarità, anche nel suo manifestarsi ripropone la sua paradossalità: esternamente semplice, internamente complessa. Questa sua duplice natura, questo volersi nascondere, non rivelare le sue potenzialità, rivelatrice della sua autentica essenza marziale, inganna ed induce in errori di sottovalutazione, cosicché anche serie organizzazioni di altre, altrettanto serie, discipline marziali, pensano che pochi week end di formazione siano sufficienti ai loro tecnici per diventare insegnanti di Taiji Quan. Non è così. Per non incorrere in errori, per non scambiare semplice per banale, bisogna capire che il taiji, basato sulla filosofia taoista, è l’arte della Forza Intelligente; che il concetto d’impenetrabilità che pervade tutto il pensiero taoista, dalla politica al commercio all’artigianato è connaturato alla sua pratica:

” Un buon mercante nasconde i suoi tesori e fa come se non avesse nulla”, “Il buon artigiano non lascia tracce”. Ed ancora: “Chi è abile nella difesa si nasconde nelle più impenetrabili profondità della terra, chi é abile nell’offesa manovra nelle più elevate altitudini del cielo. Così protegge se stesso e ottiene la completa vittoria”

( Sun Tzu – L’Arte della Guerra – Ubaldini Editore).

Purtroppo fino ad oggi, per motivi di ordine vario, troppo lunghi da esaminare nel presente articolo, questo travisamento continua. Infatti la maggior parte dei praticanti lo utilizza come una profilassi antistress contro, come recitava uno slogan pubblicitario di un famoso liquore, il logorio della vita moderna, altri come una banale ginnastica morbida per anziani. Sicuramente il Taiji può essere anche questo, ma non è solo questo. La “maestosità” del taiji non sta nell’aspetto esteriore del gesto, che anzi non richiede nessuna particolare abilità o prestanza fisica, ma nel fatto che ogni gesto, impregnato di volontà/intenzione, unico e irripetibile, è un Gesto di Potere in grado di dispiegare una volontà di combattimento simile alle sacre e antiche danze guerriere.

“Usa la mente non la forza” raccomandano, infatti, continuamente i saggi del Taiji Quan. In questo antico detto è racchiuso tutto il suo potere, sia come arte marziale, sia come semplice ginnastica psicofisica. La pratica ha il solo scopo di dischiudere il potere della mente, di dispiegare l’interazione dinamica tra corpo e mente, di colmare il baratro tra pensiero e azione di una mente troppo razionale, di recuperare l’agire diretto e istintivo del cuore.

Un corpo forte, un pugno potente a nulla servono se il cuore trema.

Questo comporta, oltre al lavoro sulle qualità della mente (volontà, attenzione, concentrazione etc.), lo sviluppo di quelle che sono chiamate le “ Tre Armonie Interne ”:

1° l’armonia tra le proprie emozioni (la mente- cuore o Xin) e il pensiero cosciente Yi (ovviamente, cuore, non inteso solo come organo fisico ma come quella parte impalpabile fatta di sensazioni, sentimenti ed emozioni);

2° l’armonia tra la mente Yi e il Qi che significa la capacità di guidare coscientemente l’energia;

3° l’armonia tra QI e Li, che vuol dire la capacità di trasformare il qi in vigore e forza interna (Jin) per muovere il corpo.

Solo quando il pensiero cosciente (yi), l’emozioni e l’istinto sono armonizzati che avviene l’allineamento tra mente e corpo, tra pensiero ed azione.

Quando mente e corpo sono allineati lo Yi (l’intenzione cosciente ) sgorga copiosa diffondendosi, similmente all’acqua di un canale d’irrigazione, in tutto il corpo impregnando gli organi interni, le ossa, i muscoli, l’articolazioni ed i tendini. Così che questi stimolati della volontà/intenzione passando sotto il controllo diretto della nostra volontà cosciente possano agire senza che ci sia sfasatura tra ciò che pensiamo di far fare al nostro corpo e ciò che effettivamente riusciamo ad ottenere.

Corpo e mente si fondono in una nuova realtà dimensionale di ordine superiore ( Shen-Spirito), scompare ogni differenziazione, il pensiero si fonde nell’azione e si sperimenta il “wu wei” “ l’agire senza intenzioni ”.

Il mio ultimo libro “I Tre poteri Segreti del Taiji Quan” edito dalla Luni, ha come sottotitolo “La Spada del Cuore”, nell’introduzione spiego il perché di questo sottotitolo, qui per chi non avesse letto il libro, la riporto integralmente, perché chiarisce, a mio avviso, la vera funzione dell’arte del Taiji Quan.

“Il mio primo libro (Le Tre Vie del Tao), che aveva lo scopo di mettere in risalto il sottile filo conduttore che lega le varie Vie (Tao), e di dimostrare che, aldilà di differenze esteriori, tutte si basano sullo sviluppo di Tre Poteri (Corpo, Mente, Energia) aveva come sottotitolo: Il Guerriero che Sorride. Il presente, che continuando il discorso, entra nel cuore dei Tre Poteri, ha come sottotitolo: La Spada del Cuore. Non sono scelti a caso, ed hanno una motivazione profonda, che è poi quella che, fin da ragazzino, mi ha portato ad interessarmi d’arti marziali e di discipline interne. Le arti marziali in genere ed il Taiji Quan, in particolare, nel mondo moderno, hanno perso lo scopo “ esterno ” come tecnica di combattimento fisico per assumere quello “ interno “ d’arte di combattimento spirituale.

Non servono per rendere i tuoi pugni duri come pietre, ma per fare il tuo cuore forte per aprirti con un sorriso alla vita. E’ la “ Paura ” che molto spesso ci fa diventare duri e violenti, che rende il nostro cuore insensibile e le nostre labbra serrate, per combatterla, dobbiamo usare il “ Piombo ” delle nostre insicurezze per forgiare, con l’oro del nostro amore per la vita, la Spada del Cuore.

Il Taiji non serve per fare a calci e pugni, ma per combattere contro le proprie debolezze, è un processo alchemico (Nei Dan) di trasmutazione interiore. Così come, un semplice guerriero era trasformato in un nobile cavaliere, dalla spada che il suo re gli poggiava sulla spalla, analogamente, il taiji è la spada che può trasformare un semplice praticante in un “ Guerriero che Sorride ”. Così, come un cavaliere non avrebbe mai usato la spada che aveva sancito il suo “ status “, per le normali battaglie, analogamente, il taiji non deve essere usato per risse da strada. E’ troppo complesso e raffinato per avere un utilizzo immediato e diretto come arte di combattimento fisico, però, è ciò che può rendere il tuo braccio fermo e il tuo cuore saldo, se tu dovessi avere veramente bisogno di combattere.”

Per approfondire gli argomenti del presente articolo si consiglia la lettura dei due libri dell’autore: “Le Tre Vie del Tao” Meb Ediz. e “I Tre Poteri Segreti del Taiji”Luni Ediz.. Inoltre, sono disponibili le cassette didattiche sugli esercizi di Nei Gong per lo sviluppo del potere interno.

Per informazioni sugli stage del M° Daniele su Asti, Torino, Alessandria , Bologna e sui programmi dei corsi di formazione istruttori della scuola Nei Dan:

Tel. 051 239578 – 347 8701436

Sito web: www.taichineidan.com * E-mail: neidan@libero.it

 

IL TAIJI QUAN: L’arte del Guerriero II parte

L’immortale saggio taoista Lao Tse diceva che “il morbido vince il duro, che il debole prevale sul forte”. Questo paradosso, é solo apparente, e non é tale per chi ha sviluppato il potere della forza che nasce del cuore. Chi ha sviluppato il “dominio cosciente” della dicotomia della “Suprema Polarità”, conosce i “Due Grandi Poteri”, i due poli fra i quali tutto si manifesta: Lo Yin e lo Yang.

 

IL TAIJI QUAN: L’arte del Guerriero

di Flavio Daniele

 

L’immortale saggio taoista Lao Tse diceva che “il morbido vince il duro, che il debole prevale sul forte”. Questo paradosso, é solo apparente, e non é tale per chi ha sviluppato il potere della forza che nasce del cuore. Chi ha sviluppato il “dominio cosciente” della dicotomia della “Suprema Polarità”, conosce i “Due Grandi Poteri”, i due poli fra i quali tutto si manifesta: Lo Yin e lo Yang. Sa che per capire ciò che é veloce deve conoscere ciò che é lento, per capire il duro deve conoscere il morbido, e così di seguito in un fluire dinamico di rapporti complementari e cooperanti, opposti e distruttivi. Il simbolo del Taiji, la sfera contenente lo Yin e lo Yang, non rappresenta solo una realtà metaforica, ma anche una realtà sostanziale, che si esplica, oltre che sul piano mentale, sul piano prettamente fisico-energetico. Questo vuole dire che il corpo si comporta come una sfera d’energia e si sviluppa la consapevolezza della forza che si esplica uniformemente nelle sei direzioni fondamentali (in alto e in basso, avanti e indietro, a destra ed a sinistra). Si sviluppa un equilibrio mentale e fisico che generando una potenza dinamica, calma e rilassata, fa si che il corpo si muova come un’unità, con una maestria di movimenti armonici e perfettamente equilibrati tra duro e morbido, veloci e lenti, pieno e vuoto.

 

La pratica del Taiji, come sistema di difesa del proprio corpo e per la salute, richiede una disciplina sia interiore che esteriore che può sviluppare l’abilità fisica ad alto livello, perché mobilitata dal qi e diretta dalla mente. Lo sviluppo comincia con l’allenamento del corpo per far si che diventi forte, coordinato ed efficiente. Attraverso una corretta pratica di base per lo sviluppo della forza interna, le potenzialità fisiche del corpo, abitualmente limitate per la maggior parte delle persone, possono essere largamente potenziate. Questo comporta: praticare correttamente la forma, allenamento specifico di power training (allenamento per la potenza), armonizzazione e coordinazione dell’azione dei principali gruppi muscolari per potere esprimere la massima efficacia con il minimo sforzo.

 

Se uno lavora sulla struttura fisica, la potenza del corpo può essere elevata da un 40% a un 60% non di più. Per aumentare ulteriormente bisogna lavorare, non solo sulla componente fisica, ma anche su quella energetica. Questo vuol dire che l’individuo deve guardare all’interno di se stesso per attingere potere da quella segreta sorgente interiore che é il dantian (centro del potere e della volontà situato nell’addome).

 

Ognuno di noi é come se avesse a disposizione una turbina a gas molto potente, in grado di sviluppare molta energia, ma non é può avviarla per mancanza di un cerino. “Il cerino é la nostra mente”, che deve essere allenata così che la sua volontà, il suo intento possano accendere la “turbina interna” e sviluppare energia e potere, sia per scopi marziali che salutari. Questo tipo di potere deve essere raffinato, così che la mente possa dirigere il corpo con facilità e senza sforzo. Emettere e far esplodere la forza interna (Fa Jin) richiede l’uso combinato del potere del corpo e del potere della mente.

 

Un corpo che lavora in giusta tensione dinamica, significa che lavora per “forze contrapposte”. Quando una parte del corpo va in avanti l’altra va indietro, quando una mano spinge in avanti l’altra spinge indietro, quando una forza va verso l’avversario l’altra va giù nei piedi verso la terra. E così di seguito, in un bilanciamento continuo e dinamico. La base é la comprensione della funzione reciproca e del giusto rapporto gerarchico tra l’uso della “forza centralizzata” e quella “periferica”; tra la “parte superiore e l’inferiore” del nostro corpo, tra la “parte destra e la sinistra”, tra la “parte anteriore e la posteriore”. Bisogna avere muscoli forti e potenti nella schiena , perché si possa spingere forte. Quando ci si muove come una sola unità, ogni movimento é originato dal dantian e l’energia interna é in ogni movimento delle mani, delle braccia e delle gambe. Ogni giuntura deve agire come parte di un serpente con l’energia che si muove a spirale. Tutto questo, fa parte di uno specifico allenamento di base (sviluppo della potenza, applicazioni, jin e autodifesa).

 

Non molta gente capisce questo, pochi hanno visto questo tipo di allenamento e di preparazione, solo pochi studenti selezionati vi hanno accesso. Per questo le forme di Taiji sono diventate deboli e molto meno ricche e significative, molti praticanti eseguono correttamente la forma, ma non sono in grado di generare potenza perché privi del potere del qi.

 

La forza del qi deriva dal potere della mente, esso per esprimersi usa i muscoli più profondi e interni, particolarmente quelli posti al centro del nostro corpo intorno alla vita e al bacino, questa zona é il motore e il centro della forza. Centrare la forza nel dantian é il principio chiave del Taiji, é ciò che fa differenza, tra “un gesto marziale” ed un “gesto qualsiasi”. Un movimento guidato dal centro sarà sempre sciolto, preciso e potente; mentre al contrario sarà impreciso e contratto se é guidato dalla forza periferica. Questo tipo di energia é presente in ognuno di noi, solo che la maggior parte della gente non sa come attivarla ed utilizzarla. Qualche volta può venire fuori in maniera spontanea in certe situazioni di pericolo, ma il più delle volte é dormiente. E’ importante sviluppare l’abilità ad usare questo tipo di potere mentale per dirigere l’energia.

 

Ma per potere far diventare il Taiji arte marziale bisogna fare un allenamento in modo che il corpo si possa muovere veloce e lento, duro e morbido. Oggi la maggior parte della gente pratica il Taiji per la salute, ma non bisogna dimenticare che é nato come arte marziale. Una considerazione molto importante da fare: – Se pratichi il Taiji come arte marziale, l’aspetto salutistico é intimamente connesso, é una logica conseguenza. Lo stesso non si può dire se pratichi solo per la salute; hai solo questo, punto e basta. Nelle forme del taiji, per esempio, i movimenti delle mani hanno molteplici usi: afferrare, attaccare, eseguire le chin-na (leve), lanciare etc. Tutti i movimenti hanno un significato marziale molto ricco e si svolgono come quelli di un serpente, con tutte le giunture connesse in maniera dinamica e fluida. L’energia interna é in ogni punto ed in ogni direzione del nostro corpo, come in un pallone, dove la forza di spinta viene esercitata egualmente in ogni direzione. Un buon allenamento comporta inoltre:

 

- Il lavoro in coppia al Tui Shou (mani che spingono) per imparare ad usare e sviluppare la potenza.

 

- L’allenamento delle singole tecniche. Bisogna sviluppare la capacità ad usare la stessa tecnica in maniera diversa e anche come si usa la stessa tecnica in situazioni diverse. Bisogna imparare a farla, per esempio, in salto, girando, utilizzando combinazioni diverse di energie o Jing.

 

- Il Qigong. Usare le posizioni del qigong, come lo stare in piedi, per allenare i vari tipi di forza o Jin (parare, tirare indietro, premere, spingere, colpo di gomito, di spalla etc. etc.), coordinandole con il respiro, i movimenti del corpo e l’emissione della forza o Fa Jin.

 

Per essere un buon combattente di Taiji bisogna sviluppare l’abilità di cambiare istantaneamente da lento a veloce, da vuoto a pieno, da duro a morbido, da aperto a chiuso, così da adattarsi ad ogni situazione di combattimento.

 

Un buon combattente di Taiji deve essere all’inizio come un gatto (morbido, veloce, agile), poi come un serpente (sinuoso, imprevedibile, letale), infine diventare come l’acqua che a tutto si adatta, che é capace di cambiare il suo stato (ghiaccio, liquido, vapore) senza perdere la sua natura.

 

Per approfondire gli argomenti del presente articolo si consiglia la lettura dei due libri dell’autore: “Le Tre Vie del Tao” Meb Ediz. e “I Tre Poteri Segreti del Taiji”Luni Ediz.. Inoltre, sono disponibili le cassette didattiche sugli esercizi di Nei Gong per lo sviluppo del potere interno.

 

Per informazioni sugli stage del M° Daniele su Asti, Torino, Alessandria , Bologna e sui programmi dei corsi di formazione istruttori della scuola Nei Dan:

 

Tel. 051 239578 – 347 8701436

 

Sito web: www.taichineidan.com * E-mail: neidan@libero.it

 

I segreti del Taichi: Intervista a Feng ZhiQiang

“Cielo e Terra sono continuamente in movimento, le stelle, il sole e tutti i corpi celesti si avvitano e ruotano. Questo rotondo, circolare, coordinato movimento è detto “Hunyuan”. Questo movimento deve anche riflettersi nella pratica dell’arte marziale.”

 

Intervista a Feng ZhiQiang

Nei primi giorni di quest’anno sono stato (l’autore Jarek .S. – Ndt) a far visita a Feng Zhiqiang nella sua casa a Pechino. Purtroppo, a causa di un ingorgo nel traffico, sono arrivato a casa sua abbastanza tardi, e non abbiamo avuto molto tempo per parlare. Dato che lui e sua moglie erano preoccupati che non riuscissi a trovare il posto, la figlia di Feng mi era venuta incontro ad accogliermi ed anche Feng uscì per salutarmi prima ancora che entrassimo in casa. Feng è molto cordiale, energico, spesso scherzoso (si lamentava di essere troppo basso perché ” è così semplice per gli alti prendere cose poste sugli ultimi scaffali …”), molto aperto nel conversare. Ha risposto a tutte le domande che gli ho posto ed è un vero peccato che il tempo a disposizione fosse così poco .

Le domande di questa intervista erano state formulate sia da persone che avevano sottoscritto la newsletter del mio sito, sia da membri del forum di discussione su internet.

Jarek Szymanski: Signor Feng, è risaputo che lei abbia studiato le posture statiche di Shaolin in gioventù. Come potrebbe compararle con la pratica del Neijia ?

FENG ZHIQIANG: Sì, è vero. Imparai e praticai le posture statiche di Shaolin. La principale differenza è che il neijia enfatizza il rilassamento al più alto livello. Per questo penso ci sia motivo di dividere le arti marziali in esterne ed interne. Esso è anche relativo all’uso del Qi: le famiglie esterne (Waijia) usano la forza fisica (Li) per guidare il Qi, mentre nel neijia si usa l’intenzione (Yi) per farlo. Comunque, ho dovuto abbandonare tutte le mie pratiche esterne dopo che ho cominciato lo studio del neijia.

JS: Cos’è il Qi?

FENG: Il Qi è un modo di condurre la forza (Dong Li). Per esempio al circolazione sanguigna può essere indicata con il termine Qi. Gli stili interni dicono “esercita l’intenzione (Yi), non il Qi”, “quando usi l’Intenzione, i tuoi condotti non saranno ostruiti”, “esercita il Qi, non la forza fisica (Li); quando lavori sulla forza, lo interromperai facilmente”; “l’Intenzione dovrebbe essere focalizzata sullo Spirito (Shen), non sul Qi; quando ci si focalizza sul Qi, allora il Qi diviene stagnante”. C’è anche un altro detto “dove arriva l’Intenzione, anche il qi arriva”. Comunque prima di raggiungere questo livello bisogna lavorare per “costruire” il Qi. Esso viene dal cibo, dalla respirazione, proviene persino dai nostri genitori, immagazzinato come Qi originale (Yuan Qi).

JS: Lei è molto famoso come esperto di taijiquan stile Chen, ma ha anche imparato il Liuhe xingyiquan. Potrebbe dirci di più a proposito dei suoi studi in questa disciplina ?

FENG: Il mio maestro di Xinyiquan, Hu Yaozhen, proveniva da Yuci, nella provincia di Shanxi. Il suo stile appartiene alla scuola di Wang Fuyuan e Peng Tingjuan. Ho studiato sotto la guida di Hu per nove anni; egli metteva grande enfasi sul lavoro statico (Zhan Zhuang). Ho imparato diverse “posizioni” da lui, non solo San Ti Shi, ma anche la posizione che abbraccia (Bao Zhuang), la posizione chiusa (He Zhuang), posizione orizzontale (Ping Zhuang) e altre. Ogni metodo doveva essere praticato per tre anni, e mentre esteriormente non si vedevano cambiamenti, l’Intenzione cambiava. Il maestro insegnava differenti Intenzioni ai diversi studenti, la cosa era molto individuale,e l’Intenzione variava con il livello del praticante.

JS: Era quindi qualcosa di simile al metodo Yiquan (Boxe dell’Intenzione) ?

FENG: Non ne so abbastanza sull’Yiquan per poter confrontare i due metodi. Hu Yaozhen non insegnava posture statiche dove i palmi fossero rivolti verso l’esterno, perché era sua opinione che così facendo il Qi se ne sarebbe uscito fuori.

JS: Il Qi è correlato al Dantian ?

FENG: Il Dantian è strettamente correlato ai movimenti della vita. In microscala, è il centro del corpo – punto tra ombelico e Mingmen, da cui il qi si origina. In macroscala ricopre l’intero corpo. Volendo sviluppare il Dantian si deve partire con gli esercizi statici e raccogliere e nutrire il Qi – prima focalizzando l’Intenzione nel centro del corpo. Una volta che il qi nel corpo ha raggiunto un livello abbondante, si sente calore e movimenti interni. Allora il respirare Dantian deve essere usato per indurre i movimenti esterni secondo i movimenti interni del corpo. Quando intenzione e Qi sono coordinati, Dantian trasmette e il Qi fluisce liberamente in tutto il corpo. Tutte le parti del corpo si muovono circolarmente. Questo è hunyuan.

JS: “Hunyuan” sembra essere un concetto molto importante, visto che lei ha deciso di aggiungerla al nome del suo sistema ….

FENG: Cielo e Terra sono continuamente in movimento, le stelle, il sole e tutti i corpi celesti si avvitano e ruotano. Questo rotondo, circolare, coordinato movimento è detto “Hunyuan”. Questo movimento deve anche riflettersi nella pratica dell’arte marziale. Ho imparato più arti marziali e percorso un cammino molto tortuoso prima di capire l’essenza delle arti Neijia. Voglio mostrare alla gente una via diretta, immediata verso il raggiungimento di alte abilità. Per questa ragione sottolineo “Hunyuan” e la funzione dello Xinyi (Mente ed Intenzione).

JS:Il movimento del Dantian è utile in combattimento ?

FENG: Il corpo si muove come interamente guidato dal movimento del Dantian. Mentre rilascia la forza (Fa Li) il Dantian gira su se stesso e la forza dell’intero corpo è concentrata in un punto. In questo modo la potenza esprimibile può spaccare le ossa dell’avversario. Durante l’emissione di forza, il corpo deve essere rilassato, ma si deve conoscere approfonditamente la cosiddetta “forza vibrante” (Dou Jin). Questa forza deve essere concentrata e non sparpagliata per tutto il corpo. Più esperti si è, più piccolo è lo scuotimento. Quando noi imparavamo Taijiquan da Chen Fake, scuotere il corpo nel Fali era tabù.

JS: La forza spiroidale è una caratteristica dello stile Chen o la possiedono anche altri stili di taijiquan ?

FENG: Tutti gli stili di Taijjiquan enfatizzano l’Apertura/Chiusura (Kai-He), vuoto e pieno (Xu-Shi), durezza e morbidezza (Gang-Rou), contrazione e distensione (Qu -Shen), Yin e Yang, etc. La forza spiroidale compare quindi in tutti gli stili di Taiji, ma il Chen la enfatizza molto di più delle altre scuole, e i movimenti circolari di ogni parte del corpo è la sua particolarità. Altre scuole di taiji mettono molta più attenzione all’apertura e chiusura. In realtà tutte le arti marziali contengono movimenti circolati e rotondi, movimenti HunYuan. Nello xingyiquan questa particolarità è descritta come perforare avvitando (Zuan), avvolgere (Guo), torcere (Ning), rovesciare (Fan).

JS: Cos’è il Peng Jin ?

FENG: E’ un tipo di forza, posseduta sia dagli stili esterni che interni (nonostante i primi non usino questo termine). E’ una difesa diretta attraverso la forza, che non è né debole né morbida (ruan). Tutte le forze del taijiquan devono avere Peng e la differenza tra di esse consiste nella diversa direzione in cui è applicata

JS: Liu he – Sei Armonie – appartiene solo alle arti Neijia ?

FENG: Sei Armonie significa coordinazione tra Mente (Xin), Intenzione (Yi), Qi e il corpo. Esternamente possono essere concepite come “arrivare nello stesso tempo”. Sia Neijia che waijia dovrebbero usare il principio Liu He.

JS: Cosa considera più importante nella pratica del taijiquan, indispensabile alla costruzione del gongfu (abilità) ?

FENG: L’abilità deve essere costruita su solide basi di lavoro interno (Neigong). Il Neigong Hunyuan è un tipo di Qigong che si compone di esercizi semplici e allo stesso tempo metodi molto avanzati di pratica. Realizzai quanto potente fosse la forza interna (Nei Jin) quando un giorno, negli anni Sessanta, nella fabbrica dove lavoravo un generatore da 500 Kg stava cadendo ed io riuscii a prenderlo e appoggiarlo al suolo. Credo sia stato possibile solo grazie al lavoro neigong. Questi esercizi non solo aiutano a mantenersi in salute, ma servono anche a sviluppare risorse per l’arte marziale.

JS: E a proposito del combattimento ?

FENG: Nonostante le arti marziali trattino di combattimento, non bisogna pensare di lottare durante l’allenamento. L’abilità combattiva verrà naturalmente dopo un certo tempo di corretta pratica. E’ necessario praticare Neigong (metodi interni), forme, spinta delle mani (tuishou). Il tuishou deve essere praticato in collaborazione con il compagno, per acquisire l’abilità detta “conoscere l’avversario (zhi bi), senza pensare a combattere. Successivamente si passa alla pratica dei singoli movimenti e lo studio delle loro applicazioni, tecniche libere, gioco di gambe.

JS: Quali cambiamenti ha notato negli ultimi venti anni e come pensa che il taijiquan Chen si evolverà nei prossimi 50 anni ?

FENG: Nel recente passato si è osservato un fenomeno che non esisteva quando io imparavo taijiquan. Molti praticanti dimostrano molta forza vibrante. Come ho già detto, più alto è il livello, più piccolo è lo spostamento del corpo. Riguardo al futuro, credo che ci saranno costanti miglioramenti nel livello dei praticanti – essi realizzeranno l’importanza dello Hunyuan. Secondo l’adagio “l’abilità si raggiunge solo con la chiara comprensione” – è molto importante che l’insegnante capisca e sia bravo a spiegare chiaramente i principi dell’arte

JS: Ma è usuale che il livello delle generazioni successive sia peggiore di quella precedente, non è così ?

FENG: Questo è principalmente perché gli insegnanti erano molto restii a condividere le loro conoscenze. Credo che l’apertura degli insegnanti avrà un’influenza molto positiva sul livello dei loro studenti.

JS: Sig. Feng, grazie mille per le sue gentili spiegazioni e il tempo che ci ha dedicato !

 

Basata sull’articolo “Opening the river of Hunyuan, establishing the manners in martial arts” di Pan Houcheng, pubblicata sulla rivista “Hunyuan Taiji”, 1/1999. Traduzione di Af

Pubblicazione in lingua inglese sul sito www.chinafrominside.com di Jarek Szimansky

 

L’insostenibile leggerezza del Taiji

di Flavio Daniele

Vi è una sottile linea di confine, un leggero velo che nasconde la vera essenza del taiji, creando nella maggior parte della gente la falsa illusione di potere acquisire in breve tempo e con poca fatica la maestria dell’arte. Non c’è niente di più ingannevole di questa falsa percezione di cui sono vittime inconsapevoli non solo i neofiti del taiji, ma anche i praticanti esperti di altre arti marziali. Questo, penso, sia dovuto a due motivi d’ordine diverso. Il primo è relativo all’occhio inesperto di chi guarda che non riesce a vedere oltre l’aspetto esteriore dei suoi movimenti leggeri e armoniosi la vera essenza di una arte marziale tanto raffinata, quanto temibile. Il secondo concerne l’intima natura del taiji che fa del celare, del nascondere la propria forza nella profondità del corpo una delle sue principali strategie d’attacco/difesa. Non c’è niente di più ingannevole e subdolo dell’apparente leggerezza del Taiji, essa è nella realtà “un’insostenibile leggerezza” :

è come la zampa del gatto che cade inesorabile sul topo, è come l’artiglio dell’aquila che ghermisce la preda.

Ma sviluppare quest’insostenibile leggerezza non é cosa semplice né facile, se non si sa come esercitarsi. La maggior parte dei praticanti allena forme che sono vuote, prive di quelle che potremmo chiamare “chiavi di accesso” alla struttura interna. Queste chiavi di accesso sono gli esercizi di lavoro interno (Nei Gong), senza di essi non si sviluppa la forza interna, senza forza interna non c’è Taiji Quan.

Il lavoro interno (Nei gong)

Per far sì che il nostro corpo si muova all’unisono con agilità, potenza ed energia in ogni situazione, i muscoli devono essere in grado di sopportare lo sforzo senza irrigidirsi, mantenendo la loro naturale elasticità e di lavorare in perfetto sincronismo come un’orchestra bene affiatata: le ossa devono essere connesse ed allineate, le articolazioni devono essere libere di aprirsi e chiudersi;

i tendini ed i legamenti devono essere elastici e potenti come il sartiame che lega le vele di una barca all’albero maestro;

il Qi, energia vitale, deve scorrere fluidamente;

la mente (Yi) deve essere calma e serena.

Per preparare correttamente il nostro corpo è necessario un sistema d’esercizi ben strutturati in grado di agire non solo a livello fisico (muscoli, tendini, articolazioni ed ossa), ma anche a livello energetico (circolazione del Qi nei canali) e mentale (un migliore equilibrio psicofisico).

Questi esercizi, che non sono altro che delle specifiche tecniche di Nei Gong, lavoro interno, possono essere divisi, in base alla loro funzione, in tre categorie principali:

Esercizi per lo sviluppo della forza elastica ( Jin Bao Gu o Power Stretching)

Esercizi per lo sviluppo della forza a spirale (Zhan Ssu Jin)

Esercizi per la forza esplosiva (Fa Jin) .

Questa divisione è solo virtuale, non reale, perché in verità si tratta di sviluppare un solo tipo di forza: la forza interna o Nei Jin, che deve essere elastica, potente, a spirale ed esplosiva.

Il primo tipo d’esercizi ha lo scopo di rendere il corpo forte ed elastico, di massimizzare la forza d’ogni singola parte strutturale (collo, vita, schiena, anche, asse centrale ecc.), rendere i tendini ed i legamenti forti, sbloccare le articolazioni.

Il secondo tipo si prefigge di connettere dinamicamente le varie parti, in modo che il corpo si possa muovere come una sola unità senza sforzo, con grazia e armonia.

Il terzo, infine, ha lo scopo di permettere al corpo di emettere all’esterno la forza senza irrigidirsi e/o danneggiarsi.

Tutto questo si traduce in tre parole chiave: accumulazione, circolazione ed emissione della forza.

Questo tipo di lavoro interno (Nei Gong) presenta tre diversi stadi di sviluppo:

il primo agisce sulla struttura fisica interna del corpo,

il secondo su quella energetica,

il terzo su quella mentale.

Nei Gong fisico

Primo livello – Corretto allineamento dello scheletro, che comporta una statica economica e un regolare utilizzo della colonna vertebrale in armonia con la forza di gravità. Senza questa base non c’é vero progresso, vera crescita. Gli elementi più importanti di quest’allineamento sono:

a) Distendere la nuca in modo che la testa sia in equilibrio senza tensione, come sospesa dall’alto.

b) Rilassare le spalle.

c) Equilibrio senza ipertensione del bacino sulle teste femorali.

d) Ginocchia rilassate in dinamica tensione elastica.

e) Peso armonicamente distribuito nei piedi.

d) Il libero gioco del ventre in armonia con il movimento del diaframma.

e) Il rilassamento dello sterno per permettere alle costole di prolungare l’azione del diaframma e dell’addome, così da vuotare il petto e riempire posteriormente i reni.

Secondo livello – Connessione muscolo-scheletrica e costituzione di una giusta gerarchia funzionale (coordinazione neuromuscolare) della varie parti strutturali: la parte bassa in armonia con la parte alta, che vuol dire anche e bacino forti e stabili (yang) in grado di sorreggere una parte alta (torace, spalle e braccia) dinamica, elastica e mutevole (yin); una parte posteriore potente come un arco, una parte anteriore sensibile e ricettiva; un parte interna forte come acciaio, una parte esterna morbida come cotone; una parte centrale potente in grado di generare il movimento e una parte periferica sensibile e precisa in grado di dosarlo e dirigerlo.

Nei Gong energetico

Primo livello – Sensibilizzazione energetica.

Queste tecniche consistono nel suscitare volontariamente la percezione del proprio corpo secondo le direttive principali (alto / basso, destra / sinistra, fronte / retro). La percezione volontaria delle varie parti strutturali del corpo ne aumenta notevolmente la sensibilità. I tessuti muscolari, le cellule delle varie parti sono stimolati con conseguente attivazione della circolazione sanguigna e dell’energia e dell’apertura dei meridiani. All’inizio questa sensibilizzazione volontaria deve essere resa operante tramite uno sforzo di concentrazione, atto che viene definito “dirigere con l’intenzione”. Proseguendo nella pratica diviene con il tempo automatica.

La sensibilizzazione energetica permette di “legare assieme” e allineare tutta la struttura (ossa, muscoli, tendini e fasce o tessuti connettivi), in maniera che l’energia possa fluire liberamente ed il trasferimento della forza avvenga senza blocchi lungo le braccia, le clavicole, la gabbia toracica e da qui alla settima vertebra cervicale (punto di confluenza delle forze), colonna vertebrale e osso sacro (flusso discendente), e nell’identico modo (flusso ascendente), dalla terra ai piedi, alle anche, all’osso sacro, alla colonna vertebrale, alle clavicole, alle braccia ed, infine, alle mani.

Secondo livello – Trasformazione del Qi in forza interna. A questo stadio si entra nella vera e propria pratica delle arti interne. Con i precedenti abbiamo armonizzato la struttura fisica in modo che il Qi potesse scorrere e circolare senza sforzo, abbiamo sviluppato la consapevolezza e la sensibilità corporea in modo di essere in grado di sentire e percepire l’energia. Ora si può imparare a trasformare l’energia in forza interna per muovere il corpo.

Nei Gong mentale

E’ il livello dello Yi, o mente: “La mente guida il Qi, l’energia muove il corpo ”.

Ogni movimento fisico non è più diretto, ma si manifesta come conseguenza di un moto energetico. A questo livello il lavoro muscolare è ridotto al minimo, sostituito da quello energetico. I muscoli, le ossa, i tendini e i legamenti si impregnano di Qi, che così diventa il carburante che fa muovere il corpo.

Mente e corpo interagiscono in perfetta armonia attraverso questa nuova interfaccia energetica e scompare la differenziazione tra psiche e soma.

I Quattro poteri

La capacità di movimento del sistema mobile umano è strutturalmente fondata su “quattro peculiari insiemi funzionali”, che corrispondono a quattro geniali strumenti di cui la natura ci ha dotato, alla stessa maniera di cuore polmoni e altri fondamentali organi, ognuno di essi organizzato per lo svolgimento di funzioni specializzate:

q l’arto superiore (organizzato per la prensione),

q l’arto inferiore (organizzato per il moto)

q la colonna vertebrale (asse centrale e chiave di volta statico-dinamico del sistema motore)

q il bacino (perno e raccordo fra la meta inferiore e quella superiore del sistema)

I quattro insiemi funzionali sono la sede dei “Quattro Poteri“: essi nel loro insieme costituiscono il potere totale del corpo o Zheng Jin:

Potere dell’arco superiore

Poter dell’arco centrale (Zhong Ding Jin)

Potere dell’arco inferiore (Kua Jin)

Potere del bacino (Dantian Jin)

Queste strutture si connettono fra di loro attraverso alcuni punti di giunzione molto precisi:

q La 7° vertebra cervicale, l’articolazione sterno/clavicolare e scapolo/omerale

q Le cinque vertebre lombari

q L’osso sacro

q L’articolazione coxo-femorale.

Integrare funzionalmente questi poteri, cioè farli agire come se fossero uno, é d’importanza fondamentale sia per muoversi con grazia ed armonia, sia per esprimere potenza ed energia in qualsiasi attività, sia essa artistica, sportiva o marziale.

1°- Arco superiore (braccia/spalle):

L’arco superiore è costituito da braccia e spalle. Le due braccia sono collegate fra di loro strutturalmente dalla cerniera sterno/ clavicolare, e dinamicamente dal complesso sistema muscolare e legamentoso, che trova nella settima vertebra cervicale il suo punto di coordinazione.

Il suo potere nasce principalmente da due tipi di movimento:

- L’apertura/chiusura delle leve articolari

- La capacità torsiva destra/sinistra dell’omero nella cavità glenoidea

2°- Arco centrale (Zhong Ding):

Ha i suoi estremi nel coccige e nella prima cervicale, l’undicesima vertebra toracica, la T 11 é il suo punto centrale. Infatti la 12° vertebra toracica segna il punto di passaggio tra la cifosi dorsale e la lordosi lombare, ad essa si innesta il muscolo ileo-psoas che partecipa ai movimenti del rachide lombare. E’ il punto di confine tra la parte superiore e la parte inferiore del corpo. Questo arco é quello su cui poggiano gli altri due. E’ connesso saldamente al dantian, ed è un vero e proprio organo di trasmissione simile al semiasse di un’automobile. Il suo potere nasce principalmente da tre tipi di movimento:

1. Movimenti di torsione a destra e sinistra

Sviluppano una forza centrifuga come una molla avvolta a spirale. Si svolgono intorno a due fulcri fondamentali:

o 11° e 12° vertebra dorsale ,

o collo ( vertebre cervicali ).

2. Movimenti di flesso-estensione:

Avanti, indietro, laterali destra/sinistra. Questi movimenti, simili all’oscillazione di un bambù, sviluppano una forza a catapulta. Il fulcro è:

o l’osso sacro e la 4° e 5° vertebra lombare

3. Movimenti d’estensione e accorciamento lungo l’asse longitudinale,

sviluppano una forza di rimbalzo simile ad un martello pneumatico.

Per esprimere al massimo il suo potere deve essere perfettamente allineato e teso come un vero e proprio arco, riducendo al minimo la curvature lombare e cervicale. Fondamentale in questo gioco d’allineamento sono l’insieme osso sacro/lombari ed il collo, la muscolatura profonda paravertebrale e la fascia legamentosa che corre lungo la colonna. Questo processo d’estensione, simile all’apertura di un arco, aprendo il bacino, permette alla forza peso di scivolare verso il basso e sprofondare nei piedi, radicando saldamente tutta la struttura al terreno.

3°- Dantian jin

La zona addominale del bacino é la sede deve è alloggiato il dantian. L’addome, dal punto di vista muscolare può essere paragonato ad una palla con le pareti cedevoli e resistenti: in alto é delimitato dal diaframma, che divide il corpo in due, all’altezza delle costole basse; in basso é delimitato dal diaframma pelvico. Queste due calotte sono collegate dai muscoli del busto che ne garantiscono la stabilità e l’agilità. Al centro di questa magica palla muscolare si trova il centro di gravità del corpo, centro che possiamo definire virtuale, in quanto non segnato materialmente, ma individuato da una convergenza di forze. In esso coincidono materialmente:

° il ‘centro fisico di gravità’,

° il ‘centro di forza’,

° il ‘centro vitale’.

Il Dantian addominale è il motore principale del corpo, in grado di trasformare il Qi in esso accumulato in forza interna, gestisce e coordina i motori supplementari (zhong ding, anche, braccia). E’ direttamente collegato, da una parte con il potere dell’arco inferiore (anche), attraverso il quale trasmette e riceve la forza della terra, dall’altra con il potere dello zhong ding (arco dorsale), attraverso il quale trasmette e riceve la forza all’arco superiore ( spalle/braccia) . E’ in grado di ruotare in tutte le direzioni come una palla nell’acqua, può espandersi e contrarsi, può vibrare e scuotersi, vuotarsi e riempirsi rapidamente. Le sue possibilità di cambiamento sono infinite.

4°- Arco inferiore (anche/gambe)

Punto centrale é l’osso sacro, interconnette l’arco dorsale al bacino; secondo punto é l’articolazione coxo-femorale, vera placca rotante tra bacino e gambe, é una articolazione semplice, ma mobile e potente, il cui equilibrio é determinante per un corretto allineamento delle gambe e del tronco. Se il Dantian è il motore centrale, le anche costituiscono il supporto sul quale esso poggia, e non solo ne assorbono le sollecitazioni come dei potenti ammortizzatori, ma sono anche le radici che ci connettano saldamente alla terra. I movimenti principali delle anche (Kua) sono: spinta in avanti e indietro, in alto e in basso, torsione a destra e sinistra che, combinati insieme, diventano un complesso movimento a spirale che agisce sinergicamente con i movimenti a spirale dello zhong ding e dell’arco superiore.

FLAVIO DANIELE

Per approfondire gli argomenti del presente articolo si consiglia la lettura dei due libri dell’autore: “Le Tre Vie del Tao” Meb Ediz. e “I Tre Poteri Segreti del Taiji”Luni Ediz. . Inoltre sono disponibili le cassette didattiche sugli esercizi di Nei Gong per lo sviluppo del potere interno.

Per informazioni sui programmi dei corsi di formazione della scuola Nei Dan:

Tel. 051 239578 – 347 8701436

Sito web: www.taichineidan.com * E-mail: neidan@libero.it

 

IL POTERE SEGRETO DEL CORPO NELLE ARTI MARZIALI

Prefazione a ” Il Potere Segreto del Corpo nelle Arti Marziali”, del M° Flavio Daniele, realizzata dal Prof. Di Stefano della Facoltà di Scienze Motorie dell’Università di Bologna.

 

Il Nei Gong (lavoro interno) è uno dei pilastri fondamentali della pratica dell’ arti marziali. Questo tipo di lavoro sulla struttura interna e profonda del corpo comincia con lo sviluppo della forza elastica esplosiva per mezzo degli esercizi chiamati, con un termine moderno, POWER STRETCHING. Questa pratica, che significa mobilizzazione in movimento, prende origini dal QI GONG cinese, ma gli effetti maggiormente significativi si hanno con il lavoro di Bodhidharma (Da Mo in cinese) (Yi Jin Jing: Trattato di ammorbidimento dei muscoli e stiramento dei tendini). A differenza dello Stretching tradizionale, il POWER STRETCHING (P.S.) le cui finalità sono: Marzialità e Longevità, esalta l’energia interna nel sistema di realizzazione corporea e, superando i paradossi della teoria quantistica del movimento dello Stretching Tradizionale, ci proietta nel profondo fascino della filosofia CORPO-MENTE delle Arti Marziali.

Le differenze fra i due tipi di stretching sono diverse, vediamone alcune:

- Lo stretching tradizionale basato sui principi quantistici tende ad allungare ma non a perfezionare.

- Il Power Stretching fa entrambe le cose; allunga, non solo il singolo muscolo, ma anche gli altri che tendono ad accorciarsi come se ci fosse una resistenza interna da vincere. Ad esempio: il muscolo quadricipite femorale maggiormente utilizzato da un calciatore, per migliorare le sue capacità contrattili estensorie, secondo la metodica dello stretching tradizionale, viene sottoposto ad esercizi e carichi di lavoro specifici, tutto è finalizzato al gesto e termina con questo; il P.S va oltre a questi limiti, il muscolo continua ad allungarsi.

Scientificamente il P.S ha compiti assai diversi da quelli tradizionali basato su principi quantistici, ci permette di muoverci meglio nello spazio; il nostro corpo carico di forze di tipo elettromagnetiche attrattive e repulsive agisce in tutt’uno con la mente. E ancora:

a) con lo stretching tradizionale, i movimenti sono lineari, unilaterali, limitati e insufficienti perché si lavora con angoli aperti; gli effetti dell’esercizio passivo e monotematico si hanno dopo dieci giorni, l’incremento della potenzialità è del 50% e non si mantiene nel tempo;

b) con P.S i movimenti sono contemporaneamente angolari e lineari ed antigravitari, stesso dicasi per la velocità e il vettore di velocità, lo stato di forma si raggiunge in tempi più brevi, cinque giorni, si mantiene soprattutto nel tempo, l’incremento delle potenze è del 100%, è particolarmente dinamico, attivo, plurimodale e pluridifferenziali; in partenza segue due direzioni ed arriva successivamente a sei. Le contrazioni muscolari sono eccentriche con incremento del lavoro muscolare, non si lavora sul muscolo ma è questo che lavora; la forza si sviluppa in espansione centrale e si propaga nelle altre sei direzioni.

L’atleta inoltre diventa più potente ed esplosivo, riesce a sviluppare tutte le qualità contrattili e senso-cinestetiche che, sommate alle vibrazioni muscolari e alle variazioni toniche si trasformano in unica forza. Aumenta la sua forza di spinta dovuta alla maggiore stabilità del tronco, al corretto appoggio al suolo e all’equilibrata distribuzione delle forze; garantisce un minor dispendio d’energie e un miglior successo.

Altri aspetti dei due tipi di stretching sono:

- Power Stretching: lavora per forze contrapposte in trazione e in direzione Terra-Cielo, il gesto è finalizzato, il muscolo lavora in allungamento profondo (propriocettività), s’inibiscono le contrazioni massimali e si sollecita (eccita) l’allungamento che è globale; i tempi di tensione sono ridotti, la respirazione è fisiologica. Il lavoro è di tre tipi:

1) statico, durante il quale si va alla ricerca della figura, dell’equilibramento e mantenimento armonico degli schemi mente-corpo;

2) dinamico, il movimento è globale, intelligente e sempre attivo;

3) a spirale, si verifica con un’azione di risucchio della potenza massimale e della forza esplosiva naturale, supera la resistenza esterna e la guida.

- Stretching tradizionale: il lavoro, anche se statico e dinamico, è unidirezionale, la finalizzazione è incompleta, l’allungamento è segmentario, i tempi d’estensione lunghi, la respirazione è forzata, c’è longevità ma la marzialità è scarsa.

Il power stretching applicato alle arti marziali aumenta le percentuali d’utilizzo d’energia interna, innalza il livello psicofisico, migliora l’efficienza fisica e funzionale, aiuta a rimetterci in forma. L’intero organismo corpo-mente, soprattutto la muscolatura, si arricchisce d’energia, contemporaneamente si affinano le capacità senso-percettive e neuromotorie, compresi l’equilibrio, la postura, la coordinazione.

Inoltre aumenta lo stato di veglia, il tempismo percettivo-esecutivo, si sviluppano meglio le qualità psico-intellettive, attiva le cinque posizioni celebrali; s’incrementano: forza, potenza, resistenza ed elasticità.

Gli schemi mentali di movimento si programmano e riprogrammano con costante alternanza, aumenta l’armonia, la fluidità e la morbidezza di movimento; inoltre si raggiunge un giusto posizionamento, orientamento, proiezione e penetrazione del corpo nello spazio e nel tempo.

Anche il corretto posizionamento degli appoggi a terra viene migliorato per questo le spinte a partenza delle radici profonde sono convogliate e dirette verso la gravità/bersaglio.

Power Stretching significa espansione nello spazio/vuoto dell’energia esplosiva che abbiamo dentro.

Possiamo paragonare questo fenomeno alle onde che spinte dal vento, sovrapponendosi l’una all’altra, acquistano sempre più forza, velocità e, pur con la loro morbidezza e fluidità, con il loro impeto investono e distruggono ogni ostacolo.

Il continuo riprodursi d’energia, con il suo costante flusso, tramite una molteplicità di configurazioni/modelli perfettamente integrate fra di loro ci fanno prendere coscienza del nostro “Io” corporeo, affina la capacità senso-percettive e favorisce l’acquisizione di una perfetta intelligenza muscolare.

Il power stretching con la sua scientificità d’arte e scienza è una forma d’allenamento naturale che:

a) ci rende più forti, veloci, flessibili, permette lo sviluppo e l’incremento dei processi di tutte le potenzialità energetiche-cerebrali, mentali e corporee;

b) allena tutte le strutture nervose, muscolari e funzionali in maniera globale ed intelligente;

c) aiuta ad automatizzare, perfezionare e padroneggiare la forza esplosiva integrata nelle tecniche della gestualità sportiva in generale e in modo specifico delle arti marziali,

d) interessa i tre livelli neurologici funzionali: spinale, tronco encefalico, corticale.

Il lavoro isometrico e isotonico di tipo propriocettivo a partenza cerebrale coinvolge l’intero sistema neuromotorio capso-legamentoso, articolare-scheletrico e muscolare; i ritmi di lavoro sono intensi e allo stesso tempo lenti e fluidi, i muscoli lavorano alla loro massima lunghezza.

La muscolatura maggiormente sottoposta a sollecitazione è la profonda che guadagna in resistenza, potenza, flessibilità, stabilità, mentre i muscoli superficiali acquistano maggior forza elastica e grande velocità. Inoltre si favorisce una maggiore irrorazione energetica muscolo-scheletrica; la muscolatura agonista e antagonista lavora per forze contrapposte accrescendo i massimali di forza esplosiva veloce e resistente, allo stesso tempo il sistema neuromotorio e corporeo acquista maggiore sensibilità alle continue modificazioni dei recettori centrali e periferici, migliorando le capacità adattive d’adattamento, di vigilanza e controllo.

Il lavoro per forze contrapposte attiva i meccanismi bioenergetici-funzionali della muscolatura antagonista che, interconnessa con la muscolatura agonista, utilizza l’intero loro potenziale, coinvolge il maggior numero di fibre, compresi tendini e legamenti, massimizzando la forza elastica, la resistenza e guadagnando in rapidità.

I segnali di stimolo cerebrali funzionando come feedback, sono percepiti ed arricchiti da sempre nuove percezioni in uscita e in entrata sicché il corpo, in funzione dello spazio e viceversa, è mentalmente meglio percepito e rappresentato perché si amplificano le mappe cerebrali del movimento, strutturando un’immagine corporeo-motoria o immagine di movimento sempre più perfetta e completa. In ogni situazione si può così percepire qualsiasi variazione interna-esterna e anticipare, fronteggiare e rispondere contro il bersaglio tempestivamente, in tempi infinitesimali brevi, con tutta l’energia-forza che c’è dentro.

L’alternanza degli automatismi di tensione elastica: stiramento-contrazione-riposo, anche se non interessa i tendini, riduce i rischi di traumi perché le fibre muscolari sono messe in condizioni di continuare a lavorare in forma naturale. Il coinvolgimento di numerose interconnessioni sinaptiche, attraverso le afferenzazioni, permette di evocare e fare affluire in un’unica direzione i numerosi potenziali bio-elettrici funzionali propriocettivi a partenza sensoriale periferica, migliorando la stabilità e la dinamicità corporea ed aumentando il livello di reattività percettivo-motoria.

Lo stiramento attivo al di là dell’incremento, come abbiamo più volte detto, della potenza, della forza elastica e della forza resistente, aumenta le capacità contrattili dei muscoli che insieme alla respirazione permette di fare esplodere in maniera travolgente tutta l’energia accumulata.

Altro importante aspetto del P.S. è il fatto che allena anche il sistema nervoso neurovegetativo e aiuta a mantenere in perfetta armonia ed equilibrio l’energia mentale e l’energia metabolica.

Campi di applicazione del Power Stretching

Il power stretching anche se è consigliabile iniziarlo dopo il sedicesimo anno d’età, secondo le mie esperienze può essere e praticato, con i dovuti accorgimenti metodologici, fin dall’età scolare. Per i suoi effetti può essere applicato in campo sportivo, terapeutico-riabilitativo e in tutti i settori della motricità e del benessere psicofisico e della salute in generale.

Ho iniziato ad applicare a livello sperimentale la metodica allenante con il power stretching con alcuni studenti ISEF e della facoltà di Scienze Motorie. Successivamente l’ ho applicata prima su quattordici studenti di età compresa fra i 15 e i 17 anni praticanti sport individuali e sport di squadra, poi su quindici ragazzi di età 10-12 anni, infine su dodici persone della terza età e quindici disabili con varie tipologie di handicap: fisici-motori, psichici, e su alcuni disabili con problemi relazionali.

Tutti hanno ottenuto delle performance superiori alle aspettative, in particolare modo i disabili fisici, gli psichici e gli anziani.

Tutto il lavoro di power stretching, progettato sui principi delle arti marziali adattate, ha funzionato come meccanismo di compensazione, favorendo le sinergie muscolari, equilibrando e attenuando le tensioni, stabilizzando tutto il sistema neuro-motorio, migliorando le prestazioni.

Nei disabili e nella terza età ha contribuito a consolidare le abilità percettive e di orientamento, migliorando il controllo e l’autonomia funzionale. I risultati raggiunti dai partecipanti sono stati eccellenti, hanno superato ogni aspettativa, e questo ci autorizza a sottolineare che i valori terapeutici e di recupero del power stretching sono significativi e reali. Il power stretching agisce a tutti i livelli dell’universo uomo, non ha e non pone limiti, migliora le qualità della vita, riduce i disagi, favorisce lo sviluppo dei processi mentali, aumenta le prestazioni e il rendimento (sportivo, scolastico, lavorativo), fa invecchiare meglio, aiuta a ripristinare alcune abilità, allontana le ansie, rafforza l’autostima, facilita i rapporti sociali, ed assicura il successo.

Carmelo Di Stefano

Docente di Teoria Tecnica e Didattica dell’Attività

Motoria e Sportiva Adattata presso la Facoltà di Scienze Motorie

Università di Bologna

“IL POTERE SEGRETO DEL CORPO NELLE ARTI MARZIALI”

di Flavio Daniele e’ edito dalla LUNI

marcellotaichi@supereva.it

Il Potere della Mente

Tutte le arti marziali e in particolare il Taiji Quan, si basano sullo sviluppo armonico di quello che i maestri chiamano il principio dei “ Tre Poteri ” o delle “Tre armonie ”, e cioè: il potere della mente, il potere dell’energia e il potere del corpo. Qui esamineremo la mente (lo “Yi”) come coscienza, consapevolezza, intuizione.

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Il Potere della Mente

di Flavio Daniele

Tutte le arti marziali e in particolare il Taiji Quan, si basano sullo sviluppo armonico di quello che i maestri chiamano il principio dei “ Tre Poteri ” o delle “Tre armonie ”, e cioè: il potere della mente, il potere dell’energia e il potere del corpo. Nel mio precedente articolo, intitolato “Rapporto tra corpo, mente ed energia ”, abbiamo cominciato ad esaminare il potere della mente (Yi ) inteso come idea, attenzione, intenzione e volontà cosciente ( Yi Nian ), nel presente esamineremo lo Yi come coscienza, consapevolezza, intuizione ( Yi Shi ). Ciò non rappresenta un inutile esercizio intellettuale, ma è invece un passaggio obbligato, perché il Taiji è un arte estremamente raffinata ed i suoi confini non sono limitati al campo marziale, ma lo trascendono. Il significato che i maestri cinesi danno al termine Yi è molto complesso e coinvolge in maniera interattiva la mente, nei suoi molteplici aspetti; il corpo, con le sue potenzialità; e lo spirito.

Yi è l’alfa e l’omega, è il principio e la fine, è la luce che illumina la mente.

Con Yi Shi il praticante incomincia un vero e proprio processo di evoluzione interiore che lo coinvolge in maniera profonda . Infatti, mentre Yi Nian, nei suoi vari aspetti di volontà, attenzione, concentrazione, molto utili nella vita quotidiana, può essere priva di valenze spirituali; Yi Shi al contrario, coinvolgendo aspetti metafisici dell’esistenza umana, ne è ricca.

Così come le tre qualità di Yi Nian, che sono comuni a tutti gli esseri umani, sono in base al loro livello di sviluppo quelle che fanno la differenza tra un uomo di successo, in grado di orientare la sua vita vivendola da protagonista e l’uomo velleitario e inconcludente che, invece, la subisce. Alla stessa maniera lo sviluppo di Yi Shi (coscienza, consapevolezza, intuizione), fa la differenza tra l’uomo di successo mondano, che non si pone obiettivi di carattere spirituale ( un grande campione sportivo, un imprenditore affermato o un famoso scienziato sono tutti esempi di personalità che hanno sviluppato ad un buon livello volontà, attenzione e concentrazione ) e l’uomo che, invece, fa della trasformazione interiore e del miglioramento di sé lo scopo della sua vita, espandendo la sua coscienza oltre i confini della realtà fittizia dell’Io.

Coscienza

Quello che differenzia l’essere umano dagli altri esseri viventi é la coscienza di sé, egli non solo sa e sente di esistere, ma é conscio di ciò. Sostanzialmente si può parlare di due fondamentali stati di coscienza: una di tipo biologico, bagaglio comune di tutti gli esseri umani; ed una che possiamo chiamare metafisica. La prima, relata alla mente ordinaria, nasce dai sensi e dall’attività di pensiero, il suo motto é il “cogito ergo sum” di cartesiana memoria; la seconda, relata alla Mente Universale, é metafisica e va oltre la comune attività di pensiero. La coscienza biologica o ordinaria, legata all’Io, é dualistica: Io e inconscio, psiche e soma, soggetto e oggetto, ragione ed istinto, cuore e cervello. La coscienza metafisica, al contrario, frutto di una intensa fase introspettiva, scevra da ogni analisi intellettuale, da ogni pensiero discorsivo e conclusioni logiche é senza ‘ Io ’. La coscienza metafisica si sviluppa attraverso la pratica della meditazione e della pacificazione del pensiero cosciente, armonizzando i nostri pensieri fino al punto di fermare il dialogo interiore ed operare il rovesciamento dell’orientamento della nostra visione interiore dalla molteplicità all’unità, dall’Io al non Io, dall’individualità all’universalità.

Le grandi tradizioni orientali, perfettamente consce di ciò, hanno elaborato tecniche sofisticatissime per raggiungere lo scopo di bloccare il “dialogo interiore” e rompere il “circolo vizioso” che mantiene in vita la falsa “percezione” del mondo e sviluppare la vera consapevolezza., che si manifesta quando la mente entra in uno stato di assoluto silenzio e non genera più pensieri: – Si è consapevoli di “essere”, senza bisogno di pensare, per esserne consapevoli – . Far tacere i pensieri, bloccare il dialogo interiore è uno dei punti chiave per accedere ad una retta visione di noi stessi e della realtà circostante.

Il silenzio interiore ed il vuoto mentale che ne consegue, di cui parlano le tradizioni, sembrano per l’uomo ordinario un’opera titanica difficilmente realizzabile che solo pochi individui particolarmente dotati possono raggiungere. Infatti è così, sono veramente pochi coloro che riescono, ma non tanto per una difficoltà intrinseca all’opera, ma piuttosto per un approccio errato.

Così è, molto spesso, quando si approcciano le dimensioni interiori, siamo noi stessi che con i nostri preconcetti mentali vanifichiamo i nostri sforzi. L’ipotesi, che nel nostro caso rende impossibile la soluzione, è che per sua “forma mentis” l’uomo occidentale è portato a pensare che tutto passa attraverso un’attività di pensiero. Ma pensare di non pensare non produce il “vuoto”, bensì un altro pensiero: si cerca di smettere di pensare pensando allo smettere di pensare. E’ una situazione assurda e paradossale, che genera solo frustrazione e dolore, senza apparente via d’uscita. Ma come spesso accade la soluzione è più semplice del previsto, basta operare un cambiamento passando a un livello logico superiore:

Il silenzio è semplicemente al di fuori della sfera di attività del pensiero.

Il processo del pensiero è una delle attività umane più alte e più nobili, ma per quanto grande è limitato, il problema è di comprendere quindi che esso è solo una delle infinite forme di percezione e che restare ancorati alla sua sfera di azione ci taglia fuori da tutte le altre realtà dimensionali.

Vediamo quindi come praticamente possiamo procedere per rendere possibile il raggiungimento di alcuni traguardi che ci permettono di rendere più stabile e forte la nostra mente. Per farlo dobbiamo tracciare una specie di percorso definendo in maniera chiara i passi fondamentali.

Il silenzio interiore e il vuoto mentale si generano l’uno l’altro in un flusso circolare che si autoalimenta, però mentre il vuoto mentale è silenzio interiore assoluto, in quanto vi é un’assenza totale di pensieri, il raggiungimento dello stato di silenzio interiore non presuppone automaticamente il vuoto mentale, né rappresenta solo la condizione indispensabile ma non sufficiente . Per capire meglio dobbiamo chiarire la differenza tra il “ semplice silenzio ” interiore, che consegue alla cessazione del dialogo interno, e quello “ assoluto ” che consegue al blocco dell’attività pensante della mente.

Il primo non presuppone un’assenza totale di pensieri, ma solo la cessazione del loro fluire disordinato, caotico e rumoroso , il secondo richiede non solo la realizzazione di determinate condizioni tecniche( cessazione del dialogo, silenzio, blocco dell’attività pensante etc. ), ma anche lo sviluppo di determinate caratteristiche di ordine spirituale, senza le quali qualsiasi tecnica risulta completamente inutile. In una prima fase, quindi, non si cerca di fare il vuoto mentale, ma solo di armonizzare l’attività della mente spegnendo gradualmente il dialogo interno: si pensa non in maniera discorsiva con parole, ma per immagini, un po’ come se sullo schermo della mente si proiettasse un film senza sonoro. Nella mente c’è silenzio, ma non assenza di pensieri: è come in una valle di alta montagna, ed i nostri pensieri sono come uccelli che volteggiano silenziosi nell’aria.

Consapevolezza

La consapevolezza viene comunemente intesa come “essere coscienti di …”, ma in realtà é qualcosa di più complesso che presuppone anche un vero e proprio processo di conoscenza. Quindi: Consapevolezza come processo dinamico di conoscenza che permette di prendere coscienza di…. . Una conoscenza, ovviamente, che non scaturisce da un sapere esclusivamente mentale, intellettuale e astratto; ma da un sapere di ordine diverso, diretto e immediato che nasce dall’esperienza di tutto il corpo e la mente, un sapere che é pratica attiva con tutto il proprio essere. Dopo questa definizione di carattere generale, possiamo parlare per meglio precisare i contenuti di diversi tipi di consapevolezza che, pur avendo identica funzionalità, sono però differenti nel centro focale agendo a diversi livelli di sviluppo. Abbiamo così la consapevolezza della forma corporea ( Xing ), dell’energia e della mente-cuore ( Xin ). La suddivisione, data la loro naturale interdipendenza, é solo formale non sostanziale, ogni problema inerente ad ognuna di esse ha ripercussione sulle altre, come pure ogni cosciente miglioramento.

La consapevolezza corporea, che é il punto di partenza che apre la strada alle altre due, possiamo definirla come’la conoscenza di se stessi attraverso il corpo’.

Differenziazione ed Integrazione

Operativamente il praticante deve essere attento ad ogni movimento e posizione del corpo, deve affinare sempre di più la sua capacità di percezione delle variazioni toniche dei muscoli raffinando ulteriormente la sensibilità cinestetica per sentire quali parti del corpo troppo tese devono essere rilassate, e quali troppo deboli, invece, devono essere rinforzate, deve rendere il suo corpo intelligente e vivo, deve essere in grado di differenziare la parte destra dalla sinistra, l’alta dalla bassa, l’anteriore da quella posteriore, il centro dalla periferia. Dalla differenziazione delle varie parti strutturali deve essere in grado di passare all’integrazione, armonizzando la destra con la sinistra, l’alta con la bassa….. e così di seguito in processo di apprendimento sempre più sottile e raffinato in grado di ristabilire l’equilibrio dinamico di tutta la struttura corporea in maniera efficace ed economica.

Senza sviluppo cosciente della consapevolezza corporea non c’é progresso nella pratica perché non creandosi la fusione armonica tra Yi ( pensiero cosciente), Xing ( forma corporea) e Qi (energia interna) manca il giusto modo di agire.

Infine, la consapevolezza della mente-cuore (Xin ), é la presa di coscienza dei propri processi mentali e delle proprie emozioni; é una attenzione continua ai propri stati interiori, che sviluppa la capacità introspettiva della mente di osservare se stessa, la sua esperienza e le sue emozioni.

Intuizione

“Il Pensiero di una Mente Pura é Pura Intuizione”

Quando la mente é libera dai pensieri che la distraggono, i sensi funzionano in maniera chiara e finalizzata. Quando la mente é chiara e trasparente come le limpide acque di un lago di montagna, allora riflette tutto quello che le sta attorno. Questa capacità di una mente pacificata di entrare in risonanza con l’ambiente circostante cogliendone le sottili sfumature costituisce la base per lo sviluppo di un’altra caratteristica fondamentale: l’intuizione. L’intuizione appartiene al regno dello spirito é come questo non può essere allenata direttamente, é un frutto che sorge spontaneamente quando tutte le condizioni coincidono. Come un contadino non lavora direttamente sul frutto, ma sul terreno e sulla pianta, così per sviluppare l’intuizione bisogna lavorare sul rilassamento e sulla pace interiore. Il contadino sa per esperienza che per ottenere dei buoni frutti non deve forzare la natura, ma deve seguirla e aiutarla nel suo compito. Non può tirare il grano per farlo crescere più in fretta, ma deve avere una infinita pazienza per farlo giungere a maturazione. Sa che non é lui a far maturare i frutti, ma é perfettamente conscio degli sforzi quotidiani che deve compiere affinché la natura svolga la meglio la sua azione. Analogamente si deve comportare il praticante. Ogni tensione fisica o emotiva allontana l’obiettivo; andare oltre per eccesso di tensione é lo stesso che rimanere indietro, in ambedue i casi non lo si coglie. Bisogna liberarsi di ogni tensione e portare l’attenzione sui giusti mezzi e sul giusto modo di fare; solo allora si svilupperà quella tranquillità che assicura l’efficacia dello sforzo, un bel giorno l’obiettivo sarà raggiunto in modo del tutto spontaneo. Sarà come cogliere un frutto maturo, un premio naturale prodotto dall’unione armonica delle cinque qualità della mente ( Volontà, Attenzione, Concentrazione, Coscienza, Consapevolezza ), che sono, metaforicamente, come le dita di una mano che agendo assieme staccano il frutto maturo dall’albero.

Dalla volontà si sviluppa l’attenzione, e quando si é “ volontariamente attenti “ si sviluppa la concentrazione. Quando si è in grado di “ concentrarsi volontariamente “ senza interruzioni per il tempo che si desidera, allora si sviluppa una introspezione così costante da fare emergere uno stato di coscienza più profondo, che produce una nuova dimensione di esperienza personale in perfetta armonia con la nostra fonte più vera. Quando questo avviene la mente si apre ad una conoscenza d’ordine superiore che sviluppa la vera consapevolezza. La fusione armonica di queste cinque qualità della mente aprono le porte della pura intuizione e lo Yi evolve nello Shen.

“Il Pensiero di una Mente Pura é Pura Intuizione”

“La Pura Intuizione é Pura Percezione”

“La Pura Percezione é Pura Sensibilità”

Sviluppare la sensibilità richiede un particolare lavoro sia sul corpo che sulla mente, come una sensibilissima bilancia dobbiamo essere in grado di percepire le differenze e le variazioni toniche dei nostri muscoli e dei nostri stati emotivi, senza questa abilità non c’é apprendimento, ne evoluzione nella capacità di apprendere. Rigidità ed eccessivo uso della forza tolgono sensibilità , al contrario la sensibilità e la leggerezza affinano la percezione così che anche una piuma che sfiora il corpo può essere avvertita. Tutto il corpo e in particolare braccia e gambe debbono diventare come degli acuti sensori che tengono sotto controllo l’ambiente circostante e l’avversario, avvertendone ogni minima variazione così da adeguare perfettamente ogni azione alla sua. Se non si sviluppa la sensibilità allora bisogna imparare ad essere veloci per essere in grado di parare o schivare un eventuale attacco, se invece si ha la perfetta percezione dei suoi movimenti lo si può precedere anche con un movimento relativamente lento. Molto spesso le tecniche più spettacolari nascondono, nella rapidità del gesto, una scarsa percezione. I veri maestri non sono mai spettacolari, la loro azione é sempre perfettamente calibrata, poco o niente traspare all’esterno, fuori sembra lento, dentro é veloce come il fulmine.

“Chi é lento nello spirito deve essere veloce con il corpo”

Notizie sull’autore:

Flavio Daniele, laureato in ingegneria, vive a Bologna dove insegna arti marziali interne (Taiji stile Chen e Yang, Xing-Yi), Qi Gong e Shaolin kung-fu. Dirige la Scuola Italiana di Arti Marziali Interne NEI DAN per la formazione di istruttori – Tel. 051 – 239578. Ha cominciato la pratica alla fine degli anni sessanta con il Karate Shotokan ( 3° dan J.K.A.) e con lo Yoga. E’ autore del libro “Le Tre Vie del Tao” – Meb Ediz. e di un video sul Taiji di stile Yang (distribuito in libreria ) edito dalla Red.

Chi fosse interessato ad approfondire le arti marziali interne può contattarlo allo 051 239578 oppure 0347 8701436

 

Rapporto tra corpo, mente ed energia

Di Flavio Daniele

Una reale comprensione del concetto di energia, sia da un punto di vista teorico che pratico, non puo’ prescindere dalla dimensione fisica e da quella mentale. I tre aspetti non possono essere trattati separatamente perché costituiscono un tutt’uno inscindibile simile a un ologramma, dove ogni parte contiene le altre, e il lavoro svolto su una qualunque influenza in maniera diretta anche le altre.

 

Nel Taiji Quan, per evidenziare il profondo legame tra le varie componenti, si dice che “la mente comanda, l’energia segue e il corpo esegue”. Questo antico detto, oltre ad avvalorare quanto appena espresso, definisce una sorta di gerarchia funzionale tra quelli che i maestri chiamano le “I Tre Poteri o Le Tre Armonie ” e cioè:

1° – Il potere del corpo (Li),

2° – Il potere dell’ energia (Qi),

3° – Il potere della mente (Yi).

* Yi – Potere della Mente

Lo “Yi” lo potremmo definire il “primus inter pares” e il ‘trait d’union’ tra Li (dimensione fisica) e Qi (dimensione energetica).

Esso può, simbolicamente e sinteticamente, essere inteso come la qualità di colui che perfettamente centrato nel proprio spirito controlla sia il proprio corpo che la propria mente.

In realtà é una idea molto più complessa che coinvolge la mente, nei suoi molteplici aspetti, il corpo, con le sue potenzialità e lo spirito o Shen.

Secondo la tradizione cinese Yi ( il pensiero ) nasce dall’energia spirituale o Shen, come tale rappresenta ‘il Pensiero o l’Immaginazione Creatrice’, che si manifesta attraverso l’organo Xin o cuore ( dove il carattere Xin indica non solo il cuore inteso come organo, ma anche il cuore come centro dell’attività mentale, quindi come sinonimo di mente ). Infatti l’antico ideogramma Yi era composto dal carattere cuore con sopra il carattere suono, che in senso lato può essere inteso come la “Voce o la Risonanza del Cuore ” ). Queste relazioni tra energia spirituale ( Shen ) e pensiero ( Yi ) e tra cuore ( Xin ) e pensiero, non sono in contraddizione ma chiariscono in maniera precisa il luogo fisico nell’essere umano in cui questa forza creatrice si manifesta. Non si dice forse: “ Ti parlo con il cuore in mano “, quando si vuole intendere che si è profondamente sinceri?

Yi lo possiamo sinteticamente esprimere con ” cuore-mente ‘ che implica, quindi, il concetto di “consapevolezza intuitiva”; dove le due parole “consapevolezza” ed “intuizione” sono intese nel loro significato più pieno ( cfr. il libro “Le Tre Vie del Tao” – pag. 46 e pag. 180 ) e cioè la capacità di “conoscere e di esserne coscienti” senza mediazioni “intellettuali” in maniera diretta ed immediata, come implica la parola intuizione che etimologicamente significa “essere in Dio” , dal greco en (in) e theòs (Dio) , che in senso lato é quella che i maestri chiamano “conoscenza del cuore”. Opportunamente sviluppata permette una presa di coscienza delle potenzialità del corpo e della mente. E’ lo stato in cui non c’é disarmonia tra pensiero ed azione, in cui la consapevolezza si fonde con l’azione, facendo si che i movimenti del corpo siano perfettamente allineati al flusso della nostra “intenzione cosciente”, é una specie di “estasi” non mistica, che rappresenta uno stato di fusione, di assorbimento totale in quello che si sta facendo, dimentichi di ogni cognizione spazio-temporale. Alcuni grandi campioni sportivi la chiamano la “Zona” e la definiscono come uno “stato” nel quale “l’eccellenza delle prestazioni” non richiede sforzo alcuno.

Corpo, mente ed energia si fondono in un più alto stadio dimensionale, che rappresenta la quintessenza delle potenzialità individuali: lo stadio Spirituale o Shen.

Il Taiji rappresenta un metodo scientifico ( nell’accezione più occidentale del termine) per sviluppare questo stato in maniera cosciente. Da notare, infine, come ” Yi ” significhi anche “anticipare” ( E’ naturale, per una scrittura composta da segni ideografici, avere molteplici significati per una sola parola ). Importante nel taiji quan il concetto della mente che ‘ anticipa’ , che ‘intuisce’ le intenzioni dell’avversario.

Nel Taiji Quan e nelle arti marziali in genere Yi é assolutamente basilare, perché i risultati che si otterranno dipendono essenzialmente da essa. Per questo é opportuno cercare, nei limiti imposti dalla parola scritta, di spiegarne i vari significati e specificare i molteplici contesti in cui viene usata. Secondo l’ambito in cui agisce, Yi assume sfumature a cui corrispondono significati con diverse valenze e diversi livelli di realizzazione. Per la lingua cinese é normale sintetizzare in un ideogramma concetti complessi che nelle lingue come quelle occidentali richiedono lunghe spiegazioni ed é per questo Yi può essere tradotta come idea, attenzione, intenzione e volontà cosciente (Yi Nian); consapevolezza, coscienza e intuizione (Yi Shi). Vediamo quindi di stabilire questa ‘gerarchia funzionale’ per una comprensione e un uso ottimale della stessa.

YI NIAN – attenzione, volontà cosciente, intenzione

L’attività della mente non si ferma mai, l’uomo normale é continuamente coinvolto in un dialogo interiore senza sosta, che impedisce la calma ed agita i pensieri come il vento le acque di un lago.

La quiete del pensiero cosciente, che presiede all’equilibrio di tutte le attività dell’organismo, é la condizione minima indispensabile che il praticante deve raggiungere per avviare il processo di pacificazione (Jing) della mente (Yi). Il suo strumento principale é l’attenzione, strettamente legata alla capacità di concentrazione, che a sua volta, altro non é che la focalizzazione volontaria dell’attenzione.

Pacificazione, attenzione, concentrazione e intenzione, sono strettamente correlate in una specie di “circolo virtuoso” che si autoalimenta.

Ci sono molti modi per entrare nel “flusso”, sicuramente la capacità di focalizzarsi esclusivamente ed intenzionalmente su quello che si sta facendo, in uno stato di profonda concentrazione ne rappresenta l’essenza.

L’Attenzione

“Attento come un gatto che punta un topo “ . Questa immagine, spesso abusata, sintetizza in maniera esemplare, nell’immaginario collettivo, l’archetipo della perfetta attenzione. Ma l’attenzione di cui parliamo é di ordine diverso ed é peculiare dell’essere umano. Essa é nello stesso tempo una delle capacità più elevate e meno sviluppate che possediamo: l’attenzione cosciente. Vediamo, quindi, di chiarire la differenza sostanziale che intercorre fra l’attenzione istintuale di un gatto affamato e l’attenzione cosciente dell’essere umano. Il gatto non ha possibilità di scelta, l’istinto della fame lo obbliga alla concentrazione totale di tutte le sue energie sul cibo-topo. Tutti gli animali hanno queste risposte coatte e reattive sotto l’impulso degli istinti fondamentali. Anche gli esseri umani sono soggetti a questi stessi istinti che condizionano il comportamento é impongono una attenzione intensa in determinate situazioni: pericoli di vita, forte eccitazione sessuale ecc. . Questo tipo di attenzione non cosciente, non é il risultato di una scelta, si produce automaticamente quando per un caso fortuito, le condizioni interne (istinti, bisogni, desideri) e quelle esterne coincidono.

La vera attenzione, al contrario, nasce dalla scelta consapevole di orientare e focalizzare l’intento o volontà della mente nella direzione scelta, indipendentemente da qualunque necessità o condizioni esterne.

Questa capacità di astrazione, tipicamente umana, che abbiamo chiamato attenzione cosciente opportunamente sviluppata é la condizione indispensabile per una reale crescita interiore. Solo grazie ad essa possiamo staccarci dalle situazioni contingenti e volgere all’interno il nostro sguardo per attivare le enormi potenzialità interiori.

Un attenzione forte é frutto di un intento inflessibile .

Chi, dopo anni di pratica, non ha raggiunto dei risultati apprezzabili lo deve, probabilmente, alla mancanza di attenzione e volontà, senza di esse non si sviluppa la percezione della propria energia interna (Qi). Molti sono i praticanti che, pur seguendo la disciplina con amore e diligenza, non avendo sviluppato lo Yi nei molteplici aspetti appena esaminati, non fanno progressi nella pratica, perché ingannati dalle loro stesse sensazioni non riescono a decodificare i messaggi del corpo.

Allenare la mente

Yi può essere allenata come si allena un arto, cominciando con piccoli esercizi di immaginazione creativa, fino ad arrivare alle sofisticate tecniche, messe a punto da generazioni di maestri nel corso dei secoli, quali l’imitazione degli animali e dei fenomeni naturali( il turbinare del vento, la potenza devastatrice del lampo, il fuoco, l’acqua) che creano una identificazione totale in grado di sviluppare straordinari poteri fisici e mentali. Un semplice esercizio che può essere fatto é congiungere pollice indice immaginandoli come un anello d’ acciaio, finché si riesce a tenere ferma quest’immagine nella mente, diventerà molto difficile per chiunque separarli. Altri esempi del potere eccezionale della mente sono gli atti compiuti sotto ipnosi, in situazioni estreme di pericolo, o ancora la tremenda forza dimostrata dalle persone colte da raptus isterici. Questo può succedere perché ci sono determinati ’stati indotti’, in cui la mente in situazioni non ordinarie quali malattie, stati allucinatori, pericoli, non più vincolata dai normali parametri “razionali’, agisce senza senso di limite liberando fonti inaspettate di energia. Questi ‘ stati indotti’ oltre che subiti, possono essere creati sotto la guida del pensiero cosciente (Yi). Inizialmente si usa la propria capacità immaginativa, poi, una vota appreso il meccanismo, tutto avviene naturalmente senza sforzo cosciente.

Flavio Daniele

marcellotaichi@supereva.it

 

 

Potere d’ascolto

Il test d’ascolto (DONG JIN / DING JIN) è un elemento di grande importanza nella pratica perché, grazie a questa azione, ci permette d’individuare la qualità del nostro lavoro, i vuoti strutturali, le mancanze nella nostra esecuzione.

 

POTERE D’ASCOLTO/POTERE DI COMPRENSIONE

DONG JIN/DING JIN

Nell’allenamento in coppie al combattimento non ci sono le regole, non ci sono le tecniche, solo Ding Jin (la forza che ascolta) e Ding Jin (la forza che comprende), ascoltare e diventare consapevoli del Jin del proprio corpo e poi ascoltare e capire quello dell’avversario per potere controllarlo e dirigere. Devi sviluppare l’istinto, non c’è tempo per pensare, ci sono troppe tecniche . quando due tigri si combattono, non ci sono tecniche, combattono e basta.

Tratto da: LE TRE VIE DEL TAO

Di: FLAVIO DANIELE*

M° Flavio Daniele. Fondatore della NEI DAN SCHOOL (Scuola di arti marziali interne e discipline energetiche), vive a Bologna, dove insegna Taiji Quan stile Chen e Yang, Xing-Yi Quan e Nei Gong. Dalla metà degli anni ottanta si dedica esclusivamente allo studio delle arti marziali cinesi. Collabora con le maggiori riviste italiane (Samurai, Arti d’Oriente, Enertao), e straniere (Taiji Magazine). Ha pubblicato  vari libri sul tema..

Nella pratica del Taiji, del Tui shou, del Qi gong, del Nei gong e delle arti marziali in generale ci sono dei momenti in cui il praticante necessita di conoscere la direzione della rotta, di sapere valutare il proprio lavoro e orientare la propria pratica, non tanto per verificare la velocità del proprio progresso quanto piuttosto per capire perché non si sta progredendo.

Il test d’ascolto (DONG JIN / DING JIN)

è un elemento di grande importanza nella pratica perché, grazie a questa azione, ci permette d’individuare la qualità del nostro lavoro, i vuoti strutturali, le mancanze nella nostra esecuzione. È fondamentale per comprendere l’efficacia dei propri movimenti nella pratica. Ci permette di giungere a  quell’autoconsapevolezza che  non risolve i nostri problemi però ci permette d’individuare e comprendere quello che manca, dove manca, e l’azione da prendere per correggere eventuali errori di pratica.

Il test d’ascolto (DONG JIN / DING JIN)ci permette inoltre di sviluppare quella sensibilità al tatto (pen-jin) fondamentale nel lavoro a due, che va studiata e sviluppata, sentita e vissuta.

Notizie sull’autore:

IL M° FLAVIO DANIELE

 

fondatore e guida della Nei Dan, vive a Bologna, dove insegna Arti Marziali

Cinesi (Taiji Quan, stile Chen e Yang, Xin Yi Quan dei 10 Animali e delle 6

Armonie e Shaolin Quan) e discipline di sviluppo mentale ed energetico ( Qi Gong

). Inizia la pratica nel 1967 con il Judo, che lascia dopo tre anni, e con il

Karate Shotokan che porta avanti per oltre 15 anni, raggiungendo nel 1980 il 3°

dan sotto la scuola del M° Hiroshi Shirai. A cavallo tra la fine degli anni

settanta e l’inizio degli anni ottanta comincia le prime esperienze delle arti

marziali cinesi. Intorno alla metà degli anni ottanta abbandona definitivamente

l’insegnamento del Karate e dello Yoga, che aveva iniziato nel 1970, per

dedicarsi esclusivamente allo studio dell’ arti marziali cinesi. Nel 1996

lascia anche la professione d’ingegnere informatico per dedicarsi

esclusivamente al loro insegnamento e diffusione. Sfruttando la sua lunga

esperienza nelle arti marziali e nello studio delle discipline orientali (

Yoga, Zen, Taoismo ) e delle psicoterapie moderne occidentali, ha messo a

punto, per la pratica marziale, il TAO G. E. D. for Marzial Arts – La Via ( Tao

) dello Sviluppo Energetico Globale. ( G.E.D. = Global Energetic Development )

per le arti marziali- , tecnica di sviluppo delle proprie potenzialità

fisico-energetiche e mentali: integrazione armonica fra le moderne metodiche

didattiche occidentali e le antiche tecniche di controllo mentale, di

potenziamento fisico ed energetico orientali. E’ autore dei libri “ Le Tre Vie

del Tao “ edito dalla Meb nel 1997, “I Tre Poteri del Taiji Quan”

edito dalla Luni nel 2001, “La forma Antica del Taiji Quan Stile

Chen” ed “Il potere segreto del corpo nelle Arti Marziali” editi

sempre dalla Luni nel 2003. E’ autore anche di un video didattico sul Taiji

stile Yang e di una serie di video didattici sugli antichi metodi di

potenziamento fisico-energetici del corpo (Nei Gong). Ha collaborato con la

facoltà di Scienze Motorie dell’Università di Bologna e scrive per le maggiori

riviste italiane (Samurai, Arti D’Oriente, Enertao) ed estere di arti marziali

e scienze dello spirito. Suoi articoli sono apparsi in Spagna e sulla rivista

americana Taiji Magazine, la più prestigiosa rivista internazionale di arti

marziali interne. E’ comparso sulla rivista Panorama (nov. 1999), su Repubblica

Salute (maggio 2003) e su due delle più importanti riviste giapponesi di Arti

Marziali.

IL SISTEMA DI ESERCIZI PER LO SVILUPPO DELLA FORZA INTERNA INSEGNATO DAL M° GEORGE

XU ED ELABORATO E SISTEMATIZZATO DAL M° FLAVIO DANIELE NEI SUOI LIBRI E NELLA

SERIE DI VIDEOCASSETTE (vedi il sito del M° Daniele:www.taichineidan.com) E’ UTILIZZABILE DA TUTTI I PRATICANTI DI ARTI MARZIALI E SPORT DA COMBATTIMENTO CHE VOGLIONO MIGLIORARE LE PROPRIE

PRESTAZIONI MARZIALI SVILUPPANDO IL POTERE INTERNO DEL CORPO, E DA TUTTI COLORO

CHE VOGLIONO MIGLIRARE LA PROPRIA ENERGIA E LO STATO GENERALE DI SALUTE.

 

Informazioni: NEI DAN SCHOOL

http://www.taichineidan.com

neidan@libero.it

M° FLAVIO DANIELE Infotel: 051 239578 – 347 8701436

NEI DAN SCHOOL VIA DE’ COLTELLI 21 – 40124 BOLOGNA

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I FONDAMENTI TEORICI E PRATICI DELL’ARTE

 

Il Taiji Quan: IL PUGILATO DELLA SUPREMA POLARITA’

Di Flavio Daniele

 

Nel Taiji Quan, vero tesoro dell’umanità, c’è il sapere di una delle civiltà più antiche e raffinate del mondo: la civiltà cinese. In esso si ritrovano in un mix, tanto irripetibile quanto unico, l’arte del combattimento, la scienza medica cinese, la filosofia taoista e ricche venature di quella confuciana e buddista.
E’ in poche parole:
arte marziale
arte del corpo
filosofia
scienza medica.

I diversi aspetti s’integrano e si armonizzano perfettamente.

Il Taiji é una “scienza esatta”, nella accezione più occidentale del termine, in quanto ogni suo gesto, ogni sua azione si esplica sia sul piano della salute del corpo e della mente, sia sul piano della difesa del proprio corpo.
E’ una strada maestra (Dao) per camminare nel mondo e inoltrarsi nell’universo uomo.
È un’arte perfetta sotto tutti gli aspetti, in grado di dare ad ognuno la sua risposta: all’artista marziale alla ricerca di un arte efficace ma non violenta,a colui che ricerca un senso alla propria esistenza, ai cultori dell’arte del movimento come strumento di crescita personale a quelli interessati semplicemente al proprio benessere psicofisico.

Coinvolge l’essere umano in senso globale dal piano fisico a quello mentale/emozionale, passando per quello delle energie sottili per arrivare a quello spirituale evolutivo.

L’armonia Yin/Yang, l’armonia intrinseca della natura, applicata alle tecniche di combattimento, ha generato nel corso dei secoli, una delle arti più raffinate che si conosca, che travalicando il campo marziale, attraverso un’integrazione cosciente ed attenta del “sistema corpo-mente”, arriva ad una visione metafisica dell’esistenza.

Vero e proprio cammino (Dao) di ricerca/sviluppo/trasformazione rappresenta per l’uomo moderno uno strumento ideale per l’ecologia del sistema mente-corpo, in grado di dare vigore al corpo ed equilibrio alla mente. Il suo percorso è basato su dei principi generali che sono alla base della vita stessa.
Il principio base del Taiji è il principio dei Tre Poteri, all’interno di essi, come in un gioco di scatole cinesi, sono contenuti tutti gli altri, ignorarli rende sterile la pratica.

 I tre poteri:

Yi o potere della mente
Qi o potere dell’energia
Li o potere del corpo

Essi sono intimamente interconnessi. Esaminiamoli uno ad uno precisando che la divisione è fittizia e ha soli fini esplicativi, e ricordando che un corpo forte e in armonia è funzionale ad un libero fluire dell’energia e all’equilibrio mentale, e che questo ultimo è la condizione di base per guidare il qi e trasformarlo in vigore e forza interna (nei jin).

Li: il potere del corpo.

Sviluppare il potere del corpo significa elevare al massimo le abilità fisiche per renderlo forte, coordinato ed efficiente. Ciò comporta un lavoro serio e rigoroso di tipo interno (Nei Gong) sui meridiani, sugli organi interni e sulla struttura profonda, e uno di tipo esterno (Wai Gong) sull’allineamento strutturale e sull’integrazione funzionale della caratteristiche statico/dinamiche della struttura corporea nelle sue componenti fondamentali:
1° corretto allineamento dello scheletro, che vuol dire una statica economica e un equilibrato utilizzo della colonna vertebrale in armonia con la forza di gravità
2° miglioramento della coordinazione neuromuscolare
3° potenziamento delle caratteristiche di base (ottimizzazione dell’uso della forza, agilità e scioltezza, coordinazione e ritmo).

Qi: il potere dell’energia o soffio vitale.

Lo sviluppo del potere energetico comporta il lavoro di trasformazione delle energie grezze (Jing) in energia vitale (Qi), e di questo in vigore e forza interna (Nei Jin) e successivamente in forza spirituale (Shen). Questo potere è ovviamente connesso sia con il fisico che con il mentale.

Yi: il potere della mente.

Questo potere è il più sottile dei tre, e comporta oltre al lavoro sulle qualità della mente (volontà, attenzione, concentrazione. consapevolezza), lo sviluppo delle “Tre Armonie Interne”:
1° l’armonia tra le proprie emozioni (la mente- cuore o Xin) e il pensiero cosciente Yi
2° l’armonia tra la mente Yi e il Qi che significa la capacità di guidare coscientemente l’energia
3° l’armonia tra Qi e Li, che vuol dire la capacità di trasformare il qi in vigore e forza interna (Jin) per muovere il corpo.

 

IL POTERE DEL CORPO – LA DIMENSIONE FISICA

Vediamo ora, dopo avere esaminato gli aspetti relativi alla dimensione energetica e mentale, quelli relativi alla dimensione fisica che ci permetteranno di capire praticamente come sviluppare l’energia interna e come trasformarla in forza interna (Nei Jin). Lo sviluppo dei tre poteri del Taiji Quan comincia con l’allenamento del corpo per fare si che diventi forte, coordinato ed efficiente. Attraverso una corretta pratica di base le potenzialità fisiche, abitualmente limitate per la maggior parte delle persone, possono essere ampiamente potenziate. Per capire, nei limiti delle nostre limitate conoscenze, il complesso fenomeno del movimento naturale umano; dove per naturale si intende il movimento vivo che possiamo osservare tale e quale é realmente, esente da artefici e convenzioni da laboratori, dobbiamo usare


tre differenti visioni:
- analitica per capire la funzione di ogni singola parte strutturale,
– olistica per definire come si relazionano tra di loro e
– sistemica per comprendere con il tutto si relaziona con il sistema (lo spazio)

La dimensione fisica
La visione analitica – La Conoscenza del corpo

La struttura: I Quattro Poteri

Ogni lavoro “interno” comincia con la conoscenza fisica del corpo, seguita da un corretto allenamento per fare sì che esso diventi forte, coordinato ed efficiente.
Quindi sarà necessario uno studio attento e preciso delle componenti anatomo-funzionali fondamentali del corpo umano e riassumerne brevemente i punti salienti emersi durante lo studio. Il sistema mobile umano é costituito da un telaio strutturalmente fondato su “quattro peculiari insiemi funzionali”, che corrispondono a quattro geniali strumenti di cui la natura ci ha dotato, alla stessa maniera di cuore polmoni e altri fondamentali organi, ognuno di essi organizzato per lo svolgimento di funzioni specializzate:

1° – l’arto superiore (organizzato per la prensione),
2° – l’arto inferiore (organizzato per il moto)
3° – la colonna vertebrale (asse centrale e chiave di volta statico-dinamico del sistema motore)
4° – il bacino (perno e raccordo fra la meta inferiore e quella superiore del sistema)

Questi quattro insiemi sviluppano le loro possibilità di movimento attorno a 4 cardini fondamentali costituite dalle articolazioni:

° occipito-atlantoidea
° sterno-clavicolare
° lombo-sacrale
° coxo-femorale

Tali cerniere o giunti sono dei veri e propri “nodi funzionali e strutturali”, punto di smistamento e regolazione di sforzi tra l’asse centrale e gli arti.
Sul perfetto gioco armonico di questi giunti sono basati i più importanti principi del Taiji: dal principio delle tre forze, passando per le sei armonie e per il principio delle sei direzioni, fino al zhan si jin. Gioco reso ancora più raffinato e sinergico dalle interazioni dinamico-strutturale di quelle che nel Taiji sono chiamate le nove perle.
Analizziamo uno per uno questi insiemi funzionali, per cercare di capire come sono relati e come interagiscono l’un l’altro, ciò ci permetterà di capire meglio come funzionanoi principi e come tramite il Taiji noi possiamo avere un corpo forte, una mente tranquilla e uno spirito sereno.

Le Nove Perle

Le nove perle, disposte lungo il telaio costituito dai quattro insiemi funzionali, sono:
A – Le prime tre disposte lungo la colonna:

1° collo
2° zona dorso / lombare
3° osso sacro (che si articola nel bacino con l’articolazione sacro / iliaca )

 

B – Le seconde tre disposte lungo il braccio

4° spalla (articolazione scapolo/omerale )
5° gomito
6° polso

C – Le ultime tre disposte lungo la gamba

7° anca (articolazione coxo/femorale)
8° ginocchio
9° caviglia

Le nove perle, veri e propri giunti biologici, determinano la capacità di movimento del “sistema mobile umano”, nei classici del Taiji c’é scritto: “Se si fa circolare il Qi nelle nove perle, allora non ci sarà nessun luogo dove il qi non possa arrivare”.

Colonna vertebrale – La coordinazione assiale

La colonna vertebrale costituisce la struttura portante del corpo, biomeccanicamente la possiamo definire un complesso cinematico multisegmentale costituito da tre sottoinsiemi (cervicale – dorsale – lombare).
Ognuno di questi sottosistemi ha delle precise funzioni da svolgere:
il cervicale provvede al sostegno ed all’orientamento del capo;
il dorsale ha funzioni di equilibrazione delle due lordosi, di centraggio del peso e di sostegno dell’albero respiratorio;
il lombare ha funzioni prettamente statiche.

Capire e rendere operative queste specialità funzionali é della massima importanza per sapere come intervenire e quali tipi di allenamento fare per elevare al massimo le potenzialità di ogni parte della struttura umana.
Il perfetto allineamento richiede il minimo sforzo ed assicura al contempo la massima stabilità e dinamicità.

Nel Taiji si dice: “Per emettere la forza interna (fa jin) bisogna avere buone radici. La forza interna, generata dal dantian, scivola nei piedi, rimbalza nelle gambe, e guidata dalla vita lungo la spina dorsale si manifesta nelle mani”. “La forza è trasmessa dalla spina dorsale”
La colonna vertebrale deve rispondere a due requisiti meccanici opposti: rigidità e flessibilità.
L’esame dello scheletro vertebrale evidenzia una struttura perfettamente gerarchizzata di tipo piramidale. Le vertebre più basse e più potenti fanno d’appoggio a quelle situate sopra, fino al collo molto mobile, che regge la testa e le consente un’estrema finezza nei movimenti.
L’entità di movimento tra una vertebra e l’altra é minima, ma sommandosi per tutta la lunghezza della colonna genera un notevole grado di flessibilità, che consente flessione, estensione, piegamenti laterali e rotazioni. Anche la rotazione é minima tra vertebra e vertebra, ma per lo stesso motivo, raggiunge complessivamente un notevole grado di torsione. Tutti questi movimenti, che possono essere eseguiti in combinazione durante qualsiasi singola azione del corpo, danno luogo a un movimento complesso a spirale e dei legamenti vi troviamo una analoga disposizione: muscoli molto potenti alla base per sostenere tutto il sistema, muscoli più sottili e sensibili man mano che saliamo per permettere il libero e armonico gioco del collo e l’equilibrio dinamico della testa. Ogni parte ha quindi una sua precisa funzione da svolgere e deve essere coordinate alle altre per avere un uso del corpo biomeccanicamente corretto, efficiente ed economico.

Movimenti della colonna

- 1° Movimenti di torsione a destra e sinistra, sviluppano una forza centrifuga come una molla avvolta a spirale. Si svolgono intorno a due fulcri fondamentali: vita (11° e 12° vertebra dorsale), e collo (vertebre cervicali).


– 2° Movimenti di flesso-estensione avanti/indietro, laterali destra/sinistra. Questi movimenti, simili all’oscillazione di un bambù, sviluppano una forza a catapulta.
Il fulcro é l’osso sacro e la 4°-5° vertebra lombare


– 3° Movimenti d’estensione e accorciamento lungo l’asse longitudinale (alto/basso), sviluppano una forza di rimbalzo simile a un martello pneumatico.

Al centro del corpo e alla regione lombare e dei reni sono proprie la forza e la stabilità. Alla parte superiore, invece, la mobilità e la finezza. Ogni alterazione di questo rapporto, genera disarmonia e rende inutile anche le tecniche più sofisticate.
Bacino, torace e testa costituiscono dei blocchi strutturali che devono essere perfettamente allineati sulla verticale, perché questo fa si che poggiando l’uno sull’altro, per virtù del loro stesso peso si mantengano in equilibrio sia strutturale sia dinamico. Sono uniti da due cerniere

- la vita all’altezza delle vertebre lombari, tra bacino e cassa toracica,
– il collo, tra torace e testa.

Collo e testa
E’ d’importanza vitale la posizione e la libertà del collo nell’equilibrio della testa. L’allineamento della zona cervicale è di fondamentale importanza. Vera chiave di volta per il controllo di questa zona é la settima vertebra cervicale, che possiamo paragonare ad una rotonda spartitraffico che canalizza il flusso delle auto, rendendolo scorrevole e ordinato. Al suo processo spinoso, molto più lungo delle altre, sono legati diversi muscoli importanti: fra i quali quelli addetti all’estensione del collo e della testa, e quelli profondi della parte superiore della schiena.

Spalle e braccia.

Spalle

Le spalle devono essere rilassate, adagiandosi liberamente come un mantello sulla cassa toracica. Sono la base su cui si origina il collo, costituiscono un complesso sistema anatomico denominato cingolo scapolare, composto da clavicola e scapola, che formano una sorta d’arco scheletrico, che connette l’arto superiore al tronco attraverso l’articolazione sternoclavicolare tra sterno e clavicola. Questo sistema anatomico, che biomeccanicamente possiamo definire sistema cinetico mio-articolare, ha una flessibilità e gradi di movimento notevoli.
Fulcro centrale é la scapola, vero e proprio trasmettitore mobile, la cui libertà di movimento é fondamentale per permettere, durante l’esecuzione di qualsiasi tecnica di braccia, alla forza di fluire liberamente dalla mano al piede e viceversa.

Il cingolo scapolare dirige e controlla il movimento del braccio. L’azione sinergica dei vari muscoli attorno a questo fulcro osseo deve essere perfettamente bilanciata, altrimenti si squilibra tutto il cingolo, con conseguente alterazione di tutta la postura e della potenza che si può esprimere.
La potenza generata dalla forza propulsiva della vita e delle anche resta bloccata nelle spalle, invece di fluire liberamente senza attriti e dispersioni lungo le braccia fino alle mani.

I maestri paragonano l’articolazione scapolo-omerale ad un cancello, che deve essere in grado di aprirsi e chiudersi secondo le esigenze in perfetto sincronismo con gli altri due cancelli: i fianchi (zona lombo-dorsale) e il bacino (articolazione sacro-iliaca e coxo-femorale).Due sono i muscoli fondamentali per la loro attività: il romboide per quanto concerne il cingolo scapolare e lo psoas per quello pelvico, il fulcro dell’ equilibrio psoas/romboide é la giuntura lombo-dorsale.

Braccia

Le braccia non sono attaccate direttamente al torace, ma al cingolo scapolare, il quale é come appeso allo sterno, che é collegato all’indietro con la colonna vertebrale per mezzo delle sette costole superiori. Senza entrare in particolari anatomici si può affermare che le radici delle braccia affondano direttamente nella schiena, e sono solidamente attaccate alla colonna vertebrale per mezzo dei muscoli trapezi: superiormente fino alla base del cranio, inferiormente fino alla dodicesima dorsale, all’altezza del diaframma. Inoltre, il gran dorsale partendo dal braccio e oltrepassando il diaframma, si attacca al bacino connettendo funzionalmente il braccio al muscolo pelvico.
Anteriormente esse sono legate elle costole e allo sterno tramite i pettorali; nella parte posteriore il collegamento é più complesso e raffinato. La forza del braccio é nella schiena, ma affinché possa essere esercitata efficacemente occorre che la schiena sia dritta, perché altrimenti la complessa coordinazione dei muscoli dorsali risulta inefficiente, e che le spalle non siano sollevate, dovendo dare la necessaria stabilità dinamica durante i movimenti del braccio offrendo il necessario punto d’appoggio.

Bacino e articolazione ilio-femorale

Il bacino é la base del tronco ed unisce le gambe alla colonna. E’ un anello osteo-articolare chiuso che nel suo insieme trasmette gli sforzi tra il rachide e gli arti inferiori. Punto centrale di tutta la struttura é l’articolazione ilio-femorale, vera placca rotante tra bacino e gambe. E’ un’articolazione semplice, ma mobile e potente, il cui equilibrio, determinante per un corretto allineamento delle gambe e del tronco, è il segreto per un corretto fluire della forza lungo il corpo.
Quando questa articolazione é squilibrata, il bacino invece di essere ben centrato é disallineato rispetto all’appoggio delle gambe, questo blocca il libero fluire della forza che provoca irrigidimento dei glutei e degli addominali, con conseguente limitazione del movimento diaframmatico e quindi della respirazione. I maestri di Taiji dicono:
” Testa allungata e sedere sospeso”.
La regione pelvica, base del movimento e della forza propulsiva, deve essere libera da tensioni e blocchi per potersi muovere in tutte le direzioni ruotando intorno al centro di gravità del corpo, come una sfera intorno al suo centro.

Gambe e piedi

Le gambe, danno al tronco un appoggio non rigido, sono una struttura flessibile il cui capacità di spostamento veloce e potente é determinata da un sottile gioco di pesi e contrappesi, la cui risultante deve essere zero per un corretto equilibrio sia statico sia dinamico. Occorre che in qualunque posizione o assetto, la proiezione dell’asse del corpo cada nel centro dell’ area del poligono di sostegno formato dai piedi, più cade lontana, più l’equilibrio diventa precario.
I piedi nel Taiji hanno una funzione fondamentale, solo quando tutti i movimenti del corpo partono e sono coordinati da essi, che si può dire di essere arrivati ad un buon livello dell’arte. Il lavoro dei piedi, ed i relativi metodi d’allenamento, per renderli abili ed intelligenti come le mani, sono uno dei segreti meglio custoditi dai maestri.

La visione olistica

Una volta acquisita la necessaria conoscenza analitica della dimensione fisica del corpo, si devono definire le varie parti strutturali, perché capito e definito il ruolo di ognuna, sia singolarmente sia nel contesto globale, sarà possibile impostare un razionale sistema di allenamento che permetta di sviluppare al massimo le caratteristiche di base e di coniugare in maniera ottimale potenza ed elasticità, morbidezza e durezza, stabilità e dinamismo.
L’interconnessione dinamica fra le varie parti strutturali è assicurata dall’azione coordinata dei muscoli che si sviluppa lungo precise direttrici denominate catene muscolari, che costituiscono un perfetto ed intricato sistema che opera in perfetta armonia. Sarà necessario avere una visione globale delle modalità di trasmissione del movimento.
L’importanza della conoscenza e individuazione di questi “percorsi” è evidenziata dal fatto che lungo queste linee fluisce la forza. Conoscere e saper utilizzare queste linee di forza e i relativi snodi è fondamentale per potere ottenere il massimo dell’efficacia con il minimo sforzo muscolare in ogni circostanza.
Per identificarle in maniera chiara ed inequivocabile dividiamo il corpo umano con dei piani immaginari:
– il primo piano è un piano orizzontale che divide il corpo a livello della cintola in una metà – superiore (tronco, testa, arti superiori), ed una inferiore (bacino e arti inferiori);
– il secondo, chiamato piano frontale, lo divide in una parte anteriore (viso, torace, addome gambe), é la parte che vediamo in uno specchio, ed una parte posteriore (nuca, schiena, glutei, parte posteriore delle gambe);
– il terzo, chiamato piano sagittale, divide il corpo in una parte destra e una parte sinistra.
Abbiamo così

Le 5 gerarchie dinamico-strutturali


– Alto/basso
– Avanti/Dietro
– Destra/Sinistra
– Centro/Periferia
– Interno/Esterno

Le catene muscolari e la connessione strutturale

Le varie parti strutturali sono fra loro interconnesse in maniera dinamica dai muscoli, che allungandosi e accorciandosi, sotto la guida del sistema nervoso, permettono alla struttura di muoversi in perfetto equilibrio e nella massima economia. La loro azione sinergica si sviluppa lungo precise direttive note come “catene cinetiche muscolari“ che costituiscono un perfetto e intricato sistema che opera in perfetta armonia, similmente ad una grande orchestra, dove, ogni artista fonde in maniera perfetta il suono del proprio strumento con quello degli altri.
Nel corpo umano abbiamo cinque catene bilaterali disposte topograficamente in sequenza longitudinale, che costituiscono delle sequenze definite di fasce e muscoli lungo le quali esiste un passaggio preferenziale di tono. Le elenchiamo sinteticamente:
1- La catena posterolateralis o ‘PL’ che scorre sulla parte posteriore e laterale della testa, del torace, e degli arti.
2- La catena anterolateralis o ‘AL‘ che scorre sulla parte anteriore e laterale dellatesta, del torace, e degli arti.
3- La catena anteromedialis o ‘AM‘ che scorre nella parte anteriore e mediana del corpo.
4- La catena posteromedialis o ‘ PM‘ che scorre nella parte posteriore e mediana del corpo.
5- La catena posteranterioris o ‘ PA ‘ e la catena anteroposterioris o ‘AP, inscindibili nella loro funzione, così denominate perché le loro componenti muscolari sono disposte sul piano sagittale in direzione obliqua.
Le diverse catene muscolari sono concatenate tra di loro in una sequenza precisa: PL – AL- AM – PA – PM – AP.

Le linee di forza

Quando il corpo si muove il passaggio di tono muscolare da una catena all’altra avviene, analogamente a quanto succede in una stazione ferroviaria, intorno a 6 snodi, posizionati strategicamente, che incanalano il flusso della forza lungo precise direttive, si creano così 7 linee preferenziali di scorrimento in cui lo sforzo muscolare risulta minimo e il rendimento massimo.

6 snodi di connessione della rete


1- base del cranio,
2- articolazione temporo-mandibolare,
3- articolazione scopolo-omerale,
4- articolazione sacro-iliaca,
5- articolazione coxo-femorale,
6- mani e piedi;

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7 linee di flusso


1- scorre di fronte alla colonna vertebrale lungo l’asse centrale di equilibrio,
2- connette gli archi delle braccia, scorre lungo l’asse mediano di ogni braccio;
3- connette gli archi delle gambe;
4- scorre dalla mano destra al piede sinistro, lungo il braccio, la spalla, la colonna, il bacino e la gamba;
5- fa esattamente il percorso incrociato dalla mano sinistra al piede destro;
6- connette la mano destra con il piede destro;
7- completa il percorso connettendo mano sinistra e piede sinistro.

Le prime 3 sono dette principali perché scorrono lungo la struttura portante del corpo (arco dorsale, arco delle braccia e arco delle gambe), le altre secondarie, perché collegano in rapporto dinamico, attraverso l’arco dorsale (asse centrale), braccia e gambe.
Risulta evidente, a questo punto, che la dinamica del movimento e dell’equilibrio posturale è sostanzialmente frutto di un’interazione armonica fra il sistema muscolo-tendineo, e l’osteo-articolare-legamentoso. Un aumento di tono in una qualunque delle catene che non abbia una risposta bilanciata nelle altre, potrà generare squilibrio posturale, limitazione delle escursioni articolari e disarmonia gestuale.

Muscoli profondi – Muscoli superficiali

Il Taiji é basato sulla teoria dello Yin e dello Yang, che vuol dire coniugare morbidezza e durezza, lentezza e velocità, stabilità e dinamismo, potenza ed elasticità, espansione e contrazione, pieno e vuoto, leggero e pesante. Questi rapporti, opposti e complementari, devono coesistere in percentuale variabile secondo esigenze e le circostante: 50% Yang / 50% Yin ( come nel simbolo del Tao perfettamente bilanciato ), 70% / 30%, 90% / 10% e così di seguito in un mutamento continuo e creativo senza sosta.
Se da un punto di vista concettuale questo processo di trasformazione non risulta molto difficile da afferrare, da un punto di vista pratico diventa un’ impresa ciclopica. Ma la difficoltà non è insita nell’impresa, quanto nella scarsa conoscenza che abbiamo del funzionamento del nostro corpo, e delle sue relazioni con l’energia e la mente. Così, come abbiamo due emisferi cerebrali: uno logico, razionale, analitico, l’altro intuitivo, globale, sintetico; alla stessa maniera abbiamo due tipologie di muscoli che, non solo hanno funzioni diverse, ma sono costituzionalmente e strutturalmente diversi: uno di tipo yang, uno di tipo yin, uno per la stabilità, uno per il dinamismo, uno interno e uno esterno, uno profondo uno superficiale.

Definire e prendere coscienza del ruolo svolto da questi due differenti sistemi, costituisce la base di partenza per risolvere gli apparenti paradossi della pratica ed accedere alla realtà multidimensionale del Taiji.

In pratica questi due sistemi muscolari vestono lo scheletro, come tanti indumenti dall’interno verso l’esterno, in strati concentrici simili a quelli di una cipolla, il più esterno è costituito dai cosiddetti muscoli superficiali che sono lunghi, larghi e massicci, e tesi a coprire ampie distanze (trapezio, deltoide, dorsale, bicipite etc.). Possono esprimere grande potenza usufruendo di più lunghi bracci di leva rispetto a quelli profondi, e quindi sono specificatamente utili per movimenti di forza o di grande ampiezza. Lo strato più interno, costituito dai cosiddetti muscoli profondi (detti anche muscoli antigravitazionali perché hanno la funzione principale di mantenere eretta la postura), è situato attorno alla colonna vertebrale, ha fibre che vanno dai 3 ai 6 centimetri simili a tante fascette che vanno da vertebra a vertebra, o alle due – tre vertebre più vicine, o dalle vertebre alle costole.
Questa particolare disposizione incrociata, sviluppandosi lungo tutto l’asse della colonna, determina una notevole “forza a spirale”, che genera una grande rapidità di rotazione, fondamentale in tutte le tecniche di Taiji.
La vicinanza alle ossa permette loro, inoltre, di agire con molta precisione, tenendo le vertebre in posizione perfettamente “impilate” le une sulle altre; di contro, non avendo un gran raggio d’azione ed essendo poco voluminosi e potenti, sono adatti per movimenti di piccola ampiezza e per una costante azione di posizionamento e di mantenimento dell’allineamento vertebrale. Hanno, anche, quella che è chiamata, una grande “capacità di contrazione tonica“ cioè, contrariamente a quelli superficiali, riescono a stare contratti per lungo tempo, permettendoci per esempio di mantenere per tutto il giorno “la testa sul collo“.

Tutto questo si traduce, “in un linguaggio da Taiji”, in: potenza, stabilità, centralizzazione, interno forte (yang ), esterno morbido ( yin ), ovvero “ sbarra di ferro avvolta nel cotone ”… e così continuando.

Tra questi due strati ve ne sono degli altri che contribuiscono con la loro azione sinergica a dare a tutta la struttura grande forza, stabilità e connessione.
Con un semplice paragone sportivo, i muscoli superficiali hanno le caratteristiche di un centometrista, possiedono una grande velocità di contrazione, ma non sono in grado strutturalmente di sopportare sforzi prolungati. I muscoli profondi, al contrario, che hanno una funzione antigravitazionale e stabilizzante sono lenti, ma sono in grado, come un maratoneta, di sopportare sforzi prolungati.

Come nessuno allenatore scambierebbe i ruoli di due atleti con caratteristiche psicofisiche tanto diverse, facendo partecipare, per esempio, uno scattista ad una maratona, alla stessa non si può pretendere di far svolgere ai muscoli superficiali il lavoro di quelli profondi.

Questa regola è quanto di più disatteso ci sia, non solo dalla gente comune, ma specialmente dagli addetti ai lavori (allenatori, preparatori atletici etc.). Per rendersene conto basta entrare in una qualsiasi palestra: tutto il lavoro è focalizzato sui muscoli superficiali, trascurando quelli profondi.
Questo altera la giusta gerarchia funzionale: i muscoli superficiali diventando ipertrofici e contratti serrano il corpo in una specie d’armatura, che provoca una spiacevole sensazione di disagio. I muscoli profondi diventano flaccidi e deboli, perché il loro lavoro è svolto dai superficiali.
I muscoli superficiali, detti muscoli di movimento, devono possedere una grande capacità di scorrimento per potersi allungare e accorciare velocemente, mantenendo lo sforzo senza irrigidirsi e danneggiarsi.
Per fare questo devono essere sostenuti da una struttura osteo-articolare potente e dinamicamente connessa in grado di muoversi nello spazio con agilità e scioltezza, ma nello stesso tempo ben radicata al terreno. I maestri di Taiji descrivono questo stato dicendo che bisogna essere “stabili come montagne e scorrevoli come dei fiumi”.
Questa connessione nasce all’interno della nostra struttura, ed é assicurata da numerosi elementi fibro-legamentosi (legamenti, tendini) e dagli strati più profondi del sistema muscolare (paravertebrali), che hanno la stessa funzione del sartiame che lega saldamente le vele di una nave all’ albero maestro (la colonna vertebrale), senza di essi le vele non potrebbero trasformare la forza del vento in movimento. Analoga funzione svolgono i muscoli superficiali, che come delle vele devono essere forti e resistenti, ma non rigidi, perché hanno lo scopo di far muovere il corpo.

Per avere muscoli potenti ed elastici non bisogna farlo attraverso il sollevamento pesi, perché questo da potenza a scapito dell’elasticità, l’esempio estremo é rappresentato dai culturisti, che sono come imprigionati dalla loro stessa forza.

E’ pur vero d’altronde, che le moderne e sofisticate tecniche di allenamento con i pesi riescono a coniugare le due cose, però c’é una sostanziale differenza tra la potenza elastica di un centometrista e quella necessaria, per esempio, ad un artista marziale. Un centometrista effettua la sua prestazione in pista, in condizioni ideali, in ottimale assetto del corpo, nessuno, mentre si sta preparando a scattare, gli fa una leva articolare sul ginocchio o tenta di farlo cadere. Un combattente di qualsiasi arte marziale, al contrario, deve essere in grado di esprimere potenza ed elasticità anche in situazioni estreme.

La visione sistemica: il movimento del corpo nello spazio

L’analisi dell’interazione statico dinamica fra le varie parti ci ha permesso di avere una mappa dei rapporti che intercorrono fra le varie componenti strutturali del corpo; si tratta ora di capire in che modo esso interagisce con lo spazio e l’ambiente circostante (visione sistemica). Le funzioni meccaniche di base del sistema mobile umano. In qualsiasi “sistema mobile“, sia esso meccanico o biologico, si possono individuare cinque funzioni meccaniche di base:

- la funzione direzionale
– la funzione di equilibrazione
– la funzione di propulsione
– la funzione di distribuzione delle sollecitazioni
– la funzione di ammortizzamento.

In un sistema altamente complesso come è quello umano, queste sono strettamente interconnesse, perché non ci può essere propulsione senza equilibrazione, né direzione senza propulsione, o infine ammortizzamento senza distribuzione di sollecitazioni. Le varie funzioni nascono dal giusto rapporto funzionale tra le parti:

la propulsione

nasce dal gioco interattivo (Yin /Yang) tra la parte anteriore e la parte posteriore;

l’equilibrazione

tra la parte destra e la parte sinistra;

la direzionale

dalla capacità torsiva dei muscoli, specie quelli intorno alla vita e al collo;
la distributiva e di ammortizzamento dalle articolazioni, dai legamenti, dai tendini e dai muscoli, che grazie alla loro elasticità tissutale, che caratterizza particolarmente i muscoli, consente di immagazzinare energia elastica utilizzabile nell’esecuzione del movimento.
Di queste cinque funzioni noi per i nostri scopi analizzeremo solo le prime tre, e vedremo che, data la specifica morfologia muscolo-scheletrica dell’essere umano, ognuna di esse si sviluppa preferibilmente su uno dei tre piani ortogonali.

Per funzione direzionale

s’intende la possibilità che un sistema in movimento ha di assumere una certa direzione nello spazio, grazie agli apparati di cui dispone.

Per equilibrazione

la capacità di mantenere tanto nella statica che nella dinamica un assetto ed un equilibrio ottimali.

Per funzione propulsiva

la possibilità che un sistema ha di muoversi e di compiere un lavoro.

La funzione distributiva delle sollecitazioni

assicura, in ogni sistema dotato di moto soggetto a sollecitazioni di varia natura ed entità (peso, forza propulsiva, eventuali forze esterne), la necessaria resistenza con una razionale distribuzione delle stesse all’interno di un telaio –struttura dotato di punti più o meno resistenti.

La funzione d’ammortizzamento.

Qualsiasi sistema mobile deve essere dotato di un efficace apparato d’ammortizzamento delle sollecitazioni, in grado di garantire l’integrità degli elementi costituenti il sistema, e di assicurare e favorire la regolarità della propulsione.
Notiamo, così, che la funzione propulsiva esplica la sua azione sul piano sagittale, dove prevale il momento dinamico e predominano gli spostamenti del baricentro nel senso antero-posteriore (deambulazione). E’ su questo piano, infatti, che si sviluppano le ampie escursioni articolari, sotto la spinta propulsiva di voluminose masse muscolari, favorite dalla disposizione sagittale degli apparati di moto e dalla asimmetrica disposizione, tra parte posteriore e parte anteriore, delle masse muscolari e dalla diversa funzione a cui esse sono deputate.
L’asimmetrica costruzione della struttura umana sul piano sagittale, che favorisce il dinamismo, contrasta con la costruzione simmetrica sul piano frontale – che fa riferimento alla posizione centrale della colonna- che costituisce la base strutturale dell’equilibrazione. Ciò é particolarmente evidente se si osserva la simmetrica disposizione dei gruppi muscolari, sia posteriormente sia anteriormente, nei due emilati destro e sinistro del corpo.
Nel Taiji la parte posteriore é considerata yang, la sua solidità garantisce stabilità ed erezione alla colonna vertebrale, e fa da complemento alla necessaria flessibilità della parte anteriore considerata yin. Sono come le due metà del simbolo del Taiji che s’inseguono l’un l’altro dando origine al movimento. La vista di profilo del corpo umano mette in evidenza una differente distribuzione delle masse muscolari secondo una traiettoria sinusoidale.
La funzione direzionale si esplica preferibilmente sul piano orizzontale, dove predominano rotazioni e torsioni. L’organizzazione muscolare, caratterizzata dalla disposizione obliqua delle fibre, che agisce su questo piano, é costituita per svolgere funzioni direzionali orientando la struttura uomo nello spazio. – Ecco dunque che le enartrosi (articolazioni) poste alle radici degli arti (spalle e anche) finiscono per diventare crocevia ai quattro angoli del sistema mobile, ove si coniuga la dinamica rotatoria della colonna, che ha luogo sul piano orizzontale, con la spinta propulsiva sagittale prevalente negli arti , spinta che si serve dei processi di accorciamento (chiusura) ed allungamento apertura delle catene per economizzare il dispendio di lavoro muscolare-(Da: Uomo e Movimento di N. Fraietta EdiZ. Marrapese -Roma
“… Il cambiamento di direzione è sempre guidato da rotazioni che, nel caso in cui partano dalla colonna, si trasmettono al cingolo scapolare e pelvico e, da questi, alle estremità degli arti”.
Sintetizzando possiamo dire che la simmetria prevale sul piano frontale, mentre su quello sagittale prevale l’asimmetria. Questa specializzazione funzionale favorisce, così, contemporaneamente sia la statica sia la dinamica .
La simmetria per la statica e la stabilità.
L’asimmetria per la dinamica ed il movimento.

Sul piano sagittale prevalgono gli eventi dinamici, mentre sul piano frontale prevalgono quelli statici. Le varie funzioni sono interconnesse, infatti, l’equilibrazione costituisce la base per un’efficiente azione propulsiva perché da stabilità all’intera struttura, così come la dinamica rotatoria, funzionale al processo direzionale, é strettamente relata ai processi di propulsione ed equilibrazione. Tutto questo evidenzia in maniera chiara che il movimento naturale, essendo il risultato di sinergismi motori tra muscoli, articolazioni e ossa, che si svolgono simultaneamente sulle tre coordinate dello spazio, ha una

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Gli otto principi

L’insegnamento antico era basato principalmente sulla trasmissione orale, per cui tradizionalmente era impartito attraverso dei principi guida, in cui venivano sintetizzati, con un linguaggio metaforico e allegorico, tutti gli insegnamenti su cui lavorare, che se seguiti con diligenza ed impegno permettevano al praticante di raggiungere la meta. Essi sono ancora validi, perché sono stati creati quando una discordanza tra teoria e pratica non voleva dire vincere o perdere una medaglia, ma la propria vita. Ogni praticante sa che il Taiji Quan è basato su tredici fondamentali principi: gli otto cancelli (peng, lu, ji, an, cai, lie, zhao, kao) e i cinque passi (jin bu, tui bu, you ban, zuo gu, zhong ding), ma pochi sanno che per realizzarli occorre lavorare su altri otto fondamentali principi che rappresentano la chiave di accesso ad una pratica globale e ben strutturata.
Questi otto principi sono l’essenza della pratica per lo sviluppo dei tre poteri, non solo del taiji ma di tutte le arti marziali, lavorano perfettamente coordinati e intrecciati, supportandosi l’un l’altro. Essi educano il corpo al ritmo naturale, lo rendono forte massimizzando ed armonizzando il lavoro di ogni singolo muscolo, specie quelli profondi che tutti i normali allenamenti trascurano. Lavorano, inoltre, sui tendini ed i legamenti rinforzandoli e allungandoli, sulle articolazioni sciogliendole e aumentando il loro raggio di azione, ed infine connettono tutto il corpo, sviluppano il qi e il potere della mente.

Le Parole Chiave

Prima di addentrarci nella struttura interna degli otto principi, stiliamo una specie di vocabolario per i termini che sono alla base di una corretta conoscenza.

- Rilassamento
Il primo e il più importante, prima, durante e dopo la pratica, senza il quale non ci può essere progresso è: “Fang Song“ o rilassamento.
Lo stato che evoca la parola Fang Song non è quello dell’abbandono passivo, ma quello di un rilassamento vivo, uno stato potenziale che può mutare improvvisamente anche in uno stato caotico come quello della lotta o in quello tranquillo di un monaco profondamente immerso nella meditazione, senza che questo, in un senso o nell’altro, generi tensione di qualsiasi tipo. Il rilassamento sia muscolare che mentale, é il giusto equilibrio dinamico fra tensione e distensione, tra passività e attività, tre yin e yang. La vera padronanza del proprio corpo nasce dalla capacità di passare volontariamente dall’attività alla passività e viceversa. Questo implica che passività non significa abbandono e rinuncia, ma significa scegliere e mantenere volontariamente uno stato d’inazione. E’ questa la differenza sostanziale tra la passività e l’apparente inazione del taiji, e la passività e l’inazione comunemente intese. Il dominio cosciente della passività e dell’inazione, dell’attività e dell’azione, fa si che il corpo fluisca liberamente da uno stato all’altro, come l’acqua che senza mai perdere la sua natura, fluisce dallo stato solido a quello liquido e da questo a quello di vapore, in un movimento dinamico e continuo che si ripete all’infinito. Questa capacità di fluire, da uno stato all’altro è il mutamento. Conferisce forza, energia e potenza.

Come il fuoco (yang) trasforma l’apparente inazione dell’acqua (yin), nella potenza del vapore, o una turbina la trasforma in energia elettrica, così il dominio cosciente dell’inazione e della passività fa nascere il duro dal morbido, la velocità dalla lentezza, la forza dal rilassamento.

Così come il mozzo regge tutti i raggi di una ruota, alla stessa maniera il rilassamento regge la leggerezza e la pesantezza, il pieno e il vuoto, la lentezza e la velocità, il morbido e il duro.

Lentezza

Quasi tutti pensano che praticando lentamente e morbidamente tutti i giorni si diventa molto forti, cosi che con “quattro once“ di forza si possano spostare “mille libre”. Ma non è così, la lentezza di cui si parla nei classici del taiji è come quella della tigre che si avvicina al cervo, e la morbidezza è simile a quella del serpente che si attorciglia intorno alla preda.
La lentezza è solo apparente e la durezza è nascosta dalla morbidezza come “una sbarra di ferro avvolta nel cotone“. Una pratica corretta deve essere ben bilanciata, bisogna saper cambiare la lentezza in velocità, il morbido in duro, come fa una tigre che caccia nella foresta: si muove lentamente, morbida e rilassata, ma al momento giusto scatta veloce e colpisce duro. E’ ovvio che per acquisire queste qualità praticare lentamente e morbidamente, non é assolutamente sufficiente, può al massimo farci sentire più rilassati. La lentezza non è lo scopo della pratica, essa è solo funzionale al raggiungimento di determinati obiettivi.
E’ un errore che commettono in molti, di scambiare la funzione per l’obiettivo. Si pratica lentamente per diversi motivi, il più importanti è che per riuscire ad allineare corpo, mente ed energia occorre tenere sotto controllo cosi tante cose diverse, che una pratica veloce non si potrebbero controllare.

Morbidezza

Molti scambiano la morbidezza del taiji per mancanza di vigore, e non sono pochi quelli che si domandano perplessi come è possibile contrastare un attacco violento restando rilassati e morbidi. Anche qui ci possono soccorrere i classici che parlano di sbarra di ferro avvolta nel cotone. La sbarra di ferro è la nostra struttura interna, il cotone sono i muscoli superficiali. Osservate un ghepardo quando corre, interpreta in maniera meravigliosa questo antico detto: la sua struttura interna si tende e si raccoglie come una potente molla, i suoi muscoli sembrano pennoni al vento.
Bisogna imparare ad usare la struttura interna per muoversi senza sforzo, in maniera morbida e rilassata, ma pronti a colpire duro.
L’immortale saggio taoista Lao Tze diceva :

“Il morbido vince il duro, il debole prevale sul forte”

In questo aforisma è racchiuso tutto lo spirito del taiji quan .

Se la morbidezza yin non interagisce con la durezza yang, se la velocità yang non si alterna alla lentezza yin, se il pieno non riempie il vuoto e il vuoto non svuota il pieno, lo si può anche continuare a chiamare taiji, ma non lo é.

Bisogna capire che quando i maestri parlano di cedevolezza, non intendono affatto arrendevolezza, quando parlano di rilassamento muscolare non intendono certamente muscoli flaccidi senza forza, e per lentezza non intendono mancanza d’energia.

Elasticità e Flessibilità

L’elasticità e la flessibilità di un artista marziale è cosa differente di quella flessibilità rilassata che troviamo nello yoga o nella danza, egli ha bisogno di un tipo di flessibilità che potremmo definire multidimensionale: i muscoli non devono solo allungarsi, ma allargarsi, espandersi come una vela al vento. Non deve essere di tipo passivo, ma attivo come quella di un tappeto elastico, che aumenta la capacità di risposta elastica delle sue fibre all’ aumentare della spinta che riceve. Questo tipo di “elasticità con forza” è quella di cui ha bisogno il praticante di taiji, egli deve essere in grado di rispondere con “forza rilassata“ anche in posizioni del corpo estreme, come quando si subisce, per esempio, una leva articolare. Per fare questo deve agire sulla sua struttura interna lavorando sull’elasticità dei tendini, legamenti, ossa e muscoli cercando di aumentare lo spazio interno in modo che le giunture possano aprirsi aumentando il loro raggio di azione. Ogni praticante sia esso di Taiji o di qualsiasi altra arte deve per prima cosa ricercare la sua elasticità interna, questo è il segreto, senza questa qualità la forza sarà sempre dura e non potrà crescere molto, e con il passare degli anni calerà inesorabilmente.
Il segreto della forza non risiede nei muscoli superficiali ipersviluppati, ma nella capacità delle articolazioni di aprirsi e chiudersi in maniera potente e veloce. Per attivare questi tipi di muscoli bisogna usare l’intento della mente e la potenza del respiro. Devi proprio cambiare il modo di allenarti devi concentrare il tuo jin (forza interna), la tua energia, il tuo spirito nelle ossa e nelle articolazioni più importanti come i fianchi, la vita, le anche e lasciare le altre parti vive e rilassate.

Apertura e Chiusura

Aprire e chiudere non sono due azioni distinte e separate, ma l’una deve contenere l’altra, in modo che come dicono i maestri : “quando apri chiudi e quando chiudi apri“. Questo che sembra solo un sottile gioco di parole, invece, risponde ad un preciso modo di usare il corpo quando si esegue una qualsiasi tecnica. La spinta in avanti di un braccio (apertura) come, per esempio, nella tecnica dividere la criniera, deve essere controbilanciata dalla spinta indietro dell’altro (chiusura).
Il bilanciamento non deve essere fatto solo tra le due braccia, ma fra tutte le parti strutturali lungo le principali linee di forza del corpo: tra l’alto e il basso, la destra e la sinistra, la parte anteriore e la parte posteriore, l’interno e l’esterno.
Questo processo equilibrante sempre più sottile del nostro corpo, ci permetterà di essere perfettamente centrati in maniera tale che, indipendentemente dalla posizione assunta e delle forze in gioco, il nostro asse centrale d’equilibrio non subisca sensibili mutamenti.

Pieno e Vuoto, Leggerezza e Pesantezza

Uno dei concetti più difficili d’afferrare è quello di pieno e vuoto. Condizione indispensabile è avere raggiunto un buon livello di rilassamento psicofisico e di sensibilità propriocettiva, in modo di essere in grado di percepire le “differenze” e “variazioni“ toniche dei nostri muscoli e dei nostri stati mentali, così che possiamo capire la differenza tra la leggerezza e la pesantezza, che in un certo senso sono l’anteprima del concetto del pieno e del vuoto. Una tigre in caccia è uno splendido esempio, è nello stesso tempo leggera e pesante, piena e vuota: leggera nell’avvicinarsi, pesante nell’attaccare. Leggerezza e pesantezza, pieno e vuoto intrattengono un rapporto sottile, che se non ben compreso può generare confusione, spesso sono usati, in maniera impropria, come sinonimi. Per esempio nella posizione arco freccia la gamba davanti è detta indifferentemente piena o pesante, mentre quella dietro vuota o leggera. Bisogna stare attenti perché spesso pesante è scambiato con “essere pesante, sotto sforzo, greve“, e vuoto con “essere leggero, inconsistente, senza struttura“. Quando questo avviene, quando una gamba piena diventa anche pesante perdendo la sua dinamicità, si incorre in quello che è chiamato l’errore del doppio peso, che non è, come la maggior parte pensa, quando si ha il peso distribuito al 50% sulle due gambe come nella posizione del cavaliere (ma bu).

Paradossalmente, il pieno si coniuga con il leggero ed il vuoto con il pesante, se così non fosse si contraddirebbe la legge fondamentale del taiji: “dentro lo yang c’è lo yin, dentro lo yin c’è lo yang ”.

Nella posizione “l’airone bianco apre le ali“ la gamba davanti é “vuota di peso”, ma “piena d’intenzione” pronta a calciare; le braccia  si muovono leggere, ma colpiscono pesante.

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Gli otto principi

Teoricamente, per ragioni espositive, li possiamo dividere in tre grosse categorie:

1°) quelli statico/strutturali che concernono la struttura portante del corpo: lo scheletro sistema osteo-articolare;


2°) quelli dinamico/strutturali che invece coinvolgono le forze in gioco, e quindi riguardano le interazioni tra il sistema tendineo-muscolare e quello osteo-articolare-legamentoso;


3°) quelli che riguardano l’interazione mente/energia.

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Nella 1° categoria:

I Cinque Archi – Le Tre Chiavi di Controllo – I Due Sigilli

Nella 2°:

Le Tre Forze – Le Sei Direzioni – Le Tre Armonie Esterne (armonia mano/piede, gomito/ginocchio, spalla/anca)

Nella 3°:

Zong Ding Jin (potere dell’asse centrale) – Il Zhan Ssu Jin (energia a spirale)

Le Tre Armonie Interne (mente/intenzione, intenzione/qi, qi/forza interna)

Gli otto principi elevano al massimo le potenzialità fisiche: ossa, articolazioni, tendini legamenti, muscoli che agiscono insieme, dando ognuno il massimo. Rendono i muscoli forti ed elastici come una potente frusta, in grado di sopportare lo sforzo senza irrigidirsi mantenendo la naturale elasticità, quando si emette la forza esplosiva o “fa jin”. Sincronizzano mente, energia e corpo.

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1) Principio delle tre forze

1° Portare l’energia nel sincipite
2° Centralizzarsi nel Dantian
3° Affondare il peso nei piedi

Il corretto allineamento verticale dello scheletro (portare l’energia nel sincipite o sommità del capo) comporta una statica economica in armonia con la forza di gravità; un corretto allineamento verticale richiede, inoltre, solide radici (affondare il peso nei piedi). La risultante di queste due forze opposte e complementari, la forza verso il cielo e la forza verso la terra, devono bilanciarsi, ovvero annullarsi, nel baricentro del corpo (centralizzarsi nel Dantian).

Affondare il peso nei piedi.

Senza radici non c’è taiji, se non si è radicati qualsiasi tecnica, anche la più sofisticata e potente, è completamente inutile. La forza della terra (la forza di gravità) è un alleato potente che bisogna sapere sfruttare a proprio vantaggio. Fondamentale in tutto questo è una struttura muscolo-scheletrica perfettamente connessa in grado sia di assorbire e scaricare le sollecitazioni, sia di permettere il trasferimento della forza senza attriti e dispersioni. Un buon artista marziale deve sapere coniugare perfettamente la stabilità e il radicamento con la spinta verso l’alto (portare l’energia nel sincipite), deve sapersi radicare come un albero alla terra, e contemporaneamente scattare veloce come un serpente. Solo quando saprà dosare radicamento ed elevazione, come dicono i maestri :
“I suoi piedi saranno pesanti come montagne e scorrevoli come fiumi”.

Centralizzarsi nel Dantian (Dantian Jin)

Questo punto di massimo equilibrio è nel dantian, ma la capacità di centralizzarsi è un processo complesso che va oltre il semplice sentirsi al centro, essere nel proprio punto zero, infatti, presuppone la capacità di trasformare l’intento della mente in movimento fisico, utilizzando il potere del qi (Le Tre Vie del Tao pag. 113).

Lo yi muove il qi, il qi muove il corpo.

Questa attivazione cosciente della struttura profonda, in grado di fare muovere il corpo dall’interno sfruttando la propria energia vitale, è un processo di condensazione delle intenzioni della mente, simile a quello dell’acqua che per fasi successive, passa dallo stato vapore al liquido e al ghiacciato.
Analogamente, l’azione pensata (l’intento della mente), si condensa in un movimento energetico finalizzato, che produce un movimento fisico.
Il qi, mosso dalla mente, nel dantian viene trasformato in movimento fisico, come l’energia elettrica in un motore viene trasformata in movimento meccanico.

“Lo yi diventa qi e il qi diventa li”

La capacità di orientare e focalizzare l’attenzione cosciente all’interno è la prima vera differenza tra le arti marziali esterne e quelle interne, la seconda, consequenziale, é che mentre l’esterne si concentrano prevalentemente sullo studio delle tecniche, l’interne sui percorsi di forza lungo i quali le stesse si sviluppano.

I percorsi di forza

La forza interna, dipartendosi dal centro del dantian, si muove all’interno del corpo lungo determinati tracciati creati dalla mente, che è utile conoscere ed attivare per ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo.

Essi non sono esclusivamente fisici, come le catene muscolari, e neanche energetici come i canali del qi, ma somigliano in un certo senso ai solchi tracciati dall’acqua che scorre.

E’ mente, che muovendo energia traccia un percorso, come l’acqua del fiume, traccia il letto dove scorre.
Allenare un percorso di forza significa creare un tracciato preferenziale, dove la forza, guidata dall’intento della mente, può scorrere rapida come l’acqua di un fiume. Lavorare sui percorsi di forza significa ottimizzare al massimo il proprio allenamento, significa sviluppare l’Arte del Corpo, cioè la maestria nell’agire, indipendentemente da quello che si sta facendo: stringere la mano ad un amico, fare una leva articolare, o usare un’arma.
Vediamo, ora, di spiegare con un esempio pratico i percorsi di forza. Se applichiamo degli elettrodi, collegati con un computer, sulla colonna vertebrale e sulle principali giunture degli arti, e poi cominciamo ad eseguire una forma, esterna o interna non fa nessuna differenza, otterremo sullo schermo dei tracciati che rappresentano, non  solo il movimento globale del corpo nello spazio, ma anche i movimenti relativi degli arti rispetto al tronco. Se analizziamo questI ultimi noteremo, per esempio, che differenti tracciati delle braccia prendono origine da pochi ma essenziali movimenti di base del tronco. Questo vuol dire che tecniche diverse (esterne) nascono da uno stesso movimento (interno) e seguono lo stesso tracciato di forza.
Applicando questo metodo d’analisi a un qualunque stile, potremmo classificare le innumerevoli tecniche di cui è composto secondo pochi e precisi percorsi di forza. Ne consegue che, da un punto di vista pratico, allenare un percorso di forza, significa allenare tutte le tecniche ad esso collegate, risparmiando tempo e ottimizzando gli sforzi. E’ come in un albero: tantissime foglie (le tecniche) sono attaccate allo stesso ramo (i percorsi di forza), tanti rami ad un solo tronco. Se il ramo è forte lo sono tutte le foglie attaccate, se il tronco è forte lo sono tutti i rami, se sono forti le radici (il dantian) lo è tutto l’albero.

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2) Principio delle tre chiavi di controllo

1° Chiave: la settima vertebra cervicale C7

collega i due archi delle braccia legando insieme in tensione dinamica, la spina dorsale, le scapole, le spalle, le braccia, i gomiti e le mani.

2° Chiave: L’undicesima vertebra toracica T11

(arco dorsale), lega insieme tutti i cinque archi

3° Chiave: l’osso sacro

collega i due archi delle gambe, legando insieme in tensione dinamica, la spina dorsale, il bacino, le gambe, le ginocchia ed i piedi.
Se il principio delle tre forze è il primo su cui bisogna lavorare, il secondo è senz’altro quello delle Tre Chiavi di Controllo perché sono disposte lungo la struttura portante del corpo: la colonna vertebrale. Le tre chiavi sono snodi funzionali che interconnettono, controllano e gestiscono il gioco statico-dinamico della struttura uomo nello spazio, il flusso del movimento attraverso il corpo, la circolazione dell’energia nei canali. Senza il loro controllo la forza della terra, causa le curve fisiologiche della colonna, non può essere trasmessa in maniera ottimale dai piedi fino alle mani. Perché possa fluire senza dispersioni occorre verticalizzare la colonna riducendo al minimo le tre curve: la lombare, la dorsale e la cervicale. Fondamentali in questo gioco d’allineamento sono il collo e l’osso sacro, che sono come le estremità di un arco che per potere essere teso deve essere connesso da una potente ed elastica corda (i muscoli paravertebrali e i legamenti della colonna).
Non è semplice dare avvio a questo sottile gioco d’aggiustamento e di coordinazione, e tanto meno muoversi internamente secondo precise linee di coordinazione motoria, se non si è in grado di percepire la struttura interna del proprio corpo. Però è fondamentale farlo; altrimenti mancando il controllo interno, la struttura non sarà mai veramente forte e connessa. Molti praticanti riescono a raggiungere un rilassamento profondo, ma pochi riescono a trasformarlo in un movimento interno coordinato e preciso, questo perché hanno una percezione del movimento superficiale, che non va in profondità. Per imparare a farlo, per ottenere il corretto rapporto statico/dinamico fra le varie parti, e attivare il sottile gioco d’aggiustamento e coordinazione della struttura dall’interno, é fondamentale la conoscenza di alcune linee di attivazione cenestesica (dal greco kine = movimento e esthésis = percezione) su cui focalizzare l’attenzione cosciente (Yi Nian). Le linee iniziano e terminano con un osso, e in funzione del risultato che vogliamo ottenere (aumentare o ridurre il tono muscolare e/o lo spazio articolare, avvicinare di più certe ossa all’asse centrale) bisogna immaginare di esercitare lungo il loro asse dell’azioni di allungamento o di accorciamento. Fondamentali in questa attivazione cenestesica sono le tecniche di visualizzazione, che sfruttano la capacità del nostro sistema nervoso di trasformare le nostre immagini mentali in reali cambiamenti fisici.

Le 7 linee di attivazione cenestesica
1°) linea, estremità superiore dello sterno – prima vertebra cervicale (atlante):
Permette di distendere naturalmente la nuca
2°) linea sterno – undicesima vertebra dorsale: per svuotare il petto (rilassare lo sterno) e riempire i reni
3°) linea 12° dorsale – sinfisi pubica: permette di allungare verso il basso l’osso sacro, portando in retroversione il bacino e aprendo le lombari dando così avvio allungamento della colonna del femore,
4°) linea cavità acetabolo- ginocchio: connette le anche all’osso sacro
5°) linea dell’omero, cavità glenoidea – gomito: connette il braccio alla C7 e allo sterno,
6°) linea per ridurre l’ampiezza della cassa toracica: permette di concentrare la forza nello zhong ding
7°) linea per aprire le la zona bacino – anche: permette alla forza peso di affondare nei piedi.

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3) Principio dei due sigilli o i due poteri

Al centro del corpo e alla regione lombare e dei reni sono proprie la forza e la stabilità. Alla parte superiore, invece, la mobilità e la finezza.
Ogni parte ha quindi una sua precisa funzione da svolgere e la perfetta coordinazione con le altre ci consente di esprimerci al meglio.
Quando la struttura è correttamente verticalizzata, con l’allineamento dei tre blocchi strutturali del tronco (bacino, torace, testa), bisogna imparare a renderla potente sviluppando il potere dei due sigilli: la vita e il collo. Questi snodi sono fondamentali, la forza del collo (Ding Jin) e della vita (Dong Jin), costruiscono la forza dell’arco dorsale che sorregge gli archi delle braccia e delle gambe (i cinque archi). Se non ci sono questi due poteri manca la forza propulsiva per poterli tendere.
Nei classici é detto: “Accumulare il Jin (la forza) é come tendere un arco, farlo uscire é come lanciare una freccia”. La vita sviluppa una forza centrifuga, come una potente molla avvolta a spirale.

Se il centro del corpo, regione lombare e reni, danno stabilità e forza propulsiva per lanciare tecniche potenti, la posizione del collo ne determina la precisione.

Con un paragone balistico: la vita é la potenza di fuoco, il collo é il sistema di puntamento.

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4) Principio dello Zhong Ding Jin

Quando la struttura è perfettamente allineata e connessa, le tre chiavi di controllo perfettamente attive, la vita ed il collo che irradiano forza ed energia, allora si sviluppa il potere dell’asse centrale (zhong ding jin), ed i cinque archi sorretti e alimentati dalla sua potenza propulsiva possono dispiegare in pieno la loro forza nelle sei direzioni.

Lo Zhong Ding scorre davanti alla colonna ed è un asse virtuale non fisico, intorno al quale tutto il corpo ruota.

Virtuale perché non esiste nessun muscolo preposto alla sua formazione, e perché la sua forza nasce dall’interazione armonica di tutti i muscoli del corpo con la struttura osteo-articolare.
Per potere sviluppare queste particolari qualità, per potere attivare questo “motore immobile”, occorre “raccogliere” il proprio corpo intorno a questo asse virtuale. Per farlo i muscoli esterni devono essere rilassati in modo che le parti del corpo, avvicinandosi all’asse centrale, possano trovare un equilibrio più vicino possibile al centro. Infatti, più si rilassa la muscolatura esterna, più le varie parti strutturali avvicinandosi al centro, diminuiscono il loro”effetto leva” sul corpo. Tutti sanno per esperienza diretta che più è lungo, per esempio, il bastone con il quale si sta trasportando un peso, più aumenta la fatica, e che al contrario più è corto, più diminuisce.

Questo raccogliersi intorno al proprio asse centrale permette di connettere i quattro arti alla colonna, così che come dicono i maestri il “quattro diventa uno” (Shi zhi gui yi).

Un buon rilassamento è semplicemente un raccogliersi intorno al proprio zhong ding.
Questa capacità di raccogliersi intorno al proprio asse centrale è fondamentale per potere accumulare, concentrare ed emettere la propria energia. Bisogna imparare a convogliare e a concentrare, come fosse acqua, la propria forza lungo questo canale principale: più riusciamo a farlo profondamente, più la nostra forza interna, similmente a certi fiumi sotterranei, si nasconde nelle profondità del nostro corpo pronta a scaturire improvvisa e potente come un geyser.
Proprio come l’occhio del ciclone, immobile nel vortice del movimento, è il centro da cui emana tutta forza distruttrice, lo zhong ding è il centro motore del corpo, è il centro in cui tutte le tensioni si annullano, in cui c’è perfetto equilibrio tra forza centrifuga e centripeta.

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5) Principio dei cinque archi

I Classici del taiji dicono che la struttura portante del corpo è basata su cinque archi:
2 sono le braccia, 2 le gambe, 1 l’arco dorsale.

” …Integrare funzionalmente l’azione di questi cinque archi, farli agire come se fossero uno, é di importanza fondamentale sia per muoversi con grazia ed armonia, sia per esprimere potenza ed energia in qualsiasi attività, sia essa artistica, sportiva o marziale”.

Un primo livello di connessione (il 5 diventa 3) avviene attraverso la settima cervicale e l’osso sacro: per mezzo della C7 i due archi delle braccia, si fondano in un unico arco (arco superiore) e si collegano all’arco dorsale (arco centrale),
per mezzo dell’osso sacro gli archi delle gambe si fondono in un unico arco (arco inferiore) e si collegano all’arco dorsale.
Ognuno di essi ha delle peculiarità molto precise: l’ arco inferiore deve essere potente e stabile perché ha funzioni portanti della struttura, l’ arco dorsale deve riunire potenza e flessibilità, dovendo soddisfare sia funzioni di sostegno sia di trasmissione della forza (dai piedi alle mani e viceversa), l’arco superiore deve essere flessibile, elastico e libero perché deve adattarsi alle mutevoli situazioni del combattimento.
Un secondo livello (il 3 diventa 1) si ha quando, i tre archi lavorando assieme perfettamente coordinati e connessi dalle “tre chiavi di controllo” ( C7, T11, osso sacro, sono sorretti dalla forza propulsiva della vita, del collo (i due sigilli) e del bacino.
Sviluppano, così, una potente forza a spirale (Zhan Ssu Jin ), simile a quella di un ciclone che tutto travolge.
Così come la forza distruttiva del ciclone si sviluppa da un centro in continua rotazione alla stessa maniera la forza del Zhan Ssu Jin si sviluppa dal centro del corpo: il bacino.

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6) Principio del Zhan Ssu Jin

“…Questa forza, che nasce dai movimenti a spirale del corpo, particolarmente dalle anche e dalla colonna, che si manifesta in movimenti di rotazione e rivoluzione delle mani, non si sviluppa in una sola direzione, ma é analoga, a quella di un serpente”
Il flusso del movimento nel corpo segue un percorso diretto e preciso lungo le linee delle correnti della forza e dell’energia, che partono dal bacino (vero centro motore del corpo) e raggiungono le estremità degli arti passando attraverso la colonna:

- Da un lato sale attraverso la colonna fino alla sommità del capo, passando a destra e sinistra sotto le scapole (articolazione scapolo-omerale), dirigendosi verso le braccia e le mani (archi delle braccia).
– Dall’altro, scende fino alla base della colonna (articolazione sacro-iliaca), dirigendosi destra e sinistra verso la testa dei femori (articolazione coxo-femorale) e da li verso i piedi (archi delle gambe).
Il bacino con la sua struttura costituita da robuste ossa, grandi articolazioni e potenti muscoli, è il centro della forza motrice che viene trasmessa verso il basso dall’articolazione coxo-femorale, e verso l’alto dalla giuntura osso sacro-vertebre lombari.
Questo movimento presenta diversi livelli di sviluppo:
- il primo, più superficiale, è quello muscolare (i muscoli si avvolgono intorno alle ossa, come serpenti attorno ad un ramo);
– il secondo, più profondo, è quello osseo (le ossa si connettono l’un l’altro, e sviluppano la capacità di muoversi a spirale: ossa e muscoli sono come due serpenti che si muovono intrecciati in spirali contrapposte);
– il terzo, non più fisico, è quando l’intento della mente muove a spirale l’energia (armonia yi/qi).

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7) Pincipio delle sei armonie

Questo principio, è diviso in due parti:

- Nei San He -

le tre armonie interne

- Wei San He –

le tre armonie esterne

Armonie esterne:

Mano in armonia con Piede
Gomito in armonia con Ginocchio
Spalla in armonia con Anca

Armonie Interne:

Mente / Intenzione,
Intenzione / Qi
Qi / Forza
Le tre interne tra Yi, Qi e Jin concernono la dimensione psico-energetica e spirituale.

Accordare la mente significa coltivare e armonizzare le cinque qualità fondamentali: volontà, attenzione, concentrazione, coscienza, consapevolezza.

Quando la mente così pacificata è in grado di concentrarsi per il tempo che lo desidera sui propri stati interiori allora, e solo allora, entrerà in un nuovo stato di coscienza tale da fare emergere la vera consapevolezza, felice connubio tra il sapere fare del corpo e la conoscenza astratta della mente.
Quando il sapere astratto della mente diventa sapere fare con il corpo, la pura intenzione diffondendosi senza blocchi e resistenze passive, raggiunge senza sforzo il dantian addominale ed attiva il qi, il qi così attivato si trasforma in nei jin , e il nei jin fa muovere il corpo.
Ma, affinché la forza interna, possa dispiegarsi senza dispersioni e resistenze occorre realizzare le tre armonie esterne.
Esse sono fisiche e concernono non solo i movimenti sincroni di mano/piede, gomito/ginocchio, spalla/anca, come la maggior parte pensa, ma cosa più importante la connessione strutturale interna (armonia) tra il sistema muscolo-tendineo e osteo-articolare.
Che vuol dire:

1° armonia
– quando un muscolo si muove sinergicamente si devono muovere all’unisono tutti gli altri;
2° armonia
– le ossa devono essere ben allineate e connesse per sostenere e armonizzare la struttura generale del corpo e devono muoversi a spirale come
– il sistema muscolo-tendineo deve lavorare in sintonia con quello osteo-articolare.

Quando le sei armonie sono realizzate si sviluppa la consapevolezza della forza nelle “Sei Direzioni” fondamentali (alto/basso, destra/sinistra, avanti/dietro).

8) Principio delle sei direzioni

“…Il simbolo del Taiji, la sfera contenente lo Yin e lo Yang, non rappresenta solo una realtà metaforica, ma anche una realtà sostanziale, che si esplica, oltre che sul piano mentale, sul piano prettamente fisico-energetico. Questo vuole dire che il corpo si comporta come una sfera di energia e si sviluppa la consapevolezza della forza che si esplica uniformemente nelle sei direzioni fondamentali (in alto e in basso, avanti e indietro, a destra ed a sinistra ). E’ come in un pallone, dove la spinta interna é uniforme in tutte la direzioni”.
Con lo sviluppo della forza nelle sei direzioni il cerchio si chiude, e si ritorna al punto di partenza: il corpo diventa una sfera di energia che ruota intorno al proprio asse centrale d’equilibrio (zhong ding); le dieci parti strutturali integrandosi e bilanciandosi funzionalmente tra di loro realizzano le

5 Gerarchie dinamico-strutturali


1 – l’alta con la bassa
2 – l’anteriore con la posteriore
3 – la destra con la sinistra
4 – il centro con la periferia
5 – l’interna con l’esterna

il gioco dinamico delle forze raggiunge il suo punto di bilanciamento nel centro del dantian inferiore, e si sviluppa la capacità di difesa in tutte le direzioni contemporaneamente. Per ottenere questo occorre che ogni parte sviluppi due qualità fondamentali: intelligenza e forza. Ciò richiede attenzione ed una precisa conoscenza del giusto rapporto che esse devono intrattenere fra di loro, non bisogna fare confusione, altrimenti si rischia di fare un lavoro inutile. Forza ed intelligenza sono strettamente legate, e devono essere sviluppate armonicamente, nessuna delle due deve prendere il sopravvento.

 

LA DIMENSIONE ENERGETICA

La dimensione energetica racchiude in sé il concetto di “soffio vitale“ (pneuma) che nutre e sostiene il corpo. Per comprendere appieno questo potere, che è una specie d’interfaccia, un mediatore tra il corpo fisico e la mente, occorre andare oltre il semplice rapporto psicosomatico tra mente/corpo per arrivare ad uno più complesso ed articolato, tra mente/energia da un lato, e tra energia/corpo dall’altro.
Il lavoro sulle proprie energie é un vero e proprio processo di trasformazione interiore delle potenzialità fisiche e mentali chiamato tradizionalmente “San Cheng Jin Bu Gong” ovvero “Metodo dei tre stadi e dei nove passi”. Processo che possiamo chiamare l’arte di nutrire la vita che si basa essenzialmente sui principi del San Bao, i tre tesori o le tre gemme, cioè le tre forze o energie universali, che operano nell’uomo e sono indispensabili alla sua esistenza. Si tratta sostanzialmente dello stesso tipo d’energia, presente in tre diversi gradi di purezza e raffinazione: il Jing, la forza essenziale generativa (essenza), il Qi l’energia o soffio vitale e lo Shen o spirito.
Jing l’essenza, é la sostanza che nutre il corpo, può essere considerata come la forza essenziale, é assimilata all’ energia sessuale e riproduttiva.
Qi abbraccia una varietà straordinaria di significati, può essere intesa come fiato ordinario o respirazione, principio vitale, energia o soffio vitale.
Shen significa essenzialmente spirito con tutte le sue funzioni coscienti e i livelli fondamentali di attività, si manifesta primariamente come Yi (volontà, intenzione, consapevolezza ecc.).
La conservazione e il nutrimento di queste tre gemme ha come obbiettivo la longevità e l’immortalità dello Spirito. Le tecniche utilizzate sono tantissime ma tutte si basano su tre presupposti indispensabili:
1° il controllo del corpo per mezzo di adeguate posizioni,
2° il controllo del respiro, tiaoxi, per mezzo di esercizi di respirazione,
3° il controllo della mente, tiaoxin, per mezzo della meditazione, della concentrazione e del distacco.

Il controllo del corpo

Il controllo del corpo significa armonizzare e sviluppare al massimo le sue potenzialità, attraverso un lavoro sulla sua forma o struttura (Xing) e sul perfezionamento delle posizioni che può assumere nello spazio (Shi). Significa cioè un lavoro sulla propria postura, dove per postura intendiamo la posizione sia statica che dinamica che può assumere il nostro corpo nello spazio.
Il controllo del corpo richiede anche un lavoro d’irrobustimento sia esterno che interno. Quello esterno(wai gong) si ottiene lavorando su muscoli, tendini, legamenti, articolazioni e ossa, è la prima fase del processo, prepara il praticante agli stadi successivi. Quello interno(nei gong) agisce sulle strutture e funzioni interne del fisico: si lavora sugli organi interni, sulla circolazione sanguigna e sul sistema nervoso. Praticamente il tutto consiste nello sviluppare l’intelligenza corporea, affinandone la consapevolezza interna ed esterna per ottimizzare l’uso che l’uomo fa del proprio corpo ricreando l’armonia motoria.
Dal punto di vista pratico il tutto si traduce prendendo coscienza per esempio:
– della propria respirazione e del rapporto che essa ha da una parte con il qi, dall’altra con la vita tonico-motoria;
– dei movimenti tra le varie parti del corpo (le braccia rispetto alle gambe, il tronco rispetto alla testa etc.) e dei movimenti che il corpo può fare nello spazio.

Il controllo del respiro

Il respiro e’ la vita, nell’accezione più ampia é il legame di connessione tra la materia e l’energia da un lato, e la coscienza e la mente dall’altro.
E’ energia vitale allo stato puro, è il primo atto della nostra esistenza terrena, che poi prosegue scadenzata dal suo ritmo. E’ Alfa e Omega, Principio e Fine. La testa (dantian alto), con il sistema nervoso centrale, é il polo di coscienza del corpo umano; il ventre (dantian basso), con il sistema vegetativo, é il polo di forza vitale. Tra questi due poli si trovano la cassa toracica e i polmoni, sede della respirazione, del cuore e del sistema circolatorio che costituiscono il polo mediano (dantian medio). Quindi il respiro come punto d’unione e di scambio tra il conscio e l’inconscio, tra istinto e ragione, tra cuore e cervello. Questa eccezionale condizione che gli é propria e il suo legame sia chimico che meccanico con la circolazione sanguigna ne fanno il grande regolatore dell’organismo, e degli stati emotivi e mentali.

Il controllo della mente

Il controllo della mente, infine, significa sviluppare le 5 qualità della mente (volontà, attenzione, concentrazione, coscienza, consapevolezza) e trasformarle, così, da semplici qualità psicologiche in forze di trasformazione in grado di pacificare le proprie emozioni e sedare i propri conflitti interiori per sviluppare un pensiero puro (Yi) che guidi tutto il processo di trasformazione.

SAN CENG JIN BU GONG (METODO DEI TRE STADI E DEI NOVE PASSI)

La fisiologia energetica taoistaè basata sulla trasformazione delle tre forme di energia sottile Jing, Qi e Shen chiamate le ‘tre gemme’ o ‘San Bao’ che sono elaborate e Questi luoghi particolari, che possiamo considerare come dei centri di controllo e d’interscambio tra la dimensione fisica, mentale e spirituale, sono dei veri e propri laboratori di trasformazione in cui avvengono vari processi d’alchimia interiore per determinati materiali ed energie sottili. La loro localizzazione nel corpo é la seguente:
dantian inferiore(Xia dantian) é localizzato nel ventre al disotto dell’ombelico, é la sede dell’essenza vitale o jing;
dantian mediano(Zhong dantian) é localizzato nel torace all’altezza del cuore, é la sede del soffio o qi;
dantian superiore (Shan dantian) é localizzato nella testa é la sede dell’energia spirituale o shen.
Ognuno di questi campi é una tappa fondamentale del lavoro psicofisiologico di trasformazione che si svolge in successione, partendo dalla

1° tappa

(Lian jing hua qi – trasformare l’essenza in soffio) in cui nel dantian inferiore l’essenza vitale Jing, assimilabile all’essenza riproduttiva e seminale, si sublima e si trasforma in energia vitale o qi (soffio).

2° tappa

(Qi hua shen – trasformare il soffio in spirito) il soffio vitale prosegue nel campo mediano dove è sublimato e trasformato in energia spirituale o Shen.

3° tappa

(Lian shen hua xu – trasformare lo spirito in vuoto), lo Shen, a sua volta sublimato e trasformato nel campo superiore, ritorna a Xu, la suprema vacuità.

Ovviamente queste trasformazioni delle energie sottili, sono accompagnate ad ogni tappa da un lavoro di trasformazioni delle qualità fondamentali della mente e del corpo che coinvolge la vita emotiva, razionale e cognitiva.

Nel primo stadio, infatti, affinché possa avvenire la trasformazione alchemica del Jing in Qi, bisogna armonizzare la mente-cuore (Xin) con la volontà cosciente (Yi nian), in modo che ci sia unità d’intenti tra ciò che intimamente desideriamo e ciò che pensiamo coscientemente, tra cuore e cervello, tra sentimento e razionalità.

Per mente-cuore (Xin) i saggi taoisti intendono qualcosa di molto articolato e complesso da cui tutto proviene e a cui tutto ritorna in una interazione sferica multidimensionale che coinvolge il cuore e la mente sia nei molteplici aspetti fisiologici (sangue e respiro) sia in quelli più propriamente mentali (pensiero, emozioni, sentimenti) e sia in quelli delle energie sottili.

Nelle lingue occidentali non esiste una parola equivalente che esprima tutta la ricchezza di significato racchiusa nell’ideogramma Xin, per cui ci dovremo accontentare di tradurlo semplicemente come: mente-cuore.
Dove la parola mente fa riferimento alla mente intuitiva, immaginifica e creatrice, motore segreto e immobile della mente razionale in contatto diretto, da una parte, con gli aspetti più segreti del nostro corpo (il sangue, il sistema nervoso, il sistema immunitario) e il suo sentire interiore (emozioni, sensazioni, percezioni) e dall’altra con la mente universale.
Solo così potremo capire perché per realizzare la prima trasformazione alchemica del Jing in Qi è richiesto come prerequisito, come condizione minima indispensabile che il pensiero cosciente si armonizzi al sentire del cuore
Infatti, se il pensare diventa caotico, greve e ossessivamente ripetitivo allora la volontà (il volere) s‘indebolisce, quando il volere diventa debole il proposito (l’intenzione) si smarrisce e il sapere dire (la conoscenza intellettuale) diventa vaniloquio privo di riflessione impotente a generare il sapere fare.
Volontà e proposito, riflessione e sapere-fare sono intimamente interconnessi e sono alla base del mondo mentale, se smettono la loro intima e armoniosa relazione il pensiero cosciente né soffre e i soffi (Qi) si disperdono.

Nel secondo stadio, la trasformazione del Qi in Shen é accompagnata da un’ulteriore raffinazione: il nostro pensare cosciente e il nostro sentire più profondo (emozioni, sentimenti), si armonizzano all’attività dello spirito.

Se questa non si realizza la luce dello Spirito non riflettendosi nello specchio del cuore non può irradiarsi né nella mente, né negli organi fondamentali, così che il corpo perde vigore e vitalità, e i soffi si disperdono.
La volontà che ha generato il saper-fare del primo livello si cristallizza perde la sua vitalità e diventa testardaggine, il sapere-fare ripetendo sé stesso con maniacale precisione come un orologio non evolverà nella dimensione dell’Essere, dove la coscienza di sé evolve nella consapevolezza intuitiva dello Spirito e si sviluppa l’agire spontaneo (Wu wei).
Quando si realizza l’agire spontaneo la mente è calma e trasparente e riflette tutto quello che le sta davanti, senza intenzione, senza focalizzazioni, nondimeno il suo agire è preciso perché ha sviluppato la percezione intuitiva dello Spirito.
Armonia tra volontà e spirito vuol dire anche che la volontà della mente si conforma al volere dello spirito

Il volere della mente è cosa diversa dal volere dello spirito: il primo (il volere della mente) è un processo attivo frutto di una mente allineata in cui confluiscono armonicamente attenzione e concentrazione, da cui l’azione scaturisce potente e precisa come una freccia scagliata da un arco; il volere dello spirito è un non-volere, dove l’attenzione non è mai concentrata, ma diffusa, non converge per contrazione sulle cose o sulle idee, ma si armonizza con esse e le avvolge come la luce soffusa che si diffonde da una candela.

Il volere della mente è un volere pieno, quello dello spirito è un non-volere, o più esattamente un volere vuoto, dove questo vuoto non va inteso come assenza ma come quella parte del non-fatto che diventa funzionale al fare, come è in un vaso che è tale proprio in virtù del non-fatto, del vuoto che è scaturito dal (manu)fatto.
Il volere della mente essendo pieno si svuota (si esaurisce) nel suo agire, il volere dello spirito essendo vuoto si riempie nel suo agire.
Non solo la volontà cosciente si conforma al volere dello spirito, ma tutto il corpo che diventa plastico, fluido, e si adatta alla mutevolezza della situazione sia nella sua forma, sia nelle posizioni che può assumere nello spazio.
Attività dello spirito che nella sua intima essenza è un non-fare o, per essere più precisi, un lasciar fare, unfare con… il corso naturale dell’evento, del fatto, della situazione, senza interferenze, senza pregiudizi, senza intenzioni; mentre la mente cosciente, al contrario, è sempre orientata al fare, è costantemente polarizzata, e quindi in quanto tale, nel suo agire, è facile che crei interferenze.

Al terzo stadio, quando l’energia spirituale si fonda con quella universale (ritorno al vuoto) avviene la definitiva metamorfosi della mente e scompare ogni differenziazione.

Ritorno al vuoto che non è un annullamento, un annichilimento in un vuoto metafisico, ma è un realizzare il vuoto che consente al pieno di manifestarsi liberamente, all’anima di realizzarsi senza condizionamenti di sorta, alla mente di agire libera di ogni interferenza per esperire direttamente la realtà vuota.
Vuoto e pieno non sono condizioni assolute, ma relazioni fluide in reciproca e intima relazione, quindi una mente vuota, un agire senza intenzioni, un ritorno al vuoto dello spirito non sono cose da raggiungere, stati permanenti, ma esperienze che esistono solo in relazione al soggetto che le vive, ma non per questo meno reali di qualsiasi altra cosa che i normali sensi possono percepire.
Il tutto, naturalmente, senza sforzo sotto la guida dello Spirito, senza che la mente lo voglia,senza che la mente lo pensi, senza che il cuore lo desideri.

1° Stadio (Lian jing hua qi) Trasformazione dello Jing in Qi

Il primo stadio, consistente nel raffinare il Jing (essenza fisiologica generativa) in Qi (energia o soffio vitale), che avviene a livello del dantian inferiore richiede, perché possa completarsi con successo, che la mente-cuore si armonizzi con il pensiero o volontà cosciente(Xin He Yu Yi). I pensieri disordinati, gli eccessi emotivi, le emozioni incontrollate possono danneggiare la funzionalità degli organi interni pregiudicando la produzione e il libero fluire del qi. Ecco perché i tre passi intermedi del primo stadio richiedono che:
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1° Il pensiero o volontà cosciente deve raggiungere la quiete (Yi Jing)
2° La forma corporea deve essere corretta (Xing Zheng)
3° Il qi deve fluire liberamente (Qi Shun).

1° Il pensiero o volontà cosciente deve raggiunger la quiete (Yi Jing)

Questo è il primo gradino, ma per la mentalità cinese ciò che è posto all’inizio rappresenta anche un punto di arrivo. Così è, infatti! Una mente inquieta, confusa è il primo ostacolo da superare, così come una mente calma e tranquilla, oltre che condizione minima indispensabile per la riuscita dell’opera, è anche un fondamentale risultato. L’attività della mente non si ferma mai, l’uomo comune é continuamente coinvolto in un dialogo interiore senza sosta, che impedisce la calma ed agita i pensieri come il vento le acque di un lago. I maestri paragonano questo stato ad una scimmia ubriaca che si agita incessantemente, ed il pensiero ad un cavallo che scalpita irrequieto.
Così come un cavallo irrequieto non permette una cavalcata tranquilla perché si rischia continuamente di essere disarcionati, alla stessa maniera un pensiero irrequieto non solo è un ostacolo per avviare il processo di pacificazione (Jing) della mente (Yi), ma anche per la pacificazione della mente–cuore (Xin) o mente emozionale.
Il pensiero ordinato aiuta la vita emotiva
Le emozioni ordinate aiutano la ragione

2° La forma corporea deve essere corretta (Xing Zheng)

Sviluppare una forma corporea corretta significa elevare al massimo le abilità fisiche del corpo per renderlo forte, coordinato ed efficiente. Ciò comporta un lavoro serio e rigoroso di tipo interno (Nei Gong) sui meridiani, sugli organi interni e sulla struttura profonda, e uno di tipo esterno (Wai Gong) sull’allineamento strutturale e sull’integrazione funzionale della caratteristiche statico/dinamiche della struttura corporea nelle sue componenti fondamentali:

A) Corretto allineamento dello scheletro, che vuol dire una statica economica e un equilibrato utilizzo della colonna vertebrale in armonia con la forza di gravità
B) miglioramento della coordinazione neuromuscolare
C) potenziamento delle caratteristiche di base (ottimizzazione dell’uso della forza, agilità e scioltezza, coordinazione e ritmo).

Il lavoro esterno (wai gong) si svolge su muscoli, tendini, legamenti, articolazioni e ossa, è la prima fase del processo, prepara il praticante agli stadi successivi.
Quello interno (nei gong) agisce sulle strutture e funzioni interne del fisico: si lavora sugli organi interni, sulla circolazione sanguigna e sul sistema nervoso. Praticamente il tutto consiste nello sviluppare l’intelligenza corporea, affinandone la consapevolezza interna ed esterna per ottimizzare l’uso che l’uomo fa del proprio corpo ricreando l’armonia motoria emotiva e mentale.

3° Il qi deve fluire liberamente (Qi Shun)

Acquarello della M° Giuliana Romanisio

I primi due gradini, se sono stati fatti con attenzione e dedizione, hanno creato le premesse ottimali affinché il terzo gradino si realizzi quasi spontaneamente, sia colto senza sforzo come un frutto giunto naturalmente a maturazione. Purtroppo c’è da dire che sono veramente pochi i praticanti che ottengono ciò, non perché sia difficile, ma solamente perché presi dalla fretta e forviati da pregiudizi mentali, ampiamente messi in risalto, trascurano il lavoro sul corpo per dedicarsi a quello energetico considerato erroneamente più nobile.
Cercare di far fluire liberamente il qi in un corpo pieno di tensioni psicofisiche, in una struttura scheletrica non allineata con una mente disordinata è come farsi guidare da un cieco su un sentiero di montagna, è come se un contadino trascurasse di preparare adeguatamente il terreno dove dovrà piantare i suoi semi. Per ovviare a questi inconvenienti gli antichi maestri, profondi conoscitori dell’animo umano, tra questi tre passi hanno inserito due passaggi intermedi:

a) l’armonia tra il pensiero cosciente (Yi) e la forma corporea (Xing), e
b) tra la forma corporea e l’energia (Qi).

Questi passaggi intermedi sono indispensabili, sono come due anelli che legano tra di loro Yi (mente), Xing (forma corporea) e Qi (soffi-energia), senza di essi non c’è Taiji Quan

2° Stadio (Lian Qi Hua shen) Trasformazione del Qi in Shen

Il secondo stadio avviene a livello del dantian mediano, dove il Qi é trasformato in Shen, Il primo stadio richiedeva come prerequisito che la mente-cuore (Xin) si armonizzasse con il pensiero cosciente (Yi), nel secondo è richiesto che quest’ultimo si armonizzi con l’attività dello Spirito, ciò è detto:“Yi He Yu Shen” (Armonia tra volontà cosciente e spirito ).
Da un punto di vista pratico nel primo stadio abbiamo armonizzato corpo, mente-cuore ed energia, nel secondo impariamo:

a) come utilizzare il Qi trasformandolo in forza interna (nei jin),
b) come trasformare la forma corporea (Xing) in adeguate posizioni (Shi) e
c) lo Yi (mente) in Shen (forza spirituale).

I tre passi sviluppano:

1° Jin vigore o forza interna,
2° Shi posizione o postura del corpo,
3° Shen spirito interiore.

Essi sono intimamente legati ai tre passi del primo stadio dalla forma corretta (Xing) nascono le innumerevoli posizioni (Shi) che il corpo può assumere durante la pratica (Xing Sheng Shi), le quali sono state studiate in maniera tale da favorire il corretto fluire del Qi e sviluppare la capacità di trasformarlo in vigore interno (Qi Sheng Jin), sotto la guida dello spirito (Shen) che si é sviluppato dell’intento della mente (Yi) perfettamente armonizzata (Yi Sheng Shen).
Se il primo stadio ha lo scopo di preparare il corpo, rendendolo forte ed in buona salute, e di pacificare la mente, armonizzando e sviluppando al massimo le sue potenzialità, con il secondo livello si entra nella vera pratica del Taiji, e si é in grado di sfruttare le enormi potenzialità della fusione tra mente, corpo ed energia, sia per scopi marziali, trasformando fisicamente il qi in forza fisica, sia salutari trasformandolo in vitalità.

Nei Jin (forza interna)

La forza (nei jin) che si sviluppa con la pratica del taiji quan è di natura particolare, e richiede un’attivazione intelligente delle potenzialità nascoste dell’essere umano da quelle fisiche a quelle spirituali, passando per l’intelligenza, l’emozioni e l’istinto. E’ cosa diversa dalla semplice forza fisica, e non è neanche forza psicofisica, né tanto meno semplice sommatoria di corpo, mente ed energia.
La forza fisica muscolare e la forza interna sono entrambe in grado di sviluppare potenza e sono entrambe efficaci, ma le strutture e i modi sono completamente diversi.
La prima è una forza che si sviluppa da una struttura muscolo-scheletrica che agisce attraverso un gioco di aperture e chiusure di leve articolari, dove lo sforzo è concentrato in periferia ai quattro angoli del tronco (braccia e gambe) e in superficie (muscolatura superficiale).
La seconda è una forza molto più complessa, si diparte dal centro e dall’interno del corpo, richiede una sensibilità intuitiva verso le leggi alla base dell’interazione corpo-mente-energia dell’universo uomo.
La forza interna (nei jin), efficiente ed efficace, si sviluppa dall’attività coordinata di elementi più semplici:

1 – una struttura osteo-articolare allineata
2 – un sistema muscolare coordinato
3 – il qi che fluisce liberamente
4 – una mente che coordina e guida.

La forza interna è un mix di sensazioni, emozioni, energia che si esprime attraverso un corpo intelligente, è un coinvolgimento e uno sconvolgimento globali.
Coinvolgimento che dal punto di vista fisico significa:
– imparare a percepirsi dall’interno,
– imparare a concentrare la forza lungo l’asse centrale del corpo (zhong ding),
– fare nascere i movimenti dal centro in modo che sia l’interno a muovere l’esterno;
dal punto di vista energetico:
– attivare ed allineare i tre dantian,
– coordinarli con il corpo fisico in modo da poter trasformare il qi prodotto in forza interna (nei jin);
infine dal punto di vista mentale:
– usare l’intenzione cosciente (Yi) per far si che il corpo si muova per effetto della forza interna che si sviluppa dal potere del qi trasformato.
Questo processo di sviluppo, passa attraverso tre fasi che vanno dall’esterno verso l’interno, dal grossolano al sottile:

1° Fase, Forza della struttura (interazione struttura / muscoli).

Si sviluppa da una struttura perfettamente armonizzata, dove ogni muscolo, ogni singola articolazione sono accordati con tutti gli altri. E’ ancora una forza di tipo “fisico”, ma di qualità molto raffinata e superiore, é esente da sforzi, agisce globalmente senza attriti e dispersioni.

2° Fase, Forza del qi (interazione qi / struttura ).

Come l’energia che si sprigiona dallo scoppio della miscela aria-benzina (il qi), all’interno della camera di combustione di un motore (il dantian), può essere trasformata in lavoro meccanico per mezzo dei servomeccanismi del motore (la struttura ossea) per far muovere una macchina, alla stessa maniera il qi accumulato all’interno del dantian può essere trasformato, con l’ausilio della mente, in forza interna (nei jin) per far muovere il corpo.

3°Fase, Forza dello Yi (interazione mente (yi) /(qi) energia).

Si sviluppa con il pieno controllo della mente sull’energia. Il qi guidato dalla mente può essere indirizzato con estrema precisione ovunque. Come un raggio laser è in grado di controllare un missile in volo, alla stessa maniera, lo yi/qi di un maestro esperto é in grado di controllare i movimenti del suo avversario.

Ming Jin – La forza visibile
La prima delle tre, la forza della struttura, più esterna e grossolana, è chiamata Ming Jin o “forza visibile“ Opportunamente allenata può raggiungere elevati gradi di sviluppo. Presenta tre diversi livelli:
- Il primo si realizza quando tutti i muscoli agiscono in perfetta connessione.
I movimenti del corpo sono fluidi e coordinati. La maggior parte dei praticanti si ferma a questo livello.
- Il secondo, più profondo, quando si usa la struttura ossea per “ supportare ” il lavoro muscolare.
A questo livello, con il lavoro muscolare ridotto al minimo, con i muscoli rilassati e la struttura ossea perfettamente connessa, i movimenti sono esenti da sforzo e da tensioni.
- Il terzo quando il sistema muscolo-tendineo lavora coordinato con quello osteo-articolare/legamentoso.
Con la perfetta coordinazione dei due sistemi il lavoro muscolare è “sostituito” da quello delle ossa. Il praticante a questo livello usa la forza delle ossa, dei legamenti e dei tendini al posto di quella dei muscoli. I muscoli, specialmente quelli superficiali, sono morbidi e rilassati, la struttura e le ossa forti: l’esterno è morbido come cotone, l’interno è come acciaio.

An Jin – La forza nascosta

La seconda, forza del qi, chiamataAn Jin o forza nascosta, molto più flessibile, viva e sfuggente, è di difficile individuazione anche per un praticante esperto, perché può essere raccolta, concentrata e profondamente nascosta all’interno del dantian basso, come un serpente nella profondità della terra .
Anche an jin presenta diversi livelli di sviluppo:
- Il primo si realizza quando il qi interagisce con i muscoli.
- Il secondo, quando sprofonda maggiormente all’interno, e interagisce con struttura ossea.
- Il terzo, quando agisce direttamente senza coinvolgere ossa e muscoli.

Hua Jin – La forza perfetta

La terza, Hua Jin, è la forza dello Yi in azione, la sua natura è mutevole e sfuggente, l’applicazione così sottile che non si riesce a percepirne l’origine, a livello della hua jin i movimenti esterni del corpo, frutto di una raffinata alchimia interna, sono minimi ma potenti, e i movimenti interni, simili a vibrazioni ad alta frequenza piccoli e sottili, sono come delle onde d’urto in grado di destabilizzarti sia a livello fisico, impedendoti i movimenti del corpo, sia mentale intuendo e prevenendo le tue intenzioni. Necessita di specifici allenamenti che coinvolgono gli aspetti intuitivi, emozionali ed istintivi fondamentali del praticante.
La hua jin in azione segue le sei direzioni contemporaneamente indipendentemente da dove è orientato il corpo, dispiega la sua intenzione come il ragno la tela e impregna lo spazio di intelligenza rendendolo struttura portante del movimento. Hua jin è forza vuota, ma riempie e trasforma lo spazio, il corpo si coordina in sé stesso e in relazione con lo spazio, si percepisce la forza della terra fluire attraverso la struttura corporea che sembra nuotare nel campo gravitazionale come un pesce nell’acqua. Ogni gesto è come recitato da tutto il nostro passato, una sorta di memoria in azione, con il peso di tutte le esperienze che plasmano il ritmo e la forma del gesto stesso rendendolo unico.

Shi – Posizioni del corpo nello spazio

Con il termine Shi i maestri intendono le posizioni (figure) che il corpo in movimento assume nello spazio. Sono tante, ma non tantissime, nello stile Yang di Taiji, per esempio, le più importanti sono poche decine, nello stile Chen un pò di più.
Ogni posizione, perfettamente bilanciata, è frutto dell’esperienza di intere generazioni di maestri e praticanti, nell’arte del corpo e dell’efficacia in combattimento. L’assetto posturale e le geometrie articolari rispettano le leggi del movimento naturale e sono costruite per permettere la massima mutevolezza e flessibilità d’azione. Ogni posizione è come il centro di una ruota multidimensionale da cui si dipartono come raggi tutte le altre, così che ognuna può naturalmente evolvere in tutte le altre in un mutamento continuo senza soluzione di continuità.
Mutamento che, dagli aspetti più esterni e fisici arrivando a quelli più interni, predispone all’imprevedibilità, rende atti ad affrontare l’imprevisto, rende la mente calma nel caos del mutamento, paradossalmente, togliendole qualsiasi punto di riferimento, qualsiasi certezza del buon esito del suo agire, facendole vivere e sperimentare l’incertezza e l’insicurezza insite in ogni situazione.

Spirito interiore

Il terzo passo intermedio, la trasformazione dello Yi (forza mentale) in Shen (forza spirituale), del secondo stadio, perché possa realizzarsi richiede lo sviluppo dello spirito interiore. Nella tradizione taoista c’è un legame molto stretto tra psicologia e fisiologia, tra materia (carne) e spirito per cui per spirito interiore non intendono un qualcosa di metafisico trascendente il corpo, ma piuttosto una quintessenza delle abilità/qualità del corpo-mente immanente all’essere umano e, in quanto tale, in interrelazione dinamica sia con gli aspetti fisico-energetici, sia con quelli relati alla coscienza individuale e universale. Ecco perché il lavoro sulla mente e sulle sue qualità fondamentali (volontà, attenzione, concentrazione, coscienza e consapevolezza) (Cfr. I Tre Poteri segreti del Taiji Quan pag. 41) non deve essere solo di tipo psicologico, ma deve coinvolgere tutto il corpo (muscoli, ossa, organi interni, sistema nervoso ecc.), coinvolgimento che non è semplice creazione di un’interfaccia di collegamento tra corpo e mente, ma un vero e proprio processo di metamorfosi che vede la mente sciogliersi nel corpo, così che la mente superficiale (la mente coscia) unendosi  alla mente profonda annulli la differenza tra ciò che desideriamo coscientemente e ciò che desideriamo con il cuore (Xin), tra mente concettuale (conoscenza razionale) e mente intuitiva (sapienza del cuore), in modo che i nostri desideri, la nostra volontà non entrino in conflitto con la saggezza naturale del corpo e con il volere dello Spirito.

3° Stadio (shen he yu kong) lo spirito si armonizza al vuoto

Il terzo stadio, lo Spirito si armonizza al Vuoto, sviluppa ogni tipo di facoltà, compresa quella di trasformare direttamente la propria energia spirituale in forza fisica. E’ il livello più alto della pratica. Molti fraintendono questo ultimo stadio pensandolo come annullamento, dispersione dello spirito nel vuoto come fumo nell’aria, ma in realtà va inteso come elevazione/condensazione di tutte le potenzialità di corpo, mente ed energia fuse in una nuova dimensione spazio-temporale di ordine diverso; dove i normali parametri di riferimento della mente e del corpo sono sovvertiti, e

l’agire nasce dal non agire, la velocità dalla lentezza, il duro dal morbido, la forza dalla non-forza

; dove comprendere significa andare oltre le contrapposizioni dialettiche, dalla logica discorsiva; dove l’azione non può essere modellizzabile attraverso l’ordine della tecnica, ma attraverso la spontaneità caotica dell’arte, e l’azione efficace è frutto dell’imprevedibilità dello spirito, non della volontà cosciente della mente.

A questo livello non si agisce si re-agisce, che non è un agire contro ma un agire-con.

E’ come davanti ad uno specchio dove ogni azione è immediatamente riflessa non un istante prima non un istante dopo, in maniera diretta senza previsioni senza anticipazioni, si è solamente lì dove si deve essere, senza nulla fare senza nulla volere, senza nulla pensare, solo ri-flettere, solo re-agire.
Non fare – non pensare – ma esserci.
Quando si è coinvolti in una situazione del genere, non si può e non si deve fare nulla, se no a nostra volta re-agire, ri-flettere, non contrapporsi non essere a-vverso, ma nello stesso verso, diventare flussi (corpi) che si incontrano, si rincorrono, specchi (menti) che si riflettono l’uno nell’agire dell’altro.
Così la coscienza si adegua alla plasticità, fluida e mutevole, della Spirito, scompare la sensazione di un’Io agente personale, non c’è più coinvolgimento nell’azione che si sviluppa da sola, non c’è apprensione per i risultati che semplicemente accadono, non ci sono conflitti da risolvere perché semplicemente non sorgono.
Tutto questo richiede tre passi intermedi:

1 – Kong
2 – Xu
3 – Ling

i tre termini vogliono dire tutti “vuoto”, ma ognuno ha una sfumatura diversa senza una fissa gerarchia e in continua interazione dinamica:
– Kong fa riferimento alla chiarezza della mente vuota e nasce dall’accordo armonico tra yi e shen (il volere della mente si uniforma al volere dello spirito)
– Xu è riferito al corpo vuoto di tensioni in perfetto equilibrio dinamico, che si muove senza sforzo nello spazio per effetto dell’accordo armonico tra xing e shi
– Ling è riferito al soffio vitale qi e nasce quando il qi fluendo libero e abbondante si trasforma in vigore e forza interna (nei jin)

Yi – Potere della Mente

Dalla volontà all’ intuizione

Mentre il Qi lo abbiamo considerato come l’interfaccia tra la mente e il corpo, lo Yi lo potremmo definire il “primus inter pares” e il “trait d’union” tra Li (dimensione fisica) e Qi (dimensione energetica). Con Yi le potenzialità del corpo, normalmente limitate alla forza dei muscoli e dei movimenti veloci possono essere elevate a massimi livelli con l’utilizzo cosciente del potere dell’ energia interna.
Potremmo sinteticamente intendere Yi, come quella qualità che controlla sia il proprio corpo sia la propria mente.
In realtà é una idea molto più complessa che coinvolge la mente, nei suoi molteplici aspetti, il corpo, con le sue potenzialità e lo spirito o Shen. Yi é quindi, una delle facoltà dell’organo Xin nelle sue componenti principali:
Yi Shi (coscienza, consapevolezza) e Yi Nian (idea, intenzione ecc.).

Può essere sinteticamente espresso con “mente-cuore”, che implica il concetto di “consapevolezza intuitiva”; dove le due parole consapevolezza ed intuizione sono intese nel loro significato più pieno e cioè la capacità di “conoscere e di esserne coscienti” senza mediazioni intellettuali in maniera diretta ed immediata, come implica la parola intuizione che etimologicamente significa “essere in Dio”, dal greco en (in) e theòs (Dio), che in senso lato é quella che i maestri chiamano conoscenza del cuore.

E’ lo stato in cui non c’é disarmonia tra pensiero ed azione, in cui la consapevolezza si fonde con l’azione, facendo si che i movimenti del corpo siano perfettamente allineati al flusso della nostra intenzione cosciente, é una specie di “estasi” non mistica, che rappresenta uno stato di fusione, di assorbimento totale in quello che si sta facendo, dimentichi di ogni cognizione spazio-temporale. Corpo, mente ed energia si fondono in un più alto stadio dimensionale, che rappresenta la quintessenza delle potenzialità individuali: lo stadio Spirituale o Shen.
Per la lingua cinese é normale sintetizzare in un ideogramma concetti complessi che nelle lingue come quelle occidentali richiedono complesse spiegazioni, ed é per questo che Yi può essere tradotto come idea, attenzione, intenzione e volontà cosciente (Yi Nian); consapevolezza, coscienza e intuizione (Yi Shi).

Yi Nian – attenzione, volontà cosciente, intenzione

La quiete del pensiero cosciente, che presiede all’equilibrio di tutte le attività dell’organismo, é la condizione minima indispensabile per avviare il processo di pacificazione (Jing) della mente (Yi). Yi Jing, é chiamato stato della mente pacificata, da cui si sgorga un pensiero puro e trasparente come acqua di sorgente.

Lo strumento principale dell’Yi Jing é l’attenzione, strettamente legata alla capacità di concentrazione, che a sua volta, altro non é che la focalizzazione volontaria dell’attenzione.
Pacificazione, attenzione, concentrazione e intenzione, sono strettamente correlate in una specie di “circolo virtuoso” che si autoalimenta.

“Attento come un gatto che punta un topo”. Questa immagine, spesso abusata, sintetizza in maniera esemplare, nell’immaginario collettivo, l’archetipo della perfetta attenzione. Ma l’attenzione di cui parliamo é di ordine diverso ed é peculiare dell’essere umano. Essa é nello stesso tempo una delle capacità più elevate e meno sviluppate che possediamo: l’attenzione cosciente..

Vediamo, quindi, di chiarire la differenza sostanziale che intercorre fra l’attenzione istintuale di un gatto affamato e l’attenzione cosciente dell’essere umano.

Il gatto non ha possibilità di scelta, l’istinto della fame lo obbliga alla concentrazione totale di tutte le sue energie sul cibo-topo.
La vera attenzione, al contrario, nasce dalla scelta consapevole di orientare e focalizzare l’intento o volontà della mente nella direzione scelta, indipendentemente da qualunque necessità o condizioni esterne.
Questa capacità d’astrazione, tipicamente umana, che abbiamo chiamato attenzione cosciente opportunamente sviluppata é la condizione indispensabile per una reale crescita interiore. Solo grazie ad essa possiamo staccarci dalle situazioni contingenti e volgere all’interno il nostro sguardo per attivare le enormi potenzialità interiori.
A queste due qualità dell’attenzione (l’istintiva, che negli uomini e negli animali, nasce dal gioco degli istinti, e la tipica dell’essere umano, sganciata dalla circostanze e poco sviluppata) corrispondono due qualità della volontà, quella che nasce dalle pulsioni istintuali e dai nostri bisogni elementari, e quella di ordine superiore, frutto del loro controllo e superamento. La prima, molto spesso, nasce dalla paura e dal conseguente bisogno di potere; la seconda, invece, frutto di uno sforzo cosciente di una personalità matura e consapevole, in grado di dare un senso alla propria vita sia in termini materiali che di progresso interiore, é quella che viene chiamata intento o volontà della mente.  Un’attenzione forte é frutto di un intento inflessibile.

Yi Shi coscienza – consapevolezza – intuizione

Con Yi Shi, l’uomo ordinario, comincia un processo di evoluzione interiore aprendosi ad una realtà dimensionale di ordine superiore. Infatti, mentre Yi Nian, nei suoi vari aspetti di volontà, attenzione, concentrazione, molto utili nella vita quotidiana, può essere priva di valenze spirituali, Yi Shi al contrario, coinvolgendo aspetti metafisici dell’esistenza umana ne è ricca.
  Coscienza

Quello che differenzia l’essere umano dagli altri esseri viventi é la coscienza di sé:
Egli non solo sa e sente di esistere, ma é conscio di ciò.
Sostanzialmente si può parlare di due fondamentali stati di coscienza: uno di tipo biologico, bagaglio comune di tutti gli esseri umani; ed uno che possiamo chiamare metafisico.

Il primo, relato alla mente ordinaria, nasce dai sensi e dall’attività di pensiero, il suo motto é il “cogito ergo sum” di cartesiana memoria; il secondo, relato alla Mente Universale, é metafisico e va oltre la comune attività di pensiero. La coscienza biologica o ordinaria, legata all’Io, é dualistica: conscio ed inconscio, psiche e soma, soggetto e oggetto, ragione ed istinto, cuore e cervello.

La coscienza metafisica, al contrario, frutto di un’intensa fase introspettiva, scevra da ogni analisi intellettuale, da ogni pensiero discorsivo e conclusioni logiche é senza “Io”.
La coscienza metafisica si sviluppa attraverso la pratica della meditazione e della pacificazione del pensiero cosciente, armonizzando i nostri pensieri fino al punto di fermare il dialogo interiore ed operare il rovesciamento dell’orientamento della nostra visione interiore dalla molteplicità all’unità, dall’Io al non Io, dall’individualità all’universalità.
Le grandi tradizioni orientali, perfettamente consce di ciò, hanno elaborato tecniche sofisticatissime per raggiungere lo scopo di bloccare il dialogo interiore e rompere il circolo vizioso che mantiene in vita la falsa percezione del mondo e sviluppare la vera consapevolezza, che si manifesta quando la mente entra in uno stato di assoluto silenzio e non genera più pensieri.

Far tacere i pensieri, bloccare il dialogo interiore è uno dei punti chiave per accedere ad una retta visione di noi stessi e della realtà circostante. Certo non è semplice riuscirci perché i metodi sono piuttosto insoliti e richiedono un impegno costante, inoltre è difficile vincere il luogo comune che considera il dialogo mentale una condizione naturale ed ineluttabile della mente.

Il silenzio interiore ed il vuoto mentale che ne consegue, di cui parlano le tradizioni, sembrano per l’uomo ordinario un’opera titanica difficilmente realizzabile che solo pochi individui particolarmente dotati possono raggiungere. Infatti è così, sono veramente pochi coloro che riescono, ma non tanto per una difficoltà intrinseca all’opera, ma piuttosto per due ordini di motivi che sono come le facce di una medaglia: un approccio errato e una confusione di ruoli tra la mente ed il prodotto della sua attività: i pensieri.
L’ipotesi, che nel nostro caso rende impossibile la soluzione, è che per sua “forma mentis” l’uomo occidentale è portato a pensare che tutto passa attraverso un’attività di pensiero. Ma pensare di non pensare non produce il “vuoto”, bensì un altro pensiero: si cerca di smettere di pensare pensando allo smettere di pensare.  E’ una situazione assurda e paradossale, che genera solo frustrazione e dolore, senza apparente via d’uscita. Ma, come spesso accade, la soluzione è più semplice del previsto, basta operare un cambiamento passando a un livello logico superiore:

Il silenzio è semplicemente al di fuori della sfera di attività del pensiero.

Il processo del pensiero è una delle attività umane più alte e più nobili, ma per quanto grande è limitato, il problema è di comprendere quindi che esso è solo una delle infinite forme di percezione e che restare ancorati alla sua sfera d’azione ci taglia fuori da tutte le altre realtà dimensionali.
La presa di coscienza che non tutto passa attraverso la comune attività di pensiero, unita ad un’osservazione distaccata dell’attività/prodotto della nostra mente, ed a una non eccessiva identificazione con i nostri pensieri, è fondamentale per accedere al “cuore della mente, dove ogni discussione, ogni differenziazione cessa e:
Si è consapevoli di “essere”, senza bisogno di pensare, per esserne consapevoli

Consapevolezza

La consapevolezza è comunemente intesa come “essere coscienti di …”, ma in realtà é qualcosa di più complesso che presuppone anche un vero e proprio processo di conoscenza.

Quindi:
“Consapevolezza come processo dinamico di conoscenza che permette di prendere coscienza di… Una conoscenza, ovviamente, che non scaturisce da un sapere esclusivamente mentale, intellettuale e astratto; ma da un sapere d’ordine diverso, diretto e immediato che nasce dall’esperienza di tutto il corpo e della mente, un sapere che é pratica attiva con tutto il proprio essere. Dopo questa definizione di carattere generale, possiamo parlare per meglio precisare i contenuti di diversi tipi di consapevolezza che, pur avendo identica funzionalità, sono però differenti nel centro focale agendo a diversi livelli di sviluppo.

Abbiamo così la consapevolezza della forma corporea (Xing), dell’energia vitale (Qi) e della mente-cuore (Xin).

Consapevolezza corporea

La consapevolezza corporea, che é il punto di partenza che apre la strada alle altre due, possiamo definirla come la conoscenza di se stessi attraverso il corpo.

Conoscenza che prende l’avvio dall’immagine soggettiva che ognuno ha del proprio corpo, che si sviluppa per mezzo della percezione del proprio organismo dall’interno, sia per quanto riguarda la sua forma o struttura corporea (Xing) che le posizioni o posture (Shi) che può assumere nello spazio.

Da ciò si deduce che lo sviluppo della consapevolezza corporea non è un processo statico ma qualcosa che dinamicamente si costruisce, si struttura e si destruttura nel continuo rapporto con il mondo. Senza sviluppo cosciente della consapevolezza corporea non c’é progresso nella pratica perché non creandosi la fusione armonica tra Yi (pensiero cosciente), Xing (forma corporea) e Qi (energia interna) manca il giusto modo di agire.
Lo sviluppo della consapevolezza non significa semplicemente una vaga sensazione di stare bene nella propria pelle, ma é importante sottolinearlo, é una reale sensazione di forza e vigore interno, che può con gli opportuni esercizi essere trasformata in forza fisica ( Qi sheng jing).

Consapevolezza della mente-cuore

Infine, la consapevolezza della mente-cuore, é la presa di coscienza dei propri processi mentali e delle proprie emozioni; é una attenzione continua ai propri stati interiori, che sviluppa la capacità introspettiva della mente di osservare se stessa, la sua esperienza e le sue emozioni.

Intuizione
“Il Pensiero di una Mente Pura é Pura Intuizione”

Quando la mente é libera dai pensieri che la distraggono, i sensi funzionano in maniera chiara e finalizzata. Quando la mente é chiara e trasparente come le limpide acque di un lago di montagna, allora riflette tutto quello che le sta attorno. Questa capacità di una mente pacificata di entrare in risonanza con l’ambiente circostante, cogliendone le sottili sfumature, costituisce la base per lo sviluppo di un’altra caratteristica fondamentale: l’intuizione.

L’intuizione appartiene al regno dello spirito, é come questo non può essere allenata direttamente, é un frutto che sorge spontaneamente quando tutte le condizioni coincidono.

Come un contadino non lavora direttamente sul frutto, ma sul terreno e sulla pianta, così, per sviluppare l’intuizione bisogna lavorare sul rilassamento e sulla pace interiore. Bisogna liberarsi di ogni tensione e portare l’attenzione sui giusti mezzi e sul giusto modo di fare; solo allora, si svilupperà quella tranquillità che assicura l’efficacia dello sforzo, e un bel giorno l’obiettivo sarà raggiunto in modo del tutto spontaneo. Sarà come cogliere un frutto maturo, un premio naturale prodotto dall’unione armonica

delle 5 qualità della mente
– Volontà
– Attenzione
– Concentrazione
– Coscienza
– Consapevolezza

che sono, metaforicamente, come le dita di una mano che agendo assieme staccano il frutto maturo dall’albero.
Così come il pollice è il dito più importante della mano, ed è l’unico in grado d’interagire con tutte le altre dita, analogamente, la volontà è la qualità fondamentale della mente e rappresenta il terreno di coltura su cui crescono e possono svilupparsi tutte le altre: dalla volontà si sviluppa l’attenzione, e quando si é “ volontariamente attenti “ si sviluppa la concentrazione.

Quando si è in grado di “concentrarsi volontariamente ” sui propri stati interiori senza interruzioni per il tempo che si desidera, allora si sviluppa un’introspezione così costante da fare emergere uno stato di coscienza più profondo, che produce una nuova dimensione di esperienza personale in perfetta armonia con la nostra fonte più vera. Quando questo avviene la mente si apre ad una conoscenza d’ordine superiore che sviluppa la vera consapevolezza.

La fusione armonica di queste cinque qualità della mente aprono le porte della pura intuizione e lo Yi evolve nello Shen.

“Il Pensiero di una Mente Pura é Pura Intuizione”
“La Pura Intuizione é Pura Percezione”
“La Pura Percezione é Pura Sensibilità”

Sviluppare la sensibilità richiede un particolare lavoro sia sul corpo sia sulla mente. Rigidità ed eccessivo uso della forza tolgono sensibilità, al contrario, sensibilità e leggerezza affinano la percezione, così anche una piuma che sfiora il corpo può essere avvertita. Tutto il corpo, e in particolare braccia e gambe, debbono diventare come degli acuti sensori, che tengono sotto controllo l’ambiente circostante e l’avversario avvertendone ogni minima variazione, così da adeguare perfettamente ogni azione alla sua. Se non si sviluppa la sensibilità, allora bisogna imparare ad essere veloci, per essere in grado di parare o schivare un eventuale attacco, se invece, si ha la perfetta percezione dei suoi movimenti, lo si può precedere anche con un movimento relativamente lento. Molto spesso, le tecniche più spettacolari nascondono, nella rapidità del gesto, una scarsa percezione.
I veri maestri non sono mai spettacolari, la loro azione é sempre perfettamente calibrata, poco o niente traspare all’esterno, fuori sembra lento, dentro é veloce come il fulmine.
“Chi é lento nello spirito deve essere veloce con il corpo”

M° FLAVIO DANIELE

 

 

 

 

 

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CORSI DI TAI CHI DA 10 EURO A ROMA

CORSI DI TAI CHI E QI GONG A 10 EURO! APERTI A TUTTI! ANCHE PER PRINCIPIANTI! LEZIONE DI PROVA GRATUITA!
ROMA – APPIO – TUSCOLANO, (metro A Ponte Lungo, Vicino Stazione Tuscolana), Via Narni,19/a – 00181 (Sala san Gaspare, all’angolo con via Assisi), Il Lunedi’ e il Mercoledi’ ore 17.00 — 19.00. COSTO 10 EURO MENSILI (per un turno settimanale di 2 ore). Tai Chi Stile Yang e Chen, Qi Gong, Nei Gong, Spada.( Mappa: http://goo.gl/maps/9y0B5 ). La quota e’ di 100 euro per tutto l’anno, per un turno settimanale di 2 ore, di 150 euro per due turni.
CI SI PUO’ INSERIRE IN QUALSIASI MOMENTO. SARANNO DETRATTE LE QUOTE DEI MESI NON FREQUENTATI.
NON SI PAGA L’ISCRIZIONE AL CORSO, MA SOLO 6 EURO DI QUOTA ASSICURATIVA.
La domenica mattina dalle 10.30 alle 12.30 c’e’ pratica collettiva di Qi Gong e Tai Chi a villa Celimontana, Al Celio, metro B Colosseo, metro A Manzoni o San Giovanni, entrando da via della Navicella n. 12 in fondo al vialetto a sinistra.
Info: email marcellotaichi@supereva.it, Tel. 349-4504749.
Per la lezione di prova basta venire negli orari indicati con abbigliamento comodo e scarpe da ginnastica.
SITO GOOGLE – https://sites.google.com/site/romataijiquan/home
VIDEO TAI CHI SU YOU TUBE: IL CANALE DI MARCELLOTAICHI
http://www.youtube.com/user/marcellotaichi?feature=mhum
Facebook: Marcello Taichi — Taijiquan e Qi Gong a Roma :
https://www.facebook.com/taijiquanroma
ALTRI CORSI A ROMA: MARCONI – PORTUENSE – MAGLIANA – SAN PAOLO – OSTIENSE – GARBATELLA – EUR. PRESSO LA SCUOLA A. EINSTEIN IN VIA AVICENNA 57/B, 00146, (Mappa: ttp://goo.gl/maps/dvFFW). INFOLINE: 349.4504749.: IL MERCOLEDI’ ore 19:30 – 21:00, IL SABATO MATTINA: ORE 10.30-12.30. CORSO DI MEDITAZIONE IL MERCOLEDI’ 18:15 – 19:15.
LEZIONI GRATUITE APERTE A TUTTI DI TAI CHI CHUAN E QI GONG A ROMA,
LA DOMENICA MATTINA ORE 10.30- 12.30 A VILLA CELIMONTANA
Al Celio, metro B Colosseo, metro A San Giovanni o Manzoni, entrando da via della Navicella n. 12 in fondo al vialetto a sinistra.
Info: MARCELLO, TEL.. 349-4504749, email: marcellotaichi@supereva.it

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VIDEO TAI CHI SU YOU TUBE: IL CANALE DI MARCELLOTAICHI
http://www.youtube.com/user/marcellotaichi?feature=mhum
Facebook: Marcello Taichi — Taijiquan e Qi Gong a Roma :
https://www.facebook.com/taijiquanroma
ALTRI CORSI A ROMA: MARCONI – PORTUENSE – MAGLIANA – SAN PAOLO – OSTIENSE – GARBATELLA – EUR. PRESSO LA SCUOLA A. EINSTEIN IN VIA AVICENNA 57/B, 00146, (Mappa: ttp://goo.gl/maps/dvFFW). INFOLINE: 349.4504749.: IL MERCOLEDI’ ore 19:30 – 21:00, IL SABATO MATTINA: ORE 10.30-12.30. CORSO DI MEDITAZIONE IL MERCOLEDI’ 18:15 – 19:15.
LEZIONI GRATUITE APERTE A TUTTI DI TAI CHI CHUAN E QI GONG A ROMA,
LA DOMENICA MATTINA ORE 10.30- 12.30 A VILLA CELIMONTANA
Al Celio, metro B Colosseo, metro A San Giovanni o Manzoni, entrando da via della Navicella n. 12 in fondo al vialetto a sinistra.
Info: MARCELLO, TEL.. 349-4504749, email: marcellotaichi@supereva.it

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CORSI DI TAI CHI E QI GONG DA 10 EURO A ROMA

CORSI DI TAI CHI E QI GONG A 10 EURO! APERTI A TUTTI! ANCHE PER PRINCIPIANTI! LEZIONE DI PROVA GRATUITA!
ROMA – APPIO – TUSCOLANO, (metro A Ponte Lungo, Vicino Stazione Tuscolana), Via Narni,19/a – 00181 (Sala san Gaspare, all’angolo con via Assisi), Il Lunedi’ e il Mercoledi’ ore 17.00 — 19.00. COSTO 10 EURO MENSILI (per un turno settimanale di 2 ore). Tai Chi Stile Yang e Chen, Qi Gong, Nei Gong, Spada.( Mappa: http://goo.gl/maps/9y0B5 ). La quota e’ di 100 euro per tutto l’anno, per un turno settimanale di 2 ore, di 150 euro per due turni.
CI SI PUO’ INSERIRE IN QUALSIASI MOMENTO. SARANNO DETRATTE LE QUOTE DEI MESI NON FREQUENTATI.
NON SI PAGA L’ISCRIZIONE AL CORSO, MA SOLO 6 EURO DI QUOTA ASSICURATIVA.
La domenica mattina dalle 10.30 alle 12.30 c’e’ pratica collettiva di Qi Gong e Tai Chi a villa Celimontana, Al Celio, metro B Colosseo, metro A Manzoni o San Giovanni, entrando da via della Navicella n. 12 in fondo al vialetto a sinistra.
Info: email marcellotaichi@supereva.it, Tel. 349-4504749.
Per la lezione di prova basta venire negli orari indicati con abbigliamento comodo e scarpe da ginnastica.
SITO GOOGLE – https://sites.google.com/site/romataijiquan/home
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http://www.youtube.com/user/marcellotaichi?feature=mhum
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ALTRI CORSI A ROMA: MARCONI – PORTUENSE – MAGLIANA – SAN PAOLO – OSTIENSE – GARBATELLA – EUR. PRESSO LA SCUOLA A. EINSTEIN IN VIA AVICENNA 57/B, 00146, (Mappa: ttp://goo.gl/maps/dvFFW). INFOLINE: 349.4504749.: IL MERCOLEDI’ ore 19:30 – 21:00, IL SABATO MATTINA: ORE 10.30-12.30. CORSO DI MEDITAZIONE IL MERCOLEDI’ 18:15 – 19:15.
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Info: MARCELLO, TEL.. 349-4504749, email: marcellotaichi@supereva.it

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VIDEO DEI MAESTRI

 

IL MAESTRO GEORGE XU

CHEN STYLE TAIJI QUAN – MASTER GEORGE XU

https://www.youtube.com/watch?v=wjkv7E7D3EQ

Tai Chi Stile Chen – Forma Antica

https://www.youtube.com/watch?v=xw0f6hZXhC8

MASTER GEORGE XU: LA FORMA COME QI GONG

https://www.youtube.com/watch?v=aYuvVRbNRq0

IL MAESTRO FLAVIO DANIELE

I tre poteri segreti del Tai Ji Quan

https://www.youtube.com/watch?v=tTS4jhDy_6U

Il Nei Gong: lavoro interno

https://www.youtube.com/watch?v=8vqgHtMaYDs&list=PLC6D6EDBAA2235ADB

Flavio Daniele: il DVD della forma Yang 24

https://www.youtube.com/watch?v=zOtowz8j_Pg

CAPODANNO CINESE A ROMA, TAI CHI E QI GONG

 

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A.N.S.E.A                                    C.O.N.I

A.S. SHENDAO

FESTEGGIAMO IL CAPODANNO CINESE PRATICANDO

IL TAI CHI CHUAN ED IL QI GONG

 

La Festa di Primavera o Capodanno Lunare, in Occidente generalmente noto come Capodanno Cinese, è una delle più importanti e maggiormente sentite festività tradizionali cinesi , e celebra per l’appunto l’inizio del nuovo anno  secondo il calendario cinese . Il Capodanno Cinese ricorre giovedì 3 febbraio ma lo si festeggia, come da tradizione, la domenica successiva: così per il 2011, l’Anno del Coniglio, l’evento si tiene domenica 6 febbraio.

Festeggiamo questa ricorrenza praticando il Tai Chi Chuan ed il Qi Gong le due discipline tipicamente cinesi preziose per la salute ed il benessere psicofisico.

DOMENICA 6 FEBBRAIO 2011 ALLE ORE 11.00

A VILLA CELIMONTANA

(entrando da via della Navicella n. 12, in fondo al vialetto a sinistra)

PARTECIPAZIONE GRATUITA ED APERTA A TUTTI

ALLE ORE 13.30 PRANZO AL RISTORANTE CINESE A PIAZZA VITTORIO

Il Tai Chi può essere praticato a tutte le età e per tutta la vita. Attraverso la pratica di questa disciplina si raggiunge il rilassamento mentale e si favorisce la concentrazione. Altri benefici consistono nell’eliminazione dello stress, miglioramento della mobilità articolare (i tendini si allungano e si distendono), aumento della profondità della respirazione con una conseguente ossigenazione del corpo in maniera ottimale, prevenzione di molte malattie aumentando la resistenza e la forza del corpo, prevenzione dell’osteoporosi, aiuto ad alleviare i dolori causati da problemi alla schiena e alle spalle.

Per la medicina cinese, le malattie si sviluppano a causa di blocchi nei tragitti di circolazione dei meridiani. Come l’agopuntura, il Tai Chi, con i suoi movimenti morbidi e armoniosi, contribuisce a rendere più flessibili le articolazioni, eliminando blocchi cronici e a rendendo più scorrevole e libero il flusso energetico. Insieme ad una dieta, ai massaggi e all’agopuntura, il Tai Chi e il Qi gong integrano l’insieme di tecniche offerte oggi dalla medicina cinese per salvaguardare il benessere psicofisico.

Info e Prenotazioni:

tel. 349-4504749 – Email: marcellotaichi@supereva.it

tel. 349-4504749  -  3389830183

 

VIDEO TAI CHI SU YOU TUBE:

IL CANALE DI MARCELLOTAICHI

http://www.youtube.com/user/marcellotaichi?feature=mhum

 

 

CORSI DI TAI CHI E QI GONG

10 EURO A ROMA

APPIO-TUSCOLANO,

METRO A PONTE LUNGO

 

IL MERCOLEDI’ DALLE ORE 17.00 ALLE 19.00

NELLA SALA DI VIA NARNI  N. 19/a (SALA SAN GASPARE ALL’ANGOLO CON VIA ASSISI) – LEZIONE DI PROVA GRATUITA

CI SI PUO’ INSERIRE IN QUANSIASI MOMENTO DELL’ANNO

COSTO circa 10 EURO MENSILI (La quota e’ di 100 euro per tutto l’anno, anche in 2 rate)

NON SI PAGA L’ISCRIZIONE AL CORSO, MA SOLO 5 EURO DI QUOTA ASSICURATIVA.

INFORMAZIONI: TEL. 3494504749

SITI: http://taichi.xoom.it/

http://taichi.mysiteproject.com/

SITO GOOGLE

https://sites.google.com/site/romataijiquan/home

 

e-mail: marcellotaichi@supereva.it

La prima ora (17.00 – 18.00) e’ dedicata al Qi Gong

La seconda ora (18.00 – 19.00) al Tai Chi

E’ possibile frequentare solo il corso di Qi Gong (17.00 – 18.00).

Per praticare occorre soltanto un abbigliamento comodo e scarpe da ginnastica.

 

Per i mesi estivi il corso si tiene, sempre il mercoledi’ (17:30 – 19:30) a villa Celimontana al Celio (entrando da via della Navicella 12 in fondo al vialetto a sinistra)

La domenica mattina dalle 10.30 alle 12.30 c’e’ pratica collettiva di Qi Gong e Tai Chi sempre a villa Celimontana.

Durante l’anno si terranno seminari di approfondimento con i maestri della scuola.

Per gli interessati e’ possibile seguire corsi di formazione per l’insegnamento.

 

Il Tai Chi e il Qi Gong possono essere definiti come l’arte di sentirsi bene. Fin dall’antichità, in cina sono state sviluppate delle tecniche di salute per guarire da ogni tipo di malattia, per riequilibrare il corpo, ma anche per aumentare l’energia vitale dell’individuo ed interagire con essa in molte maniere. L’insieme di queste tecniche, in epoca contemporanea, ha preso il nome di Tai Chi e Qi Gong.

Per la medicina cinese, le malattie si sviluppano a causa di blocchi nei tragitti di circolazione dei meridiani. Come l’agopuntura, il Tai Chi ed il Qi Gong con movimenti morbidi e armoniosi, contribuiscono a rendere più flessibili le articolazioni, eliminando blocchi cronici e a rendendo più scorrevole e libero il flusso energetico. Insieme ad una dieta, ai massaggi e all’agopuntura, il Tai Chi e il Qi gong integrano l’insieme di tecniche offerte oggi dalla medicina cinese per salvaguardare il benessere psicofisico.

Benefici

Il Tai Chi ed il Qi Gong possono essere praticati a tutte le età e per tutta la vita. Attraverso la pratica di queste discipline si raggiunge il rilassamento mentale e si favorisce la concentrazione. Altri benefici consistono nell’eliminazione dello stress, miglioramento della mobilità articolare (i tendini si allungano e si distendono), aumento della profondità della respirazione con una conseguente ossigenazione del corpo in maniera ottimale, prevenzione di molte malattie aumentando la resistenza e la forza del corpo, prevenzione dell’osteoporosi, aiuto ad alleviare i dolori causati da problemi alla schiena e alle spalle.

 

 

Nella nostra Scuola seguiamo gli insegnamenti dei Maestri George Xu e Flavio Daniele che hanno sviluppato un percorso didattico unico, corredato di libri e dvd, particolarmente adatto per l’apprendimento di queste discipline in Occidente.

 

Gli Esercizi che pratichiamo sono adatti a tutti e per tutte le eta’(e’ comunque necessario un certificato medico per attivita’ sportive non agonistiche)

 

La prima parte della lezione e’ incentrata sull